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Federcaccia, ANUU, Enalcaccia e CNCN rispondo al comunicato di ANLC

comunicato stampa

Dopo i comunicati stampa di ANLC (che riportiamo qui sotto) che commentavano il ritorno dello scopo di lucro per le AFV abbiamo visto la risposta di Arci Caccia (https://www.cacciando.com/index.php/news/item/5783-arci-caccia-rivendica-il-proprio-primato-nella-difesa-della-caccia-sociale). Nei giorni successivi Federcaccia, Anuu, Enalcaccia e CNCN sono intervenute con i comunicati riportati di seguito: 

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FIDC: SU GLI OCCHIALI, LIBERA CACCIA!
Unita ad animalisti e anticaccia nelle critiche all’emendamento in Finanziaria riferito alle Aziende Faunistico Venatorie, la Libera Caccia paventa di sentir suonare la campana a morto per la caccia sociale, ma quello che inutilmente l’allarma è solo una modifica tecnico fiscale.
Ci permettiamo un consiglio all’ANLC: un bel paio di occhiali per vedere meglio le esigenze politiche e sociali del Paese. Caccia compresa

Roma, 29 dicembre 2025 - In relazione al comunicato diffuso dalla Libera Caccia, la Federazione Italiana della Caccia ritiene doveroso intervenire per respingere con decisione una ricostruzione dei fatti che appare fuorviante, ideologica, allarmistica e miope, non riuscendo ANLC a leggere correttamente il contenuto di quell’emendamento. Sembra infatti che Libera Caccia abbia “parlato a nuora (Federcaccia) perché suocera (il Governo e la maggioranza parlamentare) intenda”. Se l’intenzione della Libera Caccia è quella di affermare che questo Governo, al di là di quello che ha più volte affermato, sta portando avanti politiche e disegni contrari alla caccia e ai cacciatori, lo dica con chiarezza ai propri associati e non si nasconda dietro ad attacchi a Federcaccia, che non ha certo chiesto questo emendamento e non vota in Parlamento.
Tralasciando pure che come abitudine per ANLC ogni scusa è buona per cercare nel malcontento nuovi tesserati, colpendo preferibilmente sempre e comunque Federcaccia, con quella dichiarazione Libera Caccia di fatto si allinea alle posizioni della compagine anticaccia. Se davvero questa è la convinzione dell’Associazione, abbia allora il coraggio di dirlo apertamente e senza ambiguità: sostenere che il Governo “prende in giro” i cacciatori significa dichiarare una sfiducia politica che nel comunicato è già presente, anche se mascherata da allarmismo.
Federcaccia, lo diciamo chiaramente, non lo pensa! Il Governo non ha certo bisogno della nostra difesa e siamo certi che se lo riterrà opportuno saprà rispondere adeguatamente. A indossare più maschere è evidentemente Libera Caccia, che con una sostiene e plaude l’impegno del Governo, in particolare del ministro dell’Agricoltura, mentre con l’altra lo critica per grattare la pancia e cavalcare l’insoddisfazione di molti cacciatori per una riforma che, questo non possiamo esimerci dal riconoscerlo, tarda ad arrivare e che con la stessa Manovra poteva, almeno nei punti più urgenti e necessari, essere anticipata. Non comprendiamo infatti, come abbia trovato posto una norma sugli Istituti privati e non una sul regime fiscale degli Ambiti Territoriali di Caccia. Questa sì, richiesta da Federcaccia.
Nel merito tuttavia, va chiarito che la norma oggetto di contestazione non va a insidiare in nulla il modello sociale della caccia italiana e non è l’anticamera dell’abolizione dell’articolo 842 del Codice Civile paventata nel comunicato della Libera. Così, non modifica il rapporto fra l’estensione delle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie e il resto del territorio a caccia programmata, che rimane fissato al 15% come previsto dalla 157/92. Si tratta di una disposizione di carattere tecnico-fiscale, che aggiunge la possibilità, se lo si vuole, di gestire le AFV operando come imprese, senza essere costrette a forme ambigue o irregolari di erogazione dei servizi, tenendo fermi gli obblighi di miglioramento ambientale a favore della biodiversità e del mantenimento degli habitat.
