Appennino Toscano, al via la selezione al capriolo: il fascino dell’apertura del 1° giugno
- Scritto da Christian Ferrari
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Con l’alba del 1° giugno si è aperta ufficialmente la stagione della caccia di selezione al capriolo nell’Appennino toscano, uno degli appuntamenti più attesi dai selecontrollori e dagli appassionati della gestione faunistica. Dopo mesi di censimenti, monitoraggi e preparazione tecnica, i cacciatori autorizzati sono tornati nei boschi e nelle radure per dare avvio a un’attività che rappresenta molto più di una semplice forma di prelievo venatorio.
L’apertura estiva coincide infatti con una fase cruciale del ciclo biologico del capriolo. La vegetazione rigogliosa offre abbondanti risorse alimentari e gli animali mostrano comportamenti ben definiti, consentendo ai selecontrollori di operare con maggiore efficacia nell’ambito dei piani di gestione predisposti dagli Ambiti Territoriali di Caccia e dagli enti competenti.
Una gestione basata sulla conoscenza
La caccia di selezione al capriolo rappresenta uno degli esempi più avanzati di gestione faunistica applicata. Ogni abbattimento è programmato sulla base di censimenti primaverili, osservazioni sul campo e analisi della struttura delle popolazioni. L’obiettivo non è soltanto mantenere l’equilibrio numerico della specie, ma anche preservarne una corretta composizione per sesso e classi di età.
Nell’Appennino toscano il capriolo ha raggiunto negli ultimi decenni densità importanti grazie alla qualità degli habitat forestali e alla capacità di adattamento della specie. In molte aree la gestione attenta delle popolazioni si è rivelata indispensabile per limitare i danni alle colture agricole, contenere gli impatti sulla rinnovazione forestale e ridurre il rischio di incidenti stradali causati dall’attraversamento degli ungulati.

L’emozione dell’alba
Per molti selecontrollori il 1° giugno è una data carica di significato. Le uscite iniziano nelle prime ore del mattino, quando il bosco si risveglia lentamente e le condizioni di luce consentono le migliori osservazioni. Il silenzio delle faggete, il canto degli uccelli e la vista di un capriolo che esce dal margine del bosco per alimentarsi nei prati rappresentano emozioni che vanno oltre il momento del tiro.
La selezione richiede pazienza, capacità di valutazione e profonda conoscenza dell’animale. Spesso le osservazioni si concludono senza alcun prelievo, perché il capo individuato non corrisponde alle caratteristiche previste dal piano di abbattimento. È proprio questo approccio a distinguere la caccia di selezione dalle altre forme di prelievo venatorio.

Sicurezza e responsabilità
L’attività si svolge nel rispetto di rigorose norme di sicurezza. L’utilizzo di armi e ottiche adeguate, la conoscenza del territorio e la corretta identificazione del bersaglio costituiscono requisiti fondamentali. A ciò si aggiunge la responsabilità etica del cacciatore, chiamato a effettuare soltanto tiri sicuri e a garantire il massimo rispetto per il selvatico.
La formazione obbligatoria dei selecontrollori, oggi sempre più qualificata, ha contribuito a elevare il livello tecnico della gestione degli ungulati, rendendo la figura del cacciatore un soggetto attivo nella raccolta di dati biologici e nel monitoraggio delle popolazioni.
Una stagione che guarda al futuro
L’apertura del 1° giugno segna l’inizio di una stagione che accompagnerà i selecontrollori per diversi mesi. Ogni uscita contribuirà ad aggiornare le conoscenze sulla popolazione di capriolo dell’Appennino toscano, fornendo informazioni preziose per la pianificazione futura.
In un contesto in cui la presenza degli ungulati continua a rappresentare una delle principali sfide della gestione faunistica italiana, la caccia di selezione conferma il proprio ruolo di strumento tecnico e gestionale indispensabile. Un’attività che unisce passione venatoria, competenza scientifica e rispetto per l’ambiente, nel segno di una moderna cultura della conservazione.



