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Luca Gironi

Luca Gironi

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AIW: L’ORSO, IL PARCO D’ABRUZZO, IL PATOM, LE ZPS, I MONTI ERNICI E LA REGIONE LAZIO

La Regione Lazio ha recentemente emanato una Deliberazione (15 novembre 2016 n. 687) per, così dire, regolarizzare gli impegni presi in merito alle Direttive UE ed al protocollo PATOM per la protezione degli habitat e dell’Orso bruno marsicano: una deliberazione tanto prolissa quanto inutile e, soprattutto, inefficace ed inapplicabile per le ragioni per cui è stata presa. Ragioni che, forse, si annidano più in pressioni sulla politica da parte di certo mondo ambientalista che non sulla sua necessità per la finalità primaria per cui è stato emanato, che è la protezione dell’Orso marsicano in Regione Lazio. O, quanto meno, per rispettare impegni che non potendosi imporre per ragioni di democrazia, almeno salvi la faccia delle autorità regionali sul mantenimento di impegni che erano stati presi e che bisognava assolvere. Carta straccia, ma carta che permetterà alla politica di salvare la faccia di fronte all’Europa ed a chi sosteneva che bisognava fare qualcosa; quel qualcosa che, bisogna riconoscerlo, per ora i politici che governano il Lazio fortunatamente non hanno avuto il coraggio di imporre (perché sarebbe azione antidemocratica, checché ne pensino tanti ambientalisti!). In soldoni, si sarebbe voluto che la Regione Lazio ed il Partito di maggioranza che la amministra, IMPONESSERO il proprio settore di competenza dell’ “AREA CONTIGUA” del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed il PARCO REGIONALE DEI MONTI ERNICI. Ma ciò, ovviamente, non è stato fatto semplicemente perché non era possibile farlo, e non tanto per il rispetto delle regole democratiche (su queste si sarebbe anche potuto sorvolare, com’è d’uso nel nostro Paese tutt’altro che democratico!) ma proprio per il doveroso rispetto della legge (confermata dalla Corte Costituzionale), che lo ha impedito: ovvero, perché senza l’assenso delle amministrazioni comunale coinvolte non si può istituire né l’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo né il Parco Regionale dei Monti Ernici! Soprattutto non lo si è fatto perché le popolazioni locali vigilano e se mai venisse trovato il coraggio per delle misure impositive, i Partiti (o il Partito) che se ne facesse carico, rischierebbe poi una debacle alle prossime elezioni regionali a causa di una prevedibile ribellione di tutto il mondo rurale.

Ma vediamo quali commenti è il caso di fare alla prolissa Deliberazione di Giunta Regionale proposta dall’Assessore ai Rapporti col Consiglio Regionale, Ambiente e Rifiuti.

1. Anziché pensare a difendere ed ha mantenere l’orso marsicano nel suo storico areale (almeno a memoria d’uomo) sollecitando il Parco d’Abruzzo a fare il suo dovere gestionale in merito, si vorrebbe mettere le mani sul territorio circostante dove l’orso si sta sbandando proprio a causa dell’errata gestione del territorio storico (scarso controllo al disturbo turistico, nessun aiuto alla pastorizia ed anzi penalizzazioni continue, nessun aiuto all’agricoltura o incentivazioni per favorirla), ovvero di quella che con termine aulicamente scientifico oggi è definita core area. Un’area storica che oggi (OGGI!) nella Deliberazione viene definita “non sufficiente” a mantenere l’attuale dimezzata popolazione, quando lo è stata per centinaia di anni! Addirittura si parla di allontanamento dei maschi di orso, quando essi non si allontanarono MAI in passato, quando avrebbero avuto ragione di farlo per… battere la “concorrenza”. Dando per assodata una verità che tale non è proprio perché non è
dimostrabile: ovvero, che gli orsi nell’area Parco siano aumentati di numero e che quindi ciò
./.
crei quello sbandamento logico per ogni popolazione animale in crescita. Difatti, non di presenza di esemplari di una popolazione in crescita si tratta, ma di “sbandamento”, di una “emigrazione dispersiva” di tutta la popolazione.

