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Luca Gironi

Luca Gironi

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APPELLO CONTRO LA COSTRUZIONE DI UN DEPURATORE NELLA PIANA DI PESCASSEROLI (PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE)

 

Franco Pedrotti
Professore emerito, Università di Camerino


La Piana di Pescasseroli
La Piana di Pescasseroli corrisponde al fondovalle alluvionale dell'Alta Valle del Sangro nel tratto compreso fra Opi e Pescasseroli (m 1000- 1100 circa). Essa è occupata da una vegetazione erbacea di praterie umide e palustri appartenenti a diverse associazioni vegetali formate di ranuncoli (Ranunculus velutinus), orzo perenne (Hordeum secalinum), carice acuta (Carex gracilis) e molte altre specie ecologicamente e fitogeograficamente interessanti (PEDROTTI, GAFTA, MANZI, CANULLO, 1992). Queste praterie vengono regolarmente sfalciate a luglio e aperte al pascolo a settembre, dopo che è avvenuto un ricaccio di molte specie, le cosiddette “erbe seconde” (MANZI, 1990). La Piana è attraversata dal Sangro, lungo il quale è sviluppata una fascia di vegetazione ripariale formata in grande prevalenza da salice bianco (Salix alba). La vegetazione della Piana di Pescasseroli è in parte secondaria (le praterie umide e palustri) e in parte primaria (la vegetazione ripariale) ed oggi si trova in un ottimo stato di conservazione.
La Piana di Pescasseroli costituisce una particolare “unità ambientale” in tutto il territorio del parco, perchè è unica e non se ne riscontrano di analoghe in tutto l'Appennino centrale. Un'unità ambientale è una porzione relativamente omogenea di territorio dal punto di vista ecologico, dunque per gli aspetti geomorfologici e biologici e per l'influsso esercitato dall'uomo (PEDROTTI, 2013), nel caso della Piana di Pescasseroli la gestione delle praterie mediante lo sfalcio e il pascolo.
Questa unità ambientale è rappresentata sulla Carta delle unità ambientali del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise in scala 1: 50.000 (MARTINELLI, 2013; PEDROTTI E MARTINELLI, 2015). Oltre che nella Piana di Pescasseroli, nell'alta Valle del Sangro di trovano altre due aree (di ridotta dimensione), situate a monte di Pescasseroli, di praterie umide e palustri, come si può notare sulla carta citata.
Erminio Sipari negli anni '20, con una grande intuizione, aveva ben compreso le caratteristiche essenziali del paesaggio (oggi diciamo preferibilmente ambiente) dell'alta Valle del Sangro e della Marsica, che in questi ultimi anni sono state dimostrate scientificamente con la carta delle unità ambientali prima citata, che distingue 52 tipologie diverse.

Progetto di un lago artificiale nella Piana di Pescasseroli
Subito dopo l'istituzione del Parco Nazionale d'Abruzzo, è sorto il progetto di costruire due bacini artificiali a Barrea e Opi; quello di Opi, in particolare, avrebbe sommerso completamente tutta la Piana di Pescasseroli con grave danno per l'ambiente e per la sua particolare vegetazione delle praterie umide. Erminio Sipari si schierò subito contro la realizzazione dei due bacini e lottò in prima persona con un atto di opposizione (SIPARI, 1925, 1927b e 1927c). La lotta contro la costruzione dei bacini artificiali è stata molto dura, anche con riflessi sulla stampa nazionale, ad opera degli on. Paolo Orano e Gioacchino Volpe (ORANO, 1926 e VOLPE, 1927); nell'articolo di quest'ultimo sul Corriere della Sera del 24 febbraio 1927 si parla, penso per la prima volta nel nostro paese, di “nemici” del Parco Nazionale d'Abruzzo, i primi di una lunga serie che sembra non avere mai fine. La lotta contro i laghi artificiali si è conclusa positivamente soltanto per il bacino di Opi, mentre quello di Barrea venne costruito (SIPARI, 1928). Sipari, in seguito, farà questo commento: per la difesa del paesaggio, il parco ha dovuto combattere aspre ed annose battaglie. Ma la sua conclusione suona così: è meraviglioso che una nazione così carica di storia, senza distruggere le vestigia del passato, anzi religiosamente conservandole e restituendole sempre di più all'onore della luce, compia prodigiosi lavori, rifuggendo da distruzioni inutili e praticando una intensa messa in valore delle ricchezze naturali. Oggi possiamo dire che non si è trattato soltanto di una battaglia per salvare il paesaggio, ma l'ambiente nel suo insieme: una delle prime battaglie ambientaliste che si sono combattute in Italia.

