CTFVN: il Governo presenta un emendamento per modificarne la composizione e l'opposizione risponde chiedendo che sia aumentata la partecipazione
- Scritto da Redazione
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L’emendamento presentato da Silvio Franceschelli sul Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale si inserisce nel più ampio dibattito sulla riforma della Legge 157/1992 e tocca un punto particolarmente delicato: la rappresentanza all’interno dell’organo consultivo che supporta lo Stato nelle scelte sulla fauna selvatica e sull’attività venatoria.
In sostanza, la proposta nasce come risposta alla linea della maggioranza, che intende restringere la composizione del Comitato limitando la presenza delle associazioni venatorie alle sole tre considerate più rappresentative a livello nazionale. Franceschelli, al contrario, propone un’impostazione più inclusiva: il suo emendamento mira infatti a garantire la partecipazione di tutte le associazioni venatorie riconosciute, senza basarsi esclusivamente sul criterio numerico degli iscritti.
Questa scelta non è solo tecnica, ma anche politica. Secondo il senatore, ridurre la rappresentanza significherebbe escludere realtà storiche e radicate nel territorio, con il rischio di impoverire il confronto interno al Comitato. L’obiettivo, invece, è quello di preservare un equilibrio tra le diverse sensibilità del mondo venatorio, evitando che poche organizzazioni concentrino su di sé il peso delle decisioni.
L’emendamento si fonda quindi su un principio di fondo: il Comitato dovrebbe essere un luogo di sintesi e confronto il più possibile ampio, capace di rappresentare la pluralità degli interessi in gioco. In quest’ottica, allargare la partecipazione significherebbe anche rafforzare la legittimità delle decisioni, rendendole più condivise e meno esposte a contestazioni.
Naturalmente, questa visione si scontra con quella della maggioranza, che punta invece a un organismo più snello e operativo, ritenendo che una composizione più ristretta possa rendere più rapide ed efficaci le decisioni. Il nodo centrale, dunque, è tutto qui: privilegiare l’efficienza oppure la rappresentanza.
In definitiva, l’emendamento di Franceschelli rappresenta un tentativo di mantenere il Comitato come spazio ampio e pluralistico, in cui tutte le voci del settore possano essere ascoltate, anche a costo di una maggiore complessità nei processi decisionali.