2. Nella Deliberazione si parla dell’esigenza e dell’ “individuazione” (non potendola imporre, che almeno la si programmi!) “di una forma adeguata di protezione dell’Area dei Monti Ernici”, ovvero di una nuova area protetta, quando nello stesso Piano d’Azione PATOM (ripreso dalla Deliberazione) sta scritto che per difendere l’orso marsicano “non sono necessarie altre aree protette”. Ovvero, la Deliberazione prevede cose che lo stesso PATOM esclude! A meno che, considerato che Assessore ai Rapporti col Consiglio Regionale, Ambiente e Rifiuti è il Consigliere Mauro Buschini, politico del frusinate (Alatri) notoriamente dichiaratosi (pubblicamente!) contrario ad un Parco ed invece sensibile alle istanze del mondo rurale, ed anche favorevole a delle Aree Wilderness comunali (sempre per sua pubblica dichiarazione), non si voglia puntare su questa scelta autonoma dei Comuni con riconoscimento regionale; sebbene ci sia il rischio che in Regione, per dare soddisfazione all’ambientalismo DOC che è ad esse contrario, non si studi poi una deliberazione che le chiuda alla caccia; chiusura non prevista dall’indirizzo mondiale di questa forma di Area protetta (cosa che sarebbe una iattura per il mondo venatorio, da anni impegnato ad impedire la nascita del Parco e che invece ben volentieri accoglie e sostiene una tutela mediante la designazione delle Aree Wilderness comunali).

Gli ambientalisti premono da anni per un Parco Regionale per i Monti Ernici con la scusa di dover proteggere l’areale futuro dell’orso che lì potrebbe espandersi (ad oggi si tratta, e da sempre, di sporadici spostamenti stagionali di rari individui che poi regolarmente rientrano nei ranghi dell’area storica o core area). E si basa questa richiesta sul fatto di una necessità di vincoli protettivi; ciò quando i Monti Ernici sono da anni vincolati in vario modo, anche severamente, dai vincoli paesaggistici e forestali e, soprattutto, dalla Direttiva europea che li ha delimitati come Zona Speciale di Conservazione con vincoli ben precisi già stabiliti dalla stessa Regione Lazio. E da notare è che la stessa Unione Europea NON ABBIA MAI RICHIESTO una sua istituzione in Parco, né tanto meno una sua chiusura all’attività venatoria (peraltro già proibita in ben 3.500 ettari di Oasi Faunistica). Ed ovviamente IGNORANDO ASSOLUTAMENTE i già 5 settori di Aree Wilderness comunali per un totale di 8.000 ettari designate proprio per garantire ai Monti Ernici una duratura salvaguardia paesaggistico-ambientale con autonome, democraticissime ed anche legittime, decisioni consigliari (esiste una legge dello Stato che ribadisce questa potestà delle autonomie comunali, e le avalla: la n. 10/2013).

3. Si parla e si programma di controlli e monitoraggi stradali per evitare la collisione di orsi con le automobili, quando STORICAMENTE nel Lazio c’è stato UN SOLO caso dubbio di collisione! E, soprattutto, quando già esiste una legge regionale che disciplina l’uso motorizzato delle strade montane ed agresti. Gravi poi le previsioni che verrebbero a penalizzare l’attività pastorale! Un’attività rurale che andrebbe invece incentivata proprio per favorire la presenza dell’orso.

In pratica, come già in Abruzzo, anche nel Lazio si fa politica sulla pelle dell’orso, e non si nulla di veramente utile, pratico e realizzabile per salvarlo!

Murialdo, 15 Dicembre 2016 Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

ER: Christian Maffei Vicepresidente Nazionale Arcicaccia prende le distanze dalle dichiarazioni di Giorgio Lombardi

Christian Maffei, Vice Presidente nazionale ARCI Caccia, coglie l’occasione della presentazione del Talk Show che si è svolto nell’ambito della Manifestazione Fieristica Caccia & Country Fishing Expo, svoltasi a Forli, per sottolineare una sua presa di distanza dall’intervento di Giorgio Lombardi, coordinatore provinciale degli ATC di Forlì:

“Nell’interesse della difesa dell’immagine dei cacciatori, delle squadre che praticano la caccia al cinghiale, dei selecontrollori e del mondo venatorio, voglio ribadire che è stato un grave ed inammissibile errore dichiarare che in Emilia Romagna c’è il mercato nero della carne di cinghiale. Non voglio solo tutelare il lavoro legislativo della Regione ma anche i passi innanzi fatti sui controlli del.