Progetto di un depuratore nella Piana di Pescasseroli
Una nuova grave minaccia incombe ora sulla Piana di Pescasseroli. Infatti è stata approvata la costruzione di un depuratore che dovrebbe essere costruito nelle praterie centro-superiori della Piana di Pescasseroli. Risulta subito evidente, anche ai più sprovveduti in questioni ambientali, che la costruzione del depuratore - per quanto necessaria - provocherebbe un enorme impatto sulla Piana, con uno sconvolgimento totale dell'ambiente e del paesaggio. Si tratta di un progetto scandaloso che - se venisse realizzato – costituirebbe sicuramente un atto criminoso contro l'ambiente, in quanto l'area interessata si trova all'interno di un parco nazionale, in una zona che si è mantenuta integra per secoli e che oggi verrebbe brutalmente danneggiata. Non esiste nessuna compatibilità fra l'impianto previsto (l'edificio del depuratore e i suoi collegamenti) e l'ambiente nel quale sarebbe destinato ad essere costruito; questa valutazione è valida da due punti di vista: ambientale (ecologico) e paesaggistico (visivo). Tali affermazioni non si basano su posizioni aprioristiche, ma sugli studi vegetazionali, ecologici e paesaggistici eseguiti in zona con i miei collaboratori dell'Università di Camerino e con il prof. Marcello Martinelli, della Facoltà di Geografia, Università di San Paolo, Brasile (vedi lavori citati in precedenza).
C'è, poi, un aspetto morale, che non si può in alcun modo tralasciare. Infatti i terreni interessati alla costruzione del depuratore, già di proprietà di Erminio Sipari ed ora della Fondazione Sipari, sono stati espropriati al fine di realizzarvi il nuovo depuratore. Dal punto di vista etico, si tratta di un'operazione indegna, di un affronto alla memoria del fondatore e primo presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo. Si tratta proprio di quegli stessi terreni che Erminio Sipari negli anni '20 era riuscito a salvare dalla costruzione di un lago artificiale e che ora, a distanza di 90 anni, sono nuovamente minacciati fra l'indifferenza generale. Sorprende, di conseguenza, che l'Ente autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise non abbia preso una posizione chiara contro il progetto del nuovo depuratore. C'è da domandarsi a cosa serva un parco che non sa difendere il proprio territorio, per quale ragione sia mai stato istituito; la difesa del territorio è un obbligo che deriva dalla stessa legge istitutiva del parco. C'è da rimanere sorpresi e allibiti, perchè il parco è un bene pubblico che va difeso nell'interesse di tutti. Per usare le parole che ha usato Erminio Sipari contro la costruzione del lago di Opi, si tratterebbe di un progetto in isfregio agli interessi della nazione, dell'alta Valle del Sangro e del parco (SIPARI, 1926).
Rimane sicuramente, peraltro, il problema del depuratore. L'alternativa è costituita dalla possibilità di un ampliamento dell'attuale depuratore o il suo spostamento in zona poco lontana dal sito attuale, come è stato proposto dall'Associazione Italiana per la Wilderness.
Il Comune di Pescasseroli e l'Ente autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise hanno l'obbligo di rinunciare all'idea di costruire il depuratore nella Piana di Pescasseroli e di mettere definitivamente da parte tale insano progetto.

Camerino, 2 gennaio 2018.

 

BIBLIOGRAFIA

MANZI A., 1990 - La gestione dei pascoli montani in Abruzzo e la Società delle Erbe Seconde di Pescasseroli ed Opi. Archivio Botanico Italiano, 66 (3- 4): 129-142.

