Christian Maffei confermato Presidente Nazionale di Arci Caccia
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Dal XIII Congresso Nazionale di Chianciano Terme una nuova stagione per la caccia sociale: più territorio, competenze, partecipazione e capacità di proposta
Chianciano Terme, 13 settembre 2026 – Si è concluso a Chianciano Terme il XIII Congresso Nazionale di Arci Caccia, due giornate di confronto e discussione che hanno delineato le priorità dell’associazione per il prossimo quinquennio.
Al termine dei lavori, il nuovo Consiglio nazionale ha confermato all’unanimità Christian Maffei alla Presidenza nazionale di Arci Caccia. La candidatura di Maffei era l’unica presentata alla Commissione elettorale. La conferma apre un nuovo mandato all’insegna della continuità, ma anche della volontà di rafforzare e rinnovare l’associazione.
«Sono molto contento e fiducioso per questa nuova avventura – ha dichiarato Maffei dopo la sua elezione –. Nei prossimi cinque anni costruiremo anche il futuro nelle persone. Dobbiamo continuare a svolgere un ruolo da protagonisti, a livello nazionale e nei territori, per una caccia sostenibile, ancora viva in Italia e capace di esprimere la propria funzione sociale».
La caccia sociale al centro della strategia
Il Congresso ha ribadito il valore della caccia sociale come elemento fondante dell’identità di Arci Caccia e come modello da difendere e, allo stesso tempo, da aggiornare alle trasformazioni del territorio e della società.
Nel documento politico approvato dall’assemblea, l’associazione sottolinea la necessità di mantenere il valore pubblico della gestione faunistica, rafforzando il rapporto tra mondo venatorio, agricoltura e territorio. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli Ambiti territoriali di caccia, che devono essere messi nelle condizioni di svolgere pienamente una funzione di gestione e di interesse generale.
La discussione congressuale ha evidenziato anche la necessità di individuare risorse per sostenere gli agricoltori che contribuiscono alla produzione di selvaggina e alla costruzione di habitat e biodiversità, senza abbandonare il modello della gestione sociale.
Riformare la legge 157/92 senza smantellarne l’impianto
Altro tema centrale è stato quello della riforma della legislazione nazionale sulla caccia.
Arci Caccia considera legittimo l’aggiornamento della legge 157/92 dopo oltre trent’anni, ma ritiene necessario evitare che la riforma trasformi la caccia in una semplice attività economica o favorisca una progressiva privatizzazione del sistema.
«Aggiornare non significa smantellare», è il principio emerso dal confronto congressuale: la legge 157/92 continua a rappresentare un punto fondamentale di equilibrio tra tutela della fauna, caccia sociale e gestione del territorio, ma alcuni aspetti devono essere adeguati ai cambiamenti degli ecosistemi, dell’agricoltura, delle popolazioni faunistiche e delle conoscenze scientifiche.
Tra le priorità indicate figurano la definizione di indirizzi nazionali per la gestione degli ungulati, criteri più chiari per il risarcimento dei danni agricoli, il rafforzamento della capacità tecnica del sistema degli ATC e una disciplina più omogenea per le aree protette e le aree contigue.
Più competenza scientifica e più presenza sul territorio
Dal Congresso è arrivata anche una forte richiesta di rinnovamento dell’associazione.
Arci Caccia dovrà investire maggiormente nella formazione dei cacciatori, nella conoscenza della fauna e degli habitat, nella raccolta dei dati e nella collaborazione con università, ricercatori e tecnici.
Il cacciatore del futuro, è stato sottolineato nel dibattito, dovrà essere sempre più preparato, responsabile e consapevole del proprio ruolo nella gestione del territorio.
Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, alla partecipazione e alla capacità di costruire una nuova cultura associativa, capace di parlare alla società contemporanea senza rinunciare alle proprie radici. Tra gli obiettivi indicati vi sono inoltre una maggiore presenza delle strutture territoriali, il rafforzamento della comunicazione e una maggiore capacità di elaborare proposte prima che vengano assunte le decisioni istituzionali.
Dialogo con agricoltura, istituzioni e mondo scientifico
Il Congresso ha indicato nel dialogo e nella costruzione di alleanze territoriali una delle principali sfide dei prossimi anni.
Il rapporto con il mondo agricolo è stato considerato strategico, così come quello con le istituzioni, il mondo scientifico e gli altri soggetti interessati alla gestione del territorio.
«Non dobbiamo arrivare dopo le decisioni degli altri – è stato sottolineato nel corso del dibattito – ma essere presenti prima, portando proposte e contribuendo a costruire le scelte».
In questa prospettiva, gli ATC dovranno diventare sempre più luoghi nei quali cacciatori, agricoltori, istituzioni, competenze scientifiche e associazioni possano confrontarsi e costruire politiche comuni di gestione della fauna e di miglioramento ambientale.
Un’associazione più forte e partecipata
Il XIII Congresso ha inoltre approvato all’unanimità il documento politico, elaborato e aggiornato dalla Commissione politica sulla base della relazione del Presidente, dei contributi dei Comitati regionali e degli interventi dei delegati.
Approvata all’unanimità anche la composizione del nuovo Consiglio nazionale, formato da 57 componenti, chiamati ad assumersi una responsabilità diretta nella guida dell’associazione per il prossimo quinquennio.
Il Congresso ha rappresentato così non soltanto un momento di verifica del lavoro svolto negli ultimi cinque anni, ma soprattutto l’avvio di una nuova fase.
Una fase nella quale Arci Caccia intende presentarsi come un’associazione più moderna, competente, partecipata e presente nei territori, capace di difendere la caccia sociale e contemporaneamente di proporre un modello di gestione faunistica fondato sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla collaborazione.
«Il futuro non si aspetta, il futuro si costruisce»: è questo il messaggio emerso con maggiore forza dal confronto congressuale. E da Chianciano Terme Arci Caccia rilancia il proprio impegno per costruire quel futuro insieme ai propri soci, ai territori e a tutti i soggetti che condividono l’obiettivo di un territorio vivo, equilibrato e correttamente gestito.