Il dovere di chi rappresenta gli ATC è delegittimare queste pratiche illegali. Quando si viene a conoscenza di reati, questi vanno sempre denunciati. Caccia, legalità e trasparenza sono valori non scindibili”.

APPROVATA LA MODIFICA ALLA LEGGE REGIONALE DELLE MARCHE SUGLI ANIMALI D'AFFEZIONE E LA PREVENZIONE DEL RANDAGISMO

Il consiglio regionale delle Marche nella seduta odierna ha approvato la proposta di legge n. 65 avente all'oggetto "Modifiche alla legge regionale 20 gennaio 1997 n. 10 (Norme in materia di animali da affezione e prevenzione del randagismo)". Questa nuova legge, il cui primo firmatario e relatore di maggioranza è il consigliere Federico Talè, porta da 90 a 60 giorni il periodo minimo dalla nascita per la separazione dei cuccioli di cane dalla fattrice; aumenta da 1 a 2 ore il tempo in cui è consentito detenere gli animali in gabbia in caso di soste durante il loro trasporto; e introduce la possibilità di detenere in gabbia gli animali in caso di partecipazione a manifestazioni autorizzate per tutta la durata della manifestazione, con il limite delle 3 ore consecutive.

LEGGE DI RIFORMA DEGLI ATC OCCASIONE PERSA. CCT “GESTIONE A RISCHIO”


Il Consiglio regionale, nella seduta di martedì 13 dicembre, ha approvato il testo della nuova legge sugli ATC con 21 voti a favore, nove contrari e tre astenuti.
La “riforma”, che giunge dopo la dichiarazione di illegittimità da parte della Corte Costituzionale della precedente legge regionale, non si limita a ridefinire numero e confini degli ATC (quindici al posto dei precedenti diciannove governati da nove Comitati secondo la norma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale) ma detta anche regole per il loro funzionamento.
“L’impianto della nuova legge mortifica immotivatamente ruolo e funzioni dei Comitati di Gestione, appare
improntato ad una diffidenza conclamata verso i cacciatori, gli agricoltori e verso i comitati di gestione degli ATC, con indicazioni che contraddicono le stesse normative nazionali in matteria di appalti e mette a serio rischio la possibilità di operare una efficace gestione di fauna e territorio” sostiene la Confederazione Cacciatori Toscani - cui aderiscono Federcaccia, Arcicaccia ed Anuu toscane - che sino all’ultimo si è battuta per emendare il testo approvato dal Consiglio. Un’interlocuzione quella della CCT con le Istituzioni che, nel corso del confronto con l’Assessore e poi nella consultazione con la II Commissione Consiliare, è riuscita solo in parte ad evitare soluzioni pasticciate, affacciate con indubbia fantasia dagli uffici del competente assessorato nella singolare girandola di ipotesi prospettate a proposito del numero e dei confini degli ATC. Accolto il principio della rappresentatività nella designazione dei membri dei Comitati di Gestione, come peraltro dettato dalle sentenze del Consiglio di Stato ma incomprensibilmente disattesa la proposta di garantire continuità alla gestione, evitando turn over forzati con norme sul limite dei mandati che appaiono decisamente illegittime ed appellabili e con una domanda che sorge spontanea: sono forse disponibili, i consiglieri, ad introdurre una analoga norma sui loro mandati?”
Neppure la richiesta di una tabellazione dei confini, che, possibile in molti casi, consentisse di riutilizzare le
vecchie tabelle al fine di operare all’insegna del risparmio, ha trovato accoglienza.
“Dopo le ripetute dichiarazioni di disponibilità e di apertura – manda a dire la Confederazione dei Cacciatori
Toscani – la conclusione inevitabile da trarre è che non vi è stata una reale volontà politica ad ascoltare la
principale espressione organizzata del mondo venatorio, le cui valutazioni peraltro erano condivise anche da altre componenti sociali presenti ai tavoli. Confederazione che ha sempre formulato proposte costruttive e improntate alla necessità di garantire un governo organico della materia, all’altezza dei problemi sul tappeto.
Non è la prima volta, in questa legislatura regionale, che si assiste a questa “mancanza di ascolto”. A breve sarà tempo - dati numerici alla mano, a partire dalla quantificazione dei danni alle produzioni agricole - di verificare gli esiti del primo anno di vigenza della legge obbiettivo sugli ungulati: un passo indietro rispetto alla normativa precedente che sarebbe bastato applicare compiutamente per raggiungere i risultati necessari.
La Toscana merita di più e di meglio: basta con politiche frammentarie e di corto respiro, l’improvvisazione, la rincorsa delle emergenze: la Confederazione Cacciatori Toscani rinnova la richiesta di una Conferenza regionale sulla Caccia per definire scelte organiche e strategie pronta alla mobilitazione assieme a tutti gli interlocutori .


