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Caccia e incendi in Friuli-Venezia Giulia: le associazioni animaliste chiedono una moratoria

 ELICOTTERO INCENDIO

Ventidue associazioni ambientaliste e animaliste del Friuli-Venezia Giulia hanno scritto al presidente della Regione Massimiliano Fedriga chiedendo la sospensione della caccia nelle aree colpite dagli incendi estivi e, più in generale, un rinvio dell’attività venatoria sull’intero comparto montano regionale.

La richiesta arriva dopo un’estate caratterizzata da temperature elevate, siccità e numerosi incendi boschivi che hanno interessato anche aree montane particolarmente importanti dal punto di vista naturalistico, tra cui la Carnia e il Monte Amariana.

Secondo le associazioni firmatarie, il fuoco avrebbe compromesso habitat, aree di rifugio e disponibilità alimentari, costringendo la fauna selvatica superstite a concentrarsi in porzioni di territorio più ristrette. Una situazione che, a loro giudizio, renderebbe particolarmente delicata la prossima stagione venatoria.

La richiesta di fermare la caccia nelle aree incendiate

Al centro della lettera c’è innanzitutto il richiamo all’articolo 10 della legge 353/2000, che prevede il divieto di esercizio venatorio per dieci anni sui soprassuoli delle aree boscate percorse dal fuoco, secondo le modalità previste dalla normativa.

Le associazioni chiedono quindi che il divieto venga applicato nelle zone interessate dagli incendi e che vengano effettuati i necessari controlli per garantirne il rispetto.

Ma la richiesta va oltre le sole aree percorse dagli incendi. I firmatari chiedono infatti una moratoria o un rinvio dell'apertura della caccia sull'intero comparto montano regionale, almeno fino a quando, sostengono, gli ecosistemi non avranno mostrato concreti segnali di ripresa.

Chiesto anche un parere dell’Ispra

La terza richiesta riguarda il coinvolgimento dell’Ispra, al quale le associazioni chiedono una valutazione tecnico-scientifica sulle condizioni della fauna nelle zone maggiormente colpite.

L’obiettivo dichiarato è quello di utilizzare tale valutazione come elemento per decidere se e in quale misura consentire l’attività venatoria.

Nella lettera viene inoltre richiamato l’articolo 19 della legge 157/92, che attribuisce alle Regioni la possibilità di vietare o ridurre il prelievo venatorio per particolari condizioni ambientali, climatiche, stagionali o in presenza di calamità.

Una richiesta che apre il confronto sulla stagione venatoria

La presa di posizione delle 22 associazioni si inserisce così nel dibattito che precede l’apertura della stagione venatoria in Friuli-Venezia Giulia.

Per il mondo venatorio, sarà ora importante distinguere con chiarezza tra le aree effettivamente percorse dagli incendi, soggette agli specifici vincoli previsti dalla legge, e un eventuale provvedimento generalizzato riguardante l’intero territorio montano.

Ogni eventuale limitazione dell’attività venatoria dovrà essere quindi valutata sulla base di dati scientifici aggiornati, delle effettive condizioni delle popolazioni selvatiche e delle disposizioni della normativa nazionale e regionale.

La lettera è stata inviata, oltre che al presidente Fedriga, anche al presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, all’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali Stefano Zannier e al presidente della IV Commissione consiliare permanente.

Tra i firmatari figurano LAV FVG, ENPA, OIPA, LEIDAA e diverse altre associazioni locali.

Il confronto sulla gestione della fauna dopo gli incendi è dunque destinato a proseguire, con la necessità di coniugare la tutela degli ecosistemi danneggiati con una gestione faunistica basata su dati, monitoraggi e valutazioni tecnico-scientifiche, evitando che l’emergenza ambientale diventi automaticamente sinonimo di provvedimenti generalizzati privi di adeguata differenziazione territoriale.

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