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Luca Gironi

Luca Gironi

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ANLC: TEORIE SUGLI STATI CONFUSIONALI

 

Rispondiamo alla Federcaccia Toscana, anche se la missiva diffusa sulla stampa porta un’altra sigla, che però per noi ha valore pari a zero e che quindi evitiamo di nominare.
Ringraziamo in maniera particolare la Federcaccia Toscana che ci fa una gran pubblicità gratuita, elogiando una nostra presa di posizione doverosa in merito ai gravissimi problemi che assillano l’attività venatoria regionale e che abbiamo ribadito nella recente lettera aperta all’Assessore Remaschi. Purtroppo, la Federcaccia Toscana, che guida una pseudo confederazione dove tutti, in pratica, sono confluiti in Federcaccia Toscana, non riesce a mandar giù il fatto che ANLC abbia sottoscritto un percorso di alcuni punti comuni con altri soggetti. Purtroppo per Federcaccia Toscana, da questa parte non c’è alcuno stato confusionale, nessun cambiamento di rotta, né a Siena né da altre parti, e continuiamo sempre sulla stessa strada: posizione critica, fortemente critica, su tutta la legge obiettivo, fin dall’inizio e cioè fin da quando, da parte della “Confederazione Federcaccia Toscana” non si vedeva nessuna posizione di contrasto alla Legge Remaschi. Solo ANLC protestava, organizzando assemblee e persino manifestazioni nelle quali non si è mai vista una bandiera, né della Federcaccia Toscana né di qualcuno dei “satelliti” che ormai ci sembrano “fagocitati” dall’associazione madre. Rimaniamo poi allibiti e sconcertati che in codesta pseudo confederazione non si sia capito che l’articolo scritto dal Provinciale ANLC di Siena scaturisca a causa di una forte preoccupazione del mondo venatorio per l’immobilismo di alcune ATC. Dovuto, certo, in parte alle nuove disposizioni, sempre più farraginose, che portano qualche comitato di gestione a dotarsi di convenzioni per effettuare gare di appalto per lanciare selvaggina sul territorio ed altri no, col rischio che alcune Province non immetteranno alcun tipo di animale! La lettera di Siena è perfettamente condivisibile perché richiama l’attenzione sul rilancio della piccola selvaggina. Da Siena nessun “coretto” ma un forte richiamo affinché si possano utilizzare le poche risorse disponibili per miglioramenti ambientali e ripristino concreto degli Habitat.
Libera Caccia prosegue sulla stessa linea, ed è felice che, dopo un po’, ma solo dopo un bel po’ anche Federcaccia Toscana e “fagocitati vari” arrivino a condividere quello che ANLC afferma da sempre sul conto della Legge Obiettivo. Grazie a Federcaccia Toscana il cognome del Presidente Regionale Toscano della LIBERA CACCIA, paragonato al Dott. Jekyll e Mr. Hide (paragone che naturalmente rispediamo al mittente), vola su tutti i siti e blog venatori. Non poteva accadere di meglio.


Alessandro Fulcheris

 

FEDERCACCIA MARCHE RISPONDE AL TG3 REGIONALE

  • Pubblicato in Notizie



In riferimento al servizio del TG 3 Marche andato in onda nella edizione delle ore 14 del 25 Gennaio che aveva come argomento l’attività venatoria nella nostra regione, Federazione Italiana della Caccia Marche, citata nel servizio, ritiene opportuno esprimere alcune considerazioni sui contenuti espressi, riconducibili a un comunicato congiunto di sette associazioni ambientaliste.

Ancora una volta si dimostra come l’ideologia anticaccia di alcune associazioni – per fortuna non tutte – ha il sopravvento sulla legittima e condivisibile preoccupazione per l’ambiente nel suo complesso. Così facendo, queste, invece di dare una corretta informazione volta a risolvere le numerose problematiche che coinvolgono il mondo agricolo e la gestione di fauna e ambiente, si limitano a fare sterile propaganda anticaccia, cercando visibilità mediatica col creare inutile clamore e vuoto allarmismo.

Nella regione Marche ad esempio, non è stato approvato nessun atto volto ad allungare la stagione venatoria rispetto agli atti adottati dalla Regione nel giugno 2017. La caccia si concluderà quindi nei tempi decisi e approvati dalla Regione Marche, nel pieno rispetto della normativa nazionale, regionale e internazionale.