MARTINELLI M., 2013 – La cartografia delle unità ambientali del Parco Nazionale d'Abruzzo. Colloques Phytosociologiques, XXIX: 375- 382.

ORANO P., 1926 – Una vittoriosa difesa del nostro paesaggio. La Stirpe, IV(6): pp. 289-292.

PEDROTTI F., 2013 - Plant and vegetation mapping. Heidelberg, ed. Springer.

PEDROTTI F., MARTINELLI M., 2015 – Carta delle unità ambientali del Parco Nazionale d'Abruzzo (1: 50.000). In: CRISTEA V., GAFTA D., PEDROTTI F., Fitosociologia. Trento, ed. TEMI.

PEDROTTI F., GAFTA D., MANZI A., CANULLO R., 1992 - Le associazioni vegetali della Piana di Pescasseroli (Parco Nazionale d’Abruzzo). Documents Phytosociologiques, XIV: 123 – 147.

SIPARI E., 1925 – Atto di opposizione del Comune di Pescasseroli contro la formazione del lago artificiale di Opi. Roma, Tip. Colombo.

SIPARI E., 1926 – Relazione del Presidente del Direttorio provvisorio dell'Ente autonomo del Parco Nazionale d'Abruzzo alla Commissione amministratrice dell'ente stesso, nominata con regio decreto 25 marzo 1923. Tivoli, Tipografia di A. Chicca (ristampa anastatica in tre edizioni speciali dell'Ente autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo, Roma, 1997- 1998, a cura di F. Tassi e F. Pratesi).

SIPARI E., 1927a – Atto di opposizione alla progettata formazione dei laghi artificiali di Opi e di Barrea. Roma, Tip. della Camera dei Deputati.

SIPARI E., 1927b – Atto aggiuntivo di opposizione 3 aprile 1927 alla progettata formazione dei laghi artificiali di Opi e di Barrea Roma, Tip. della Camera dei Deputati.

SIPARI E., 1928 – Il Parco Nazionale d'Abruzzo liberato dall'allagamento. Il Centauro. Rivista mensile dell'Abruzzo-Molise, I(1): pp. 7-22.

VOLPE G., 1927 – Il Parco Nazionale d'Abruzzo e i suoi nemici. Il Corriere della Sera, 24 febbraio 1927.

ZUNINO F., 2017 – Erminio Sipari e il depuratore di Pescasseroli. Una storia moderna tutta italiana. Murialdo, Associazione Italiana per la Wilderness (AIW).

Toscana: la Regione cerca cacciatori da formare per gli interventi di controllo nelle Riserve Regionali

  • Pubblicato in Notizie

 

In seguito alla riunione tenutasi in Regione Toscana mercoledì 27 dicembre alle 16,30. La Regione ha dato indicazioni per attivare i piani di controllo nelle Riserve Naturali. Andranno segnalati alla Dott.ssa Domitilla Nonis, della Regione, i nominativi dei cacciatori (già precedentemente abilitati agli abbattimenti) per partecipare a corsi di 2/3 ore che consentiranno l’attività di controllo (Girata e Selezione) nelle riserve naturali. Ai primi corsi parteciperanno i residenti nei comuni interessati delle “Riserve” e in quelli limitrofi. In futuro i corsi saranno allargati ad altri operatori.

I nominativi andranno raccolti entro il 4 gennaio. I primi corsi dovrebbero partire in Provincia di Siena (località indicate: Casetta e Chianciano). Ove possibile sarebbe utile concordare con gli ATC le presenze.

Basilicata: Prorogata la caccia ai turdidi e alla beccaccia

L’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio del Dipartimento Politiche Agricole e Forestali comunica che sono prorogate le date di chiusura dell’attività venatoria per le specie beccaccia, tordo bottaccio, tordo sassello e cesena, senza produrre alcuna significativa alterazione sull’andamento riproduttivo e migratorio delle specie interessate.

