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PSA, nuovo focolaio a Riano: la Commissione UE approva la zona infetta

 cinghiale

Quattro cinghiali positivi nel Comune di Riano. Scattano le misure di controllo previste per le zone soggette a restrizione II. La zona infetta resterà in vigore fino al 30 novembre 2026

La situazione epidemiologica della Peste Suina Africana (PSA) nel Lazio torna sotto stretta osservazione dopo la conferma di quattro casi in altrettante carcasse di cinghiale rinvenute nel Comune di Riano, in provincia di Roma.

Il primo caso è stato confermato il 27 agosto 2026, dopo il ritrovamento di un cinghiale morto a bordo strada. L'animale, di età stimata tra i 6 e i 18 mesi, sarebbe deceduto alcuni giorni prima del ritrovamento. A seguito della prima positività è stata immediatamente intensificata la ricerca attiva delle carcasse, che ha portato all'individuazione e alla conferma di altri tre casi.

Zona infetta, via libera dell'Unione europea

Il Ministero della Salute ha convocato il Gruppo Operativo degli Esperti e l'Unità Centrale di Crisi, avviando le procedure per definire la zona infetta e le prime misure di contenimento.

La proposta italiana ha ricevuto il via libera della Commissione europea, che con la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1973 del 1° settembre 2026 ha formalizzato le misure di emergenza provvisorie.

La zona infetta interessa un'ampia porzione della Città metropolitana di Roma Capitale, delimitata a sud dal Grande Raccordo Anulare, a ovest dalla Via Cassia Veientana e dalla Via Cassia, a est da Via Nomentana, Via Sandro Pertini, Via Castelchiodato e dall'autostrada A1/E45, e a nord dal confine tra Roma Capitale e la provincia di Viterbo.

All'interno dell'area si applicano le misure speciali previste per le zone soggette a restrizione II.

Misure in vigore fino al 30 novembre

La decisione europea stabilisce che nella zona infetta vengano applicate, fino al 30 novembre 2026, le misure previste dalla normativa comunitaria per il controllo della PSA.

Tra queste rientrano le disposizioni relative alla gestione dei suini selvatici e ai relativi prodotti, oltre alle restrizioni sui movimenti previste dalla normativa europea. Le misure potranno essere riesaminate sulla base dell'evoluzione della situazione epidemiologica.

Particolare attenzione viene inoltre rivolta alle attività antropiche all'interno dell'area infetta, considerate dalle autorità sanitarie un possibile elemento di rischio per la diffusione della malattia.

Ancora da chiarire l'origine del contagio

Uno degli aspetti più importanti delle prossime settimane sarà capire da dove sia arrivata l'infezione.

Sono infatti in corso le indagini epidemiologiche per ricostruire l'origine del focolaio e verificare le caratteristiche genetiche del virus. L'obiettivo è anche stabilire se si tratti di una nuova introduzione virale in un territorio che era stato dichiarato ufficialmente indenne dalla PSA nel gennaio 2025, dopo l'ondata epidemica che aveva interessato l'area metropolitana di Roma nel 2022.

Massima attenzione anche per il mondo venatorio

Il nuovo focolaio riporta ancora una volta in primo piano il ruolo della sorveglianza sul cinghiale selvatico nella gestione della PSA.

Per il mondo venatorio sarà fondamentale conoscere con precisione le disposizioni applicate all'interno della zona infetta e le eventuali limitazioni alle attività sul territorio. La collaborazione tra cacciatori, autorità sanitarie, servizi veterinari e strutture di gestione faunistica rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per intercettare tempestivamente eventuali nuovi casi.

La priorità, in questa fase, è evitare la diffusione del virus, garantire una corretta gestione delle carcasse e assicurare un costante monitoraggio della popolazione di cinghiali.

La situazione resta in evoluzione e ulteriori indicazioni potranno arrivare con l'avanzamento delle indagini epidemiologiche e con il prossimo esame delle misure da parte delle autorità europee.

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