Firenze, 14 dicembre 2016
Confederazione Cacciatori Toscani
(Federcaccia – Arcicaccia – ANUU)

SERGIO BERLATO (FDI-AN-MCR): GRANDE RISULTATO L’APPROVAZIONE DELL’EMENDAMENTO CHE ISTITUISCE IL SERVIZIO REGIONALE DI VIGILANZA.

Con il voto favorevole del Consiglio regionale del Veneto è stato approvato un emendamento al Collegato alla Legge di stabilità 2017 che stabilisce l’istituzione del Servizio regionale di Vigilanza.
“Il Servizio Regionale di Vigilanza della Regione Veneto sarà impiegato nel contrasto dei reati contro il patrimonio faunistico-ambientale (caccia, pesca, ambiente) e svolgerà l'attività di controllo sulle funzioni che passano in capo alla Regione – spiega il Consigliere regionale e Presidente della Terza Commissione Sergio Berlato, che definisce l’approvazione dell’emendamento – un importante risultato che abbiamo fortemente auspicato per non disperdere le competenze acquisite dagli agenti che espletavano il loro servizio alle dipendenze delle amministrazioni provinciali, ed evitare il rischio, su materie così esposte e sensibili, di impiegare molti anni per formare professionalità ex novo.”
“L’approvazione di questo emendamento concordato tra il sottoscritto e la Giunta regionale del Veneto – sottolinea Berlato - recepisce il Progetto di Legge n. 43 da me presentato in data 24 agosto 2015 con il quale si voleva tutelare la professionalità dei corpi di Polizia Provinciale e garantire un efficace servizio di controllo e salvaguardia del patrimonio faunistico-ambientale oltre che il coordinamento ed il controllo di tutti gli agenti volontari di vigilanza operanti in Veneto".
"Il Veneto – ricorda il Consigliere - presenta al suo interno una serie di territori estremamente diversificati ricompresi negli ambiti di protezione e salvaguardia nazionale ed europea, che necessitano di un'attività permanente di vigilanza e sorveglianza. Anche perché tale patrimonio costituisce la leva della filiera economica della Regione, di quella turistica e di quella agricola. Per queste ragioni era indispensabile una soluzione che garantisse un efficace presidio ambientale”.
“Il Servizio regionale di Vigilanza avrà funzioni di vigilanza venatoria, ittica ed ambientale, di controllo sfruttamento del suolo e sottosuolo, cave estrattive, sbancamenti, di vigilanza zoofila e di protezione degli animali – spiega Berlato – praticamente assorbirà le funzioni e il personale dei Corpi di Polizia Provinciale".
"Abbiamo fortemente sostenuto questo provvedimento - ha ribadito il consigliere di Fratelli d’Italia – AN – Movimento per la Cultura rurale - per garantire la continuità di un indispensabile servizio di pubblica utilità, salvaguardare importanti e preziose professionalità e anche per garantire certezze al personale dipendente delle Province, che non può più essere in balia dell'incertezza determinata dalla legge di riordino nazionale, che ha messo in confusione e ha creato solo disservizi a scapito dei territori e dei cittadini".
Venezia, lì 14 dicembre 2016
Ufficio Stampa
Sergio Berlato
Consigliere regionale del Veneto
Presidente Terza Commissione Consiliare permanente
Coordinatore per il Veneto di Fratelli d’Italia-An

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