Ancora più grave, e ci tocca anche come cittadini, è il procurato allarme sul presunto avvelenamento da piombo con i conseguenti effetti inquinanti e sulla salute pubblica attribuito ai caricamenti delle cartucce da caccia, i cosiddetti “pallini”. I dati scientifici più recenti, seguiti dal mondo venatorio con attenzione, permettono di affermare che non vi sono prove a supporto di un problema di saturnismo nell’uomo indotto dalle cartucce da caccia. Da ricordare che il piombo è rilasciato nell’ambiente umano da innumerevoli altre fonti, tra cui anche vecchie tubature idriche, combustibili, vernici ed altro. Ciò nonostante, chi si dedica alla caccia in zone umide della Rete Natura2000 deve obbligatoriamente utilizzare cartucce senza piombo e quest’accortezza è fatta propria, in modo del tutto autonomo e come segno di attenzione all’ambiente che ci ospita, anche da molti cacciatori al di fuori da queste circostanze. Anche questo un segno evidente, al di là di quanto le associazioni anticaccia affermano, dell’evoluzione del cacciatore nel tempo e della sua attenzione in termini di gestione del territorio e della fauna, oltre al rispetto di tutte le direttive nazionali e comunitarie in termini ambientali.

Per quanto riguarda infine la diminuzione dei praticanti, nell’ultimo decennio nelle Marche come nel resto del Paese si è riscontrato un calo fisiologico dei cacciatori dovuto a molte cause, ma certamente non nei termini riportati nel servizio. Ma questo non fa certo della caccia una attività in via di estinzione.

In conclusione è palesemente noto che ambiente ed agricoltura non possono fare a meno dell’attività venatoria al servizio della gestione delle specie selvatiche nelle campagne, nei boschi, nei fiumi e in tutti gli habitat del nostro Paese. (www.ladeadellacaccia.it)

Enci: Al via il I° corso nazionale della Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio


E' iniziato questa mattina, a Rispescia (Gr), presso il centro Educazione Ambientale “Il Girasole”, il primo modulo della Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio, un percorso formativo unico in Italia, finalizzato a specializzare unità cinofile a tutela della fauna, attraverso competenze approfondite in tracking, trailing e detection.
L'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana è partner di questo progetto ambizioso, assieme a Legambiente, alla Federazione Italiana Parchi e all'Arma dei Carabinieri, che partecipa anche con alcune unità cinofile.
Negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente l'interesse degli addetti ai lavori verso l'utilizzo dei cani nel settore della conservazione della fauna. La preparazione delle unità cinofile richiede un alto livello di specializzazione nelle moderne tecniche di addestramento. Per questo motivo, le 208 ore complessive di corso, sia teoriche che pratiche, prevedono il contributo didattico di alcuni fra i maggiori esperti di questi settori.
Questo primo modulo, strutturato come un Winter Camp di 4 giorni, è caratterizzato da lezioni frontali teoriche, su argomenti propedeutici ai successivi moduli che, invece, verteranno più specificatamente, con formula teorico pratica, su apprendimento, olfatto, gioco, focus, motivazione e costruzione, addestramento ed allenamento del cane da tracking, trailing e detection.
Enci collabora a questa prima esperienza italiana consapevole di quanto il cane possa contribuire, in maniera significativa e concreta, all'attività di tutela del capitale naturale rappresentato dalla fauna in particolare, di quella a rischio.

Il Presidente
Dino Muto

Orgosolo: Brutta avventura per tre cacciatori sardi rapinati dai banditi

Scene d'altri tempi sono quelle che hanno accolto tre cacciatori nelle campagne di Orgosolo, mentre procedevano per una strada di campagna, l'hanno trovata sbarrata da un albero. Appena sono scesi per sgomberare la carreggiata sono stati affrontati da banditi armati e rapinati dell'auto e dei fucili. 

 

http://www.sardiniapost.it/cronaca/tre-cacciatori-cagliaritani-rapinati-orgosolo-bloccati-derubati-dei-fucili/

 

ARCI Caccia: Qui, ora, sempre e dovunque contro il bracconaggio

  • Pubblicato in Notizie

 

Chi ha sparato ad Agrippa? Il falco pescatore della Maremma ferito in Umbria


Sammuri: individuare il bracconiere. Chiunque sappia qualcosa informi i carabinieri forestali
[25 gennaio 2018]

