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Luca Gironi

Luca Gironi

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Arci Caccia: Cambiare il modo di affrontare i problemi della caccia in Abruzzo si può e si deve

arci ABRUZZO

Cambiare il modo di affrontare i problemi della caccia in Abruzzo si può e si deve.


La caccia e i cacciatori abruzzesi non meritano i contraccolpi nefasti di scelte di politica venatoria regionali sbagliate. La ostinata riproposizione di forzature, nella redazione dei calendari venatori regionali, che finiscono sempre per produrre frustrazioni e danni alla categoria dei cacciatori, sta diventando la costante stucchevole dell’attuale Giunta Regionale. Il nostro ambiente e il nostro patrimonio faunistico, curati e salvaguardati da tutta la comunità abruzzese, sono una ricchezza per la nostra regione , conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero , che non merita di finire sulle pagine dei giornali per le considerazioni negative che la magistratura è stata costretta di recente ad esprimere.
L’ Arci Caccia Abruzzo dopo l’ultima brutta figura fatta dalla Giunta Regionale con la bocciatura dell’ennesimo calendario venatorio si aspettava le dimissioni dell’assessore, a dir poco imprudente, che ha, di fatto, dimostrato scarso interesse nella gestione faunistico venatoria e dell’ambiente. L’Arci Caccia fa notare che nulla di concreto è stato fatto per il controllo dei danni prodotti dalla fauna selvatica, che non ci sono piani di gestione per nessuna specie, piani oggi indispensabili come scrive il Commissario Europeo all’ambiente in particolare per l’avifauna migratrice.

Non ci sono proposte e/o progetti di miglioramenti ambientali per il ripristino di habitat , non si fa nulla per la valorizzazione della carne di selvaggina e per avviare la filiera controllata delle carni, risorsa preziosa per qualità e in parte, alternativa agli allevamenti intensivi.
L’ARCI Caccia è a disposizione per dare il proprio contributo, ma non è più disposta ad accettare questi atteggiamenti di totale disinteresse ed abbandono, non chiediamo facili ed irrealizzabili promesse ma rispetto ed impegno per la comunità rurale protagonista dell’economia agricola abruzzese.

Negli ATC abruzzesi bisogna finirla con la sola propaganda. È ora di chiudere una lunga stagione negativa. Negli ATC teramani, dopo gli aumenti delle quote agli iscritti, ed il fallimento dei ripopolamenti di fagiani e starne, si parla di fantasiose sperimentazioni di immissioni di pernici rosse, sperimentazione che non sembra apparentemente in linea con i dettami del piano faunistico e non sappiamo se condiviso con regione e ispra.

Bisognerebbe prendere esempio dall’ ATC Roveto Carseolano che invece ha ridotto le quote del 25%.
L’ Arci Caccia ritiene che il tempo del folclore sia finito e che occorra, rimboccarsi le maniche e riprendere la strada della ricostruzione del bene della fauna selvatica nel rispetto del lavoro degli agricoltori.

