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Luca Gironi

Luca Gironi

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Fenaveri, Arci Caccia chiede alla Presidenza: Cosa si aspetta a costituire la federazione nelle Regioni?

ARCI Caccia ha chiesto al Presidente della FENAVERI Nazionale di promuovere la Federazione nelle Regioni, a partire dalla Toscana: ha risposto NO. Perché aveva problemi…


Apprezziamo la volontà espressa nel Comunicato Stampa di FIdC, Enalcaccia e ANUU di risolvere i problemi, le criticità esistenti con la CCT.
Disponibili nell’interesse della caccia - che è la nostra priorità - al confronto di merito, indipendentemente dalle sigle. Questo vale per tutte le Regioni. Senza ipocrisie si indichino percorsi, scadenze.
Nel mondo venatorio italiano, purtroppo, c’è chi ha il brutto vizio di interpretare e manipolare la posizioni degli altri e quindi, per fare informazione con trasparenza, inviamo la lettera ufficiale, integrale con la quale si è chiesto di “congelare” la FENAVERI nazionale fino a che la FIdC non risolverà i suoi problemi di modifica dello Statuto ed uscirà dal groviglio di Enti con i quali si presenta. Gli argomenti attenzionali sono più di uno.
Servono le FENAVERI nelle Regioni italiane – è li che si va a caccia non si può più tergiversare - altrimenti uffici e dipendenti a Roma a quale fine? La presenza in FACE non può essere solo ricevere documenti che, per l’Italia, non determinano alcun miglioramento ai cacciatori per i quali l’Europa è sinonimo di problemi. Continuiamo a fare promesse che non si realizzano?
Il cammino unitario delle FENAVERI oggi ha un solo nome Emilia Romagna. Si è già arrestato?

Alleghiamo la lettera inviata alla Presidenza di Fenaveri:

Toscana: ecco il comunicato ufficiale della Regione sulla preapertura

FIRENZE – "Non si può dichiarare lo stato di calamità per la siccità e poi non tener di conto anche
delle sofferenze degli animali", chiosa il presidente della Toscana Enrico Rossi. Nella pre-apertura
della stagione venatoria che si svolgerà come da programma sabato 2 e domenica 3 settembre
doppiette vietate dunque contro germani reali, alzavola e marzaiola, ovvero gli uccelli acquatici di
cui normalmente è consentita la caccia, ed anche contro i merli. Inoltre non si sparerà fino alle sette
di sera, ma solo fino alle 14.
La Giunta regionale lo ha deciso stamani, licenziando tutta una serie di provvedimenti proposti
dall'assessore all'agricoltura Marco Remaschi e che interessano il mondo venatorio: tra questi c'è
anche l'adozione definitiva del regolamento unico regionale che sostituirà i novantuno diversi testi
(48 in vigore e 43 in via di approvazione) che esistevano fino appena ad un anno e mezzo fa, fino al
1 gennaio 2016, quando la caccia rientrava tra le competenze amministrate dalle province e poi
invece tornata in toto in capo alla Regione. Presto sarà approvato anche un piano faunistico unico.
La caccia al germano, all'alzavola e alla marzaiola – tutti uccelli acquatici – è stata sospesa a causa
della siccità dell'estate. Era già successo nel 2003 e nel 2012, altri due anni particolarmente siccitosi
(anzi, il 2003 forse fu anche peggio) e il provvedimento ha due ragioni: quella di aiutare la
conservazione della specie a fronte dei pochi bacini e specchi di acqua allagati dove quest'anno gli
animali saranno costretti a concentrarsi, ma anche una razionalizzazione dell'uso dell'acqua, visto
che la caccia era consentita anche in invasi allagati artificialmente e quindi si sarebbe dovuta
utilizzare in grandi quantità per riempirli.
Nello specifico il 2 settembre si potrà sparare alla tortora africana e al colombaccio. A questi la
Regione ha aggiunto, questo come gli anni passati, cornacchie, gazze e ghiandaie, ovvero quei
corvidi dannosi per le covate, con popolazioni in eccesso e per cui, anche a caccia chiusa, spesso
vengono organizzate battute ad hoc per contenerle lo sviluppo. Per motivi simili sarà consentita, in
deroga, la caccia agli storni, che provocano danni alle coltivazioni di uva ed olivi. Domenica 3 si
potrà sparare invece solo ai corvidi e agli storni, ovvero le specie 'nocive': caccia vietata in questo
caso a tortora e colombacci.
La stagione venatoria vera e propria inizierà come annunciato il 17 settembre e si concluderà il 31
gennaio: limitatamente ad alcune specie partirà ad ottobre o novembre oppure si concluderà
anticipatamente, come è già accaduto negli anni passati.
La giunta ha approvato oggi anche una delibera che riguarda il prelievo selettivo della specie
muflone nei comprensori della provincia di Livorno e Lucca.
Un compromesso scaturito da un confronto approfondito La sospensione della caccia alle specie
acquatiche e al merlo è stato l'esito di un confronto ragionato e attento. Lo sottolineano tanto il
presidente della Toscana Enrico Rossi quanto l'assessore all'agricoltura e alla caccia Marco
Remaschi.
"Il provvedimento che abbiamo adottato è un compromesso rispetto a chi ci chiedeva di sospendere
la stagione venatoria e chi invece era dell'avviso che non si dovesse prendere alcun provvedimento
– dice Rossi -. Ci abbiamo ragionato e alla fine abbiamo preso questa decisione".
"Si è trattato di un confronto approfondito, con il mondo agricolo e quello animalista - aggiunge
Remaschi -. La politica deve decidere e tenere conto della situazioni oggettive. Lo abbiamo fatto.
Qualcuno dirà che abbiamo scontentato tutti, ma mi sembra un ragionevole punto di mediazione".
L'assessore sottolinea anche il grande lavoro, non facile, che è stato necessario per arrivare ad un
regolamento unico venatorio regionale, frutto anche in questo caso di un confronto attento con il
mondo agricolo, venatorio e tutti quei soggetti sensibili al tema della caccia. Un lavoro di
semplificazione importante.