Vale la pena ricordare, senza che la cosa abbia mai sollevato scandalo, che gli Istituti privati sono frequentati da un numero elevatissimo di cacciatori, in particolare le aziende agrituristico-venatorie, non solo per giornate di caccia, ma anche per addestramento cani, gare, raduni e manifestazioni cinofile. ANLC compresa, come testimoniano anche filmati tranquillamente fruibili in rete. E del resto, sia chiaro, non è certo qualcosa di cui vergognarsi.
L’emendamento poi, mira anche a promuovere la gestione attiva del territorio favorendo la valorizzazione di quelle aree interne, spesso marginali, ma di grande importanza per la biodiversità e il mantenimento del tessuto sociale e la sopravvivenza delle comunità locali che in queste aree vivono, lavorano e tramandano valori e tradizioni che rischiano di scomparire e di cui la caccia fa parte. Perché, anche questo è bene sottolinearlo con forza, l’ambiente ha bisogno di investimenti economici per essere correttamente gestito. O anche su questo la Libera la pensa come certi ambientalisti e ritiene che la natura si regoli da sola e che l’ambiente si tuteli solo a parole?
Questo emendamento chiama a maggiori responsabilità diversi attori: le Regioni, che hanno il compito di coordinare e vigilare sulla corretta applicazione delle procedure e delle prescrizioni specifiche per la gestione delle aziende, compreso l’adempimento dell’obbligo di tutela e incremento della biodiversità. Le associazioni agricole, che dovranno fare formazione ai propri associati concessionari e conduttori di Istituti privati affinché intrepretino correttamente il ruolo affidato loro. I cacciatori, affinché non accettino di fruire dei servizi offerti da queste imprese in elusione delle norme fiscali. Le Associazioni venatorie, che in questa catena dovranno svolgere un ruolo attivo di controllo e stimolo.
È del tutto strumentale sostenere che la tutela della cosiddetta “caccia sociale” passi attraverso una guerra ideologica contro le aziende faunistico-venatorie. Questi Istituti esistono da decenni, sono previsti dalla normativa vigente e a giudicare dalle polemiche, l’unico vero rischio che oggi qualcuno sembra temere è la fine di pratiche opache per colpa delle stesse norme fino ad ora in vigore, finalmente ricondotte a un quadro più trasparente.
Ci chiediamo, però: dove era Libera Caccia fino ad ora? Quali iniziative ha intrapreso, per citare un aspetto fra i tanti, per una profonda e ragionata riforma degli ATC, questi sì strumenti importanti per la tutela della caccia sociale, affinché possano essere pienamente gestori del territorio, produttori di biodiversità e non semplici “lanciatori” di selvaggina? E sulle opportunità del Regolamento per il ripristino della natura? O, ancora, sul proliferare in nome del green di impianti solari e torri eoliche che sottraggono molti più ettari cacciabili delle “riserve”? Su questi nodi strategici, che incidono davvero sul futuro della caccia, non risultano pervenute da parte di ANLC prese di posizione né proposte.
Infine, all’insegna dell’imperituro motto che “a pensar male…” l’intervento della Libera ci spinge a rilevare una contraddizione di fondo: la legge 157/92, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta un sicuro baluardo a tutela della caccia sociale contro la caccia puramente privatistica. Libera Caccia si è sempre dichiarata contraria a questa legge: non è che, chiedendone l’abolizione o una revisione radicale dei suoi principi cardine, finisce proprio per favorire l’aumento degli istituti privati che oggi dice di voler contrastare?
La Federazione Italiana della Caccia respinge quindi con fermezza l’idea che la “caccia sociale” sia morta o che qualcuno ne abbia firmato il certificato di morte. La caccia sociale si difende con serietà, responsabilità, proposte concrete e capacità di stare nei processi politici reali, non con proclami apocalittici che rischiano solo di fare il gioco dei suoi veri nemici o slogan pubblicitari. La guerra di classe e ai privilegi dei “padroni” – che peraltro non ci pare mai sia mai stata nel DNA della Libera, che forse adesso vive qualche crisi di identità – è finita da un pezzo. Oltre a mettersi gli occhiali, si tolga l’elmetto. Senza contare che oltre ai “privilegi”, che già avevano e che nessuno ha aumentato, adesso ai “padroni” sono stati recapitati anche precisi doveri. E di questi ne trarranno vantaggio tutti i cacciatori.
Ufficio Stampa e Comunicazione Federazione Italiana della Caccia