DOCUMENTO ISPRA. L’OPINIONE DEL PRESIDENTE FEDERCACCIA BUCONI

  • Pubblicato in Notizie

federcacciaDue parole “politiche” per accompagnare la nota tecnica predisposta dall’Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-Ambientali della nostra Federazione a commento del Documento su siccità, incendi e attività venatoria diramato a firma ISPRA in cui si chiedono ulteriori restrizioni all’esercizio venatorio
Roma, 13 settembre 2021 - ISPRA, rivestendo le funzioni di ente tecnico, ha fornito alle Regioni una serie di indicazioni sul comportamento da tenere a seguito di condizioni particolari ed eccezionali come la carenza di ossigeno negli specchi d’acqua, gli ingenti danni riportati dagli ambienti percorsi dal fuoco, la scarsità di precipitazioni. È suo dovere, senza alcun dubbio, svolgere questo compito e pur muovendo delle osservazioni sulle conclusioni cui giunge che illustriamo nella nota allegata, non è a questo ruolo che troviamo obiezioni.
Non possiamo fare a meno però di chiedere a ISPRA per quale motivo si limita a compiere solo l’ultima parte di quello che dovrebbe essere il suo lavoro. Invece di far ricadere sull’anello finale e più debole della catena, ovvero i cacciatori, tutte le conseguenze derivanti da un insieme di criticità gestionali in cui è o dovrebbe essere parte attiva, perché non svolge l’altra parte del suo mandato, quella più importante, cioè dare indicazioni per prevenirle e se possibile risolverle?
ISPRA sa benissimo che non è la caccia a provocare, ad esempio, scarsa ossigenazione nelle acque degli ambienti palustri, situazione anzi spesso mitigata o evitata proprio nei chiari aperti alla attività venatoria, quanto piuttosto l’impossibilità di intervenire con sfalci e regimazione delle acque nelle ampie zone sottoposte a protezione e tutela, che in gran parte significa abbandonate a se stesse, secondo la discutibile convinzione che la natura si regola da sola.
Non sono i cacciatori che appiccano gli incendi - anzi hanno dimostrato anche in questa triste stagione ancora una volta essere una componente essenziale nel loro spegnimento e prevenzione - ma la quasi impossibilità di gestire i boschi e le aree naturali per tutta una serie di vincoli, lacci e divieti che li trasformano in bombe pronte a esplodere per mano dei piromani.
Dove è ISPRA “nel prima”? Una volta dimostrato di aver fatto tutto il possibile, di aver dato a Regioni e cittadini tutte le armi per affrontare queste problematiche, solo allora potrebbe anche chiedere ulteriori sacrifici. Ma pensare che basti chiudere la caccia prima di aver svolto le sue funzioni al 100 per cento, col massimo rispetto, a noi sembra solo un modo di lavarsi la coscienza.

Il Presidente Nazionale
Massimo Buconi

 

COMUNICAZIONI PERIODICHE AIW

aiw wilderness logo 475 1Murialdo, 15 Settembre 2021

1. Conservazione della natura all'italiana: un "santuario dei cetacei" per proteggere animali che MAI nessuno aveva prima cacciato, ed esteso solo sulle acque marine per non intralciare il turismo costiero, dove tutti navigano e pescano senza limitazioni alcune. E' però bastato che una tartaruga marina abbia deposto le sue uova lungo una spiaggia della Liguria per far scrivere sui media paginate intere sull'argomento, senza che non una parola sia stata sprecata per dire che in un vero santuario si difendono anche gli habitat di vita e non solo gli animali. Sarà interessante leggere cosa si dirà quando per difendere la privacy delle tartarughe si comincerà a dire che vanno allontanati i bagnanti dalle spiagge! Sperando che i politici non ne approfittino per trasformare in business questa importante scoperta, segno di una crescita della specie.

2. Dopo la diffusione del solito Rapporto annuale sull'Orso marsicano da parte del Parco d'Abruzzo l'AIW a firma F. Zunino ha diffuso a sua volta un comunicato estremamente critico dello stesso, per la palese incompletezza dei dati forniti all'opinione pubblica in merito alla situazione. Incompletezza giustificata dai problemi di spostamento conseguenti alla pandemia da Covid 19, che notoriamente non può aver inciso sui movimenti dei guardiaparco, tecnici e ricercatori faunistici sul campo. Segno piuttosto di un tentativo di nascondere scomode verità.

