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PSA in Toscana: cresce l'attenzione dopo i primi focolai negli allevamenti

 cinghiale

L'emergenza Peste Suina Africana (PSA) continua a evolversi anche in Toscana, dove nelle ultime settimane si sono registrati sviluppi significativi. Dopo mesi di diffusione del virus tra i cinghiali selvatici, la regione ha dovuto affrontare anche i primi casi negli allevamenti domestici, con inevitabili ripercussioni sul comparto suinicolo e sull'intera filiera agroalimentare.

Particolarmente delicata è la situazione nelle province di Massa-Carrara e Pistoia. A Comano è stato confermato il primo focolaio in un allevamento, mentre nel comune di San Marcello Piteglio sono stati individuati nuovi casi nei cinghiali e, successivamente, la positività in un allevamento di suini semibradi, che ha reso necessario l'abbattimento dei capi presenti per contenere la diffusione del virus.

La Regione Toscana e il Commissario straordinario alla PSA hanno rafforzato le misure di sorveglianza e biosicurezza, applicando la nuova ordinanza nazionale che punta a intensificare il monitoraggio delle carcasse di cinghiale, accelerare gli interventi di depopolamento nelle aree interessate e proteggere gli allevamenti attraverso rigorose misure preventive.

Preoccupazione è stata espressa anche dal Consorzio della Cinta Senese DOP, che ha lanciato l'allarme sui possibili effetti della diffusione della PSA per una delle produzioni suinicole più rappresentative della Toscana. La tutela degli allevamenti e il contenimento dell'epidemia rappresentano oggi una priorità per evitare ulteriori conseguenze economiche e produttive.

Resta fondamentale il contributo di tutti i soggetti coinvolti: allevatori, cacciatori, operatori faunistici e frequentatori delle aree boschive sono chiamati a rispettare scrupolosamente le norme di biosicurezza e a segnalare tempestivamente il ritrovamento di carcasse di cinghiale, elemento essenziale per individuare precocemente la presenza del virus e limitarne la diffusione.

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