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Luca Gironi

Luca Gironi

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Arci Caccia, Anlc e Cia Siena: Gestione faunistico-venatoria. I Presidenti degli Atc facciano la propria parte

Presa di posizione delle associazioni senesi di Cia-Agricoltori Italiani, Arci Caccia e Libera Caccia

Gestione faunistico-venatorio. Presidenti Atc facciano la propria parte. Dannoso per il territorio senese perdere altro tempo

Richiesto incontro urgente con assessore Remaschi. Marcucci (Cia Siena) «Siamo contrari all’utilizzo delle risorse del Piano di sviluppo rurale per pagare i danni creati dai selvatici»; Bussolotti (Arci Caccia) «Salvaguardare interessi grazie a norme in vigore» Fratelli (Libera Caccia) «Chiediamo alla Regione cosa intende fare».

 «I presidenti degli Atc toscani facciano la propria parte nel ruolo che è di loro competenza. E la Regione Toscana ci dica adesso come intende procedere. I nostri territori non si possono permettere altro tempo perso senza agire». A sottolinearlo sono congiuntamente le associazioni senesi di Cia- Agricoltori Italiani, Arci Caccia e Libera Caccia dopo che è emersa una lettera sottoscritta dai presidenti degli Atc della Toscana e indirizzata all’assessore regionale all’Agricoltura e Caccia Marco Remaschi.

 «E’ opportuno abbassare i toni ed evitare inutili polemiche – affermano Cia, Arci Caccia e Libera Caccia -, tornare invece a lavorare per una gestione faunistico-venatoria con gli attuali strumenti normativi in possesso degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) e con il coinvolgimento sempre più concreto ed ampio del mondo degli agricoltori, cacciatori, ambientalisti per ricercare soluzioni adeguate alle problematiche presenti da anni in provincia di Siena ed in Toscana». In questa lettera – secondo quanto hanno appreso le tre associazioni – vengono evidenziate molte problematiche relative alla gestione funzionale degli Atc, quando dovrebbero essere, anche, gli stessi Atc a risolvere i problemi del mondo faunistico-venatorio in Toscana con gli strumenti già a disposizione.

 Perplessità, insomma, per Cia, Arci Caccia e Libera Caccia «dovrebbero essere i presidenti delle Atc a proporre iniziative ed occuparsi per affrontare con più forza gli indirizzi contenuti nei vari provvedimenti regionali (come Legge 3/94, del regolamento venatorio)».

 Nella lettera indirizzata all’assessore Remaschi si evidenziano le dimissioni del Coordinatore regionale dei presidenti degli Atc e poi un’intervista del presidente dell’Atc 3 Siena Nord, dove si lamenta l’insufficienza degli strumenti previsti dalle norme regionali per una gestione efficace ed efficiente addossando le responsabilità alla sola Regione Toscana «senza fare una riflessione sulle esperienze concrete della gestione degli Atc medesimi» commentano Cia, Arci Caccia e Libera Caccia.

 «E’ un atteggiamento incomprensibile quello dei presidenti Atc – commenta Luca Marcucci, presidente Cia Siena -; invece di polemizzare in maniera sterile contro la Regione, alzando polveroni all’interno del mondo agricolo-venatorio, sarebbe più opportuno impegnarsi per risolvere i problemi di gestione che vanno avanti da troppi anni. Inoltre come Cia – aggiunge Marcucci – siamo contrari all’utilizzo delle risorse del Piano di sviluppo rurale (Psr) per pagare i danni creati dai selvatici. E’ opportuno che si trovino delle risorse, ma che queste, ovviamente, non vengano prelevate dall’agricoltura, e non siano quelle già previste per il mondo agricolo che è quello che i danni li subisce».

 «Invitiamo i nostri rappresentati all’interno degli Atc – aggiunge Sirio Bussolotti, presidente Arci Caccia Siena – ad attivarsi con determinazione per salvaguardare gli interessi del mondo rappresentato partendo dall’applicazione delle norme in vigore».

 Le tre associazioni chiedono anche un incontro urgente con l’assessore Remaschi: «A questo punto – prosegue Sergio Fratelli, presidente Libera Caccia Siena – vogliano conoscere l’intenzione della Regione in merito alle polemiche messe in piazza dagli Atc; vietato perdere altro tempo».