Walter Fortini

Toscana: Preapertura a metà

  • Pubblicato in Notizie

Si va verso un dimezzamento delle preaperture in Toscana, dovranno lasciare il fucile in custodia coloro che pensavano di insidiare gli acquatici e il merlo e comunque tutti dovranno sospendere le ostilità alle ore 14. Questo è quanto è trapelato, in attesa della pubblicazione della delibera di Giunta. Ieri questo comunicato era uscito sul sito web della Regione Toscana:

Remaschi: "Causa siccità, niente pre-apertura per gli uccelli acquatici"- "Non ci sarà la preapertura della caccia agli uccelli acquatici, in ragione dello stato di siccità, e se comunque dovesse esserci la ridimensioneremo nell'aspetto dell'orario". Lo ha detto oggi a Firenze rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza stampa, l' assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi. "Questa è una posizione che viene anche incontro a mondi che hanno sensibilità diverse rispetto a quelle dell'ambiente venatorio. Quella attuale è una stagione molto molto particolare e il provvedimento che andiamo a discutere domani in giunta regionale avrà questo tipo di orientamento". (Toscana News)

Università di Pisa: Realizzato il primo censimento delle località tipiche delle piante che nascono spontanee solo in Italia

La mappa delle località tipiche

Lo studio coordinato dall’Università di Pisa pubblicato su “Biological Conservation”; l’appello dei botanici per preservare questi siti dal degrado e riconoscerli come patrimonio culturale

Grazie agli sforzi congiunti di una quarantina di botanici è stato realizzato il primo censimento in Italia delle località tipiche, cioè i luoghi dove sono state descritte per la prima volta le circa 1.400 piante endemiche italiane, quelle che nascono spontanee solo nel nostro Paese. I ricercatori hanno così individuato e geo-riferito circa 1.500 “loci classici” distribuiti su tutto il territorio nazionale, evidenziando un rischio di degrado per circa un terzo delle località esaminate che si trovano in aree non soggette ad alcuna tutela.

Lo studio coordinato dal professore Lorenzo Peruzzi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa nasce da una iniziativa lanciata nel 2010 dal Gruppo per la Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana; i risultati sono stati appena pubblicati su “Biological Conservation”, una prestigiosa rivista nel campo della conservazione della biodiversità.

“Molte delle località che abbiamo individuato si trovano lungo la costa e sono anche quelle più a rischio a causa della pressione antropica – spiega il professore Peruzzi - per conservare di questi luoghi e le specie che vi crescono sarebbe utile introdurre anche in Italia il concetto di “plant micro-reserves”, già utilizzato in altre nazioni europee, nonché mettere in campo altri strumenti legislativi per il riconoscimento di questi siti come patrimonio culturale”.

Secondo quanto emerge dal censimento e considerando tutto il territorio italiano, sono 670 le località tipiche che si trovano sulle isole, mentre 866 sono sulla terraferma. Il maggior numero di siti si trova poi lungo la costa mediterranea (1134), segue per numerosità la ragione alpina (306) e quindi quella continentale (96). Per quanto riguarda infine la tutela del territorio, 1030 siti rientrano nelle aree protette, mentre 506 sono al di fuori e di questi 259 si trovano sulle isole.

"Le popolazioni che crescono nelle località-tipo sono di fondamentale importanza in tassonomia, la scienza dedicata alla classificazione degli organismi viventi, pertanto la loro conoscenza e conservazione è di fondamentale importanza, tanto più relativamente a specie endemiche italiane, per le quali la nostra nazione ha completa responsabilità di salvaguardia – ha concluso Lorenzo Peruzzi – inoltre i loci classici rappresentano un importante patrimonio storico-culturale, in quanto luoghi visitati, studiati e descritti da rilevanti personalità nella storia della Botanica e delle Scienze naturali”.

 

 

Una delle piante oggetto dello studio: la Helleborus viridis subsp. bocconei, descritta per l'area tra Mendicino e Cosenza (Calabria), una delle 506 località-tipo che non ricade in alcuna area protetta

 

Link all’articolo scientifico:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006320717312958

 

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