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Luca Gironi

Luca Gironi

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FIDC BRESCIA: L’ISPRA E L’ANOMALIA DEI PARERI FOTOCOPIA

Sappiamo tutti che l’estate di quest’anno è stata particolarmente torrida e priva di precipitazioni. La siccità ha tormentato il nostro paese e messo in ginocchio l’agricoltura italiana, un settore che anno dopo anno diventa sempre di più ambasciatore della cultura del Belpaese. Ovviamente queste condizioni, al limite dello stato di calamità hanno risvegliato i sensi di tutti coloro che aspettano questo tipo di disgrazie per punire l’attività venatoria. Le sigle animaliste non hanno certo perso tempo nell’occupare spazi televisivi e le pagine dei giornali per denunciare una vera e propria ecatombe di specie di fauna selvatica che imponeva, a loro dire, uno stop della stagione venatoria. A rafforzare le loro istanze è intervenuta anche Ispra, l’istituto che dovrebbe fornire supporto tecnico scientifico alle istituzioni di ogni ordine e grado quando si affronta l’argomento fauna selvatica. Ispra ha infatti diramato una nota, a firma del Direttore Piero Genovesi responsabile dell’Area Pareri Tecnici e Strategie di conservazione, dal titolo “Limitazioni all’attività venatoria a causa della siccità e degli incendi che hanno colpito il paese”; la nota è del 28 agosto. L’on Guido Galperti, esponente bresciano del PD, qualche giorno fa ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta al Ministro Galletti, da cui dipende Ispra. Con la grande autorevolezza e precisione che spesso lo contraddistingue Galperti ha fatto presente al Ministro che il documento del Dott. Genovesi nella parte in cui si evidenziano le misure da adottare per tutelare la fauna selvatica è perfettamente identico ad un documento stilato 5 anni prima da un altro dirigente di Ispra. Il parlamentare bresciano nella sua interrogazione rimarca invece che gli studi e le proposte del mondo scientifico devono richiedere un continuo aggiornamento di dati, di condizioni, di verifiche e di rimedi prescrittivi. E’ quindi singolare questa speculare somiglianza dei due pareri e quindi viene da chiedersi quali siano le modalità di ricerca messe in campo dallo stimatissimo, così lo definisce Galperti, Istituto di ricerca. Si chiede infine parlamentare bresciano “se l’assoluta coincidenza di due testi, vergati a cinque anni di distanza e da due diversi studiosi, possa essere considerato come un fatto assolutamente eccezionale che però conferma, in materia, una linea non precostituita ma costante, precisa e assolutamente immutevole”.

Vedremo cosa risponderà il Ministro Galletti; dal canto nostro non possiamo che rimarcare questi comportamenti poiché dalle decisioni e dai pareri di Ispra spesso dipende l’esistenza o no di alcune forme di prelievo venatorio. Stiamo ovviamente parlando del prelievo della piccola migratoria da appostamento fisso e dei richiami vivi: se la scientificità e la professionalità messa in campo da Ispra è la stessa con cui sono stati redatti i due pareri non possiamo sperare in un repentino cambio ai vertici di Ispra.

(www.ladeadellacaccia.it)

CACCIA CINGHIALE IN BATTUTA NELLA PRESTIGIOSA AZIENDA FAUNISTICA VENATORIA “I MONTI DI CASTRO”

 

Finalmente, dopo diversi anni di chiusura, riapre la caccia al CINGHIALE IN BATTUTA nella PRESTIGIOSA AZIENDA FAUNISTICA VENATORIA
“I MONTI DI CASTRO”
La Tenuta Privata si trova a cavallo delle regioni Lazio e Toscana e comprende i comuni di Farnese, Ischia di Castro, Montalto e Manciano.

Queste sono le date previste.

Novembre 5 - 19
Dicembre 3 - 17
Gennaio 7 - 21

Chi volesse partecipare alle suddette BATTUTE DI CACCIA AL CINGHIALE alla “Maremmana” con tanti cani e bracchieri tassativamente in Territorio Libero


La Quote prevista per le 6 cacciate è di 700 euro e comprende sempre il pranzo e parte degli animali abbattuti

Per ulteriori informazioni contattare:
SANDRO 3473192230

Emilia Romagna: parte la "caccia di selezione" a pernice e starna

Dopo le querelle estive parte finalmente la caccia alla starna e alla pernice sull territorio dell'Emilia romagna. Il prelievo di queste due specie, attualmente in difficoltà, viene realizzato su piani di prelievo redatti in base a cenimenti effettuati prima dell'apertura della stagione venatoria.

http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/caccia/temi/attivita-venatoria/approfondimenti-attivita-venatoria/calendario-venatorio-cartella/piani-di-gestione-starna-e-pernice-rossa-2017-18 

FEDERCACCIA PIEMONTE CONTRO I TECNICI FAUNISTICI? MA PER FAVORE…NON DICIAMO STUPIDAGGINI!

