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Toscana: Arci Caccia, Anlc e Italcaccia commentano la bozza di Calendario Venatorio adottata dalla Giunta Regionale Toscana

arci ital anlc

Piano Faunistico Venatorio: un giudizio in chiaroscuro su un documento che abbiamo contestato, in alcune sue parti, fin dall’inizio

Stiamo analizzando in maniera approfondita il testo appena adottato dalla Giunta riguardante il Piano Faunistico Venatorio Regionale. Molte le criticità rilevate, soprattutto nelle premesse al documento di Pianificazione. Non comprendiamo, nel passaggio nei passaggi successivi alla prima adozione da parte della Giunta, i vantaggi ottenuti nell’aver sistematicamente e scientificamente eliminato ogni riferimento a quanto di buono viene fatto dai cacciatori nella gestione della fauna e dell’ambiente. Una assurda ed immotivata mortificazione del ruolo delle migliaia di praticanti l’attività venatoria che, giorno dopo giorno, mettono a disposizione il loro tempo per migliorare l’ambiente, studiare la fauna, mitigare i danni dovuti a specie cacciabili e non. Un esercito di persone che operano gratuitamente per il bene comune che non si meritano di essere mortificate da questo passo inserito all’interno del Piano Faunistico: “Inoltre, a seguito del recepimento delle prescrizioni e raccomandazioni contenute nel parere di VINCA, redatto dal NURV, saranno attivate, di concerto con gli organi di vigilanza, “specifiche azioni volte ad implementare l’attività di sorveglianza nei territori ricadenti all’interno dei siti della Rete Natura 2000 e dei Sir relativamente a tutte le azioni connesse all’attività faunistico venatoria (uso di bocconi avvelenati per il controllo dei “nocivi”, uccisioni illegali, passaggio mezzi a motore, disturbo antropico, ecc.).”

Crediamo che delle scuse siano doverose e chiediamo l’immediata eliminazione di questo passo increscioso e il restauro del testo originario che conceda ai cacciatori il riconoscimento del loro impegno.

Sorprende anche la rimozione del ruolo di presidio di biodiversità degli appostamenti fissi. Un frutto dell’impegno dei cacciatori che, a loro spese, con la loro fatica, plasmano l’ambiente. Rendendo più accoglienti per la fauna aree degradate o a basso livello di biodiversità. Credevamo che ormai, l’evidenza di ciò, fosse compresa anche dai più tardi a capire.

Riguardo alla parte tecnica, ci sono alcune cose assolutamente irricevibili che chiediamo ci sia data la possibilità di emendare:

Le richieste di ampliamento dell’Area Protetta del Lago di Chiusi o la costituzione di aree protette nel buffer attorno al Padule di Biscottino in Provincia di Livorno.
L’aumento della superficie boscata in ZRC e AAV. Aumenti forieri di problemi di gestione degli ungulati negli istituti pubblici e di maggiore interesse per gli ungulati in quelli privati. Non contando la maggiore facilità di realizzare piccole AAV che toglieranno ettari e ungulati alla caccia sociale.
La maggior parte delle prescrizioni del NURV, le cui decisioni ci sembrano più politiche che tecniche. Per questo chiediamo un confronto con la parte politica che è mancato, purtroppo, durante tutte le fasi di redazione del Piano.
L’aumento delle prescrizioni all’interno delle aree Rete Natura 2000 per quanto riguarda la concessione dei capanni: il limite di densità a 0,8/100ha per la concessione di nuovi appostamenti e le procedure Vinca e Vas per spostamenti e nuovi rilasci ci trova assolutamente contrari. Chiediamo, comunque, da subito, che si predisponga un percorso di valutazione semplificato per manufatti che, oggettivamente, non sono certo palazzi o autostrade. Bene solo il mantenimento della possibilità di cambio di titolarità anche in queste aree.
Restiamo perplessi, ma lo eravamo anche nella prima stesura del piano, dell’inserimento nelle aree non vocate dei nuclei coltivati di almeno 25ha e della revisione praticamente annuale del perimetro delle ANV. Con queste prescrizioni, di chiara matrice agricola, si rischia una frammentazione ed una confusione che potrebbero vanificare gli sforzi per cercare di contenere i danni in agricoltura.
Su altri punti chiediamo di approfondire meglio:

