Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Luca Gironi

Luca Gironi

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FIDC FVG: APPROVATO IL DDL 220

 

La Federcaccia Friuli Venezia Giulia, attraverso il suo Presidente Regionale Paolo Viezzi, informa che il Consiglio Regionale ha, con consenso trasversale, approvato il disegno di legge sulla caccia, accogliendo buona parte delle richieste che il mondo venatorio aveva avanzato alla Presidente Debora Serracchiani nell’incontro avvenuto a Pozzuolo del Friuli nell’autunno dell’anno scorso.

“Nonostante rimangano ancora da risolvere diversi punti, anche significativi, legati alla governance – fa sapere Viezzi – il giudizio dell’Associazione, che rappresenta il 70% dei cacciatori della Regione, sui lavori del Consiglio è positivo.

Sono stati risolti problemi relativi al ripopolamento di alcune specie cacciabili, alla caccia con il segugio, al contenimento dei cinghiali e all’individuazione dei criteri di riscrittura del PFR”.

Brevemente gli aspetti positivi:

1) libertà d’immissione del fagiano adulto;

2) eliminazione del divieto d’uso del segugio entro 1 km dalle aree protette;

3) possibilità di caccia tradizionale anche su terreni coperti da neve in zona faunistica;

4) divieto di controlli da parte della vigilanza sui tesserini a tavolino. Potranno solo durante la caccia;

5) eliminazione del limite di 5 soli colombacci;

6) ampliamento periodo di caccia al cinghiale di selezione e dell’orario;

7) divieto di sanzionare il cacciatore che si reca a caccia prima e dopo l’orario consentito se con fucile scarico ed in custodia.

“Mancano ancora – sottolinea il Presidente FIdC – oltre alle disposizioni sulla governance, anche altre sulla sburocratizzazione e semplificazione complessiva del sistema.

Temi comunque che riteniamo siano raggiungibili visto lo spirito collaborativo che è emerso tra la Presidente e quasi tutte le altre componenti d’opposizione del Consiglio Regionale.

Unica forza politica con posizioni demagogiche e controproducenti i 5 Stelle, incapaci di comprendere i problemi prima che cercare le soluzioni.

Per loro la proliferazione dei cinghiali o delle nutrie è il senso di un benessere non certo un problema economico e sociale.

Ma questa è l’ovvia distanza fra il mondo della rete e quello reale”.


(www.ladeadellacaccia.it)

CONSIGLIO REGIONALE VENETO: PRESENTATO UN PROGETTO DI LEGGE PER I PRELIEVI IN DEROGA A SUPPORTO DELLA DELIBERA DI GIUNTA

I Consiglieri regionali Maurizio Conte (Lista Tosi) e Giovanna Negro (Veneto del Fare) hanno presentato alla Presidenza del Consiglio un Progetto di legge per la stagione venatoria 2017/18 relativo all’applicazione del regime dei prelievi in deroga così come già previsto dalla direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Il Progetto di legge, composto di due articoli e due allegati, dispone l’attivazione nel Veneto del regime derogatorio di cui all’articolo 9 della Direttiva, limitatamente alla stagione venatoria 2017-2018, chiarendo quali siano le specie ammesse al regime stesso (storno, fringuello, frosone, peppola, pispola e prispolone) e quali sono i carnieri massimi (giornaliero e stagionale) per singolo cacciatore. Nello stesso Progetto vengono inoltre definite quali sono le incombenze da assolvere (a livello provinciale, a livello regionale ed in capo ai singoli cacciatori) per assicurare il monitoraggio quindicinale previsto dall’articolo 2 ter, comma 1, della legge regionale n. 13 del 12 agosto 2005.

“Come previsto dalla normativa nazionale – spiega il Consigliere Conte – l’applicazione della presente legge regionale necessiterà poi di specifica successiva delibera che stabilisca quali sono i periodi di caccia consentiti e il limite massimo di prelievo a livello regionale per singola specie. I prelievi venatori in regime di deroga, regolamentati a livello comunitario da quasi trent’anni dalla direttiva 409/79/CEE, sono stati recepiti a livello di ordinamento nazionale dall’articolo 19 bis della legge n. 157 del 1992, ma nei primi anni di applicazione della citata legge-quadro nazionale si è dovuto affrontare il problema causato da incertezze interpretative su taluni contenuti della legge medesima, le quali hanno determinato, ‘a cascata’, situazioni diffuse di non corretto recepimento della direttiva e quindi l’avvio di procedure di infrazione. Oggetto di rilievo negativo era soprattutto la connotazione di ‘ordinarietà’ dei prelievi, che si riteneva di desumere da disposizioni autorizzative a carattere pluriennale”.