3. Intanto la Corte di Cassazione ha confermato la condanna in appello alla persona che nel 2014 aveva ucciso un orso a Pettorano sul Gizio, paese posto tra il Parco d'Abruzzo ed il Parco della Majella. Non si sa quanto sia stata fatta giustizia e quanto ingiustizia, visto che in primo grado la persona era stata assolta, segno che prove inoppugnabile sulla volontà di uccidere forse non si sono mai potute veramente dimostrare. Certo è che l'orso è morto e che l'imputato ha sparato. Peccato che nessuno abbia mai indagato sulle ragioni per cui l'orso aveva saccheggiato il pollaio, conigliera o stalla dell'imputato, né per quali ragioni egli abbia ritenuto di sparare all'orso: difesa della proprietà? Difesa della persona? o inutile difesa e solo volontà di uccidere? Perché se si trattasse di uno dei due primi due casi, dire che è stata fatta giustizia come hanno scritto gli ambiental/animalisti che impugnando la sentenza ha portato ad una condanna dell'imputato non è forse del tutto corretto. Il problema è che se un orso (e non era né il primo né è ancora l'ultimo caso) ha assunto il comportamento di andare a cercare il cibo nelle e attorno alle case dell'uomo, forse a monte ci sono dei "colpevoli indiretti" mai individuati, né indagati sulla cattiva gestione di questa popolazione di animali e delle aree protette dove, appunto, dovrebbe essere protetetti, e fatto di tutto per evitare che le abbandoni, cosa che sta avvenendo. Per cui, fatti del genere, purtroppo, potranno ancora accadere. Certo è quanto meno strano che in un Paese dove la legge consente alla gente di difendersi e di difendere i propri beni e proprietà qualora aggrediti da altri uomini, non lo preveda nel caso che ad aggredire e a danneggiare i propri beni sia un animale! Ecco, solo per questo ragionamento, quella sentenza definitiva forse non è del tutto GIUSTA. Si spera solo che le organizzazioni del mondo rurale possano dare un aiuto finanziario alla persona e alla sua famiglia, non certo benestante, se non altro per solidarietà corporativa. Allora sì si farebbe una cosa giusta, perché se è giusto che se alla collettività si arreca un danno uccidendo un animale protetto, quanto meno per logica dovrebbe vigere una legge o una metodologia che se un animale protetto arreca dei danni alle persone e alla proprietà privata dei singoli cittadini, sia la società a pagarli. Purtroppo questo in Italia, democrazia liberale ancora lungi dall'essere giusta, non avviene! Segno che siamo una democrazia incompleta, dove ogni giorno si costringono i cittadini a pagare di persona i danni che cinghiali, orsi e lupi arrecano loro!

La Commissione Europea risponde alla lettera di Arci Caccia sulla gestione delle specie migratrici

Arci Caccia, quest’estate, aveva inviato una lettera alla Commissione Europea che trovate a questo link: https://www.arcicaccianazionale.it/ma-in-europa-la-legge-e-uguale-per-tutti-restiamo-i-attesa-di-risposta/ oggi è arrivata la risposta del Commissario Europeo all’Ambiente.

Gentile avvocato De Bartolomeo,


Rispondo, a nome del Commissario Sinkevičius, alla Sua lettera del 24 agosto scorso a proposito della conservazione e gestione delle specie di avifauna migratrici in declino.
L’articolo 3 della direttiva uccelli richiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire una varietà e una superficie sufficienti di habitat, per tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico.
L’articolo 7 richiede agli Stati membri di garantire che l’attività venatoria sull’avifauna rispetti inter alia il principio di una saggia utilizzazione. Conformemente alla “Guida alla disciplina della caccia nell’ambito della direttiva uccelli”2, la caccia ad una specie in declino non può per definizione essere sostenibile, a meno che non faccia parte di un piano di gestione adeguato ed effettivamente implementato che preveda anche la conservazione degli habitat e altre misure in grado di invertire la tendenza al declino.
La Commissione sta lavorando con gli Stati membri e le parti interessate per affrontare i problemi di conservazione delle specie di avifauna ed assicurare la piena attuazione delle summenzionate disposizioni, compreso il rispetto dei criteri di sostenibilità dell’attività venatoria stabiliti dalla direttiva uccelli.
La responsabilità nell’attuazione della legislazione dell’Unione Europea spetta in primo luogo alle autorità nazionali, che devono assicurare l’adozione e l’attuazione di misure nazionali e regionali compatibili con la legislazione UE e devono prendere le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi della legislazione. In particolare, spetta alle autorità degli Stati membri adottare decisioni per assicurare che, nei loro territori, la caccia sia pienamente compatibile con i requisiti della direttiva uccelli.
Se necessario, la Commissione può decidere di adottare misure per assicurare il rispetto della legislazione ambientale UE, compresa l’apertura di procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri, come è stato fatto in relazione alla tortora selvatica (Streptopelia turtur) in Francia e in Spagna.
Voglia gradire l’espressione dei miei distinti saluti.

