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Luca Gironi

Luca Gironi

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ANUU: BENE IN TOSCANA IL MONITORAGGIO DEI CARNIERI

 

 

Sembra opportuno segnalare l’importante iniziativa che la Regione Toscana sta attuando con la distribuzione di un’interessante agenda relativa al progetto di monitoraggio dei carnieri di selvaggina migratoria per tutti i cacciatori che svolgono l’attività venatoria da appostamento fisso. Il progetto è molto semplice in esso vengono indicati la presenza del capanno, i capi abbattuti per specie e la data della giornata di attività anche nel caso in cui nella stessa giornata non siano stati effettuati abbattimenti. Con questa iniziativa la Regione Toscana intende sviluppare la conoscenza dello sforzo della caccia che verrà valutato per ogni decisione consequenziale sul prelievo venatorio. Analoga iniziativa viene svolta anche in Francia nei Dipartimenti del sud tramite l’Istituto IMPCF attraverso le osservazioni e secondo un protocollo standardizzato in cui vengono indicate le date, la durata delle osservazioni, la tipologia ambientale, il numero d’individui osservati e il metodo di caccia utilizzato. In Francia, nell’ambito delle iniziative dell’AECT, l’attività svolta dal 2011-12 ha consentito di valutare una durata totale delle osservazioni compresa tra le 5.100 e le 6.400 ore, per un totale numerico di uccelli osservati che va dai 315.000 agli 880.000, a seconda delle annate. Tutti questi dati vengono poi elaborati dall’IMPCF, diretto dal prof. Jean-Claude Ricci, e sono stati presentati al recente Convegno internazionale IUCB 2017 a Montpellier per dimostrare come i cacciatori possano essere utile per una scienza partecipata, sviluppata direttamente sul campo e fortemente attendibile, anche senza essere degli scienziati in camice bianco.

 

ANUU: LE ALTERNANZE DELLA MIGRAZIONE OTTOBRINA

 

Pensavamo andasse meglio dopo il grande picco di fine settembre, ma le condizioni meteo non hanno agevolato la migrazione della prima settimana di ottobre, che ha mantenuto un movimento interessante, ma che è scemato all’approssimarsi dell’ultimo week-end. Il Favonio proveniente da nord ha innescato un gioco d’aria sopra le Alpi, che gli fanno da ostacolo, per poi discendere sulle vallate riducendo la sua velocità ma portando temperature anche sopra la norma, come è avvenuto nel pomeriggio di sabato 7 e di domenica 8. Tale situazione ha condizionato il passaggio migratorio e quello del Tordo bottaccio in alcune zone è stato al di sotto delle aspettative. Buona la presenza del Fringuello che come gli altri fringillidi, Frosone e Lucherino, sta dimostrando un primo passaggio positivo, cosa che per le ultime due specie non avveniva da alcuni anni. Tra gli estatini si sono osservati gli ultimi Prispoloni, Codirossi e Beccafichi. Anche quest’anno, come avviene da diversi anni, il Colombaccio sta avendo un ottimo passaggio. Stessa situazione si presenta tra gli anatidi per il Germano reale e si hanno notizie del passaggio dei primi contingenti di Alzavole e dei primi movimenti di Mestoloni. Speriamo che l’ultimo quarto di luna di mercoledì 12 ottobre possa avere un’influenza positiva sulla presenza dei nostri amici alati, attesi in buon numero per la tradizionale data di Santa Teresa, domenica 15 ottobre, come è avvenuto lunedì 9 dove si è notata una gradevole ripresa per il Tordo bottaccio. Staremo a vedere!

CONSEGNATE AL PRESIDENTE DEL SENATO PIETRO GRASSO LE OLTRE 82.000 FIRME RACCOLTE DALLA COALIZIONE ITALIANA #SALVAILSUOLO

 

Oltre 82.000 cittadini italiani hanno chiesto di tutelare il suolo libero e sano, una risorsa essenziale alla produzione agricola ma che è anche il più efficace sistema di difesa da alluvioni e altri eventi catastrofici. Le recenti tragedie ci ricordano che quando non si rispetta il suolo, le pur doverose opere di difesa sono sempre insufficienti a garantire la protezione di cittadini, abitazioni e città. Ora spetta al Parlamento rispettare la volontà dei cittadini e sbloccare la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole.