“A livello di ordinamento regionale del Veneto – prosegue il Consigliere – l’istituto dei ‘prelievi in deroga’ è stato recepito dalla legge regionale n. 13 del 2005 che, per le ragioni sopra illustrate, è venuta ad assumere la connotazione di una legge-quadro non autoapplicativa, la cui concreta applicazione non costituisce più un automatismo a cadenza annuale e a tempo indeterminato, bensì può essere oggetto di specifica attivazione. L’applicazione per la stagione venatoria 2017-2018 delle disposizioni consente, nel rispetto di condizioni applicative e di controllo assai rigide, di sottoporre ad un limitato prelievo specie che risultano in buono stato di conservazione, ma non sono inserite negli elenchi delle specie cacciabili in Italia, in tal modo conseguendosi congiuntamente, fermo restando beninteso il carattere non ordinario dei prelievi in deroga, sia un pur modesto soddisfacimento di una “domanda venatoria” fortemente legata alle tradizioni culturali venete ed una tendenziale diminuzione della pressione venatoria sulle specie “ordinariamente cacciabili” che coinvolge un numero molto relativo di appassionati”.

“Il rispetto dei massimali di prelievo è garantito dal sistema di monitoraggio quindicinale già sperimentato con successo dalla Regione Veneto” conclude Conte. “Questo sistema, la cui congruità è stata a suo tempo pienamente riconosciuta dai competenti uffici comunitari, ha consentito, sulla base di una pronta e responsabile adesione del mondo venatorio, non solo di precostituire riscontri convincenti nell’ambito della citata procedura di infrazione, ma anche di raccogliere dati statistici relativi ai prelievi che consentiranno in futuro di attivare una vera e propria banca dati”.

Grande successo per la 10 Festa del Cacciatore di Corbanese di Tarzo

È giunta al decimo anno la Festa del Cacciatore organizzata dal Circolo Arci Caccia di Tarzo. In questo piccolo borgo, ai piedi delle Prealpi, in provincia di Treviso, i soci del circolo locale, come lo scorso anno hanno dato vita a quattro giorni di buona gastronomia, con protagonisti selvaggina e prosecco. Ma questa festa non è solo buona cucina, nella giornata di venerdì, infatti, si è svolto un convegno molto partecipato dal titolo: Il Futuro della Caccia in Italia e in Veneto. Presenti Giuliano Ezzelini Storti, Presidente Regionale e Vice Presidente Nazionale Veneto di Arci Caccia, Il Vice sindaco di Tarzo Gianangelo Bof e Dario Buscem tecnico faunistico dipendente della Regione Friuli Venezia Giulia; modera la serata Luca Gironi della Rivista Diana. Molti i temi trattati nella serata, dal piano faunistico che ancora manca all’appello, alla mancata concessione delle deroghe alla richiesta di attivare procedure di mobilità che non vadano in contrasto con la legge 157. Dalla platea, sono arrivate richieste di chiarimenti sui temi generali e, come era prevedibile, domande riguardo alla situazione locale. Sul territorio comunale vige, infatti, una riserva alpina molto ben gestita e molte sono le preoccupazioni sulla ventilata riperimetrazione di ambiti e riserve alpine.

