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DDL Caccia: le criticità sollevate dalla Conferenza delle Regioni

Roma, 23 luglio 2026 – La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso la propria posizione ufficiale in merito al disegno di legge recante "Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio" (Ddl Caccia). Nel documento approvato viene pienamente condiviso l’obiettivo di un’evoluzione della normativa nazionale, resasi necessaria alla luce di un contesto ambientale, ecologico e gestionale profondamente mutato nei trentaquattro anni trascorsi dall'approvazione della legge originaria. Le Regioni e le Province autonome hanno confermato la propria disponibilità a fornire tutto il supporto necessario nella fase attuativa del provvedimento, trattandosi di una materia di diretta competenza regionale. Sebbene dall'esame della proposta non siano emerse proposte emendative formali al testo, l'analisi ha evidenziato rilevanti difficoltà di carattere gestionale e applicativo che richiedono correzioni, oltre all'assoluta necessità di garantire le competenze specifiche delle Province autonome attraverso una clausola di salvaguardia. Il cambio di paradigma e le principali novità del DdlLa proposta di legge ridefinisce strutturalmente la disciplina della tutela della fauna e dell'esercizio venatorio in Italia, introducendo un cambio di paradigma fin dal titolo della legge, che vedrà l’inserimento del concetto di "gestione" accanto a quello di "protezione". L'attività venatoria viene così orientata a concorrere attivamente alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema, valorizzando al contempo il valore delle "tradizioni" locali. Tra le principali novità introdotte figurano: La rimozione del lupo dall'elenco delle specie particolarmente protette. L'inclusione di oca selvatica e piccione di città tra le specie cacciabili. La soppressione del limite fisso della prima decade di febbraio per la chiusura della stagione venatoria e la rimozione dell'obbligo tassativo di uniformarsi ai pareri dell'ISPRA. La legalizzazione dell'uso di visori ottici e optoelettronici e l'equiparazione automatica delle abilitazioni venatorie rilasciate all'interno dell'UE o dello Spazio Economico Europeo. La rimozione del vincolo del "senza fini di lucro" per le Aziende Faunistico-Venatorie (AFV). Le criticità e le riserve tecniche espresse dalle RegioniIl documento di posizione solleva tuttavia forti perplessità di natura tecnica e gestionale, invitando il legislatore a una revisione su diversi punti critici: Impianti di cattura e richiami vivi: La riapertura dei roccoli e delle attività di cattura rischia di esporre lo Stato italiano a nuove procedure di infrazione comunitarie, dopo che tali pratiche erano state fermate circa 20 anni fa. Sul piano operativo, le Regioni giudicano "anacronistico e inefficiente" l'onere logistico e igienico-sanitario di dover consegnare fisicamente i richiami morti agli uffici regionali, proponendo la sostituzione con procedure di tracciamento digitale o autocertificazione. Pianificazione territoriale e ruolo delle Province: L'apertura generalizzata alla caccia programmata delle aree del demanio forestale pubblico (Stato, Regioni ed enti locali) richiede estrema cautela e deve rimanere subordinata a valutazioni ecologiche e di sicurezza. Viene inoltre contestata l'esclusione delle Province dalla governance faunistica, in quanto la loro estromissione frammenta la pianificazione locale e riduce la capacità di raccolta dati sul territorio. Potere sostitutivo dello Stato e incertezza giuridica: L'attuale formulazione del potere sostitutivo statale (intervento congiunto MASAF-MASE entro tre mesi) per adempimenti ricognitivi viene considerata lesiva del principio di leale collaborazione. Le Regioni chiedono tempi congrui e una procedura di confronto preventivo. Si segnala inoltre che sostituire la soglia certa del 40% di territorio con la formula generica "la maggior parte del territorio interessato" introduce una grave indeterminatezza giuridica che complicherà le istruttorie degli uffici regionali. Prolungamento della caccia e prelievo su neve: Eliminare il limite di chiusura del 10 febbraio potrebbe comportare una violazione diretta dell'Articolo 7 della Direttiva Uccelli, colpendo gli esemplari in migrazione pre-riproduttiva. Ugualmente priva di basi scientifiche appare la quantificazione fissa dei 500 metri per la deroga sullo storno. Forti perplessità sono state espresse sulla braccata al cinghiale su terreni innevati: azzerando le possibilità di fuga degli animali si rischiano abbattimenti indiscriminati non selettivi, con gravi pericoli per la piccola fauna stanziale. Gestione dello Sciacallo dorato: Le Regioni chiedono l'eliminazione dello sciacallo dorato dall'elenco delle specie particolarmente protette (Art. 2). Essendo la specie inserita nell'Allegato V della Direttiva Habitat, è possibile adottare misure di gestione attiva. Data la sua rapida espansione nel Nord Italia (e in particolare nella Provincia autonoma di Bolzano), con conseguenti impatti sulle attività zootecniche ed agricole, risulta opportuno poter disporre di adeguati strumenti di gestione basati su evidenze scientifiche e monitoraggi continui. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome auspica che queste osservazioni vengano pienamente esaminate nel prosieguo dell'iter amministrativo e parlamentare per garantire una riforma che sia al contempo efficace, applicabile e rispettosa dell'equilibrio ecologico e delle competenze territoriali.

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