Riguardo all’aumento della formazione dei cacciatori: il suggerimento agli ATC (non un obbligo) di prevedere una prova di tiro ogni due anni per i selettori e la richesta di un aumento delle conoscenze dei cacciatori sulle tematiche ambientali, non siamo tendenzialmente contrari, basta che tutto non si trasformi in obblighi ed aggravi di spesa. Le associazioni, come sono tenute a promuovere la cultura della sicurezza, potrebbero organizzare corsi volontari anche su questi temi.
Riguardo l’incremento del divieto dell’uso del piombo e l’aumento al 30% del territorio protetto il giudizio resta negativo ma, ovviamente, si tratta di recepimenti di normative europee e nazionali. Speriamo che le cartografie ministeriali mettano ordine e il bando delle munizioni tradizionali sia limitato a dove ce n’è realmente bisogno.
Ha generato molto allarmismo la parte riguardante la caccia al cinghiale: “A seguito del recepimento delle prescrizioni e raccomandazioni contenute nel parere di VINCA, redatto dal NURV, all’interno dei siti (ZSC, ZPS, SIC, Sir e pSIC) gli interventi di controllo del cinghiale:- dovranno essere attuati solo tramite catture, abbattimento all’aspetto o in girata (limiere);- fatte salve le aree coltivate, nel periodo compreso tra il 1 di marzo e il 31 di agosto, la braccata potrà essere utilizzata solo eccezionalmente e per motivate esigenze tecniche, previa Valutazione di incidenza.” Si evidenzia che riguarda il solo contenimento, non la caccia, nelle Aree Rete Natura 2000, non in tutto il territorio. E la richiesta di Vinca riguarda solo le attività nel periodo 1° marzo-31 agosto. Monitoreremo comunque con attenzione.
Non sappiamo come considerare la richiesta generalizzata di maggiore coinvolgimento delle associazioni ambientaliste. Contrariamente a loro, noi siamo estremamente inclusivi ma non partecipano da anni agli organismi di gestione in cui sono previste per legge. Quindi la richiesta di visibilità e partecipazione ci pare tardiva e a tratti inopportuna.
Alcuni punti, invece, che ci sembrano positivi:Il freno all’autonomia decisionale ed economica degli ATC. Visti i risultati, un maggior controllo ci sembra assolutamente necessario.

- Il richiamo alla ricerca di una collaborazione tra mondo agricolo e venatorio finalizzata ad una migliore gestione dell’ambiente e della fauna selvatica.

- Bene anche le regole per i fondi sottratti alla caccia che dovranno avere caratteristiche gestionali.

- Bene, inoltre, tutti i riferimenti ad un incremento della biodiversità, alle buone pratiche gestionali in agricoltura, alla migliore qualità degli animali destinati alle immissioni ed al rispetto delle vocazionalità ambientali come criterio per la loro pianificazione.

- Con le dovute correzioni, riteniamo comunque prezioso il progresso del percorso del PFVR, che mette in sicurezza il Calendario Venatorio da eventuali ricorsi. Per noi, dare certezze ai cacciatori, comunque, resta prioritario.

Comunque, confezioneremo i nostri emendamenti e li porteremo in audizione, riproponendo anche quelli che avevamo già presentato e non erano stati accolti. E ci appelliamo ai consiglieri di buonsenso, appartenenti ad ogni schieramento politico, perché si rimedi prima dell’approvazione definitiva.

Le Associazioni Arci Caccia, Anlc e Italcaccia

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