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Luca Gironi

Luca Gironi

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Emilia Romagna: ARRIVA IN COMMISSIONE LA PROPOSTA DEL PD DI RICONSIDERARE L'USO DEL PIOMBO NELLE CARTUCCE

 

La Giunta solleciti il governo a varare una normativa nazionale omogenea sulla commerciabilità delle carni selvatiche abbattute con pallottole di piombo piuttosto che monolitiche. E’ l’impegno contenuto nella risoluzione del Partito Democratico in Commissione Politiche economiche approvata con il sì del Pd, l’astensione di Lega Nord, Sinistra Italiana e Misto-Mdp e il no del Movimento 5 Stelle. “Chiediamo al ministero della Salute e a quello degli Interni di prendere una posizione in merito a una questione che si trascina da più di un anno. Oggi la determina regionale 20621/2016 stabilisce la vendita solo di carne abbattuta con munizioni prive di piombo- spiega un consigliere del Pd. La nostra proposta, in attesa di un provvedimento uniforme e definitivo, è finalizzata alla reintroduzione della possibilità di utilizzare i proiettili in piombo anche durante i piani di controllo, come si è fatto fino a un anno fa”. Diversi studi sia scientifici che balistici dimostrerebbero infatti la pericolosità delle munizioni monolitiche (senza piombo), sia perché rischiano di prolungare l’agonia degli animali abbattuti, sia perché per la loro struttura “risulterebbero pericolose per le persone che si trovano nelle zone di caccia, aumentando il rischio che, urtando ostacoli accidentali, rimbalzino per lunghe gittate con traiettorie imprevedibili, soprattutto nelle cacciate di gruppo”. Al contrario, spiega il Pd in commissione, il piombo contenuto nei proiettili “sia perché già fortemente regolamentato nella quantità sia perché non direttamente assorbibile dal corpo umano, non presenta rischi per la salute”. Su questo punto interviene però il Movimento 5 Stelle che riporta uno studio dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) che dimostrerebbe come le munizioni in piombo siano dannose sia per l’ambiente che per l’uomo. I rischi sono quelli di contaminare il terreno e provocare danni cronici alla salute. Si tratta quindi di una risoluzione “pericolosa”, secondo i pentastellati, per i quali sarebbe più consigliabile vietare del tutto l’uso del piombo nella caccia. Ribatte su questo punto il Partito democratico che ricorda come fino al 2016 e in altri paesi l’uso del piombo nell’attività venatoria sia sempre stato la norma, “se fossero stati accertati gravi rischi, sarebbe folle che fosse ancora permesso”. D’altronde anche per questi motivi, insistono i Dem, incrociare diversi studi e chiedere il parere dei Ministeri per arrivare infine ad una normativa omogenea nazionale, diventa ancora più urgente. (Francesca Mezzadri)

Nuovi Predatherm Pro HD e Predatherm Clip HD, in anteprima a Hit 2018.

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Cannocchiali da puntamento e clip-on termici di altissima qualità made in Italy

Predatherm è la nuovissima linea di cannocchiali da puntamento e sistemi clip-on (da applicare all’obiettivo delle ottiche diurne) termici di altissima qualità, che Forest Italia Srl presenta in anteprima assoluta a Hit 2008 (Hall 6, stand 210).
Predatherm rappresenta oggi probabilmente il meglio nel campo dei sistemi di mira termici, soprattutto per i materiali utilizzati e per la semplicità d’uso.
Il corpo abbandona la plastica che caratterizza normalmente questo tipo di strumenti per il molto più robusto alluminio aeronautico ad alta resistenza, garanzia di affidabilità senza rinunciare al contenimento del peso.
La taratura del cannocchiale è semplicissima e si effettua intuitivamente con due tasti sul dorso dello strumento, senza bisogno di accedere ai menu, e dando comunque accesso alle funzionalità wireless che consentono il collegamento in tempo reale con gli smartphone. L’energia è fornita da batterie di tipo CR 123, comunemente in vendita. Il sistema clip-on si assicura perfettamente all’obiettivo dei cannocchiali diurni con un adattatore, senza bisogno di rieffettuare la taratura.
Grazie al grande obiettivo al Germanio da 50 o 75mm, i Predatherm offrono altissima qualità dell’immagine e capacità di rilevare l’animale fino a quasi 2 chilometri, ampia scelta di reticoli e 5 diverse tipologie di colore per l’immagine.
La scelta dei componenti e l’assemblaggio di ogni Predatherm, così come il servizio di assistenza sono opera dall’azienda più importante del nostro paese nelle forniture militari di visori notturni e termici, garanzia di competenza e affidabilità assoluta.
La linea Predatherm comprende i modelli di cannocchiale da puntamento Predatherm PRO 384 2.8-11x50 HD 50HZ e Predatherm Pro 384 4.2-16×75 HD 50 hz e i modelli clip-on da applicare all’obiettivo dell’ottica diurna Predatherm Clip 384 50mm HD 50hz e Predatherm Clip 384 75mm HD 50hz. Tutti sono disponibili anche nella risoluzione 640x480 che però, vista la qualità dell’immagine dei modelli 384, è destinata ad usi estremi.
I prodotti Predatherm saranno in vendita a partire da Aprile 2018 con prezzi al pubblico consigliati adeguati alla qualità, a partire da 5.600 euro.

