Arci Caccia interviene sui problemi causati ai cacciatori dal divieto di porto di coltello del decreto sicurezza
- Scritto da Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo:
Le norme contenute nel decreto sicurezza espongono i cacciatori a molti rischi rispetto all’uso e trasporto del coltello nel corso dell’attività venatoria. Non si può affidarsi, in una materia così delicata, a sofismi interpretativi. In primis occorre chiarire che un coltello è uno strumento necessario per il cacciatore e che, in particolare per certi tipi di caccia, non si può prescindere dal suo uso, anche per la gestione delle spoglie post abbattimento. I cacciatori sono quindi costretti a portarlo con sé anche nel tragitto da e verso il luogo di caccia, così come il fucile. Anche solo da questi brevi cenni si capisce come occorra spiegare chiaramente che, il complesso normativo in fase di approvazione, non possa essere applicato nell’ambito dell’attività venatoria; e, ci permettiamo di dire, anche nell’ambito di numerosa lavorazioni agricole. Riteniamo pienamente condivisibile che si cerchi di limitare la possibilità di portare armi da taglio, e capiamo la complessità del processo normativo, ma, riteniamo che l’ambito parlamentare possa valutare questi aspetti specifici facendo chiarezza. Ricordiamo che, per definizione, il mondo venatorio è composto da maggiorenni già titolari di porto d’armi e sottoposti a regolari e stringenti controlli di idoneità. Ci rivolgiamo, quindi, a tutte le forze politiche, perché si adoperino a trovare una soluzione a questa imbarazzante situazione in cui si verrebbero a trovare i cacciatori. Come altre volte, dobbiamo ricordare che, se coinvolti a suo tempo, avremmo potuto dare suggerimenti già nella fase di stesura del decreto. Crediamo, comunque, che ci siano ancora tempi e modi per un intervento in sede parlamentare che riporti la norma sul terreno del buonsenso.



