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Luca Gironi

Luca Gironi

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE LIBERA CACCIA EMILIA - ROMAGNA: NO ALL’ISTITUZIONE DEL PARCO INTERREGIONALE!

L’Associazione Nazionale Libera Caccia esprime con rammarico il proprio dissenso per l’attuale dinamica che sta avvenendo per l’istituzione del futuro Parco interregionale del Delta del Po fra le Regioni del Veneto e dell’Emilia Romagna.
Sarà un parco di circa 130 mila ettari che vincolerà tutte le attività antropiche già esistenti e future, un cambiamento radicale per pochi fruitori.
Oggi il provvedimento sarà presentato alla Camera dal deputato Alessandro Bratti PD, capogruppo in Commissione Ambiente, per essere licenziato con eventuali modifiche per poi approdare al Senato dove sarà definitivamente votato in tempi rapidi.
Il confronto deve avvenire anche fra le componenti minoritarie ovvero noi cacciatori, fra le poche attività presenti per tradizione e cultura.

Bologna 20-06-17

Ufficio di Presidenza Regionale a.n.l.c.
Roberto Fabbri
Provinciale a.n.l.c. di Ferrara
Fabrizio Gruppioni

Arci Caccia Pistoia e ANLC Pistoia: Al più presto le modifiche di legge che consentano di ridurre i danni

Abbiamo letto con attenzione l’interrogazione presentata da Marco Niccolai al Consiglio Regionale toscano. Il problema del controllo numerico degli ungulati, e di tutti gli animali problematici in genere, sta diventando giorno dopo giorno sempre più pressante. Niccolai, prendendo spunto dalla situazione del Padule di Fucecchio, unica vera criticità per quanto riguarda i danni da ungulati in Provincia di Pistoia, pone l’accento sull’annosa questione della gestione delle aree protette. Le aree interdette alla caccia programmata, se non sottoposte a continui interventi di gestione, saranno sempre fonte di problemi. Basti guardare al nostro Padule, area solo in minima parte protetta, ma soggetta a disposizioni che consentono solo un prelievo saltuario ai sensi dell’Art 37. In questa preziosa area faunistica, il cinghiale prolifera, limitato solo da pochi operatori che lo contrastano al massimo un paio di sere a settimana. Questo porta danni all’area umida e agli animali che la abitano, oltre a svariate decine di migliaia di euro da rimborsare agli agricoltori. Dalla scorsa settimana, poi, su tutti i generi di operazione di controllo effettuate dai cacciatori, ancorché in possesso delle opportune abilitazioni, pende la spada di Damocle della sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione che ha impallinato, proprio su questo argomento, la legge regionale sulla caccia della Liguria. I giudici, infatti, accogliendo un irresponsabile ricorso presentato da uno stuolo di sigle animaliste, con il WWF in testa, hanno stabilito che le norme che autorizzavano il prelievo in controllo degli animali da parte dei cacciatori, al di fuori dall’ambito strettamente venatorio, sono illegittime. Questo perché in contrasto con la legge 157/92, che prevede che questo compito spetti unicamente agli agenti di pubblica sicurezza: Polizia Provinciale, Carabinieri Forestali e tutti gli altri corpi di polizia. Questa sentenza, per adesso, non riguarda la nostra regione, ma il rischio che questa malaugurata esperienza si sparga a macchia d’olio, c’è ed è tremendamente reale. Qualora dovesse concretizzarsi, renderebbe virtualmente impossibile, alle esigue forze rimaste in campo, contrastare con successo il proliferare di cinghiali, cervi, volpi o nutrie negli istituti faunistici, in aree dove il prelievo venatorio è impossibile o nei periodi in cui la caccia è semplicemente chiusa. Per questo ringraziamo il Consigliere Niccolai per l’attenzione che da sempre rivolge al nostro mondo, ma lo sollecitiamo ugualmente, non solo a vigilare che questa infausta prospettiva non si verifichi, ma anche a procedere a rimuovere gli ostacoli che impediscono la gestione delle popolazioni animali sul 100% del territorio agro-silvo pastorale. Il miglior modo perché questo avvenga nel nostro territorio, è una sollecita approvazione del regolamento regionale sulla caccia, in linea alla legge, che permetterebbe il prelievo venatorio del cinghiale tutto l'anno nell'Area Non Vocata n.9 in Padule" (ad oggi vietata perché il regolamento provinciale ne vieta il prelievo). Questo è ciò che vogliono gli agricoltori e sperano i cacciatori, per arrivare finalmente ad un livello di gestione ottimale.

Puglia la Coldiretti lancia l'allarme: «Cinghiali e lupi raddoppiati negli ultimi 10 anni»

Attualmente è al vaglio della II Commissione consiliare del Consiglio Regionale Pugliese la nuova legge "Norme in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, di tutela dell'incolumità pubblica e dell'ordine economico"


Gianni Cantele, di Coldiretti, commenta così i contenuti della proposta di legge regionale in materia:

«Abbiamo fatto pressing affinché si passasse dalle parole ai fatti sul delicato tema della fauna selvatica che mette a repentaglio l’incolumità pubblica e arreca danni al settore agricolo e le nostre istanze sono state accolte e fatte proprie del Presidente della IV^ Commissione consiliare che ha presentato una proposta di legge ad hoc. Nel giro di dieci anni cinghiali e lupi sono raddoppiati, mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori e automobilisti, come testimoniato dai frequenti incidenti stradali, anche con feriti gravi. I numeri la dicono lunga sulla necessità di innalzare il livello di allerta e programmare efficaci attività di riequilibrio della fauna selvatica che mette a repentaglio la stessa incolumità delle persone. Qualora le misure di prevenzione si rilevino inefficaci, dovrà, dunque, essere avviato un efficace controllo faunistico, tramite le attività di contenimento numerico, allontanamento e controllo della fauna selvatica, che si rendono necessarie per il soddisfacimento di un legittimo e primario interesse pubblico, tenendo conto, peraltro, dei principi di efficacia ed economicità delle modalità di attuazione, perseguendo il minimo impatto ecologico»

La presenza di animali con impatto sulle coltivazioni e sugli allevamenti, cinghiali, storni e lupi in particolare, sembra essersi moltiplicata, rendendo la soluzione insostenibile.Per questo da coldiretti arriva un chiaro richiamo a fornire gli strumenti atti a consentire una gestione corretta ed incisiva.

 

 

 

http://www.santeramolive.it/news/cronaca/486623/coldiretti-lancia-lallarme-cinghiali-e-lupi-raddoppiati-negli-ultimi-10-anni

 

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