 E’ necessario – concludono Cia, Arci Caccia e Libera Caccia di Siena – comprendere meglio l’attuale situazione e quali iniziative la Regione Toscana intende portare avanti per evitare un ulteriore periodo di stagnazione dell’attività degli Atc che non sarebbe sopportabile dall’intero mondo agricolo, venatorio ed ambientale.

 

Siena, 23 gennaio 2018

Varese: Per Coldiretti è allarme cinghiali

 

Non si contengono più le scorrerie dei cinghiali. A rivelarlo è la Coldiretti Varese al seguito dell’ennesima segnalazione arrivata dalle campagne del Varesotto. Questa volta, a farne le spese sono stati i campi situati tra Luino e Montegrino Valtravaglia, dove gli ungulati hanno devastato, in totale, circa 17 ettari di prato stabile.

“È una lotta continua con questi animali infestanti, che da un paio di mesi sono tornati a prendere di mira i miei 3 ettari terreno — racconta Marinella Pastorelli, 49 anni, agriturista di Montegrino Valtravaglia —. In questi appezzamenti noi coltiviamo fieno per alimentare i nostri capi di bestiame, tra cui bovini, asini e conigli. Temiamo che la situazione dell’anno scorso si ripeterà anche quest’anno, replicando la perdita di circa il 90% del fieno”.

Le segnalazioni — spiega l’associazione degli agricoltori — coinvolgono una superficie totale di più di 25 ettari di prato stabile, dislocato in piccole parcelle nelle zone di “Fornasette”, “Palone” e “Paü”. I danni provocati dagli ungulati in questo territorio — racconta Coldiretti Varese — avvengono oramai con preoccupante regolarità da qualche anno, producendo danni ingenti agli allevatori della zona: solo l’anno scorso si calcola una produzione di fieno ridotta del 60% circa, a causa dei cinghiali.

“La mia azienda opera nel settore della produzione di latte da circa 4 generazioni — dice Fernanda Lanella, allevatrice di 57 anni di Voldomino — e non abbiamo mai visto una cosa del genere: se 15 anni fa si poteva pensare alla convivenza con questi animali, oggi è impossibile. Nei 20 ettari totali che ho nel comune di Luino, coltivati a prato stabile, almeno 15 vengono distrutti regolarmente, tanto che ormai il fieno prodotto è talmente poco e rovinato che non converrebbe più nemmeno raccoglierlo”.

Il problema con gli ungulati — prosegue Coldiretti Varese — risiede nella frequenza con cui questi si recano a scavare buche nei campi in cerca di cibo. Infatti, gli agricoltori sono costretti a sistemare, quasi quotidianamente, i danni creati e rendendo il loro lavoro di fatto un “rincorrere” le devastazioni, piuttosto che dedicarsi all’attività d’impresa. “Gli imprenditori agricoli sono veramente stanchi — tuona Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese — continuano a denunciare una situazione che è diventata ingestibile per le aziende che ricevono solo promesse, silenzi e tentennamenti. Le istituzioni devono urgentemente prendere provvedimenti a tutela del lavoro delle imprese contadine e porre fine alle scorrerie incontrollate degli animali selvatici”.

IL MONDO VENATORIO UNITO SCRIVE ALLA RAI

Non si placano gli strascichi polemici alla trasmissione "Indovina chi viene dopo cena". Il mondo venatorio unito scrive ai vertici della Rai per chiedere interventi e provvedimenti nei confronti dei giornalisti e il doveroso diritto di replica. La risposta è affidata ad una lettera indirizzata ai vertici della TV pubblica e firmata dai presidenti delle sette associazioni venatorie riconosciute e dal presidente del CNCN.

ORSO MARSICANO: ANCORA UN “PROTOCOLLO”! Ovvero, l’inefficienza al potere!

 

Ce lo ha insegnato la politica: quando non sai cosa fare, cambia nome al problema, indici una conferenza, pubblica un libro o crea una struttura nuova la quale dovrà a sua volta, cambiare nome a qualche problema e magari crea una sottostruttura, indici qualche conferenza, dà alle stampe un rapporto, sottoscrivi un protocollo d’intesa!

