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Luca Gironi

Luca Gironi

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Sisto Dati, Vice Presidente ANLC, replica alla Regione Toscana

Sisto Dati, Vice Presidente Nazionale ANLC, replica all’articolo della Regione Toscana sulla Legge Obiettivo apparso sul numero 7 della Rivista Diana
La Legge Obiettivo Ungulati della Toscana rappresenta il più grande fallimento della storia regionale. Il nuovo modello di gestione faunistico venatoria messo in piedi dagli uffici regionali toscani e portato avanti dall’Assessore Remaschi, si è rivelato il più grande fallimento che si ricordi nella storia della Regione Toscana, divenuta oggi un modello negativo a livello nazionale. Si rifiuta il ruolo centrale della braccata (250000 cinghiali abbattuti in tre anni) per privilegiare la selezione (5000 cinghiali in due anni). La fusione tra strutture regionali ed ex provinciali ha infatti determinato un aumento di burocrazia incredibile, un conflitto mai visto tra categorie di cacciatori, un malessere continuo da parte di tutti gli attori interessati al mondo venatorio, compresi agricoltori ed ambientalisti, nei confronti del governo regionale. Un vero capolavoro, non c’è che dire! A fronte di queste scelte illogiche e vessatorie verso i cacciatori si è assistito a due fenomeni paralleli, l’inefficacia nel ridurre il numero degli ungulati presenti sul territorio e il continuo aumento dei balzelli ai danni delle tasche dei cacciatori. In buona sostanza, i nuovi “dilettanti allo sbaraglio” della Regione (personaggi persi nell’astrazione di teorie da salotto e da ufficio valide solo nei libri scritti da loro stessi e staccati completamente dalla realtà concreta) hanno deciso di non valorizzare minimamente la novità della nuova Legge Toscana di qualche anno fa, che introduceva l’istituto dell’osservatorio faunistico regionale che, previsto dalla Legge 157, avrebbe potuto fare da contraltare ai pareri astratti ed ideologici forniti da ISPRA. Si è scelto, al contrario, di mettere in un angolo il prezioso contributo del Cirsemaf (centro interuniversitario che raggruppa studiosi di ben dieci atenei italiani) superiore per blasone e competenze non solo alla stessa ISPRA, ma soprattutto alle conoscenze scientifiche degli uffici regionali. Questo per seguire i dettami di ISPRA, da sempre occupata da sedicenti ricercatori superpartes, che poi, guarda caso, sono tesserati dalle associazioni ambientaliste. In questa scellerata rincorsa all’attuazione di testi scientifici, che poi tanto scientifici non sono, si è giunti a credere che la diminuzione degli ungulati potesse arrivare dal prelievo selettivo, in orari in cui i cinghiali non si fanno vedere (cosa che presume la non conoscenza basilare delle abitudini del suide, che si muove in ore notturne) e senza poter usare foraggiamento attrattivo. Una vera e propria follia ed i dati forniti confermano il disastro di questa politica, in due anni meno di 5000 abbattimenti selettivi. Affermazioni del tipo “la strategia coniata Cromsigt et al. (2013) con il termine hunting for fear ovvero indurre nel selvatico un comportamento di paura nel frequentare zone dove sperimenta una maggiore predazione umana”, suonano veramente assurde. Ma in che mondo vivono questi tecnici? Oppure “Sostituire progressivamente nelle aree non vocate, gli interventi di controllo (attuati ai sensi dell’articolo 19 della Legge 157/92) con il prelievo selettivo”, concetto che esprime completamente l’opposto di ciò che serve! Il tutto condito dalle solite richieste di contribuiti a carico dei cacciatori. In molte ATC, se si vanno a guardare i dati, emerge che quando venivano effettuati i classici interventi di contenimento con l’articolo 37 i numeri dei prelievi erano tre volte superiori (con periodi di intervento minori), i danni erano la metà, il conflitto tra cacciatori era inesistente e c’era collaborazione con gli agricoltori. Viene criticata la prevenzione, una delle poche strategie utili applicate in Toscana, che invece va incentivata proprio per diminuire i danni che, ricordiamolo, vengono pagati con i soldi dei cacciatori sottraendo fondi alla gestione della selvaggina migratoria e stanziale. A noi non piace stare alla finestra ad assistere a questo scempio, abbiamo le nostre proposte molto concrete e semplici. La situazione attuale è drammatica, già in Italia si è assistito ad aggressioni alle persone da parte di ungulati spaventati o affamati, gli incidenti stradali non danno tregua causando spesso feriti gravi o peggio. Non siamo in una situazione ordinaria, per questo le ricette campate in aria o prese dai libri di scuola non possono funzionare, non darebbero risultati nemmeno in regime normale, figuriamoci adesso. L’unica via è utilizzare il supporto dell’Osservatorio faunistico regionale e le determinazioni urgenti dell’autorità di pubblica sicurezza per effettuare abbattimento mirati, ma considerevoli, con l’unica modalità efficace: la caccia in braccata, con poste e cani da seguita. Non esiste nessun’altra tecnica che possa permettere di ridurre sensibilmente il numero degli ungulati. Le teorie proposte da ISPRA, come l’uso del cane limiere, e sposate dalla Regione, sono pagliacciate al pari dell’idea proposta dalle associazioni ambientaliste di dare la pillola anticoncezionale ad ogni singolo cinghiale, imboccandolo ed accarezzandolo!
Per concludere, secondo noi, bisogna intervenire in maniera decisa con poche, ma chiare, linee guida, invece di scervellarsi tra aree vocate e non vocate (che hanno senso solo sulla carta, ormai, ma non sul campo). Dovremo prevedere:
1. interventi di contenimento in tutte le forme,
2. apertura unica in area vocata,
3. ripristini ambientali con colture a perdere nelle aree vocate.

I signori degli uffici non hanno poche idee e confuse, ne hanno molte e pericolose. Ci auguriamo che il Governo regionale intervenga, per rimettere sulla retta via un sistema che ci veniva invidiato in tutta Italia e non solo, diventato oggi fanalino di coda della gestione faunistico venatoria italiana.

FIDC MACERATA: CAMPIONATO SOCIALE BLEU DE GASCOGNE SU CINGHIALE

Si è tenuto l’ 11° campionato sociale del club Bleu de Gascogne su cinghiale C.A.C. nella provincia di Macerata con concorrenti quindici ospiti all’Hotel Cluentum Tolentino con i campi di gare all’interno dell’ATC MC 1 e 2 dove ci sono terreni ideali per questo tipo di manifestazioni, qui si trovano cinghiali di giuste proporzioni che occupano calanchi e boschetti; verranno poi sciolti i cani che avranno a che fare anche con altri tipi di selvatici come per esempio volpi e caprioli.
Le mute che hanno partecipato sono state 20 e provenienti da tutta Italia e si è quindi istaurato un clima di amicizia tra chi ha questa passione; i giudici hanno lavorato con professionalità e imparzialità. Nei giorni 3 – 4 e 5 giugno si sono svolte sia le prove che il raduno e si sono quindi sommati i punteggi per proclamare alcuni cani campioni sociali.
L’organizzatore per la FIDC e rappresentante della Regione Marche è stato il sig. Floriano Cocilova il quale è stato molto soddisfatto della riuscita dell’evento anche se ha fatto notare che gli animi erano un po’ spenti per i gravi e dannosi eventi che hanno colpito quelle zone nei mesi scorsi cioè terremoto e neve.
Si ringrazia per la collaborazione l’ATC e la Federcaccia, la Libera caccia e i vari presidenti e concorrenti. Si precisa che il presidente FIDC Prov.le Macerata, sig. Galassi Nazzareno, in un suo intervento ha ribadito che con una buona gestione il cinghiale da “problema” diviene “risorsa”.
Si chiudono i ringraziamenti con la speranza di poter ripetere anche il prossimo anno questa esperienza nella nostra bella terra.

Il pres. Prov.le FIDc Macerata
Galassi Nazzareno

Toscana: In commissione le modifiche alla legge sulla caccia

In una seduta congiunta delle commissioni Territorio e ambiente e Sviluppo economico e rurale sono state presentate le modifiche alle norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il governo del territorio.

Punti principali della riforma, la possibilità di realizzare manufatti a servizio dell'attività venatoria, un maggiore potere all'osservatorio faunistico regionale e un considerevole inasprimento delle sanzioni per il prelievo scorretto della beccaccia.

 

http://www.luccaindiretta.it/regione/item/96630-inasprite-le-sanzioni-per-chi-spara-alla-beccaccia.html

 

CACCIA A PALLA Prepariamo l’appostamento.


Sono sempre più convinto che ogni cacciatore, indipendentemente dalla tecnica di caccia che ha scelto di praticare deve avere una cura quasi maniacale della propria attrezzatura affinché abbia successo. Infatti spesso sono proprio i piccoli particolari a fare la differenza tra il tornare a casa con un bel sorriso sulla faccia piuttosto che con il muso lungo! Specialmente quando la caccia è chiusa è piacevole preparare, ricontrollare, pulire e lubrificare i nostri accessori, pregustando il momento in cui potremo usarli di nuovo. Con l’avvicinarsi dell’apertura un ultimo controllo generale non guasta di certo, anzi lo riterrei quasi obbligatorio, perché chissà se dopo avremo più il tempo di farlo. Vanno verificate le tarature delle armi, le scorte delle munizioni, lo stato dei nostri indumenti ed in particolare quello dei nostri scarponi, si riparano ghette e zaini, si detergono le lenti di cannocchiali, binocoli, telemetri e “lunghi” e si affilano i coltelli, ma quanti Selecontrollori si preoccupano anche di come sarà diventata la zona di caccia dove ci è stato assegnato l’appostamento? Sarà come l’abbiamo lasciata lo scorso anno oppure no? A me una volta è capitato che dopo aver visto uscire cinque caprioli in una stoppia fino a tre giorni prima che aprisse la caccia, quando il fatidico mattino ci sono finalmente tornato “armato”, alle prime luci dell’alba mi sono ritrovato ad ammirare uno sterminato campo arato con delle zolle alte mezzo metro! Con chi dovevo prendermela se non con me stesso? Quel fatto increscioso, tutto sommato simpatico, non si è più ripetuto, perché da allora, quando decido di appostarmi presso di un campo incolto oppure vicino ad uno seminato, vado a cercare il proprietario per chiedergli il permesso di starci ed anche per conoscere in anticipo i suoi progetti futuri sul destino di quel campo. Se nelle riserve private e nei “recinti” approvo ed apprezzo gli appostamenti fissi (altane chiuse, aperte o semplici strutture adibite al tiro), non posso dire lo stesso di come intendo il “capanno” in una “zona libera”. Per quanto siamo diventati esperti nel richiamare gli ungulati (anche grazie agli ottimi prodotti attrattivi francesi importati e distribuiti dal buon Pietro Fabris di Toppo) non è detto che i capi che ci verranno assegnati usciranno in pastura proprio davanti alla finestrella della nostra bella altana. E allora?

Se Maometto non va alla montagna sarà la montagna ad andare da Maometto! Con molto anticipo sull’apertura della caccia, dovremo preparare giacca e scarponi, binocolo, lungo e telemetro e sacrificare parecchio del nostro tempo libero per vedere quali e quanti animali hanno scelto la nostra zona; altrimenti, quali e quanti animali hanno scelto nuovi territori. Se saremo fortunati dopo quattro – cinque uscite (mattina e sera) avremo un quadro generale abbastanza chiaro che ci permetta di decidere dove finalmente approntare il nostro appostamento. Come deve essere e soprattutto dove sarà più conveniente costruirlo? Non sono assolutamente d’accordo con chi prepara il capanno con materiale da costruzione edile, tipo ceron bloc, blocchetti di tufo, tavole, listelli di legno, tondini di ferro, teli antisole o mimetici. Per preparare il nostro riparo dovremo utilizzare il materiale che sapremo recuperare nella zona circostante, senza alterare né forme e né odori. Rami tagliati freschi oppure secchi, fronde di sempreverdi, potatura di piante ecc, andranno più che bene, anche per legarli insieme sono sufficienti i rami delle ginestre o al limite qualche metro di esile corda. Nel nostro appostamento dovremo starci comodi, dovremo poterci spiare la zona circostante a trecentosessanta gradi senza essere visti e senza avere impedimenti quando ci sarà da sparare. A proposito del tiro, come intendete eseguirlo: appoggiati sullo zaino? Con un funzionale bipede tattico? Con uno treppiede artigianale fatto in casa? Oppure adagiati ad un ramo o su una pietra? Ognuno spari come gli hanno insegnato e come è abituato a sparare, purché prima di tirare il grilletto sia sempre consapevole che dovrà eseguire un abbattimento pulito, evitare ferimenti, e che non dovrà azzardare tiri contro selvatici in movimento e/o troppo lunghi. Io nella caccia sono come Renato Z…, nel senso che le ho provate veramente tutte!! Ma ormai da diversi anni mi affido ciecamente soltanto ai bipiedi Harris e Versa Pod, perché con un minimo di pratica conferiscono alle armi una stabilità ineguagliabile con qualsiasi altro tipo di appoggio. Comunque, per dare il meglio, devono essere usati a dovere perché oltre ai loro molteplici pregi hanno anche qualche scomodo difetto. Ad esempio dovremo stare attenti a posizionarci sempre in modo di tirare in piano o verso il basso ed inoltre stando sdraiati, più o meno bassi, correremo sempre il rischio di colpire un ostacolo che si trova a pochi metri dalla volata della carabina ma che purtroppo nell’ottica non siamo riusciti a vederlo. Nel scegliere la zona dove preparare l’appostamento dovremo controllare che il sole non ci disturbi con i suoi raggi né quando sorge né quando tramonta, così come dovremo verificare anche quali venti soffino con più frequenza e memorizzare a che ora del giorno “girano”. Preferisco appostarmi a ridosso di un bosco, di un grosso cespuglio, di un ruscello, di una siepe, di una longarina o ad un fosso, magari a discapito della distanza di tiro. E’ preferibile non mettersi troppo vicino alla macchia dove dovranno uscire i selvatici e la nostra posta dovrà essere ugualmente facile da raggiungere come da abbandonare, senza disturbare con il nostro passaggio i trottoi degli animali. Ci saranno sicuramente di aiuto: un paio di cesoie e una sega per potare ed anche una piccola roncola (pennato o marraccio, come viene chiamato dalle mie parti) per tagliare arbusti o grossi rami che potrebbero intralciare le linee di tiro e che riutilizzerei per completare il mimetismo del capanno. Quando andrete ad appostarvi per cacciare non portatevi dietro troppa roba che non serve o che serve poco, di solito la macchina non si lascia mai lontano. In alcune bellissime videocassette del caro amico Alberto Lugari ho visto che certi Selecontrollori andavano ad appostarsi con uno zaino da un metro cubo!!! Ma che cosa ci mettono dentro? Quando hai con te: carabina, munizioni e nello zaino: coltello, binocolo, l’immancabile macchina fotografica, il registro delle uscite con le fascette, una sacca impermeabile per il trasporto di un capriolo oppure qualche metro di robusta corda se cacciamo cinghiali, daini o cervi, non hai bisogno d’altro. Né del “lungo” né tanto meno del telemetro, perché, salvo qualche imprevisto prima di passare “all’azione” dovremmo conoscere alla perfezione ed in anticipo tutte le abitudini dei selvatici cacciabili presenti nella zona. Il lungo ci servirà, anzi sarà indispensabile, durante i nostri “censimenti” personali quando andremo ad avvistare e ad identificare la selvaggina, mentre con il telemetro, sempre in occasione di quelle uscite preparatorie, ci preoccuperemo di rilevare quante più misurazioni possibili, in modo da non perder tempo prezioso quando al mattino presto o peggio ancora, al calar della sera, il “nostro” capriolo uscirà allo scoperto vicino a quell’albero, a quella recinzione, a quella grossa pietra, ecc. Prepararsi un buon appostamento è più facile a farsi che a dirsi, l’importante è scegliere con cura il punto dove farlo e seguire il nostro istinto, tanto se poi è stato ben fatto e funziona a dovere lo vedremo molto presto.

Marco Benecchi

MACERATA: A SCUOLA CON I CACCIATORI AMBIENTALISTI

 


Anche quest’anno in occasione della festa della “piccola grande Italia” le sezioni comunali Federcaccia di Belforte dl Chienti, Montefano, Montelupone, Tolentino e Petriolo – in collaborazione con Legambiente Marche – hanno organizzato una giornata ambientale coinvolgendo le scuole e le amministrazioni locali.

Per l’occasione sono state messe a dimora alcune piantine di quercia, pianta simbolo del paesaggio marchigiano, e sono state posizionate delle cassettine nido per favorire la nidificazione degli uccelli insettivori in alcuni parchi urbani.

La giornata si è composta anche di un momento formativo dove i ragazzi sono stati portati a conoscenza dell’importanza delle specie insettivore per l’agricoltura, infatti cinciallegre, capinere, codirossi si nutrono di insetti dannosi alle colture.

E’ stato inoltre riscontrato che le cassettine posizionate negli anni passati sono state occupate dagli uccelli sopra elencati.

Sono stati distribuiti dei volantini informativi dove viene illustrata in modo chiaro l’importanza di questi nidi artificiali per l’incremento degli insettivori, utili in tutto il territorio, visto che la trasformazione della campagna offre sempre meno possibilità per la loro nidificazione.

I ragazzi hanno ricevuto anche un opuscolo inerente l’Oasi di Montefietone nel comune di Montecavallo, famosa in quanto al suo interno da anni nidifica l’aquila reale ed presente la coturnice, la starna, il piviere tortolino e il lupo.

Ricordiamo a tutti che sono stati individuati e segnalati dei percorsi naturalistici che permettono di visitare l’oasi in tranquillità e senza creare disturbo alla fauna.

Sicuramente è passato il messaggio di una bella esperienza e che i cacciatori sono uniti agli ambientalisti in difesa dell’ambiente per dare futuro alle nuove generazioni.

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