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Luca Gironi

Luca Gironi

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ACMA: PUBBLICATO IL LAVORO SULLA MIGRAZIONE PRE NUZIALE DELL'ALZAVOLA ESEGUITO CON LA TELEMETRIA SATELLITARE

L’autorevole rivista scientifica “IBIS” pubblica i risultati di quattro anni di studio sull’alzavola promosso da ACMA-FIdC e svolto in collaborazione con l’Università di Pisa e il CIRSEMAF.

Un risultato prestigioso per tutti coloro che hanno creduto al progetto, e che sembrava impensabile all’inizio della ricerca. L’ACMA, l’Ufficio Avifauna Migratoria FIdC ci hanno creduto da sempre, un appoggio importante da FIdC Nazionale, la collaborazione di tutti coloro che hanno finanziato l’acquisto dei trasmettitori e la competenza e professionalità dei ricercatori dell’Università di Pisa e del Cirsemaf, ci consentono oggi di guardare con orgoglio a un risultato di eccellente livello scientifico. Lo studio “Spring migratory routes and stopover duration of satellite-tracked Eurasian Teals Anas crecca wintering in Italy”, degli Autori Dimitri Giunchi, Natale E. Baldaccini, Alfonso Lenzoni, Paolo Luschi, Michele Sorrenti, Giulia Cerritelli & Lorenzo Vanni è stato pubblicato sulla rivista di ornitologia scientifica internazionale “IBIS”, che è la più importante a livello europeo e una delle più importanti a livello mondiale nel campo dello studio degli uccelli.

Lo studio ha permesso di conoscere le strategie migratorie delle alzavole femmine svernanti in Italia nel loro viaggio verso i luoghi di riproduzione, le rotte seguite, le soste (stopover), le aree riproduttive, la velocità di spostamento e le date di partenza, queste ultime di fondamentale importanza in vista della modifica dei Key Concepts, percorso appena avviato dalla Commissione Europea.

Ad esempio è emerso che dopo la partenza dall’Italia molti individui sostano per periodi prolungati in aree estere, per poi dirigersi verso i luoghi riproduttivi. Le soste prolungate hanno avuto durata fino a 85 giorni e per numerosi soggetti è stata compresa fra 20 e 60 giorni. I motivi di questo comportamento sono stati attribuiti dai ricercatori alla necessità di trovare nuove fonti di alimentazione, in particolare per le alzavole provenienti dalla Laguna di Venezia, dove nelle Aziende Faunistico Venatorie dopo il 31 gennaio, chiusura della caccia, si modificano alcune pratiche di gestione. Per la data d’inizio della migrazione pre nuziale i risultati indicano una partenza compresa fra il 15 febbraio e il 2 aprile, con una data mediana che si colloca il 15 marzo. Questi dati non sono in linea con il KC oggi vigente, che assegna alla terza decade di gennaio la partenza della specie per raggiungere i luoghi di nidificazione.

Altri risultati interessanti riguardano le differenze nel comportamento migratorio e le relazioni con le durate degli stopover. Ad esempio non vi è stata una relazione fra distanza dei luoghi riproduttivi raggiunti e data di partenza, quindi gli uccelli si sono mossi prima o più tardi in dipendenza del cibo disponibile e non per una necessità di raggiungere prima le aree di nidificazione.

Questi e altri argomenti saranno oggetto di nuove pubblicazioni scientifiche e lo studio continuerà, estendendosi al codone e alla canapiglia.

ACMA e FIdC continuano sulla strada della ricerca, unico mezzo per la conservazione delle tradizioni venatorie e per la legittimazione della caccia nell’opinione pubblica.

Chi fosse interessato a ricevere una copia del lavoro può inoltrare richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Roma, 14 maggio 2018

Ufficio Avifauna Migratoria FIdC – Acma Associazione Cacciatori Migratori Acquatici

Fondazione Una: Il ruolo della caccia nello sviluppo del territorio umbro


Ne hanno parlato l’Assessore Cecchini, l’On. Nevi, il Sindaco Antiseri e gli esponenti del mondo venatorio nell’incontro organizzato a Caccia Village dalla Fondazione UNA Onlus


