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Luca Gironi

Luca Gironi

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FIDC: BRACCONAGGIO. FRA VERITÀ E IDEOLOGIA ANTICACCIA

  • Pubblicato in Notizie

Ancora una volta hanno risalto sui media allarmistiche ricostruzioni di parte sul fenomeno. Se da un lato il prelievo illegale di fauna selvatica esiste e non può essere negato, ma va condannato e combattuto, dall’altro è importante fare chiarezza ed evitare grossolane esagerazioni

 Negli scorsi giorni, agenzie e organi di stampa hanno riproposto i dati delle Associazioni ambientaliste (LIPU e WWF) sull’impatto del bracconaggio attuato sugli uccelli in Italia e in altri 25 Paesi del Mediterraneo. In particolare, per il nostro Paese i dati forniti dalla LIPU indicano un minimo di 3,4 e un massimo di 7,8 milioni di uccelli uccisi o catturati illegalmente all’anno. Dati non recenti, poiché riferiti al periodo luglio 2014-giugno 2015, pubblicati nel 2016 sulla rivista Bird Conservation International (Brochet e coll., 2016).

In questa singolare statistica l’Italia è presentata in compagnia di Paesi quali Malta, Cipro, Egitto e Libano, e sostanzialmente si attribuisce al nostro Paese una situazione amministrativa e di governo fuori controllo sotto il profilo della prevenzione e del contrasto al fenomeno del bracconaggio, anche in rapporto al numero degli abitanti (0,09 esemplari per abitante all’anno).

Va notato, comunque, che al bracconaggio è attribuita una definizione molto ampia, dal commercio internazionale di specie tutelate al prelievo “abusivo” effettuato nel Nord Africa per fini alimentari, dal prelievo illegittimo per fini di tassidermia fino all’abbattimento di esemplari non compresi nei calendari venatori.

Innegabilmente si tratta di un fenomeno importante e in probabile aumento, anche tenendo conto dell’attuale stato di forte riduzione del personale degli Organi di vigilanza preposti (Polizie Provinciali e riorganizzazione subita dall’ex CFS). Tuttavia, occorre fare chiarezza.

In primo luogo, a essere stata riportata è una stima preliminare attuata sulla base dell’opinione di esperti ornitologi contattati da BirdLife International (per l’Italia la LIPU): non si tratta dunque di dati veri e propri.

In secondo luogo, la qualità delle informazioni è definita da questo stesso lavoro come molto variabile, soggetta a notevole incertezza su alcune stime, e connotata da una netta scarsità di dati valutati come attendibili.

Per l’Italia, le specie numericamente più colpite sarebbero il passero, il fringuello (che deterrebbe il record assoluto di prelievi illegali, con una stima tra i 2 e i 3 milioni di esemplari all’anno, ossia circa il 50% di tutti i prelievi contestati), il tordo bottaccio, l’allodola, la pispola (con ben 500.000-900.000 esemplari), il pettirosso, il cardellino, lo storno, il luì piccolo (e questo appare veramente sorprendente), il frosone (100.000-400.000) e il tordo sassello (50.000-300.000).

Cifre del tutto inverosimili, soprattutto nel caso del fringuello e della pispola. E chi sarebbero quei “pazzi” che, a decine di migliaia, si metterebbero a rischiare abitualmente delle sanzioni penali (art. 30, comma h, Legge n. 157/’92), ad esempio, con “ammenda fino a euro 1.549 per chi abbatte, cattura o detiene fringillidi in numero superiore a cinque”? Per prelevare 2-3 milioni di fringuelli e 500-900 mila pispole servirebbero, infatti, moltissime migliaia di persone disposte a rischiare per molte giornate l’anno. E per quale insensata ragione? Tutto questo è francamente impossibile nell’entità dichiarata dalla stima di BirdLife.

Diverso è il caso dell’abbattimento anche solo di pochi esemplari di specie rare. Realtà che, purtroppo, talora risulta essere oggetto di cronaca (una tra tutte l’ibis eremita).

Ma come stanno davvero le cose?