ANUU CASTELLANI: SPARVOLI SULLE AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE E AB AGRIVENATORIA CONTINUA A PRENDERE LUCCIOLE PER LANTERNE
Già in passato mi sono trovato costretto altre volte ad intervenire per replicare a quanto asserito da Paolo Sparvoli in merito alla costituzione di AB Agrivenatoria Biodiversitalia, l’Associazione che si occupa del coordinamento delle Aziende Faunistico Venatorie e Agri Turistico Venatorie promossa da Coldiretti.
Oggi devo tornare sull’argomento visto che Sparvoli (litigando con il Presidente di Arcicaccia Maffei per la primogenitura di questa assurda posizione), con un nuovo comunicato, parla di morte della caccia sociale e di un futuro venatorio del tutto privatizzato ed altre amenità del genere ricollegandosi alle sue precedenti sortite sull’argomento e prendendo spunto dall’approvazione dell’emendamento alla legge 157 inserito nella Legge di bilancio che prevede la possibilità per le regioni di autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende faunistico-venatorie organizzate in forma d’impresa individuale o collettiva, soggette a tassa di concessione regionale, nelle quali saranno obbligatori programmi di conservazione e di ripristino ambientale finalizzati al miglioramento degli habitat e della biodiversità e vi si potrà andare a caccia nelle forme e nei tempi che prevede il calendario venatorio regionale.
Sparvoli, in realtà, continua prende lucciole per lanterne.
Il territorio agro-silvo-pastorale destinabile agli Istituti privati di caccia (AFV e AATV) resta quello stabilito dalla legge 157 (15%) e quindi nessuno tocca il territorio a caccia programmata destinato agli ATC e CA e la così detta caccia sociale non corre quindi alcun rischio, se non quello dovuto alla reale efficienza del sistema di tale sistema di gestione territoriale nel garantire ambienti e fauna di qualità, cosa che invece gli Istituti privati fanno benissimo.
Inoltre ribadisco che nell’elenco degli obiettivi di AB, non vedo rischi, non vedo “riservisti” contro tutti, non vedo intenzioni di privatizzazione globale della caccia, ma vedo invece molti dei punti che, come peraltro ripetutamente già proposto dalla mia Associazione, dovrebbero caratterizzare un programma concreto dell’Associazionismo venatorio italiano, unito e riunito per fare sistema e vincere le tante sfide cui è da tempo chiamato.
Vedo un programma che, a mio modesto avviso, se realizzato come annunciato, con le capacità comunicative e di rappresentanza messe in campo da Coldiretti, non potrà che far bene a tutta la caccia, in tutte le forme in cui essa è praticata e per questo non dovremmo attaccare ma invece ringraziare e collaborare con i proponenti.
Che gusto ci trovi l’amico Paolo Sparvoli a fare terrorismo mediatico e allarmare inutilmente i cacciatori (che di problemi veri ne hanno già tanti e lui dovrebbe saperlo) sinceramente non lo capisco.
Ma sicuramente Sparvoli non deve più permettersi di accusare e insultare immotivatamente le Associazioni che non condividono le sue idee basate solo su presunzioni, timori, ansie, sospetti ed ideologie che provengono da un modo di vedere le cose strettamente legato ad un passato da superare per il vero bene della caccia in Italia.

Bergamo, 29 dicembre 2025

Risposta al comunicato della libera caccia e riaffermazione dei principi fondamentali della politica venatoria dell’ENALCACCIA

ENALCACCIA 31 DICEMBRE 2025

Caro Presidente Sparvoli, Enalcaccia, più che offesa dal suo comunicato, è più che altro profondamente sorpresa da tutte le elucubrazioni completamente fuorvianti per le quali la nostra Associazione si sente in obbligo di far sentire la sua voce motivando quanto affermato .

Carta canta caro Presidente, sempre ovviamente riferito a chi legge le carte . Ci sono Associazioni e non a caso con la lettera maiuscola che, con spirito propositivo, anche di concerto tra di loro, si mettono in gioco nel bene e nel male sui vari fronti per garantire il più possibile una serena e solida attività venatoria ai cacciatori .

È oramai ben noto che Libera Caccia, non partecipando praticamente a quasi nulla di costruttivo della politica venatoria e non conoscendo forse nemmeno le parole collaborazione e rispetto reciproco, invece di lavorare confrontandosi con le altre Associazioni, con il Governo, con la vita degli ATC e nelle battaglie per i calendari venatori, trova più semplice e sbrigativo cercare di allontanare dalle Associazioni di appartenenza, a proprio favore, quei cacciatori magari meno attenti alla vera realtà .

La Libera Caccia, infatti, nel suo ultimo comunicato che ha diffuso su tutto il territorio, racconta di prese di posizione di Fondazione UNA, di AB Agrivenatoria Biodiversitalia, Coldiretti, CNCN e delle tre associazioni, Enalcaccia, Federcaccia ed Arci Caccia, riguardo a presunti loschi accordi con il Governo che favorirebbero le aziende faunistico venatorie ed agro turistico venatorie, con un emendamento inserito nella finanziaria, che di fatto decreterebbero la morte della caccia sociale con annessa ipotesi di abolizione dell’art. 842 e chi più ne ha più ne metta .

È necessario ricordare, per coloro che fossero distratti, le ripetute e ferme prese di posizione dell’Enalcaccia che hanno affermato l’assoluta intangibilità dell’art. 842 che rappresenta la base fondamentale della libera caccia sociale nel nostro Paese richiamando, sull’argomento, i numerosi Comunicati dell’Enalcaccia ed, in particolare, tra i più recenti, quelli del 16 giugno 2025, del 21 giugno 2025, del 10 luglio 2025 e del 24 luglio 2025 .

