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Bell'Intervento del Senatore Franceschelli in difesa della caccia sociale durante il dibattito dul DDL Malan

franceschelli

FRANCESCHELLI (PD-IDP). Signor Presidente, vorrei illustrare il compendio degli emendamenti a questo articolo, in quanto è un po' il cuore del provvedimento la previsione in cui si dispone che nella caccia in selezione degli ungulati è consentito l'uso di strumenti ottici ed optoelettronici, ad eccezione di quelli che costituiscono materiale da guerra. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Scusi, senatore Franceschelli, se la interrompo.

Colleghi, la giornata sarà lunga, vi chiedo di collaborare, grazie.

Prego, senatore Franceschelli, continui.

 

FRANCESCHELLI (PD-IDP). Si estende inoltre l'attestato di abilitazione al prelievo su selezione degli ungulati rilasciato da un'amministrazione regionale con validità su tutto il territorio nazionale. Qui c'è l'impostazione della volontà del Governo sulla modifica della legge n. 157 del 1992. Precisamente, si consente la possibilità di cacciare gli ungulati in questa forma di selezione in qualsiasi luogo del territorio nazionale, facendo valere l'abilitazione oltre i confini della singola Regione dove il soggetto si è formato. Ciò va di pari passo con la possibilità di equiparare il porto d'armi di Paesi comunitari a quello italiano e va altresì di pari passo nel trasformare, sempre con parere delle Regioni, le aziende faunistico-venatorie in turistiche.

C'è una nuova impostazione della visione dell'attività faunistico-venatoria, cioè si passa da un concetto di attività faunistico-venatoria senza scopo di lucro, tipico della legge n. 157 del 1992, ad un'attività che ha uno scopo di lucro, con una trasformazione dall'attività faunistico-venatoria di natura sociale e pubblica in quella privata e professionale. È questa l'impostazione che si vuol dare. È stato detto anche nei molteplici interventi che sono stati fatti: si è detto che le aziende faunistico-venatorie rappresentano anche uno strumento di PIL per l'indotto delle aree interne. Qualcuno ha anche detto che noi non conosciamo le aree interne e che non abbiamo amministrato nemmeno un condominio.

Io ho fatto il Presidente della Provincia post-riforma del 2016 e sono tuttora un amministratore locale da più di 10-12 anni; per questo credo di conoscere bene la materia, dato che amministro proprio in un'area interna per eccellenza.

Credo che nelle aree interne non ci sia bisogno di trasformare le aziende faunistico-venatorie in attività di lucro turistiche per avere una leva di sviluppo. Le aree interne, per svilupparsi, hanno bisogno di servizi. Traduco: vogliono i trasporti, vogliono che i treni dell'alta velocità che passano a valle si fermino anche nelle aree interne stesse. Penso al caso di Chiusi, dove passano 300 treni al giorno e non se ne ferma nemmeno uno; e se chiediamo a Trenitalia di far fermare due coppie di treni al giorno ci chiede un milione e mezzo di euro. (Applausi). Penso alla sanità territoriale: per vivere nelle aree interne servono i medici di famiglia e i pediatri.

Penso poi al sistema del trasporto pubblico e, a questo proposito, voglio evidenziare un aspetto: sono molti gli incidenti stradali causati dagli ungulati, ma spesso accade perché le banchine delle strade comunali, provinciali, regionali e statali non beneficiano di una sufficiente manutenzione, dato che i fondi alle Province sono stati completamente tagliati. (Applausi). Creiamo invece una rete stradale adeguata, idonea e con coni di visibilità tali da poter percepire il pericolo, anziché abbandonare le strade a sé stesse; altrimenti si finisce per cercare giustificazioni che non hanno senso.

Voglio quindi concludere ribadendo che le aree interne chiedono servizi, non i predoni turistici che vengono ad abbattere la fauna nei loro territori, territori che tra l'altro sono stati ben gestiti. Se andiamo a vedere i dati della Toscana, nell'ultimo anno i danni non arrivano a 700.000 euro. Io amministro un Comune di 32.000 ettari, di cui 20.000 di bosco e 6.000 di vigneto DOCG, dove un quintale di uva costa 300 euro: ebbene, i danni subiti nell'anno 2025 ammontano appena a 1.500 euro. Questo significa che, grazie alla gestione condivisa tra agricoltori, cacciatori e sistema ambientale, il modello regge se si lavora tutti insieme, non se si mettono le componenti l'una contro l'altra. (Applausi).

Sostenere il contrario significa non conoscere i territori e la vita di quei luoghi, e significa voler perseguire obiettivi diversi da quelli che si raccontano. L'uso di strumenti elettronici ed optoelettronici, infatti, non ha nulla a che vedere con la tradizione: è una scelta di campo ben precisa che la destra ha fatto a favore di una caccia turistico-venatoria, la quale non ha niente a che spartire con la reale gestione dei nostri territori.

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