Dal marzo 2017, l’Italia si è dotata di un Piano d’azione per il contrasto alle uccisioni illegali degli Uccelli e, presso il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stato istituito un Tavolo tecnico-operativo per attuare e monitorare il Piano stesso. Da notare la moltitudine di autorità e figure coinvolte: ministero dell’Ambiente, ministero delle Politiche agricole, ministero della Salute, ministero della Giustizia, ministero dell’Interno, ministero dell’Istruzione, tutte le Regioni e le Province autonome, Carabinieri (ex CFS), Autorità di Gestione CITES, INTERPOL, Corpo Forestale Regione Valle d’Aosta, Corpo Forestale Regione Sardegna, Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana - Centro Nazionale di Medicina Veterinaria Forense, ISPRA, Associazioni ambientaliste e venatorie.

Dopo un anno di lavoro di questo Gruppo una sola cosa è chiara: la scarsissima disponibilità di dati oggettivi sul fenomeno del bracconaggio in Italia. Esiste infatti una tabella con i dati relativi a solo 12 Regioni (2015), dalla quale è possibile evincere che 9.796 Agenti hanno redatto 9.306 verbali (0,95 a testa) per ogni tipologia di infrazione presunta, di cui solo il 28,7% si è tradotto in una sanzione amministrativa e il 9,7% in una sanzione penale.

Anche se questi dati, oggettivi, si riferiscono a poco più della metà delle regioni, e non sono direttamente correlati a un preciso numero di uccelli abbattuti o catturati illegalmente, è del tutto evidente che essi (gli unici disponibili ufficialmente in Italia) risultano del tutto incongruenti con le cifre di milioni di uccelli che le stime del citato studio di Brochet vorrebbero assegnare al nostro Paese.

Il contrasto al fenomeno del bracconaggio va ovviamente incrementato, a partire dal ripristino di adeguati livelli di vigilanza, come richiesto anche dalle Associazioni venatorie. Interventi molto decisi occorrono in particolare quando il fenomeno coinvolga specie minacciate o si connoti come un vero e proprio commercio illegale di queste stesse specie (ad esempio, la sottrazione di uova e nidiacei di rapaci destinati alla falconeria nei Paesi Arabi o nel Nord Africa).

In definitiva la nostra valutazione è che bisogna distinguere, nell’ambito del contrasto al bracconaggio, in base all’impatto che lo stesso ha sullo stato di conservazione delle specie; su queste bisogna concentrare gli sforzi e indirizzare nuove risorse in tempi brevi. Diversamente, si rischia di produrre documenti cartacei e di proporre azioni inefficaci nel colpire le situazioni più gravi nel campo della conservazione.

Purtroppo, le recenti campagne allarmistiche promosse dalle Associazioni ambientaliste sembrano avere come reale intento l’obiettivo primario di attaccare non già i bracconieri, bensì la caccia e i cacciatori italiani.

Continuando sulla strada del confronto e delle proposte concrete, auspichiamo e lavoriamo per una presa di posizione nella direzione sopra descritta da parte delle autorità e Istituzioni Italiane.

 

Roma, 15 maggio 2018 – Federazione Italiana della Caccia

La Cabina di Regia incontra la senatrice Bernini

In occasione di Caccia Village la capogruppo FI al Senato Anna Maria Bernini – accompagnata dalla Sen. Modena e dall’On. Polidori – ha incontrato le associazioni aderenti alla Cabina di regia del Mondo venatorio. Attenzione e interesse sinceri per il ruolo e le indicazioni del comparto venatorio.

“I cacciatori sono un forte presidio del territorio di cui sono consapevole, così come del loro insostituibile ruolo di volontariato al servizio della comunità, non solo nelle questioni di gestione faunistica, ma ogni qualvolta si presenti la necessità di operare in campo ambientale. Considero perciò questo incontro con i presidenti delle associazioni nazionali che li rappresentano molto importante e terrò conto dei temi e delle riflessioni emerse”.

Così la senatrice Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, al termine dell’incontro con la Cabina di regia del mondo venatorio avuto in occasione della sua visita alla manifestazione Caccia Village, accompagnata dalla Senatrice Fiammetta Modena, dall’onorevole Catia Polidori e dall’Assessore di Bastia Filiberto Franchi.

Nel corso dell’incontro, la senatrice Bernini ha ascoltato con attenzione quanto sottoposto dai presenti, intervenendo con competenza ed esprimendo sincero apprezzamento per la volontà delle associazioni nazionali riconosciute di strutturarsi e dare vita a un tavolo di lavoro unitario che come primo passo ha prodotto un Manifesto di intenti che è a favore del territorio dell’ambiente e della ruralità.

Prima di tutto, il mondo venatorio ha chiesto una maggiore attenzione e riconsiderazione della politica nei confronti del ruolo della caccia all’interno del Paese, sottolineando l’immotivata assenza dello Stato sul tema della gestione faunistica che, a differenza degli altri Paesi europei, non investe in alcun modo sulla figura del cacciatore e sulle sue competenze e potenzialità a servizio di tutta la comunità.

Fra gli argomenti specifici più importanti emersi nel colloquio, sono stati poi portati all’attenzione della senatrice: il recentissimo atto del CdM in vista del recepimento della Direttiva Europea Armi affinché il parlamento vigili su eventuali immotivate ulteriori restrizioni rispetto a quanto previsto dalla Direttiva stessa; la necessità di risolvere al più presto le contraddizioni nate dalla sentenza della Corte Costituzionale in merito all’impiego di cacciatori formati in servizi di controllo faunistico; la necessità di una semplificazione burocratica e soprattutto di una indicazione di procedure univoche e valide per tutto il Paese in merito alla procedura delle visite mediche per i rinnovi dei porti d’arma; una maggiore attenzione per le risorse destinate all’Ispra, una revisione della sua strutturazione e un richiamo alla sua tendenza di fornire pareri “politici” e non scientifici.

Su tutti questi temi la senatrice Bernini ha assicurato la massima attenzione personale e del gruppo politico che rappresenta.

Questo incontro è stato l’immediato concretizzarsi dell’impegno delle associazioni riunite nella Cabina di Regia venatoria (ANLC, ANUUMigratoristi, ARCICACCIA, ENALCACCIA, EPS, ITALCACCIA, FEDERCACCIA e il CNCN) di proseguire convintamente la propria opera di sensibilizzazione del mondo politico, ribadita proprio durante una riunione del direttivo avvenuta in occasione della manifestazione umbra.

Nel corso della stessa riunione, i presidenti nazionali hanno anche deciso di procedere nei confronti della Rai rivolgendosi a tutti gli istituti preposti a questa funzione, a partire dall’AgCom e non escludendo la costituenda commissione di vigilanza RAI, per richiamare ancora una volta con fermezza il mondo dell’informazione e in particolare il Servizio pubblico ad un corretto approccio ai temi ambientali e faunistici e alla pratica dell’attività venatoria. Tutto ciò a causa del perdurare, malgrado le rassicurazioni ricevute, di un atteggiamento di parte e ideologicamente schierato nella programmazione delle trasmissioni mandate in onda, dove si ripetono episodi di disinformazione e di aperto attacco alla caccia e ai suoi praticanti, chiedendo azioni riparatrici e spazio nella programmazione futura anche per il mondo venatorio e i suoi rappresentanti.

Prosegue dunque a 360 gradi l’impegno del mondo venatorio per una nuova fase dei rapporti con le Istituzioni a tutti i livelli e con la società.

Proposte dell’Associazione Nazionale Libera Caccia Toscana sulla gestione degli ungulati

La LIBERA CACCIA, tenendo fede a quello che è il suo mandato con i cacciatori, ha deciso di presentare al mondo venatorio e a quello politico, alcune proposte per migliorare la gestione degli ungulati.
Visto la contrapposizione che si è creata con la legge "OBBIETTIVO", cacciatori da una parte, agricoltori dall'altra e ambedue contro la politica che amministra la #Regione, crediamo sia utile trovare una convergenza che permetta di gestire al meglio il territorio Agro Silvo Pastorale.
Partendo dal principio che la LIBERA CACCIA difende le tradizioni e la cultura venatoria, ma anche che ogni caccia ha pari #DIGNITÀ, non abbiamo potuto fare a meno di mettere sul piatto della bilancia la caccia al cinghiale con il metodo della braccata e la caccia di selezione a questo ungulato. Ebbene, sia per numero di partecipanti che per animali abbattuti la differenza è abissale. La prima metodologia di #Caccia surclassa la seconda in tutto e per tutto. Soprattutto se la vediamo nell'ottica di contenere e diminuire il numero di cinghiali per abbassare così i danni.
La caccia di #selezione al cinghiale va però vista come una "nuova" pratica di Caccia che, forse, avrà una crescita nei nostri territori e che potrà integrare gli abbattimenti per raggiungere una densità di cinghiali più sostenibile.
Per questo suggeriamo:
- Non trascurare il peso numerico, per quanto riguarda gli abbattimenti e l'importanza sociale, per le funzioni che svolgono, le Squadre del cinghiale.
- Che il ruolo dell' #ATC sia fondamentale nella gestione del territorio assegnato alle squadre, perché solo lavorando in sinergia si possono conoscere e risolvere, nello specifico, le varie criticità.
- Assegnare alle squadre un'area di competenza, di almeno 400 metri oppure una zona delimitata da confini certi, di area non vocata al cinghiale, adiacente ai distretti, per una gestione e responsabilità totale. Quindi caccia di selezione con gli iscritti alle squadre del distretto, abbattimenti in regime di articolo 37 e disponibilità delle medesime per le opere di prevenzione danni da concordare con l'agricoltore, del tipo recinti elettrificati realizzati prima delle semine e /o della maturazione del prodotto . Naturalmente il tutto sotto il controllo dell'ATC che potrà a suo insindacabile giudizio, là dove si manifestino delle carenze e/o mancanze, apportare modifiche temporali alla gestione di tale area. I DANNI all'interno di tali aree saranno comunque sempre a carico dall'ATC come avviene su tutto il territorio a caccia programmata.

- Chiediamo una VERA caccia di selezione al cinghiale, basata su censimenti, con piani di abbattimento suddivisi per periodi, per sesso e classi di età. Inserendo un fermo biologico, di almeno quattro mesi, per l'abbattimento delle femmine
- Al fine di evitare danni alle colture agricole e conseguenzialmente allontanare gli ungulati dalle zone urbanizzate e dalle strade, chiediamo che la Regione stanzi dei fondi affinché, come riportato nell'art. 73 comma15 del Regolamento 48R, le squadre possano redigere dei progetti di miglioramento ambientale, IN COLLABORAZIONE CON GLI AGRICOLTORI DELLA ZONA , con l'amministrazione comunale e con gli ATC, per il recupero di campi in disuso posti in zona vocata a debita distanza dalle aree coltivate.
- Considerato che dal primo settembre 2018 i cani adoperati per i #contenimenti con le braccate dovranno essere solo quelli con il brevetto di cane specializzato rilasciato dall'ENCI, e che tali abilitazioni risultano essere pochissime a livello regionale, crediamo sia indispensabile una proroga di un altro anno prima dell'entrata in vigore di tale norma. Sarebbe inoltre opportuno che la Regione si impegnasse a riconoscere questa abilitazione valevole per tutta la durata della vita del cane e non, come previsto dal protocollo #ENCI, solo per tre anni. Tenendo inoltre presente che per la prevenzione dei danni, le braccate, in alcuni casi sono indispensabili, crediamo che tale abilitazione sia da richiedere solo per gli interventi effettuati all'interno di oasi e parchi naturali. Mentre su tutti i territori e istituti gestiti dall'ATC sia possibile continuare ad effettuare gli interventi di contenimento in braccata anche con cani non abilitati.
- Che TUTTI gli animali abbattuti in controllo con l'Art 37, sia selezione, girata o braccata siano portati ai centri di raccolta, e quindi venduti affinché il ricavato venga utilizzato sia per risarcire i danni agli #agricoltori sia le eventuali spese veterinarie per i cani impiegati negli interventi in girata e braccata .
- Sui contenimenti da effettuare con l'art 37 è necessario fare chiarezza sui tempi di intervento perché troppo spesso c'è chi per effettuarne cinque ci mette tre giorni e chi purtroppo quindici. Quindi sarebbe opportuno per accorciare i tempi affidare il N.U.I. a più articoli 51, non più chiamati dalla #PoliziaProvinciale ma dall'ATC, che avrà il compito di coinvolgere, dove possibile, a rotazione, i cacciatori come da articolo 37 della Legge Regionale ed il Responsabile del #Distretto delle #Squadre che potrà dare la sua assistenza agli interventi. Sicuramente ciò consentirà di dare una risposta all'agricoltore più celere e di conseguenza abbassare i costi dei danni.
- Visto che i danni da #capriolo stanno aumentando notevolmente, sarebbe opportuno, come già era stato fatto nel passato, aprire la caccia di selezione alle femmine ed ai piccoli nel mese di agosto. Ciò permise, negli anni in cui fu consentita, di aumentare notevolmente i piani di abbattimento, riducendo così quella destrutturazione attuale della popolazione di capriolo con un aumento notevole di femmine rispetto ai maschi.
- Effettuare contenimenti, in regime di articolo 37, a cervidi e bovidi, privilegiando i selecontrollori già abilitati e iscritti all'albo regionale, in tutte quelle aree dove sono presenti danni all'agricoltura in tutti i periodi dell'anno.
- Modificare quanto previsto nella bozza di linee guida per il rilevamento dei danni di cui all'articolo 11, relativo alla prevenzione, affinché gli interventi in abbattimento non siano paragonati ad opere di prevenzione in quanto sono comunque tardivi con danni già in corso.
- Per la procedura di rilevamento si chiede che venga affiancato al tecnico, che effettuerà il rilevamento, un incaricato del distretto, in cui sono avvenuti i presunti danni, in modo che si possa constatare ove è avvenuto l'evento dannoso e come si possa intervenire in prevenzione senza entrare assolutamente nel merito della quantificazione del medesimo.
-Si crei una mappatura delle criticità dei danni da ##cinghiale in modo che si possa andare ad un tavolo, con presenti tutti gli operatori del settore, cioè cacciatori e agricoltori con le loro #associazioni, le #ATC nonché i tecnici regionali e la Polizia Provinciale, al fine di predisporre un piano di prevenzione preventiva particolareggiato da applicare sul territorio e un correlato piano d'intervento immediato di abbattimento a secondo della natura del territorio e delle colture a rischio danni.