Si richiama inoltre l’intervento svolto presso il Governo con lettere del 13 giugno 2025 trasmesso al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, On. Alfredo Mantovano, al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, On. Lollobrigida, al Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Sen. Patrizio Giacomo La Pietra, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, al Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Sen. Claudio Barbaro ed a rappresentanti di Senato e Camera .

Ciò richiamato bastava leggere il testo dell’emendamento per capire che, ad oggi, nulla cambia nell’impianto normativo di questi istituti privati constatando, come dalla nostra Associazione sempre detto, che l’art. 842 del c.c. non si tocca e non si può toccare .

Infatti l’inquadramento come impresa lascia invariato il 15% del territorio a disposizione dei cacciatori, come resta invariato il fatto che si caccia sempre nel rispetto dei calendari venatori e della L. 157/92 e resta, altresì, ferma la statuizione basata sull’art. 1 della L. 157/92 che la selvaggina rimane sempre e comunque patrimonio indisponibile dello Stato .

Sarà compito poi anche dei cacciatori, singoli o riuniti in aggregazioni volontarie o nella qualità di piccoli proprietari, difendere i loro diritti con esemplari comportamenti e con fermo ancoraggio alla esistente normativa .

Alla fine del suo comunicato scrive anche che la libertà di pensiero e di critica è sacra in un Paese libero e democratico e noi su questo siamo pienamente d’accordo e perciò le abbiamo risposto motivando punto per punto le nostre osservazioni, ma la critica, Presidente, va fatta sulla realtà dei fatti oggettivi altrimenti non è più critica ma ben altro, ahimè, più antipatico .

Scrive, altresì, che ora le cose saranno più chiare per tutti i cacciatori e anche qui credo abbia ragione, infatti non appena leggeranno il testo di legge approvato la maggior parte di loro saprà fare i dovuti ragionamenti in relazione a quanto da lei raccontato .

L’Enalcaccia, comunque, ha affermato da sempre ed ancora oggi riafferma che l’art. 842 c.c. è intangibile; una modificazione della sua struttura genuina creerebbe rivolta morale ed opposizione giuridica .

Lamberto Cardia

PRESIDENTE NAZIONALE

CNCN Nessuna “morte della caccia sociale”. Dall’ANLC solo polemiche infondate

Roma, 05 gennaio 2026 – Lo scorso 27 dicembre l’Associazione Nazionale Libera Caccia, per mezzo del suo presidente Sparvoli, ha annunciato con grande enfasi la presunta “morte della Caccia Sociale”, che sarebbe stata causata dalla recente modifica dell’articolo 16 della legge n. 157/1990.
In realtà, come ormai tutti sanno, tale modifica riguarda esclusivamente la possibilità per le aziende faunistico-venatorie di essere considerate imprese, equiparate a quelle agricole, e non incide in alcun modo sulla caccia sociale, comunque garantita dall’art. 842 c.c. che non è stato in alcun modo toccato.
Con queste affermazioni infondate e fantasiose Sparvoli attacca ancora una volta il CNCN, indicandolo come uno dei presunti “padrini” della modifica normativa, al solo scopo di generare polemiche, probabilmente con il fine di tentare di favorire il tesseramento verso la propria associazione, ma con il risultato di generare una immotivata spaccatura nel mondo venatorio.
Premesso che la nuova norma rappresenta senza dubbio un progresso nel panorama venatorio italiano, perché consente di superare alcuni problemi fiscali emersi in passato e di generare valore da investire nella promozione dell’attività venatoria svolta nelle AFV, evidenziamo che tutto ciò avverrà entro i limiti imposti dalla l. 157/92 ovvero il rispetto del 15% del territorio agro-silvo pastorale italiano e senza intaccare il restante 85% di territorio destinato alla caccia programmata in ATC e CA e alle aree protette (queste ultime in un range dal 20 al 30%); pertanto non possiamo che prendere atto della consueta tendenza di Sparvoli a indirizzare verso il CNCN campagne denigratorie prive di fondamento.
Sostenere che il CNCN abbia “ucciso” la Caccia Sociale è un’affermazione tanto infondata quanto offensiva, nei confronti di un’organizzazione che, per statuto, ha proprio lo scopo di difendere tutta la caccia, anche quella sociale.
L’ANLC e il suo presidente dovrebbero quindi astenersi dal sollevare polemiche futili e infondate, capaci solo di restituire all’esterno l’immagine di un mondo venatorio fragile e litigioso, e dovrebbero in ogni caso rettificare quanto affermato, riconoscendone l’infondatezza, anche al fine di non aggravare il danno d’immagine già causato

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