In particolare per la Beccaccia (Scolopax rusticola) si autorizza il prelievo di 1 capo giornaliero e sempre per un massimo di venti capi annui (dal 1/10/2017 al 20/01/2018) complessivi e una chiusura della stagione venatoria al 20 gennaio 2018.

Per Tordo bottaccio (Turdus philomelos), Tordo sassello (Turdus iliacus), Cesena (Turdus pilaris) la stagione venatoria su chiude al 31 gennaio 2018 autorizzando il prelievo di 10 capi giornalieri e per un massimo di duecento capi annui complessivi (dal 1/10/2017 al 31/01/2018).

Elezioni politiche: Lettera aperta del Presidente Nazionale Arci Caccia Sorrentino ai principali leader

 

Roma, 2 gennaio 2018

 

 

On. Angelino Alfano

Presidente

Alternativa Popolare NCD

 

On. Silvio Berlusconi

Presidente

Forza Italia

 

Sen. Pietro Grasso

Leader

Liberi e Uguali

 

On. Giorgia Meloni

Presidente

Fratelli d’Italia

 

Matteo Renzi

Segretario

Partito Democratico

 

On. Matteo Salvini

Segretario Federale

Lega Nord

 

Oggetto: lettera di fine Legislatura ai Partiti presenti in Parlamento e a quelli che verranno.

Gentili Segretari e Presidenti,

la Legislatura è finita e, per quanto non è stato fatto dal Parlamento in materia di gestione della fauna selvatica, sono rimasti aperti i problemi all’agricoltura italiana che derivano dall’impossibilità al corretto controllo delle specie selvatiche.

Risorse economiche del mondo venatorio che potevano essere investite in ripristini ambientali, produzione e protezione di fauna selvatica e nel recupero di biodiversità, sono stati, in modo sicuramente insufficiente essendo solo quelle dei cacciatori, utilizzate per risarcire parzialmente aziende agricole colpite dalla presenza fuori controllo delle specie selvatiche e tra queste, il più “famoso” è il cinghiale. Ma ci sono anche specie esotiche, aliene, che mortificano per la loro eccessiva presenza il lavoro degli agricoltori italiani e ormai in ogni parte del Paese, poi il randagismo causato dall’abbandono dei cani da parte di cittadini che hanno un’interpretazione alterata del benessere animale. Queste condizioni gravano sugli agricoltori, dentro e fuori le aree protette.

La classe politica che in questa legislatura ha ignorato le soprarichiamate problematiche e non ha dato norme utili per effettuare prelievi e forme di caccia finalizzate a mantenere l’equilibrio tra le specie.

Il futuro delle nostre aree rurali, per questi temi sottovalutate rispetto alla organizzazione in altri Paesi, non ha di che gioire. Temiamo non siano state dimenticanze ma, purtroppo, mancanza di volontà politica come sembrano confermare le prime battute della campagna elettorale appena iniziata.

La corsa delle “coalizioni”, dei Movimenti, dei Leader a riciclare rappresentanze autodefinitesi verdi, ancorchè rottamate precedentemente e più volte negli anni dal voto popolare, è emblematica della rincorsa al fanatismo animalista estremista, ad un integralismo estraneo alla cultura positiva, fertile di un profondo e duraturo rispetto dell’ambiente e di una economia verde, “pulita”, tradizione dei contadini italiani.

Meglio per la politica in crisi riciclare verdi e fascio-animalisti? Meglio il Parlamento degli animali o essere rappresentativi di donne e uomini di questo Paese, tutori operativi delle campagne?

Abbiamo un importante patrimonio faunistico grazie ad un presidio ambientalista di chi, in quei territori, vive: coltivatori, cacciatori, allevatori.

Noi, parte di questa comunità non abbiamo dubbi sulla necessità che a rappresentarla in Parlamento domani, dovrebbe essere la “buona politica”.

Per la Befana 2018, dovremmo donarvi carbone. Non lo faremo perché è inquinante. Per le elezioni vorreste in dono voti, ma non sarà così se continuerete nella politica seguita fino ad oggi. Che il 2018 porti buone notizie ai cittadini. Ne hanno molto bisogno.

Cordiali saluti

Sergio Sorrentino

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