Un contributo importante, quello dei firmatari italiani, che pesa sulle oltre 212.000 firme raccolte a livello europeo ed eccede largamente il quorum fissato per il nostro Paese dalla Commissione Europea (54.750 firme): si tratta di un dato significativo che testimonia la sensibilità presente nel nostro Paese riguardo ai troppi fenomeni di degrado a carico del suolo, ed in particolare la cementificazione che ricopre ampie parti di territorio. Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila km2 (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadri al secondo, senza risparmiare aree di grande valore paesaggistico e naturalistico, o di estrema vulnerabilità a rischi ambientali, come alluvioni, frane e terremoti. Il tutto in mancanza di una norma efficace che regoli la demolizione degli edifici abusivi.

Il 10 Ottobre a Palazzo Madama le associazioni della coalizione italiana #salvailsuolo hanno incontrato e consegnato simbolicamente le firme al Presidente del Senato Pietro Grasso, chiedendo di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Un provvedimento i cui obiettivi sono fermare il consumo di suolo e incentivare da subito la rigenerazione urbana e l’edilizia di qualità.

“Se il nostro Paese appare più fragile di altri agli eventi catastrofici, le colpe non sono solo del cambiamento climatico, ma di come abbiamo trattato il territorio negli ultimi decenni – dichiara Damiano Di Simine, portavoce della coalizione italiana #Salvailsuolo – Con le firme raccolte in Italia sproniamo il Parlamento a varare entro la legislatura il disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, e a bloccare il ddl Falanga in approvazione, che rischia di vanificare tutti gli sforzi messi in atto per contrastare l’abusivismo edilizio.”

Le associazioni chiedono anche rigore e vigilanza per evitare che nella discussione della legge di stabilità non ci siano colpi di mano rispetto agli impegni assunti con la finanziaria dell’anno scorso: ovvero che sia del tutto ripristinato, dal 1 gennaio 2018, il vincolo alla destinazione delle risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione. Ciò è indispensabile da un lato per sostenere gli interventi di rigenerazione urbana, e dall’altro per evitare che nei comuni sopravviva un meccanismo perverso di incentivazione di consumi di suolo in cambio di entrate fiscali impiegabili con ampia discrezionalità per ripianare i bilanci.

Consegnate le firme gli organizzatori restano in attesa di una risposta da parte del Parlamento e del Governo, ma allo stesso tempo evidenziano la necessità di agire anche a livello europeo: fermare il degrado del suolo è un preciso target sottoscritto con l’adesione all’agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile a cui la UE ha aderito con convinzione, ma ad oggi il suolo e la sua tutela continuano ad essere temi sconosciuti per il diritto europeo. La petizione, oltre che in Italia, ha raccolto oltre 212.000 firme negli altri Paesi dell’Unione Europea, e i promotori sono determinati a far pesare questo primo risultato che testimonia di una crescente consapevolezza dei cittadini verso l’esigenza di tutelare una risorsa naturale da cui tutti dipendiamo per la produzione di cibo e benessere.

L’ORSO MARSICANO, I PAESI E LE AUTOSTRADE

Riceviamo e pubblichiamo.