Continua il botta e risposta tra ANLC e Regione Toscana

Mentre le associazioni venatorie portano avanti proposte e, certo, criticano anche l'operato delle istituzioni quando non sono d'accordo, la Regione Toscana sceglie di non parlare di politiche venatorie ma di diffamare i vertici delle associazioni venatorie. Una cosa mai vista, che denuncia il livello infimo a cui è giunta la Regione del Presidente Rossi e dell'Assessore Remaschi.
Siamo arrivati davvero alla frutta: un Dirigente pubblico che dovrebbe essere super partes, dichiara una guerra personale alle Associazioni Venatorie che rappresentano migliaia di cittadini-cacciatori. Con quale autorità si permette di attaccare personalmente i rappresentanti dei cacciatori italiani nell'esercizio delle proprie funzioni? Gli Assessori devono rispondere delle loro posizioni ai propri elettori e se sbagliano non verranno rivotati, mentre i funzionari pubblici sono inamovibili e quindi non possono permettersi certe ingerenze.
Una evidente difficoltà, quella del Dirigente, che mette in atto reazioni irose e rancorose da parte di chi dovrebbe tutelare gli interessi di tutti. Forse per questo sforna norme difficilmente comprensibili, l'ultima delle quali riguarda un accordo con Enci dove chi paga saranno solo i cacciatori e per far cosa? certificare con pezzi di carta cani già bravissimi solo per spendere soldi, balzelli inutili come quelli per il famigerato cane limiere, diventata ormai una barzelletta tra i cacciatori toscani.
Riteniamo che questa presa di posizione da parte degli Uffici sia un ostacolo insormontabile per arrivare ad una gestione faunistica che dia risposte agli agricoltori che soffrono un aumento dei danni senza precedenti, ai cittadini che rischiano ormai la vita con continui incidenti stradali e persino attacchi diretti degli animali ed agli stessi cacciatori che oggi si sentono presi in giro da chi gioca a risiko nel chiuso dei propri uffici spostando i confini degli Atc, le zone nere e bianche ed inventandosi una tassa nuova ogni giorno come se fossero in un laboratorio di ricerca.
Potremmo divulgare le bozze di lavoro degli Uffici, cosicché ogni cacciatore potrebbe accorgersi delle amenità e dei pericoli che le associazioni hanno sventato e stanno cercando in tutti i modi di sventare in questi due anni, come quella, ultima, degli appostamenti fissi di altezza non superiore ai due metri: una vera castroneria che non ci saremmo mai aspettati.
Le uniche proposte sensate e che danno corpo agli atti della Regione sono venute dalle Associazioni Venatorie e non dagli Uffici.
Emerge chiara la pochezza degli esperti, dai loro stessi dati emerge il fallimento totale della legge obiettivo, altro che aumento del 25-30% degli abbattimenti!
La situazione è talmente grave che non solo c'è stata una manifestazione degli agricoltori e dei cacciatori per protestare contro le politiche della Regione come non si erano mai viste da decenni, ma addirittura gli stessi cacciatori si stanno organizzando per bloccare ogni attività di controllo sugli ungulati a livello regionale.
La verità fa male quando si legge sui giornali.
Libera Caccia ha da poco rinnovato i propri vertici locali e nazionali: esprime tutta la propria solidarietà al Vicepresidente Nazionale Sisto Dati che ha fatto un lavoro enorme nella strenua difesa della tradizione della braccata e non ha certo bisogno dei suggerimenti di nessuno. Pensiamo che il dott. Banti non si possa permettere di andare oltre il proprio ruolo trascinando nel fango tutta la Regione Toscana, e ci chiediamo che cosa ne pensano di tutto questo l’Assessore Remaschi e lo stesso Presidente Rossi.
Ad oggi, dopo una brutta legge, non abbiamo il nuovo regolamento (completamente riscritto dalle associazioni venatorie e che varrebbe la pena divulgare nella sua versione partorita dagli uffici regionali per farla leggere agli amici cacciatori) in compenso abbiamo norme che, se non corrette, rischiano di scippare i capanni a chi si scorda di pagare entro il 28 febbraio (mai successo prima) ed abbiamo un vero capolavoro sugli Atc: ci sono molte zone in Toscana dove i cacciatori hanno pagato per un Atc che non esiste più, ha cambiato nome, e si ritroveranno ad andare a caccia con le famose "paline" con scritto sopra il numero di un Atc che non è quello per cui hanno pagato, quindi rischiando multe salate e in caso di incidenti di caccia anche il penale. Frutto questo di chi si diverte a cambiare i confini degli Atc, dopo anni di accordi sul territorio che garantivano equilibri delicati, senza pensare ai costi di questa operazione, chi pagherà per questo? chi pagherà per rifare tutte le "paline" e metterle in opera? ma certo, gli Atc con i soldi dei cacciatori!!
Ovviamente il comunicato del dirigente regionale sarà vagliato attentamente dagli uffici legali della Libera Caccia .

Per ANLC Libera Caccia Toscana


Il Presidente Regionale
Alessandro Fulcheris

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura