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Luca Gironi

Luca Gironi

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ANUU: LA LIPU UNA NE FA E CENTO NE PENSA, I DIVIETI PROPOSTI INAMMISSIBILI ED IMMOTIVATI

L’ANUUMigratoristi si è ancora una volta scandalizzata di fronte alle richieste di divieti assoluti e immotivati che ogni anno la LIPU lancia a fine primavera in forma terroristica alle Regioni. Nei giorni scorsi ha chiesto il divieto del prelievo di Coturnice, Moriglione, Pavoncella, Tortora selvatica e Tordo sassello, che dovrebbero essere considerate specie elencate nella Red list of European birds, un documento divenuto la “bibbia” della Commissione europea. La Fe.N.A.Ve.RI, a nome delle quattro Associazioni che ne fanno parte (tra cui l’ANUUMigratoristi), con un proprio documento ha puntualizzato l’infondatezza di tale richiesta. Infatti, sia la Pavoncella che la Tortora sono da anni soggette a forti limitazioni del prelievo, come indicato da ISPRA, mentre il Moriglione lo è in alcune regioni, proprio su proposta dell’Ufficio Avifauna Migratoria FIdC. La Tortora è anche oggetto di un nuovo piano di gestione europeo in preparazione, che non prevede divieti di caccia, ma una futura pianificazione del carniere. Per la Coturnice è in approvazione il piano di gestione nazionale, mentre sul Tordo sassello si potrà compiere una valutazione appropriata per la quale è necessario uno studio in quanto, allo stato, nulla si dice su questo argomento. Concordiamo, quindi, di affermare, ancora una volta, come le regole di gestione siano la chiave per la conservazione delle specie e non i divieti assoluti.

FORLI’: CINGHIALI INVADONO I PARCHI URBANI

Cinghiali a spasso per il Parco Urbano Franco Agosto di Forlì e totalmente padroni del parco giochi comunale di Cusercoli. Esemplari di selvatici di grossa stazza sono stati avvistati e immortalati nella prima mattinata di lunedì nell’area verde nel cuore della città mentre si aggiravano lungo i percorsi ‘vissuti’ ogni giorno da famiglie, bimbi e anziani. Da settimane, invece, una ‘popolazione’ di cinghiali ha scelto come ‘casa’ il parco giochi della frazione di Civitella.
“Da mesi – afferma Andrea Ferrini Presidente Coldiretti Forlì-Cesena - stiamo denunciando una situazione intollerabile risultato di una politica faunistica fallimentare che vede campi e coltivazioni massacrati dalle incursioni incontrastate di cinghiali e altri ungulati. Dopo aver devastato le campagne, distruggendo i raccolti in collina, ora i cinghiali sono scesi verso la pianura e stanno addirittura invadendo anche il centro abitato, con palesi rischi per l'incolumità pubblica”.
Questi animali, come tutti gli altri di una certa stazza, diventano molto pericolosi specie quando hanno con sé i piccoli: scatta subito una difesa istintiva ed estrema, fatta il più delle volte di attacco all'uomo che incrocia la famigliola in transito. E spesso non serve avere una buona capacità di corsa per sfuggire al cinghiale incattivito e allarmato dalla presenza estranea al suo habitat. Le cronache peraltro hanno già riportato alcuni casi del genere che hanno avuto un tragico epilogo. E se l'animale selvatico arriva fin dentro la città, allora sì che si ha a che fare con una questione anche di sicurezza, sia stradale che pubblica. Un rischio che a livello locale, nonostante le ripetute sollecitazioni, non è mai stato preso in considerazione da parte delle istituzioni responsabili in materia faunistico/venatoria.
“Contro una gestione che giudichiamo fallimentare della fauna selvatica, cinghiali in primis, da parte di Regione Emilia Romagna e Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) - afferma il Presidente Ferrini – come Coldiretti Forlì-Cesena siamo impegnati da anni. In questi ultimi mesi l’azione di denuncia e la richiesta di soluzioni si è intensificata a causa di un peggioramento ulteriore della situazione nelle nostre campagne e ora anche nelle città. Per fortuna, nel frattempo, abbiamo visto scendere in campo al nostro fianco alcuni sindaci che riconoscendo uno stato di vera e propria “emergenza” hanno adottato i primi provvedimenti locali sollecitando azioni di contenimento straordinarie, in particolare del cinghiale, che la Regione ha gioco forza autorizzato, ma che i cacciatori non condividono”.
“Ora, alla luce di una situazione che con tutta evidenza ha raggiunto livelli estremi – conclude il Presidente Ferrini – auspichiamo che tutte le istituzioni interessate si schierino con noi e i nostri allevatori e coltivatori dimostrando di avere a cuore la difesa del territorio e il presidio che le aziende agricole garantiscono, la garanzia dell’incolumità pubblica, la tutela del paesaggio e della biodiversità. Tenendo peraltro ben presente che il tempo delle sole promesse è finito e che Coldiretti Forlì-Cesena si aspetta impegno ed iniziative concrete per risolvere il problema. Diversamente saranno percorse tutte le “altre” strade che possono tutelare le aziende agricole e i cittadini tutti”. (Coldiretti Forlì)

TOSCANA: AUDIZIONI SUL REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE SULLA CACCIA

Giornata di audizioni ieri, mercoledì 17 maggio, per la commissione Sviluppo economico e rurale presieduta da Gianni Anselmi (Pd). La commissione ha infatti ascoltato i rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e cooperative, delle associazioni ambientaliste e delle associazioni venatorie in merito al regolamento di attuazione della legge regionale per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Il Consiglio deve esprimere parere obbligatorio sulla delibera di Giunta, e, come ha spiegato il presidente Anselmi, pur non trattandosi di parere vincolante “abbiamo ritenuto utile procedere alle audizioni di tutti gli interessati e chiedere tempo adeguato per un approfondimento in vista dell’espressione del parere”.
Il regolamento disciplina in modo unitario la materia della caccia in Toscana, dopo che la Regione ha riassunto a livello centrale tutte le funzioni amministrative in materia di caccia, prima attribuite alle Province, e sostituisce i vari regolamenti provinciali. Inoltre vengono previste norme per la gestione degli ungulati, in attuazione della legge approvata nel febbraio 2016.
Numerosi gli interventi e le posizioni espresse. Da parte delle organizzazioni professionali è stata sottolineata la necessità di andare verso un’operatività piena degli ambiti territoriali di caccia senza difformità e ritardi (Cia), di evitare nel regolamento ulteriori complicazioni burocratiche non previste in legge (Coldiretti), di distinguere la gestione del territorio per gli Atc e per gli istituti privatistici (Confagricoltura). Da parte delle associazioni di cacciatori sono arrivati input diversi. Arcicaccia ha chiesto assunzioni a tempo indeterminato da parte degli Atc, al posto di ricorrere a spese ingenti per le consulenze esterne, mentre per Federcaccia è opportuno ricorrere a personale esterno. Anuu e Italcaccia hanno insistito sul fatto che le riunioni dell’Atc debbano essere effettivamente pubbliche, trasparenti e pubblicizzate. La possibilità di salvaguardare gli appostamenti fissi concedendo il passaggio a nuovi fruitori e alcune correzioni sulle regole per gli appostamenti sono stati invece chiesti da Libera Caccia, Enalcaccia e altri.
Secondo gli ambientalisti questo regolamento non protegge la fauna selvatica, ma solo gli interessi dei cacciatori (Coordinamento associazioni ambientaliste); è stato inoltre sottolineato che, per l’articolo 117 della Costituzione, solo lo Stato può legiferare in materia di ecosistema. La Lav ha chiesto di vietare legare cinofile nelle zone di ripopolamento e cattura e di sostituire il termine “selvaggina” con quello di “fauna selvatica”.
“È stato molto utile ascoltare tutte le posizioni, anche molto distanti tra loro – ha commentato Gianni Anselmi al termine delle audizioni -. Per produrre atti che rispecchino l’interesse generale occorre tenere conto di tutti i punti di vista, anche se è ovvio che alla fine si deve arrivare a punti di sintesi che non sempre riescono ad accontentare tutti”. (www.ladeadellacaccia.it)

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