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Luca Gironi

Luca Gironi

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Dal ripopolamento all’irradiamento

Se si pensa ai costi del cosiddetto ripopolamento, vengono i brividi. E non parliamo dei costi economici bensì di quelli faunistici. Prendiamo quello che a ogni buon conto possiamo ritenere il miglior ripopolamento possibile, quello cioè praticato con animali selvatici di cattura. Innanzitutto, occorre mettere nel conto i guasti provocati dalla cattura stessa. Fatte salve le perdite provocate dall’impiego di cani, c’è da tenere presente che già l’infilarsi a tutta velocità in una rete può provocare lesioni esterne e interne anche mortali. Lesioni, magari, non sempre ravvisabili sul momento, ma certamente capaci di provocare la morte dell’animale nei giorni successivi o favorirne comunque la predazione. Per non parlare delle lesioni provocate da manipolazioni maldestre: estrarre un animale dal sacco di rete nel quale è andato a infilarsi non è sempre una manovra agevole. Non di rado, anche la persona più esperta, può impiegare un certo tempo, durante il quale lo stress dell’animale cresce a vista d’occhio. E’ stato dimostrato scientificamente che la cattura provoca inevitabilmente delle marcate alterazioni dei più importanti parametri fisiologici. Fenomeni che non si esauriscono purtroppo in un momento, ma che possono provocare nell’animale una situazione tale da favorirne in seguito la predazione. Anche la traslocazione da un ambiente conosciuto a un altro del tutto sconosciuto è per l’animale una situazione densa di pericoli. I predatori, infatti, possono approfittare facilmente del momentaneo disorientamento dell’animale.
E finora si è parlato di animali selvatici: nel caso in cui il ripopolamento sia effettuato con animali allevati in cattività, la situazione si fa addirittura drammatica. In questo caso entrano in ballo i limiti comportamentali di questo tipo di animali. In primo luogo, c’è da fare i conti con le difficoltà derivanti da un brusco cambiamento della dieta, cioè dal passaggio da un’alimentazione artificiale a una naturale. L’adeguamento del sistema digerente richiede comunque del tempo e dal punto di vista fisiologico possono insorgere problemi tali da generare disturbi intestinali che, se anche non sono direttamente letali, possono comunque mettere i predatori terrestri in grado di intercettare facilmente la preda. In ogni caso, la totale mancanza di esperienza antipredatoria degli animali allevati in cattività è l’handicap che li rende molto fragili. Tuttavia, nel caso in cui l’animale riesca a sfuggire alle insidie della predazione e riesca ad adattarsi alla vita selvatica, c’è poi da tenere presenti le difficoltà di carattere sanitario che possono insorgere nella successiva primavera, in seguito agli stress provocati dalla riproduzione. Anche in questo caso il prezzo da pagare non risiede tanto nella presunta incapacità di questo tipo di animali a riprodursi, quanto piuttosto nelle perdite inflitte dalla predazione, facilitata dalle loro precarie condizioni fisiche.
Insomma, sia come sia, la pratica del ripopolamento comporta uno sperpero di vite che potrebbe essere facilmente evitato nel caso in cui si adottasse una strategia del tutto diversa. Il territorio cosiddetto “libero” è in realtà un territorio non gestito, nel quale la fanno da padroni i predatori, talché il numero degli animali che giunge incolume all’inizio della stagione venatoria è a dir poco esiguo. E questa triste verità è testimoniata in modo inoppugnabile dal costante declino dei carnieri. Non solo, ma il poco patrimonio di selvaggina che riesce a raggiungere la stagione venatoria viene inesorabilmente azzerato nel giro di pochissimi giorni, trascorsi i quali la caccia alla piccola selvaggina chiude, di fatto, i battenti.
Se ponessimo una buona volta da parte la follia dei ripopolamenti e mettessimo mano alla costruzione e alla gestione (miglioramenti ambientali, foraggiamento, contenimento dei predatori ecc.) di un reticolo di agili (non casseforti blindate!) strutture, capaci di irradiare selvaggina di qualità dal primo fino all’ultimo giorno di caccia, non avremmo più un territorio buono per portare a pisciare il cane, bensì una serie di confini (corsi d’acqua, siepi e non più strade asfaltate!) lungo i quali cacciare con grande soddisfazione veri selvatici.

 

Roberto Mazzoni della Stella

FEDERCACCIA SICILIA: UN PROGETTO PER LA LEPRE ITALICA

Dopo il parere positivo dell’Ispra e quello della Regione Siciliana si appresta a prendere il via il progetto messo a punto dall’Ufficio Fauna Stanziale Federcaccia e presentato da Federcaccia Sicilia “Verso il prelievo venatorio sostenibile della lepre italica (Lepus corsicanus) in Sicilia: buone pratiche e azioni di monitoraggio” destinato alla gestione della specie in oggetto sul territorio dell’isola, coinvolgendo i cacciatori direttamente nelle diverse fasi necessarie alla sua realizzazione..