Bastia Umbra, 11 maggio 2018


Si è svolto questo pomeriggio all’interno di Caccia Village, l’evento organizzato dalla Fondazione UNA Onlus dedicato al ruolo della caccia
nello sviluppo del territorio umbro.
All’incontro hanno partecipato: Fernanda Cecchini, Assessore Regionale Umbria con delega Ambiente e Caccia, Raffaele Nevi, deputato Forza Italia, Filiberto Franchi, Assessore Bastia Umbra, Nicola Perrotti, Presidente Fondazione UNA Onlus, Gianluca Dall’Olio, Presidente FIDC, Sergio
Sorrentino, Presidente Arcicaccia, Maurizio Zipponi, Presidente Comitato Scientifico Fondazione UNA Onlus, Luca Pellicioli, Studio Associato
Alpvet Andrea Quadrifoglio, Presidente Atlantide.
"Come Regione Umbra siamo fortunati perché la coscienza ambientalista umbra sulle politiche venatorie non è mai stato esasperata – ha dichiarato l’Assessore Fernanda Cecchini – la discussione, anzi, è moderata e produttiva. La sintesi tra mondo venatorio-agricolo e ambientalista è più che mai opportuna e l’operato della Fondazione UNA va esattamente in questo senso. Il cacciatore, infatti, non è uno sparatore ma ama l’ambiente praticando una passione – ha continuato l’Assessore Cecchini – tenere la caccia in quest’ambito di discussione è il miglior modo per far vivere la caccia nei prossimi anni, soprattutto nel periodo di formazione di un governo che su questi temi è, quantomeno, ambiguo”. 

“Sono da sempre vicino al mondo venatorio e a quello agricolo, ma mi ritengo un autentico ambientalista – ha replicato Raffaele Nevi – le tre cose,
a mio avviso, devono stare insieme, come sancito dalla mission della Fondazione UNA. E poi la buona politica che deve gestire queste questioni,
emarginando gli estremismi, applicando le regole e prevedendo sanzioni severe per chi non le rispetta. La mia attività parlamentare avviata da poche settimane – ha concluso l’On. Nevi – sarà rivolta esattamente in questa direzione”.
Durante l’evento, moderato dal Direttore Nuovo Corriere Nazionale Giuseppe Castellini, si è discusso del ruolo dell’attività venatoria nella
valorizzazione economica e ambientale del territorio umbro, attuabile tramite una sinergia tra istituzioni, cittadini e associazioni venatorie. In tale
contesto si inserisce il supporto scientifico-operativo della Fondazione UNA, che da sempre pone al centro del proprio agire il rapporto con le
comunità locali anche attraverso la figura dei propri dei Delegati Territoriali, attivi in ogni regione italiana con iniziative e progetti.
Tra questi, sono stati illustri nel corso dell’incontro due case histories di successo attuate rispettivamente in Emilia Romagna, attraverso il progetto
“La biodiversità è UNA” che ha coinvolto nell’attuale anno scolastico oltre 850 studenti di Forlì, ed in Lombardia, grazie al progetto “Selvatici e Buoni” dedicato alla valorizzazione della carne di selvaggina, che ha coinvolgendo 126 cacciatori che hanno partecipato ad un corso formativo di alto profilo etico-scientifico, acquisendo la qualifica di persona formata in armonia al Reg. CE 853/2004.
“La Fondazione UNA nasce per rispondere alle esigenze dei territori in materia faunistico-ambientale – ha dichiarato in chiusura il Presidente del
Comitato Scientifico Maurizio Zipponi – operando attraverso i propri progetti per valorizzare le eccellenze naturali e gastronomiche delle
comunità locali, sviluppando nuove forme di economia e lavoro e abbattendo i pregiudizi sull’attività venatoria, ormai inaccettabili dal punto
di vista scientifico e valoriale”.

 

 

Armi: Il governo recepisce la Direttiva Armi dell'Unione Europea

ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE
Acquisizione e detenzione di armi
Attuazione della direttiva (UE) 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi (decreto legislativo – esame preliminare)
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), detta disposizioni necessarie all’attuazione e all’adeguamento della normativa nazionale alla nuova direttiva dell’Unione europea relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi da fuoco e delle loro componenti essenziali (direttiva (UE) 2017/853 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio).

La direttiva, nei suoi punti salienti, introduce disposizioni in merito alle modalità con cui devono essere marcate su tutto il territorio dell’Unione le armi da fuoco e le loro parti essenziali; ridefinisce il sistema informatico di tracciabilità delle armi e delle munizioni, per consentire anche, attraverso l’istituzione di una piattaforma informatica, lo scambio di informazioni tra i Paesi membri; prevede forme di controllo e di monitoraggio più stringenti dei titoli di acquisizione e detenzione delle armi; armonizza la durata delle autorizzazioni in materia di armi; rimodula le categorie delle armi da fuoco, modificando i criteri di acquisizione e detenzione delle stesse.

Nel disporre l’attuazione della direttiva, il decreto integra la disciplina esistente sul controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi destinate all’uso civile. Conseguentemente, viene chiarito che il decreto non incide sulla disciplina relativa all’acquisizione e alla detenzione di armi appartenenti alle Forze Armate o di Polizia o ad Enti governativi, nonché sulla legge relativa al controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 9 luglio 1990, n. 185).