Per informazioni Forest Italia Srl, Agente Esclusivo Predatherm. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 045 8778772 http://www.forestitalia.com/Predatherm.html.

 

Lamezia Informa: Pino Galati si schiera con i cacciatori

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Presa di posizione del candidato con NCI alle ormai prossime elezioni politiche


Si schiera con il fronte dei cacciatori Giuseppe Galati, candidato con NCI alle ormai prossime elezioni politiche: «la difesa dell'ambiente, lo sviluppo dell'agricoltura, il rispetto del paesaggio sono fondamentali per l'Italia e per il sud, ma guai a confondere questi valori con un approccio ideologico e fazioso che criminalizza le attività legittime e tradizionali della caccia responsabile. Sì farebbero danni credendo di salvare un patrimonio. L'ambiente, infatti, non può fare a meno di una guida sociale della fauna selvatica, così come la buona agricoltura non può fare a meno dell'attività di caccia per riuscire a gestire le specie selvatiche nelle campagne e nei boschi, così folti e numerosi in Calabria. L'animalismo integralista che individua nella lotta alla caccia la finalità principale della propria attività rappresenta un pericolo. Centinaia di migliaia di cacciatori vanno invece rappresentati e tutelati, perché la caccia non è cattiva, al contrario rappresenta tradizione, cultura, attività sociale».
Secondo Galati «i cacciatori sono impegnati ad agire per il bene comune nella tutela e nella valorizzazione dei territori a caccia programmata. Contribuiscono all'equilibrio della fauna. Alle associazioni venatorie nazionali vanno quindi garantiti ascolto e possibilità di confronto dalla politica. In particolare gli eletti nelle zone a forte attività di caccia devono superare qualunque tentazione di ascoltare, seguendo facili mode, le voci dell'animalismo integralista che individua l'unico pericolo per la natura nella caccia. È un errore ed è una forma di conformismo e vigliaccheria. Io vi prometto che non lo commetterò».
Una posizione quindi opposta rispetto al Movimento Animalista, che del centrodestra è altra voce.

http://www.lameziainforma.it/notizia17814/Pino-Galati-si-schiera-con-i-cacciatori.html#.WoSp7ajibIU

 

APPELLO DELLA CONFEDERAZIONE CACCIATORI TOSCANI ALLE FORZE POLITICHE E AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018

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Le elezioni del prossimo 4 marzo rappresentano un appuntamento importante. I cittadini cacciatori parteciperanno al voto, strumento essenziale di espressione di volontà e di opinione, ossatura di democrazia.

Lo sono anche per la caccia in un momento in cui le Istituzioni e la politica sembrano aver derubricato la nostra categoria e la gestione faunistico venatoria ad argomenti secondari e fastidiosi.

E’ tempo che politica e Istituzioni, invece, tornino ad occuparsi di queste vicende che sono parte integrante della realtà e che hanno un’immediata ricaduta sulla vita dei cittadini sull’economia, nell’ambiente e sulla biodiversità.

E’ davvero avvilente che di questi temi, di cui l’attività venatoria è parte essenziale e ineludibile, non vi sia sostanzialmente alcuna traccia nelle attenzioni e nei programmi di tutte le formazioni politiche che si contenderanno alle urne.