Direttivo Regione Toscana dell'Associazione Nazionale Libera Caccia.

CACCIA VILLAGE: CONFERMATO IL TREND POSITIVO DI PUBBLICO. IN CRESCITA LA QUALITA’ DELLA FIERA, SEMPRE PIU’ RIFERIMENTO PER IL CENTRO-SUD ITALIA

Si è chiusa domenica scorsa, confermando un successo in crescita, l’edizione 2018 di Caccia Village a UmbriaFiere. Un più 5% rispetto allo scorso anno è quanto è stato registrato dagli organizzatori in termini di presenze.

“Ma ciò che conta di più, dal nostro punto di vista -ha tenuto a sottolineare Andrea Castellani, presidente della società Fiera Show- è la qualità che abbiamo riscontrato sia da parte del pubblico presente, che ha mostrato una maggiore consapevolezza rispetto ai prodotti in mostra e alle proprie esigenze, che della fruibilità stessa della manifestazione che, quest’anno, proprio grazie al rinnovato layout è stata decisamente più godibile sia per i cacciatori che per gli espositori. Ci abbiamo scommesso e il risultato ci ha dato ragione.”

Tra le novità 2018 che hanno fatto la differenza anche il ricco calendario di workshop riservati all’aggiornamento e alla formazione per i cacciatori.
“La formula breve degli incontri, su tematiche attuali e con la possibilità di un confronto diretto tra appassionati ed esperti -ha spiegato Riccardo Ceccarelli, coordinatore del programma culturale di Caccia Village- è stata vincente e sicuramente dovrà essere ampliata per la prossima edizione.”

Soddisfazione, dunque, per l’andamento del Caccia Village, capace ogni anno di rinnovarsi, andando sempre più incontro alle esigenze del mondo venatorio, che non a caso trova nella kermesse di Bastia Umbra il punto di riferimento.
“Il nostro pubblico -ha aggiunto Castellani- si è ulteriormente ampliato: ai cacciatori del Centro Italia si sono aggiunti sempre più numerosi anche quelli del Sud, Lazio e Campania in testa, che arrivano con viaggi organizzati dalle stesse associazioni venatorie.”

Ma Caccia Village richiama sempre più anche l’attenzione della politica rispetto al mondo della caccia, come hanno testimoniato, nel corso dell’ultima edizione, le presenze istituzionali, a cominciare dall’assessore regionale all’Agricoltura e alla Caccia, Fernanda Cecchini, la Presidente della Regione dell’Umbria Catiuscia Marini, che domenica ha voluto visitare la fiera per incontrare personalmente organizzatori, espositori e associazioni, fino ai numerosi parlamentari che hanno scelto proprio il Caccia Village per fare il punto della situazione sulla caccia.