Gira voce, probabilmente fomentata ad arte da alcuni, che Federcaccia Piemonte abbia…dichiarata guerra ai Tecnici Faunistici!

Nulla di più falso, al contrario Federcaccia rispetta la categoria ed è riconoscente ai molti stimati professionisti che svolgono egregiamente il loro lavoro in A.T.C. e C.A. della nostra Regione, apprezzando sinceramente l’impegno da tanti di essi profuso per garantire ai cacciatori piemontesi sempre migliori condizioni per lo svolgimento dell’attività venatoria.

I Tecnici Faunistici svolgono molte mansioni impegnative e qualificate, e s’occupano di funzioni indispensabili alla vita di un Ambito o di un Comprensorio; questo è un dato di fatto acclarato, mai messo in discussione da nessuno di noi.

Ciò nonostante, in linea con il dovere di difendere i diritti dei suoi associati, e di chiederne sempre il rispetto, Federcaccia Piemonte è assai dubbiosa e critica di fronte a comportamenti ed atteggiamenti di taluni che, talvolta, penalizzano i cacciatori, ed ovviamente mettono in cattiva luce la loro stessa categoria, creando inutili e improduttive tensioni.

Il caso che ha fatto da detonatore è quello ormai noto a tutti del camoscio yearling affetto da “cheratocongiuntivite infettiva bilaterale”, presentato ad un centro di controllo da un nostro associato con la richiesta, incomprensibilmente rifiutata, di attribuirgli la classificazione di “capo sanitario”.

Tutti sappiamo bene cosa prevedano le “Linee Guida”, e noi abbiamo avuto solo la…colpa – semmai di colpa si dovesse trattare- di pubblicare la foto dello yearling visibilmente malato (“segni di malattia” si legge testualmente sul documento della Regione, e quelli c’erano!) sulla nostra seguita pagina Facebook, “Il Nuovo Cacciatore Piemontese”, descrivendo fedelmente l’accaduto e chiedendo un parere agli utenti che frequentano i social. Nulla più!

Apriti cielo, siamo stati investiti da accuse e offese da parte di chi invece avrebbe fatto meglio a scusarsi con il cacciatore penalizzato, e a rettificare il giudizio; patetici ed ignoranti, così siamo stati impudentemente battezzati. Non è accettabile!

Nei giorni successivi la polemica è montata ancor più, e pure le interferenze esterne, tanto che noi abbiamo prontamente replicato a strumentalizzazioni ed informazioni parziali e scorrette, approfondendo la questione con lo stesso mezzo web.

In molti ci hanno contattati chiedendo precisazioni e nostre prese di posizione ufficiali, e così abbiamo scritto, senza al momento ottener riscontri, alla stessa Regione ed invocato l’intervento degli organismi preposti a gestire tale materia.

La questione era di sicuro interesse pubblico, anche perché nel frattempo il C.A. ha fatto un clamoroso autogol, ed onestamente ce ne dispiace parecchio, pensando bene di diffondere un incredibile comunicato in cui probabilmente si voleva difendere l’operato del Tecnico, ma, ahimè per loro, dettagliando tre diversi gradi di sviluppo della malattia, l’ultimo dei quali era l’unico che poteva far considerare sanitario un camoscio affetto da cheratongiuntivite.

Tutto ciò, e avrebbero dovuto saperlo, contrasta non solo con le “Linee Guida” e il regolamento dello stesso Comprensorio, che nulla specificano su quella patologia, ma pure con norme di legge perentorie che invece impongono la presenza di un Medico Veterinario iscritto all’Albo per diagnosi e individuazione degli stadi di una malattia.

L’intervento dell’Ordine dei Veterinari di Torino a quel punto era inevitabile e pure giustificato, e il durissimo comunicato da loro emesso non è altro che la conseguenza diretta di quell’atteggiamento profondamente sbagliato sin dall’inizio.