Il progetto, presentato alla fine di marzo scorso, ha riscosso l’interesse del Dipartimento Gestione Faunistica del Territorio, che ha riconosciuto la bontà dell’obbiettivo perseguito e “la professionalità tecnica e scientifica dei referenti” ritenendo che il progetto “possa costituire un valido punto di riferimento anche per la gestione faunistico venatoria di altre specie come la Coturnice di Sicilia.

Per questo motivo e in seguito al parere favorevole dell’Ispra, la Regione Siciliana ha per tramite del Dipartimento assicurato “la piena e totale disponibilità delle ripartizioni faunistico venatorie dei Servizi per il Territorio che, con proprio personale e mezzi, collaboreranno attivamente in tutte le fasi di realizzazione del progetto”.

Alla Federazione Italiana della Caccia il compito di formare con i suoi referenti scientifici i cacciatori che saranno selezionati in base a un avviso pubblico pubblicato sul sito del Dipartimento.
(www.ladeadellacaccia.it)

Nuovo punto di tesseramento per Arci Caccia Pistoia

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Martedì 4 Luglio, presso il Circolo Arci “La Svolta” di Grotta Parlanti (Monsummano T.me), l’Arci Caccia Pistoia inaugura un nuovo punto di tesseramento con una pizza in compagnia a partire dalle ore 20,00, seguirà da una riunione del Direttivo Provinciale, aperta a tutti i cacciatori, in cui i dirigenti raccoglieranno le istanze e i suggerimenti degli appassionati. Il punto di tesseramento sarà gestito da Andrea Macaione (3669868097) e Giovanni Bani (3383426690) che saranno a disposizione dei cacciatori. Cogliamo l’occasione per segnalare l’apertura di altri 3 punti di tesseramento: presso il Circolo Arci di Piteccio (PT), il Circolo Arci di Pietrabuona (Pescia) e presso l’Agriturismo Il Volpino a (San Marcello P.se).

Molise: Caccia di selezione, l'Ispra esprime parere favorevole e autorizza il programma dei corsi abilitativi.

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L’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale con nota del 22/06/2017 ha ufficialmente autorizzato in Molise i corsi per il prelievo selettivo degli ungulati esprimendo parere favorevole sulle modalità di svolgimento e sugli argomenti che saranno trattati nei rispettivi moduli indicati dagli AA.TT.CC. regionali.
«In merito al programma del corso - precisa il consigliere delegato alla caccia, Cristiano di Pietro – l’Ispra ha ritenuto il percorso didattico proposto dagli ambiti Territoriali di Caccia coerente con le indicazioni precedentemente fornite dallo stesso Istituto, nonché fedele a quanto disposto dal documento “Linee guida per la gestione degli ungulati”».
Con il via libera dell’Ispra, dunque, la Giunta regionale del Molise a breve delibererà per l’attuazione e i corsi per selecacciatori potranno finalmente iniziare.
«Con l’occasione – continua il consigliere di Pietro - rivolgo ai Presidenti degli AA.TT.CC. di Campobasso, Termoli e Isernia un ringraziamento per il lavoro svolto fin ora per l’avvio dei corsi necessari ad abilitare i cacciatori al prelievo selettivo degli ungulati.
Raccogliamo i frutti dell’intenso lavoro svolto per migliorare e riformare il mondo venatorio molisano, con la speranza di contenere e riportare in equilibrio la popolazione di questa specie problematica cresciuta a dismisura negli ultimi anni. Sebbene siamo a conoscenza dei dati non proprio positivi provenienti dalle altre Regioni che ci hanno preceduto circa l’effettiva risoluzione del problema, questo tipo di caccia individuale resta l’unica strada per ottenere un successivo ampliamento del periodo di caccia in braccata», conclude il consigliere Di Pietro.

FEDERCACCIA SARDEGNA RICOSTRUISCE LA “STORIA” DEL TORDO

Federcaccia Sardegna, in considerazione del fatto che la modifica più importante del calendario venatorio regionale corrente consiste nella previsione di caccia al tordo sino alla fine di gennaio, ha ritenuto di chiedere al Dott. Michele Sorrenti dell’Ufficio Avifauna Migratoria Federcaccia, la ricostruzione del dibattito scientifico in materia, che ha certamente portato alla modifica di certe posizioni.

Le altre modifiche (come ad esempio le norme che riguardano l’addestramento dei cani da caccia) sono state sostenute da tutte le Associazioni Venatorie regionali e, in genere, da tutte le componenti del Comitato Venatorio. (Franco Sciarra – Presidente Regionale Federcaccia Sardegna)

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