“Ringraziamo la Regione dell’Umbria e il Comune di Bastia Umbra per il continuo supporto che hanno dato al Caccia Village fin dalla sua prima edizione. -ha concluso Andrea Castellani- Siamo onorati che, ogni anno, parlamentari di diversi schieramenti politici vengano in fiera per ascoltare le esigenze di cacciatori, associazioni e aziende e ci auguriamo che, in questo modo, possiamo contribuire alle scelte politiche più adeguate sul mondo venatorio.”

Un ringraziamento, infine, da parte degli organizzatori, alla Questura di Perugia per il supporto fornito alla sicurezza dei campi da tiro e all’ordine pubblico.

ACMA: PUBBLICATO IL LAVORO SULLA MIGRAZIONE PRE NUZIALE DELL'ALZAVOLA ESEGUITO CON LA TELEMETRIA SATELLITARE

L’autorevole rivista scientifica “IBIS” pubblica i risultati di quattro anni di studio sull’alzavola promosso da ACMA-FIdC e svolto in collaborazione con l’Università di Pisa e il CIRSEMAF.

Un risultato prestigioso per tutti coloro che hanno creduto al progetto, e che sembrava impensabile all’inizio della ricerca. L’ACMA, l’Ufficio Avifauna Migratoria FIdC ci hanno creduto da sempre, un appoggio importante da FIdC Nazionale, la collaborazione di tutti coloro che hanno finanziato l’acquisto dei trasmettitori e la competenza e professionalità dei ricercatori dell’Università di Pisa e del Cirsemaf, ci consentono oggi di guardare con orgoglio a un risultato di eccellente livello scientifico. Lo studio “Spring migratory routes and stopover duration of satellite-tracked Eurasian Teals Anas crecca wintering in Italy”, degli Autori Dimitri Giunchi, Natale E. Baldaccini, Alfonso Lenzoni, Paolo Luschi, Michele Sorrenti, Giulia Cerritelli & Lorenzo Vanni è stato pubblicato sulla rivista di ornitologia scientifica internazionale “IBIS”, che è la più importante a livello europeo e una delle più importanti a livello mondiale nel campo dello studio degli uccelli.

Lo studio ha permesso di conoscere le strategie migratorie delle alzavole femmine svernanti in Italia nel loro viaggio verso i luoghi di riproduzione, le rotte seguite, le soste (stopover), le aree riproduttive, la velocità di spostamento e le date di partenza, queste ultime di fondamentale importanza in vista della modifica dei Key Concepts, percorso appena avviato dalla Commissione Europea.

Ad esempio è emerso che dopo la partenza dall’Italia molti individui sostano per periodi prolungati in aree estere, per poi dirigersi verso i luoghi riproduttivi. Le soste prolungate hanno avuto durata fino a 85 giorni e per numerosi soggetti è stata compresa fra 20 e 60 giorni. I motivi di questo comportamento sono stati attribuiti dai ricercatori alla necessità di trovare nuove fonti di alimentazione, in particolare per le alzavole provenienti dalla Laguna di Venezia, dove nelle Aziende Faunistico Venatorie dopo il 31 gennaio, chiusura della caccia, si modificano alcune pratiche di gestione. Per la data d’inizio della migrazione pre nuziale i risultati indicano una partenza compresa fra il 15 febbraio e il 2 aprile, con una data mediana che si colloca il 15 marzo. Questi dati non sono in linea con il KC oggi vigente, che assegna alla terza decade di gennaio la partenza della specie per raggiungere i luoghi di nidificazione.

Altri risultati interessanti riguardano le differenze nel comportamento migratorio e le relazioni con le durate degli stopover. Ad esempio non vi è stata una relazione fra distanza dei luoghi riproduttivi raggiunti e data di partenza, quindi gli uccelli si sono mossi prima o più tardi in dipendenza del cibo disponibile e non per una necessità di raggiungere prima le aree di nidificazione.

Questi e altri argomenti saranno oggetto di nuove pubblicazioni scientifiche e lo studio continuerà, estendendosi al codone e alla canapiglia.

ACMA e FIdC continuano sulla strada della ricerca, unico mezzo per la conservazione delle tradizioni venatorie e per la legittimazione della caccia nell’opinione pubblica.

Chi fosse interessato a ricevere una copia del lavoro può inoltrare richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Roma, 14 maggio 2018

Ufficio Avifauna Migratoria FIdC – Acma Associazione Cacciatori Migratori Acquatici

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