Tra le principali novità, il decreto introduce un sistema di tracciabilità delle armi che impone di conoscere in modo certo la data di fabbricazione e distruzione di ciascuna arma da fuoco e detta particolari regole tecniche per la loro disattivazione. Introduce poi la nozione di “arma camuffata”, cioè qualunque arma fabbricata o trasformata in modo da assumere le caratteristiche esteriori di un altro oggetto, chiarendo che tali strumenti sono assolutamente vietati. Inoltre, attraverso una revisione delle norme in vigore, rende effettivo l’obbligo, per chi richieda il nulla osta all’acquisto di armi o ne abbia a qualunque titolo la disponibilità, di produrre, all’atto del ritiro del documento, un’autocertificazione con la quale si attesti di aver avvisato i familiari conviventi maggiorenni, compreso il convivente more uxorio, dell’avvenuto rilascio dei documenti necessari per l’acquisizione della disponibilità dell’arma. Lo stesso obbligo viene esteso al titolare della licenza di porto d’armi all’atto della consegna del titolo medesimo. La mancata produzione dell’attestazione comporta l’impossibilità di acquisire il titolo, mentre la produzione di attestazione falsa o mendace comporta l’applicazione delle sanzioni penali previste dalla normativa vigente. In entrambi i casi, detti comportamenti potranno essere valutati dall’Autorità di pubblica sicurezza per l’adozione di provvedimenti di revoca del titolo stesso.

Infine, si riduce da sei a cinque anni la durata delle licenze di tiro a volo e di caccia di nuova emissione, nonché di quelle rinnovate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto e si modifica la normativa relativa al controllo della sussistenza e permanenza dei requisiti soggettivi sui detentori di armi, prescrivendo l’obbligo di presentare ogni cinque anni la prevista certificazione medica, per chiunque detenga armi comuni da sparo, ad eccezione dei collezionisti di armi antiche, e salvo che il detentore sia in possesso di licenza di porto d’armi. La mancata presentazione del certificato autorizza il Prefetto ad adottare il provvedimento di divieto detenzione di armi.

ARCI Caccia Piemonte: Nessun dorma!!

 

Sabato si è svolto il Comitato Direttivo Regionale che ha impegnato tutto il quadro dirigente per perfezionare tattica e strategia di una azione unitaria del mondo venatorio piemontese che chiede a gran voce di modificare una proposta di legge sulla gestione della fauna selvatica della Giunta che penalizza e danneggia in primis i coltivatori e la comunità tutta.
L’ARCI Caccia ha aderito e prepara una iniziativa aperta nella quale auspica che a manifestare ci siano rappresentanze del mondo agricolo e dei tanti paesi i borghi della terra di Piemonte.
Forte delle sue proposte di modifica qualificate tecnicamente e scientificamente inattaccabili l’ARCI Caccia continua e rilancia con energia il lavoro di sensibilizzazione delle forze politiche di tutti gli schieramenti e dei singoli consiglieri affinché non rispondano alla chiamata delle “sirene” di un animalismo dannoso storicamente impegnato in azioni populiste come agitare il referendum regionale per sperare che non fosse mai celebrato per la paura che avevano.
Quest’animalismo vuole solo vedere morti i nostri monti, le campagne.
La politica sta dalla parte di questi signori!

MARCHE: AL VIA IL PIANO DI CONTROLLO NUMERICO DEL CINGHIALE

La Regione Marche sta ultimando il percorso tecnico-amministrativo, previsto dalle norme vigenti, per potersi dotare del Piano quinquennale di Controllo numerico del cinghiale. Uno strumento indispensabile di programmazione per far fronte ai danni che la specie causa alle produzioni agricole e che contiene significative novità rispetto al passato .

Infatti, dopo la redazione di un primo documento, si è proceduto a raccogliere le osservazioni di tutte le categorie interessate, utili contributi per la stesura definitiva del Piano che ora verrà trasmesso all’ISPRA prima dell’approvazione definitiva.

Nell’ambito delle azioni che la Regione sta adottando per fronteggiare il problema dei danni alle colture, va evidenziato innanzitutto che per il primo anno in tutto il territorio marchigiano è stato dato avvio al prelievo del cinghiale in forma selettiva a partire dal 22 aprile scorso sino al 16 marzo 2019. Negli anni passati la caccia di selezione prendeva avvio circa all’inizio del mese di giugno sino al 31 gennaio successivo.

L’abbattimento dei cinghiali sin dal periodo primaverile consente di contenere i danni su molte produzioni agricole che in questo periodo sono in fase di sviluppo e pertanto particolarmente appetite dal cinghiale. Inoltre, l’attività di prelievo viene consentita per 11 mesi all’anno, rispetto agli 8 mesi autorizzati in passato. Con l’adozione del Piano di Controllo del cinghiale e soprattutto con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti a renderlo operativo, si ritiene che potrà essere data una risposta significativa ad un problema diffuso in tutte le regioni appenniniche.

In contemporanea sarà adottato anche il Piano Regionale di Controllo del Piccione.

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura