STUDIO EUROPEO: NESSUN LEGAME SIGNIFICATIVO TRA CACCIA E DECLINO DELLE POPOLAZIONI DI UCCELLI
- Scritto da Redazione
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Analizzate 256 specie in nove Paesi europei. La condizione di specie cacciabile non risulta associata statisticamente alla probabilità di declino
Un nuovo studio scientifico europeo riporta nel dibattito sulla conservazione degli uccelli un dato di particolare interesse: a scala europea non emerge una relazione statisticamente significativa tra il fatto che una specie sia legalmente cacciabile e la probabilità che la sua popolazione sia in declino.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Global Ecology and Conservation, è stata realizzata da ricercatori della University College Dublin e dell’Istituto di Ricerca in Risorse Cinegetiche (IREC) e ha preso in esame le tendenze delle popolazioni di 256 specie di uccelli in nove Paesi europei: Spagna, Francia, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito.
L’obiettivo era verificare se le specie sottoposte legalmente a prelievo venatorio presentassero una maggiore probabilità di declino rispetto alle specie protette o non cacciabili.
Il risultato dell'analisi non evidenzia un'associazione statisticamente significativa tra la condizione di specie cacciabile e il declino delle popolazioni.
I ricercatori hanno inoltre effettuato una seconda analisi, concentrata sulle specie cacciabili di sei Paesi, prendendo in considerazione i livelli medi annuali di prelievo come indicatore dell’interesse e della pressione venatoria. Anche in questo caso non è stata individuata un’associazione statisticamente significativa tra il livello di prelievo e la probabilità di declino.
Lo studio individua invece altri elementi associati all'andamento delle popolazioni. Tra questi, il lavoro evidenzia il ruolo delle caratteristiche ecologiche e degli habitat. Le specie nidificanti al suolo risultano maggiormente esposte al rischio di declino, mentre le specie comprese nell'Allegato I della Direttiva Uccelli presentano, nel complesso analizzato, una minore probabilità di essere in diminuzione.
Particolare attenzione viene quindi rivolta alle trasformazioni degli habitat agricoli, alla modifica del paesaggio e all'intensificazione delle pratiche agricole, fattori che possono incidere sulla riproduzione e sulla sopravvivenza di numerose specie.
Un risultato importante, ma da interpretare correttamente
Gli stessi autori invitano tuttavia a non interpretare i risultati come la dimostrazione che la caccia non possa avere alcun effetto su singole specie o popolazioni.
La classificazione di una specie come “cacciabile” rappresenta infatti una variabile generale e non descrive necessariamente la pressione venatoria effettiva nei singoli territori, il numero di capi prelevati, la distribuzione geografica del prelievo o le caratteristiche delle popolazioni interessate.
Il valore dello studio sta quindi soprattutto nell'aver verificato, attraverso un'analisi su larga scala, che non emerge una relazione generale e statisticamente significativa tra la possibilità di cacciare una specie e il suo declino a livello europeo.
Il dato contribuisce così a riportare la discussione sulla conservazione dell'avifauna su un terreno scientifico, nel quale le dinamiche delle popolazioni devono essere analizzate considerando l'insieme dei diversi fattori ecologici, ambientali e gestionali.
La ricerca è firmata da Eva de la Peña, Beatriz Arroyo, María Cruz-Flores e Brian J. McMahon con il titolo “Neither legal huntability nor harvest-based hunting interest explain broad-scale variation in population decline probability at the European scale”, pubblicato su Global Ecology and Conservation. DOI: 10.1016/j.gecco.2026.e04418.



