Fauna selvatica, al Senato parte il voto sulla riforma della Legge 157/92: scontro totale tra gestione dei danni e "caccia selvaggia"
- Scritto da Redazione
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Fauna selvatica, al Senato parte il voto sulla riforma della Legge 157/92: scontro totale tra gestione dei danni e "caccia selvaggia"
Dopo oltre trent’anni dal suo varo, la storica legge quadro sulla caccia e sulla tutela della fauna omeoterma (la Legge 11 febbraio 1992, n. 157) è arrivata al bivio decisivo. È in corso in Aula a Palazzo Madama la discussione e il voto del disegno di legge di riforma a firma del centrodestra (primo firmatario il capogruppo di FdI Lucio Malan), reduce dal via libera della Commissione Agricoltura.
Il dibattito ha immediatamente acceso una fortissima contrapposizione politica e sociale: da un lato la maggioranza, sostenuta dal mondo venatorio e dalle associazioni agricole, difende il testo come un atto di realismo necessario a gestire l'emergenza dei danni da fauna selvatica; dall'altro, le opposizioni, le associazioni ambientaliste e parte del mondo scientifico denunciano il rischio di una deregolamentazione pericolosa per gli ecosistemi.
Perchè si cambia? Il nodo della "gestione" e i danni all'agricoltura
Il presupposto da cui muove la riforma è il radicale mutamento dello scenario ambientale italiano rispetto al 1992. Trentaquattro anni fa la priorità assoluta della legge era la protezione di specie in forte declino numerico. Oggi, la proliferazione incontrollata di alcune specie — in primis gli ungulati come i cinghiali — ha invertito il problema, generando un impatto duraturo su tre fronti critici:
Danni economici all'agricoltura: Le associazioni di categoria (come la CIA - Agricoltori Italiani) denunciano da tempo la distruzione sistematica dei raccolti, che spinge all'abbandono dei terreni collinari e montani, aggravando il dissesto idrogeologico.
Sicurezza stradale e sanitaria: L'aumento esponenziale di incidenti stradali causati dall'impatto con animali selvatici e la diffusione di epizoozie (come la Peste Suina Africana).
La riforma punta quindi a traghettare la filosofia della norma dalla mera protezione alla gestione attiva, introducendo la figura del cacciatore come "bioregolatore" e inserendo il divieto assoluto di ostacolare i Piani straordinari di contenimento della fauna.
Le principali novità nel testo in esame
Il disegno di legge tocca diversi pilastri della vecchia normativa, rimodulando tempi, specie e sanzioni:
Estensione della stagione venatoria: Viene proposta una rimodulazione dei calendari, con la possibilità di estendere i periodi di prelievo per alcune specie specifiche (la stagione di massima andrebbe dalla prima decade di settembre alla terza di febbraio).
Nuovo ruolo per i richiami vivi: Vengono riscritte le regole per la cattura e l'allevamento dei volatili da utilizzare come richiami vivi, semplificando la gestione da parte delle Regioni.
Depenalizzazione delle infrazioni minori: L'impianto sanzionatorio viene rivisto attraverso il passaggio da sanzioni penali a sanzioni amministrative per gli illeciti considerati minori, mantenendo invece l'arresto e le ammende per il bracconaggio grave o per chi spara da veicoli e natanti.
Autonomia regionale e pareri tecnici: Si punta a un alleggerimento del peso vincolante dei pareri dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella stesura dei calendari venatori regionali, lasciando maggiore flessibilità ai territori.
La mobilitazione delle opposizioni e del mondo scientifico
Le critiche al provvedimento sono durissime. In Aula il voto è stato preceduto dalla presentazione di circa 900 emendamenti, per lo più ostruzionistici, da parte delle minoranze, e dal respingimento delle pregiudiziali di costituzionalità sollevate da Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha chiesto apertamente il ritiro della riforma.
Di contro, la Federazione Italiana della Caccia (FIDC) rigetta le accuse di "deregolamentazione selvaggia", definendole slogan ideologici e chiedendo che l'attività venatoria venga riconosciuta come uno strumento moderno e sostenibile al servizio della collettività.
Arci Caccia, al contrario, contesta nel merito alcuni dei punti della riforma, nel particolare quelli che tendono alla privatizzazione della caccia facendo favori alle aziende private e depotenziando la caccia sociale.
Il voto finale di Palazzo Madama, atteso a brevissimo, rappresenterà solo il primo passo di un iter che dovrà poi passare al vaglio della Camera, ma segna già una svolta epocale nelle politiche ambientali e venatorie del Paese.
In questo link il testo del DDL
https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?tab=testiEmendamenti&did=59294