Un proverbio dice che quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Lo si potrebbe adattare alla situazione dell’Orso marsicano, dove sembra che tutti (anche le autorità, ed è la cosa più grave!) anziché cercare di capire i motivi o le ragioni del perché la popolazione ormai sempre più sparuta di quest’animale non viva più nel suo habitat naturale di ancestrale memoria (peraltro protetto come Parco Nazionale proprio allo scopo di difenderlo) è ormai sempre più presente nei paesi, specie in quelli del circondario del Parco (quest’anno ha nuovamente più volte fatto la sua comparsa anche nella capitale dell’area protetta, Pescasseroli e addirittura è stato visto anche attraversare l’autostrada Roma-Pescara per dirigersi sempre più lontano dal Parco), si premurano tutti di richiedere provvedimenti non per far rientrare o far restare gli orsi nel Parco e nel suo range storico di sopravvivenza, ma: da una parte per richiedere ai cittadini ed ai turisti di non disturbarlo, di non avvicinarglisi per fotografarlo, di non prendersi le confidenze che la sua confidenza verso l’uomo stimolerebbe (specie agli animalisti alla Brambilla per intenderci, quelli che credono che lupi ed orsi siano come i peluche che si portano a letto i bambini!) e addirittura propongono alle autorità preposte alla gestione delle autostrade costose recinzioni che impediscano all’orso di superarle (come se l’orso fosse stupido e non finisse per seguirle fino a trovare il varco cercato, fosse anche a chilometri di distanza). E le autorità? Si limitano a fare appello agli automobilisti “a prestare molta attenzione alla guida, soprattutto all’alba e al tramonto, in quanto sono i momenti preferiti dagli orsi per attraversare le strade”: come se le migliaia di automobilisti che percorrono quell’autostrada ne fossero informati! O si finirà per pretendere un muro alla Trump che da Roma giunga fino a Pescara? In fondo in questi casi l’orso non è forse un migrante? I costi? Certamente milionari, per folli misure di ipotetico contenimento a fronte di stanziamenti ben minori e certamente risolutivi del problema come la banale semina di campi di mais.

Chissà come mai non abbiano pensato di proporre lo scavo di una galleria che dal Fucino porti fino alla Valle Peligna (ed ovviamente anche per le ferrovia Roma-Pescara, visto che anche i treni viaggiano a velocità sostenuta!) mettendo così in “sicurezza ursina” le montagne che attraversano (e non ci si dimentichi della superstrada Sora-Cassino, visto che un orso è stato segnalato sul Monte Caira, e per giungervi ha necessariamente dovuta attraversare anche questa trafficata arteria)!

Intanto ad incentivare – o seminare direttamente – terreni nelle vallate del Parco anticamente adibite all’agricoltura, non se ne parla né si propone (a parte la scrivente associazione), né si parla di “greggi pubblici” da lasciare al libero arbitrio dell’orso senza dover indennizzare i proprietari; e se se ne parla si finisce sempre per sostenere che non v’è né alcun bisogno visto che l’originario territorio abitato dall’orso è straricco di risorse naturali spontanee: vero, ma peccato che l’orso sia da millenni che cerca i prodotti dell’uomo proprio perché (l’orso non è un fesso!) più abbondanti e più appetitosi.

E così, ecco che anche quest’anno, peraltro di crisi alimentare aumentata dalla siccità, gli orsi sono sempre più spesso avvistati nottetempo aggirarsi nelle strade dei paesi, tra un orto ed un pollaio, tra un bidone di immondizia ed una conigliera. O in migrazione verso le loro “Lampedusa” oltre le strade e le autostrade, pericolose come lo sono le acque del Mediterraneo per i barconi che giungono dalle coste africane.

E il Ministero dell’Ambiente che fa? Regala automezzi al servizio di sorveglianza del Parco (di cui effettivamente c’è sempre più bisogno, visto che ormai per seguire gli orsi le povere guardie devono anche pattugliare le autostrade!) e erogano soldi per le ennesime e continue inutili ricerche di biologia, le quali finiscono ormai per servire solo più a contare gli orsi vivi e gli orsi morti; quelli vivi per munirli di radiocollari, quelli morti per recuperarli (orsi e radiocollari)! I Parchi e l’Orso marsicano in mano alla politica ed a incompetenti! (Franco Zunino – Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness)

Abruzzo: La Regione diffida l’ATC Vomano

  • Pubblicato in Notizie

In seguito alla segnalazione di Arci Caccia Abruzzo sull’allargamento delle Aree Non Vocate alla presenza del Cinghiale, la Regione Abruzzo ha provveduto a diffidare l’ATC Vomano dal continuare l’iter per l’allargamento delle stesse.

 

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