Nicola Notaro

Concluso il Congresso di Arci Caccia: Christian Maffei rieletto Presidente Nazionale 

maffei1Chianciano – Con l’elezione nel nuovo Consiglio nazionale e la conferma del presidente nazionale, Christian Maffei, riminese, si è concluso a Chianciano (SI) il XII Congresso nazionale di Arci Caccia.

Il nuovo Consiglio nazionale è composto da 63 membri e rappresenta tutte le venti regioni italiane a cui fanno riferimento i 107 circoli di Arci Caccia in rappresentanza di circa 30.000 iscritti.

Il Congresso ha approvato, all’unanimità, il nuovo statuto che trasforma Arci Caccia in “ente del terzo settore”, cioè associazione con finalità sociali. Una sfida completamente nuova per una rappresentanza, prima esclusivamente, venatoria che guarda a un sempre maggiore rapporto con le forze della società civile interessate, come Arci Caccia, all’ambiente, alla fauna, alle aree interne, alla cultura rurale.

Dal Congresso esce anche la volontà di rafforzare il contributo di Arci Caccia nel variegato mondo della Federazione Arci.

Il Congresso ha approvato il proseguimento della positiva e costruttiva collaborazione con la Fondazione UNA Onlus per portare avanti progetti concreti di ricerca, gestione e promozione che riguardano la fauna selvatica, l’alimentazione con carni di selvaggina e la pulizia delle campagne.

Il Congresso ha anche approvato gli indirizzi di collaborazione con Fitav, Federparchi, Arre Protette e Atc e con gli Enti locali e i piccoli borghi nell’esclusiva difesa degli interessi generali della comunità guardando oltre il semplice rapporto con il mondo venatorio.

Sull’unità del mondo venatorio, il Congresso, preso atto della rinuncia delle FIDC a una federazione unitaria, ha affermato la necessità di un coordinamento ma anche la necessità di guardare oltre il mondo venatorio per rompere l’isolamento in cui sta pericolosamente finendo la caccia.

Il presidente Christian Maffei ha affermato che il Consiglio nazionale presenta un numero adeguato alle garanzie di rappresentanza di tutte le realtà regionali.

«Usciamo da questo Congresso – ha dichiarato Maffei – con un Consiglio nazionale numeroso per allargare il più possibile la rappresentanza ma vogliamo chiedere a tutti un impegno nuovo nel portare le istanze dei territori e nel formulare proposte che contribuiscano a rompere l’isolamento del mondo venatorio».

«Vogliamo diventare organizzazione nel terzo settore per affermare il nostro ruolo che guarda al bene collettivo dell’ambiente e della conservazione della natura. Vogliamo una collaborazione sempre più stretta con la Federazione tiro a volo facendo diventare Arci Caccia socia della Fitav perché voglio che ogni iscritto Arci Caccia sia anche socio Fitav con accesso agli impianti sportivi del tiro a volo e che ciascuno sia consapevole del senso di fare parte della grande famiglia del Coni. Vogliamo il rilancio della cinofilia come biglietto da visita nella società che è strategica per fare capire alla società che i cacciatori sono i primi ad avere un rapporto competente di affetto con il proprio cane».

Sul rapporto con ISPRA, Maffei ha affermato: «Dobbiamo creare un Comitato scientifico con rapporti nel mondo universitario e scientifico a cui ISPRA non possa fare a meno di riconoscere capacità metodologica, autorevolezza e credibilità».

Il presidente ha anche ribadito che Arci Caccia dovrà «stare in Europa, dove di prendono le decisioni sul futuro della caccia.

Sull’unità del mondo venatorio, ha proseguito, «non c’è un’unità strutturata ma non c’è nemmeno un’unità dei contenuti. Però l’unità è comunque richiesta a gran voce dai nostri soci: la sfida sarà riuscire a trasferire il sentire comune nelle azioni dei dirigenti».

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