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Caccia: Arci Caccia, ddl destra insufficiente. Sinistra deludente


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Roma, 30 giugno – Il presidente di Arci Caccia, Christian Maffei, critica duramente il Partito democratico sul tema della riforma della caccia. In un’intervista pubblicata oggi da Il Foglio, Maffei sostiene che il Pd abbia scelto di contrapporre la cultura cittadina a quella rurale, privilegiando il consenso delle metropoli rispetto alle esigenze dei territori e degli amministratori locali che vivono quotidianamente la gestione della fauna. Per il presidente di Arci Caccia, questa impostazione ha allontanato il partito dalle istanze del mondo venatorio responsabile e della ruralità. Nel colloquio attacca anche il leader di Europa Verde, Angelo Bonelli, accusandolo di avere una visione ideologica della caccia e di ignorare la realtà del settore.
Maffei afferma inoltre che il disegno di legge sulla caccia voluto dalla maggioranza è “deludente”, perché non rappresenta una vera riforma. Tra le principali criticità indica il mancato coinvolgimento delle Regioni e l’assenza della relazione al Parlamento prevista dalla legge 157 del 1992, passaggio che, a suo giudizio, avrebbe dovuto costituire la base per individuare gli aspetti della normativa da aggiornare. Secondo il presidente di Arci Caccia, il testo introduce modifiche marginali e non affronta i nodi legati alla gestione faunistica e degli ungulati.
Maffei respinge inoltre la narrazione secondo cui la caccia sarebbe una questione di destra, ricordando che molte delle principali regioni a vocazione venatoria sono state storicamente governate dal centrosinistra e difende il ruolo sociale dei cacciatori nella gestione del territorio. Quanto al declassamento del lupo previsto a livello europeo, che non è un tema venatorio, invita a evitare contrapposizioni ideologiche, sostenendo la necessità di strumenti di gestione fondati su censimenti e valutazioni scientifiche.
L’intervista è pubblicata nell’edizione odierna de Il Foglio.

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