L’Orso marsicano ha notoriamente fame. E’ alla disperata ricerca di cibo in tutti i luoghi abitati dall’uomo (perché da generazioni ha imparato che dove c’è l’uomo c’è cibo), ha quindi praticamente lasciato tutte le sue montagne e foreste che furono protette con un Parco Nazionale per salvaguardarlo per scendere nei paesi e fuori dall’area protetta; hanno istituito altri Parchi Nazionali un poco in tutto l’Abruzzo, ed ora si accingono ad ampliarli ed a collegarli l’un l’altro con “corridoi” vari, fino a fare della Regione Abruzzo non una Regione dei Parchi come dice uno slogan turistico attuale, ma un Abruzzo Parco Nazionale!

E la cosa grave è che si crede con ciò di salvare l’orso dall’estinzione, estinzione che avanza passo a passo sempre più veloce. E’ stato proposto di riportare l’agricoltura e la pastorizia ovina là dove le pratiche sono scemate. Non si può fare, hanno risposto, perché l’ambiente naturale è ricco di cibo naturale (scoperta dell’acqua calda costata milioni di euro in ricerche!). Anzi, hanno controproposto di relegare dietro cortine elettrificate ogni potenziale luogo di risorse trofiche di origine antropica,… pur di non pagare i danni! Perché i soldi servono per le sempre più inutili ricerche. E’ stato proposto di creare grandi aree di quiete riservate all’animale, ed hanno invece aperto nuovi rifugi turistici (veri e propri alberghi/ristoranti!) a ridosso delle loro tane! E’ stato proposto di ridurre il numero dei cinghiali e dei cervi, anche per offrire all’orso proteine carnee che non trovano più con l’abbandono della pastorizia. Hanno risposto che gli orsi devono aspettare che siano i lupi a provvedervi con la loro predazione naturale (e invece i lupi, che fessi non sono, continuano a predare armenti domestici ben più facili da catturare!). E’ stato proposto di creare una banca del seme per salvare l’Orso marsicano prima che sia troppo tardi. E invece stanno già parlando di immissioni dalla Croazia o Albania di animali per rinsanguare la popolazione.

E, in ultimo, che hanno fatto? Hanno creato un altro “PATOM” per continuare a “monitorare” gli orsi (leggasi contare i vivi dai quali depennare i morti!). Sicuramente vi saranno stanziamenti anche per questo, mentre i soldi mancano sempre per dare soddisfazione alla fame degli orsi! Semplicemente si incentiverà la caccia ai supposti “bracconieri”, che poi altro non sono che i proprietari di animali da cortile (a questo si è ridotto l’orso marsicano, un tempo simbolo di natura selvaggia!) che cercano di difendere i loro interessi, e per evitare di essere loro a continuare a pagare quei rimborsi che raramente ricevono dalle autorità, e quasi mai completi! A questo servirà l’ultimo Protocollo stilato nei giorni scorsi tra l’ex Corpo Forestale (oggi Carabinieri-Forestali) ed i Parchi Nazionali di Abruzzo e Majella; come se in passato questa collaborazione non ci fosse mai stata: ecco, appunto, hanno cambiato nome alle cose e dicono di aver creato una nuova struttura in difesa dell’Orso marsicano! Così va l’Italia dei Parchi in mano alla politica, ed a tecnici la cui competenza è quanto meno discutibile!

 

Murialdo, 20 Gennaio 2018 Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

ANUU: 365 GIORNI DI… CULTURA!

 

Il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale e questo è il suo motto: “Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro”. Inaugurato lo scorso 7 e 8 dicembre a Milano durante l’European Cultural Forum, l’anno appena iniziato sarà dedicato a celebrare in tutta Europa il nostro ricco patrimonio a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Gli appuntamenti in Italia saranno pubblicati sul portale nazionale dell’Anno europeo del patrimonio culturale (www.beniculturali.it). La Delegazione italiana della FACE, unitamente all’ANUUMigratoristi, all’AECT e al CIC Italia avevano già richiamato l’attenzione sulle tradizioni e costumanze degli Stati membri durante il Convegno di Sacile del 19/08/2017 con un importante documento tempestivamente trasmesso anche al Parlamento Europeo e alla Commissione UE.

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