Arci Caccia incontra Federparchi: proficuo colloquio tra Maffei e Sammuri
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Nel quadro di un percorso di costruzione e di potenziamento delle relazioni con i soggetti che più direttamente e operativamente interpretano gli interessi della tutela del paesaggio del “bel paese Italia” il Presidente nazionale Christian Maffei ha incontrato il Presidente di Federparchi dott. Giampiero Sammuri.
Condivisa nella riunione del 9 agosto scorso l’importanza del lavoro svolto da Federparchi, nel rappresentare il valore delle aree protette per la biodiversità, l’economia green, la tutela del paesaggio e delle esigenze dei “piccoli borghi”. Dalla presenza dei Parchi molti comuni traggono energie, oggi indispensabili, per le popolazioni che vi risiedono.
La salvaguardia di usi, costumi, tradizioni di queste comunità da parte delle nuove generazioni passa per la costruzione delle migliori condizioni per consentire di continuare e vivere nei loro borghi valorizzando le attività “sostenibili” che vengono promosse e assicurando loro i presidi di assistenza sociale, sanitaria e le migliori condizioni di qualità della vita.
La tutela della biodiversità deve essere sempre più oggetto di interrelazioni, di progetti, di investimenti comuni con gli Enti Gestori della fauna selvatica ATC e CA.
Esaurita e lasciata ad un passato l’ostilità alle aree protette che ha caratterizzato contrapposizioni corporative e strumentali, ora è il tempo della collaborazione piena, sincera, operativamente produttiva.
Il fondamentalismo ideologico è, come dimostra la storia, un male di cui l’uomo è responsabile e danneggia tutti gli esseri viventi.
Le normative vigenti in materia di fauna selvatica, pur esprimendo e interpretando in modo avanzato – anche rispetto a legislazioni di altri paesi – sinergie alte, necessitano di un aggiornamento per rendere funzionali le norme alle modificate condizioni di consistenza di alcune specie selvatiche impattanti. Le stesse finalità di tutela ambientale l’uomo deve gestirle, quale custode, con economie sostenibili non solo delle aree protette, ma di tutto l’agro silvo pastorale con particolare riguardo agli agricoltori.
Occorre definire meglio la normativa per affermare nel Paese il ruolo delle aree contigue ai Parchi che soffrono nella loro realizzazione, di limiti anche rispetto al controllo di alcune “popolazioni”. È necessaria per questo una programmazione delle presenze del “cacciatore”, censimenti e certezza dei numeri degli operatori faunistici che dovrebbero essere individuati tra i cacciatori residenti venatoriamente negli ATC e nei CA. Pregiudiziali interpretazioni delle normative, che nei fatti sono di reale impedimento alla costituzione dell’aree contigue, fanno male al governo dell’equilibrio tra le specie selvatiche.
Comune intendimento da concretizzare qui ed ora, sarà l’individuazione di progetti, la ricerca di risorse anche attraverso il recovery fund ma anche utilizzando la legislazione attuale per integrare le attività sostenibili nelle aree protette anche con i progetti della Fondazione Una.
Impegno di lotta, quello al bracconaggio, anche con il coinvolgimento della vigilanza venatoria coordinato tra tutte le associazioni ambientaliste, venatorie, campestri sotto la direzione e il controllo dei Carabinieri Forestali nelle Regioni e province autonome.
Roma, 23 agosto 2021




Continua forte l’impegno delle Associazioni Venatorie e di una parte delle Regioni per raggiungere l’accordo sul Piano di gestione della tortora. La colpevole inerzia della Conferenza Stato Regioni e del Ministero competente ha vanificato il lavoro di mesi e penalizzato senza motivo migliaia di cacciatori, sacrificati ancora una volta inspiegabilmente all’ideologia anti-venatoria. Chiesto un incontro urgente per la risoluzione del problema entro il 30 agosto.



La notizia della decisione della Regione di togliere la tortora dalle specie previste in preapertura, anche se era nell’aria, ci lascia sicuramente con l’amaro in bocca. Questo perché, fino all’ultimo, abbiamo sperato che fosse compiuto l’unico passo che poteva permettere di cacciare la tortora, l’approvazione del Piano di Gestione Nazionale della Tortora Selvatica. Questa specie, infatti, è considerata dall’Unione Europea come minacciata e quindi il suo prelievo è possibile solo se lo stato mette in atto una serie di misure che vanno dalla ricostituzione degli habitat al censimento della specie alla riduzione del prelievo. Ebbene, era la fine di aprile quando la Conferenza Stato Regioni ha raggiunto l’accordo che doveva portare all’approvazione di questo provvedimento che, caccia a parte, sarebbe fondamentale per tutelare la specie. Il fatto che l’accordo fosse stato raggiunto ci aveva fatto ben sperare e invece, al posto del Piano approvato, come una beffa, il MITE ha prodotto una richiesta di moratoria del prelievo. Un teatro dell’assurdo in cui il Governo scarica la propria inadempienza sulle Regioni, dicendogli che “visto che i ministeri competenti non hanno fatto il loro lavoro, allora le Regioni devono togliere la tortora dal calendario”, seguito poi da Ispra che si affretta a metterci il carico modificando pareri positivi già annunciati. Già per questo è legittimo essere arrabbiati, ma se si pensa che la nostra Regione aveva predisposto la propria parte del Piano e ottemperato alle richieste dell’Ispra il livore non può che aumentare. Per questo chiediamo con forza che il Governo si svegli e approvi il Piano nei tempi più brevi, sappiamo che la Conferenza Stato Regioni è convocata per i primi di settembre. Ebbene è tardi, ci si muova con l’urgenza dovuta al rispetto di migliaia di cacciatori che hanno il diritto di non vedersi negata un’attività per la quale hanno pagato profumatamente per un cavillo burocratico. Si spera che il Governo trovi un po’ di coraggio per risolvere, insieme alle regioni, i problemi della tortora per garantire una tranquilla preapertura e non continuare a penalizzare l’attività venatoria.