Agrippa, un falco pescatore nato nella riserva naturale della Diaccia Botrona in Maremma nel maggio scorso è stato ferito con un colpo sparato da un fucile domenica 21 Gennaio, lungo il fiume Tevere, nei pressi di Todi. Come gli altri falchi pescatori che nascono in Maremma era monitorato attraverso un microgps del peso di soli 25grammi, alimentato da una batteria con pannello solare. Rispetto agli altri 6 giovani che si sono involati nel 2017 (altri 3 dalla Diaccia Botrona e 3 dal Parco della Maremma), gli unici in tutta Italia, è stato il più stanziale. Infatti 3 hanno raggiunto l’Africa:Claudio e Caracalla l’Algeria e Maciste (che poi si è scoperto essere una femmina) ha addirittura attraversato il Sahara ed è arrivato in Gambia. Gli altri 3 non sono stati così estremi Massenzio la Sicilia, Marco Aurelio in Campania e Adriano la Corsica.
Agrippa invece è stato molto più vicino a casa, girovagando tra le zone umide e riserve naturali, nonché Oasi Wwf, di Orbetello e Burano con qualche puntata nell’alto Lazio ed in Umbria lungo il Tevere, dove appunto è stato colpito. Una persona ha trovato il falco ferito e, con grande sensibilità, lo ha recuperato, ha avvertito i carabinieri forestali del servizio Cites di Perugia che, con prontezza e professionalità hanno recuperato il falco e lo hanno trasferito al centro di recupero di Formichella vicino ad Orvieto dove sono state somministrate le prime cure e effettuata la prima diagnosi. Nella giornata di Martedì 23 Gennaio abbiamo provveduto a trasferire Agrippa al centro Cruma di Livorno che ha già trattato falchi pescatori La diagnosi accurata con ulteriore radiografia ha evidenziato una frattura scomposta esposta all’ala destra. Agrippa è stato quindi operato per la riduzione della stessa. La prognosi è riservata e ci sono forti dubbi che possa volare di nuovo.
Fatta la cronaca, penso che sia doveroso fare alcune considerazioni. È ovvio che un ferimento con arma da fuoco, con una cartuccia a pallini non può che essere opera di un cacciatore. Peraltro giorno, periodo e zona dove è avvenuto il ferimento consentivano di andare a caccia, ma ovviamente non di sparare ad un falco pescatore, specie particolarmente protetta.
Chi mi conosce sa che non ho posizioni ostili nei confronti della caccia, so benissimo che, quando si rispettano le regole e si cacciano le specie consentite, non si creano problemi alla conservazione della biodiversità. Cinghiali, Cervi, Caprioli, Lepri, Fagiani sono abbondantissimi sul territorio (anzi, in taluni casi sono, anche troppi) e un’attività venatoria su queste specie come detto non crea problemi di conservazione. Ma uno che spara ad un giovane Falco pescatore non è un cacciatore e basta, è un bracconiere e un criminale. Si perché abbattere una specie particolarmente protetta è un reato (penale). Oltretutto stiamo parlando di una specie rarissima in Italia le tre coppie maremmane sono le uniche che si riproducono.
Vivo in Maremma, terra di cacciatori da sempre, con alcuni di loro sono cresciuto insieme e so che la stragrande maggioranza non si sognerebbe mai di sparare ad un falco pescatore o ad un altro rapace. Però ai cacciatori rispettosi delle regole e soprattutto alle associazioni venatorie devo dire una cosa: Se non prendete nettamente le distanze da certi comportamenti poi non vi dovete stupire se cresce l’ostilità nei confronti dell’attività venatoria e se a anche chi non sarebbe pregiudizialmente contrario si pone delle domande a riguardo.
Come si può agire in tal senso? Ci sono tanti modi, in primo luogo denunciando pubblicamente l’accaduto evidenziando come tali comportamenti, non solo sono criminali, ma producono o un danno evidente di immagine a tutta la categoria. Poi collaborando attivamente alle indagini; nel mondo della caccia spesso al bar si parla di quello che è successo durante la giornata. In Maremma, soprattutto nei paesi, è una cosa che fa parte della cultura e della tradizione. È anche bello ed interessante e, davanti a un bel bicchiere di vino, ci partecipa anche chi a caccia non è andato, come tante volte è successo a me.
Ecco perché se qualcuno può fornire informazioni importanti per i carabinieri forestali che stanno indagando, dovrebbe farlo. Nel caso che il colpevole venga individuato, non fare una difesa d’ufficio in quanto “cacciatore”, o tacere sulla cosa, ma anzi rivalersi per il danno di immagine procurato. Dimostrare concretamente che con i bracconieri il mondo della caccia serio e rispettoso delle regole e le associazioni venatorie non vogliono spartire nulla, magari, nel caso specifico, contribuendo con risorse economiche al progetto di conservazione del falco pescatore. Forse si sottrarrebbero risorse per iniziative strettamente venatorie, ma sarebbe un’azione chiara e netta. Comunque non sta a me scegliere come, ma solo dare un consiglio.
Diversamente, se non si fa niente, se si tace e si tollera il bracconiere, magari perché “è pur sempre un tesserato”, non ci si può poi stupire se l’opinione pubblica diventa sempre più ostile alla caccia.
Non tutti quelli che non vanno a caccia sono cresciuti in Maremma…


di Giampiero Sammuri – Presidente Federparchi

 

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