La Confederazione dei Cacciatori Toscani (CCT) che confedera le associazioni Federcaccia, ANUU e ARCT rappresentando la maggioranza dei praticanti dell’attività venatoria in una regione – la Toscana – che vanta in Italia il maggior numero di cacciatori, nonché una profonda cultura e tradizione che per anni è stata riferimento nazionale, si rivolge a tutti i candidati ed alle formazioni politiche nella verifica degli impegni che i partiti ed i candidati saranno disponibili ad assumersi per tradurre in norme e provvedimenti legislativi le riforme necessarie alla materia faunistico venatoria ormai non più rinviabili.
La Legge Quadro che governa la materia (la 157/92) è una normativa che, seppur illuminata, ha bisogno di essere attualizzata alle profonde trasformazioni ambientali e faunistiche che sono intervenute in questi ventisei anni che ci separano dalla sua approvazione. Basti pensare all’esplosione numerica degli ungulati, alle pesanti conseguenze intervenute sulla biodiversità e alla tutela delle produzioni agricole per citarne alcune; una rivisitazione pertanto necessaria pur mantenendo inalterata la proprietà pubblica della fauna selvatica, vero e proprio bene comune dell’intera collettività nazionale.

La caccia ed i cacciatori rappresentano una risorsa fondamentale per contribuire al recupero e al mantenimento degli equilibri faunistici ed alla tutela della biodiversità; la CCT chiede ai candidati di condividere l’obiettivo di affrontare nella prossima legislatura il tema dell’aggiornamento e della creazione di strumenti legislativi, normativi e regolamentari adeguati alla posta in gioco.

La CCT chiede ai candidati di pronunciarsi con chiarezza sulle posizioni animaliste e pseudo ambientaliste che, all’inseguimento del consenso, sfuggono il confronto sulle necessità reali, segnalate ripetutamente anche dal mondo agricolo, di una gestione faunistica fondata su dati scientifici, sottratta all’ideologia all’emotività.

Occorre anche un impegno a livello regionale affinché sia ripristinato il necessario confronto tra la rappresentanza venatoria e la Regione, nelle sue diverse articolazioni politiche ed istituzionali, sia per superare il forte centralismo della burocrazia regionale che vive gli Ambiti Territoriali di Caccia come uffici decentrati che devono semplicemente sottostare alle direttive impartite; per evitare la messa in crisi definitiva di un Ente gestore – l’ATC – per assicurare le competenze e le risorse necessarie per governare un fenomeno vasto e complesso come la gestione della fauna selvatica.

Deve essere promosso il pieno coinvolgimento delle associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste ma anche degli ATC, nell’elaborazione e nella stesura del Piano faunistico Regionale. Come è anche necessario giungere al superamento della Legge Obiettivo sugli ungulati; questo provvedimento non ha funzionato, occorre tornare alla corretta applicazione della normativa precedente, a partire dalla puntuale messa in atto dell’art.37 e snellire le procedure per gli interventi di contenimento.

Infine il rilevamento dei danni deve avere un unico atto di indirizzo sui prezzi di mercato dei prodotti e le relative modalità di indennizzo e istituire un fondo regionale alimentato da risorse pubbliche.

Le forze politiche devono compiere un salto di qualità; per uscire dalla crisi di questo modello, che produce problemi, insoddisfazioni e contrasti sempre crescenti, è necessario costruire una nuova “governance” che faccia centro su due pilastri: la natura pubblicistica della fauna ed il coinvolgimento prioritario nella gestione dei veri stakeholders del territorio; gli agricoltori e i cacciatori. Su questi temi, la CCT darà conto, ai propri iscritti, delle posizioni espresse da ogni forza politica e dai relativi candidati; così come darà conto anche delle mancate risposte!

BERGAMO: DOPO LE ACCUSE AI CACCIATORI, FIDC INVITA I SUOI ISCRITTI A NON PARTECIPARE AD ALCUN INTERVENTO DI CONTROLLO

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Oggi abbiamo dovute leggere l’ennesimo attacco al mondo della caccia, a dire di alcuni reo di favorire la presenza dei cinghiali ostacolandone il loro contenimento.

Si accusa in primis il ritrovamento di un pasturatore, e il dott. Frosio lascia intendere che sarebbe opera dei cacciatori per “allevare” i cinghiali. In realtà è un metodo usato dalla guardie provinciali per tener lontani i cinghiali dalle colture e per avere più possibilità di abbatterli, e di certo non comporta una crescita della specie: una manciata di mais non incide minimamente sulla sopravvivenza della specie. Al massimo lo abitua a stare al fianco della polenta. E ben potrebbe essere il pasturatore abusivo di un bracconiere, che vuole uccidere con più facilità i cinghiali: fa piacere che gli agricoltori si vogliano affiancare a Federcaccia nella lotta al bracconaggio sul cinghiale.

Ma addirittura abbiamo dovuto leggere che “a Trate di Gaverina sono stati avvistati strani movimenti sul limitare del bosco, con liberazione di cuccioli di cinghiale” e ci stupiscono alquanto le parole di Tino Consoli, vicesindaco di Solto Collina, cacciatore, che si chiede “come mai nelle battute di caccia al cinghiale vengono abbattuti solo animali maschi? E non femmine, magari gravide?”.

Innanzitutto spiace che né il dott. Frosio né il dott. Consoli, entrambi veterinari ed entrambi cacciatori, si siano ricordati di spiegare al giornalista che siamo in pieno periodo delle nascite: nessuno è stato a Trate a liberare cuccioli di cinghiale, semplicemente i cinghiali ci sono e, secondo le leggi e i tempi della natura, partoriscono.

Al posto di “strani movimenti” il giornale poteva parlare di “lancio di cinghialetti dagli elicotteri”: l’articolo avrebbe mantenuto intatta la sua infondatezza, ma almeno sarebbe stato simpatico.

Il dott. Consoli poi anziché porsi domande inutili e infondate, ben poteva richiedere al Compresorio Alpino di Caccia Prealpi Bergamasche i dati degli abbattimenti e dei rilievi biometrici. Avrebbe così appreso che in attività di caccia sono stati abbattuti 530 cinghiali, di cui 270 maschi e 260 femmine, avrebbe potuto approfondire che nella seconda classe d’età, quella che si avvia alla riproduzione, sono state abbattute 103 femmine contro 76 maschi.

E forse resterà sorpreso venendo a sapere che proprio le due squadre che operano a Riva di Solto, Fonteno, Solto Collina e Endine Gaiano abbiano abbattuto – nella sola attività di caccia – 56 cinghiali, di cui 26 maschi e 30 femmine (di cui 3 certamente gravide: 2 in territorio di Solto Collina e 1 in territorio di Endine Gaiano).

Consoli per esperienza professionale e venatoria tra l’altro sa che fino a dicembre non si può stabilire lo stato di gravidanza o meno dei cinghiali: e infatti le 3 femmine (adulte) gravide sono state abbattute proprio a dicembre, insieme a 2 adulte non gravide e 7 femmine giovani che sarebbero state pronte per l’accoppiamento la prossima primavera. Inoltre prima della caccia le squadre in selecontrollo avevano abbattuto altri 42 cinghiali, e così per complessivi 572 cinghiali nel 2018 nel solo CAC Prealpi Bergamasche, a cui si aggiungono quelli abbattuti dalla polizia provinciale e da altri operatori.

L’articolo di oggi segue peraltro anche alcuni servizi sulle TV locali, in cui anzichè dare spazio all’informazione, si è dato spazio alle chiacchiere da bar.

Alla luce di quanto sopra Federcaccia non può che dirsi stufa e contrariata della mancanza di obiettività sul lavoro di contenimento effettuata in sede di caccia e di controllo da parte dei cacciatori e pertanto invita tutti i propri iscritti ad astenersi da ogni intervento di controllo.

Ciò anche alla luce del fatto che, a fronte delle ultime interpretazioni della legge nazionale, i cacciatori, anche muniti di apposita qualifica di operatori faunistici autorizzati dalla Provincia e dalla Regione, non potrebbero coadiuvare la polizia provinciale nel controllo del cinghiale.

Pertanto come Federazione riteniamo inaccettabile che i nostri iscritti partecipino quali volontari all’espletamento di un servizio pubblico da cui può discendere per loro una denuncia penale, con rischio di sospensione del porto d’armi.

Da ultimo sin da questo articolo procederemo legalmente contro ogni illazione diffamatoria mossa nei confronti dei cacciatori, sia con riferimento alle asserite immissioni di “cuccioli di cinghiale” sia con riferimento alle illazioni circa il mancato abbattimento delle femmine preordinato a far crescere la specie da contenere, siano le stesse da imputarsi al giornale o a virgolettati avventati.

(Il Presidente Provinciale di Federcaccia Bergamo Lorenzo Bertacchi)

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