L’Ordine, per chi ancora non sapesse, ha sostanzialmente dato ragione a noi diffidando quel Comprensorio, ed altri due che avevano condiviso quell’orientamento, dall’agire in tal senso. Il resto è storia nota, trita e ritrita.

Carta canta, e giova precisare come nessuno di Federcaccia abbia scritto cose diverse da quelle sopra descritte, o, men che meno, addirittura attaccato la categoria dei Tecnici Faunistici solo perché…privi di un Ordine Professionale che li possa tutelare, così come qualche malalingua, bifida e diffidente, s’è affannata a raccontare nelle ultime ore.

Semplicemente s’è chiesto venissero rispettate prerogative e competenze di legge, senza reciproche invasioni di campo o prepotenze, e garantendo equità di trattamento a tutti, sia da una parte che dall’altra. Tutto lì!

Difendere i diritti dei cacciatori, così come l’onorabilità dei Professionisti, è una battaglia di civiltà, e noi in quelle situazioni non ci siamo mai tirati indietro, come dimostrano tutte le iniziative assunte negli ultimi anni.

Intendiamo continuare a farlo, e ricapitasse un caso analogo di certo agiremo allo stesso modo; questo non una ma…100 o 1.000 altre volte, sicuri così facendo di difendere non solo il diritto alla caccia dei nostri appassionati, ma pure quello al lavoro ed alla giusta e sacrosanta remunerazione di tante oneste e capaci persone che operano nel settore venatorio.

Il resto, permetteteci, sono solo vacui pettegolezzi, o…malcelati atteggiamenti vendicativi, e li lasciamo volentieri ad altri! (Federcaccia Piemonte)

ARCI Caccia: “Animal Partito”. Gli italiani non lo vogliono

 

E’ da qualche tempo che l’ARCI Caccia denuncia la strumentalità, la faziosità e la provocazione offensiva nei confronti dell’intelligenza dei cittadini, di quegli umani in politica che ritengono che gli animali debbano fare un Partito.

Il sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani commissionato da LA7 conferma, se ancora ce n’era bisogno, che gli italiani decidono di testa loro e, vivaddio, non inseguono speculazioni elettorali di politici in servizio permanente.

Le intenzioni di voto degli italiani, sempre più costretti all’astensionismo per mancanza di proposte politiche credibili e utili alla loro vita quotidiana, danno il “Partito degli animali”, all’1,4% dei voti.

La mimetizzazione di politici di lungo corso, predatori di voti, è stata smascherata già alle prime presentazioni del “nuovo soggetto”. A poco è valsa la tanto sbandierata sponsorizzazione ufficiale dell’on. Silvio Berlusconi ed avere nel “cast” attrice protagonista dell’Animal Partito, la famosa Ministra on. Brambilla. I voti non si trovano con le “boutades”.

Le donne e gli uomini di questo Paese non si lasciano “affabulare”, hanno una straordinaria coscienza ambientalista e sono consapevoli di quali siano i problemi reali dell’ambiente o della salute e conoscono bene l’importanza di accrescere la biodiversità, tutelarla, goderla con parsimonia sapendo di dovere rispetto e riconoscimento agli agricoltori, agli allevatori attivi e produttivi custodi delle campagne italiane.

Il contesto conferma che per la gestione del patrimonio faunistico del Paese si aprono grandi spazi: è possibile promuovere una cultura unificante dell’approccio ai temi ambientalisti dei cittadini delle grandi metropoli e di quanti vivono e sono presidio, economia e lavoro delle campagne.

Se non ora quando? Ci sono le condizioni per la caccia e chi la pratica di affermarsi come utili alla salvaguardia delle tradizioni rurali e fonte di risorse per la permanenza degli agricoltori nelle aree svantaggiate.

Occorre con sollecitudine liberare da zavorre e parassitismi gli enti gestori della fauna selvatica, in particolare gli ATC – spesso autoreferenziali – e asserviti a dinamiche di sopravvivenza delle Associazioni e non degli interessi degli agricoltori e della biodiversità del territorio che governano.

Purtroppo, il mondo scientifico, i tecnici sono più predisposti ai divieti e ad assecondare o proporre il “pronto caccia” che alla produzione attiva di ambienti per la fauna selvatica.

Associazioni con doppie rappresentanze, consulenti, tecnici, Comitati degli ATC, in molte realtà hanno volutamente smarrito i compiti positivi e gratificanti affidati loro dalla legge.

A chi giova? Sicuramente non al Paese ed ai cacciatori!

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