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Luca Gironi

Luca Gironi

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La CCT (Federcaccia Toscana, ANUUMigratoristi, ARCT) di Livorno chiede un incontro urgente al Presidente della Provincia

  • Pubblicato in Notizie

In questi giorni è apparsa sulla stampa la notizia che il Parco Provinciale delle Colline livornesi diventerà Riserva Naturale Regionale. Ciò è il risultato dell’intesa che è stata firmata tra Regione Toscana, Comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo e Provincia di Livorno. L’intesa di fatto porterà all’annullamento del parco provinciale e alla sua trasformazione in Riserva Naturale Regionale a seguito del percorso stabilito dalla legge regionale 30 del 2015.

L’articolo recita che “Accanto alla nascita della Riserva Naturale Regionale delle Colline Livornesi, cuore pulsante del sistema, le ANPIL “Parrana San Martino” e “Colognole” nel Comune di Collesalvetti, “Foresta di Montenero” e “Foresta Valle Benedetta” nel Comune di Livorno diventeranno aree contigue della suddetta riserva; sarà istituita poi una nuova area contigua nel Comune di Rosignano Marittimo di collegamento tra la Riserva Naturale Regionale (attuale Parco dei Monti livornesi) ed il SIC in via di istituzione (attuale sir Monte Pelato); ancora, le ANPIL “Torrente Chioma” nel Comune di Livorno e “Parco del Chioma” nel Comune di Rosignano Marittimo diventeranno una nuova area appartenente alla Rete Natura 2000 (SIC/ZPS) e infine anche i SIR “Calafuria” e “Monte Pelato” saranno trasformati in aree appartenenti alla Rete Natura 2000 (SIC/ZPS)”.

La Confederazione Cacciatori Toscani livornese ha immediatamente richiesto un incontro urgente al Presidente della Provincia di Livorno, nonché Sindaco di Rosignano Marittimo, per approfondire i termini dell’intesa e valutare accuratamente i possibili risvolti che si potrebbero determinare sul territorio interessato dall’attività venatoria e per la gestione faunistica anche nelle aree contigue di nuova istituzione. Successivamente a tale approfondimento la Confederazione si riserva di intraprendere le necessarie iniziative per dare massima informazione a tutti i cacciatori.

FEDERCACCIA BERGAMO PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO DEI CACCIATORI PIEMONTESI DELL’8 GIUGNO

La Sezione FIDC Provinciale di Bergamo mette a disposizione pullman per partecipare alla manifestazione che si svolgerà a Torino venerdì 8 giugno. Sono molti i cacciatori bergamaschi che cacciano in Piemonte e non possiamo far mancare il nostro supporto alla manifestazione, che tocca anche temi di rilevanza nazionale. Regione Piemonte, guidata da PD e M5S, sta approvando una nuova legge con cui vieta 15 specie cacciabili sul resto del territorio nazionale e addirittura, nelle frange più estremiste ma non troppo isolate, vorrebbe vietare la caccia di domenica.

Questo atteggiamento della Regione, che addirittura si vuole sostituire al Parlamento, va contrastato in ogni modo per evitare che altre regioni italiane pensino di poterne seguire la strada. Chi è in pensione e chi può prendersi la giornata libera è invitato a partecipare. Al fine di organizzarsi è richiesta l’adesione presso la sede di Bergamo (Via Serassi,13 Bergamo Tel: 035/225379) Nella settimana antecedente la manifestazione verranno forniti i dettagli sul numero di pullman e sulle partenze.

ANLC: DA FIDC PIEMONTE PAROLE OFFENSIVE E SENZA SENSO

Il comunicato stampa della Federcaccia Piemonte diramato ieri dimostra che lo scetticismo della Anlc nei confronti della tanto sbandierata “Cabina di Regia” era ed è più che motivato.

Quella esperienza, nata per fronteggiare l’emergenza elettorale, si è naturalmente estinta a mezzanotte del 2 marzo, visto che il giorno 3 era il classico giorno di silenzio prima delle votazioni.

Riproporla oggi è solo un vuoto esercizio di retorica privo di significato come dimostra l’assurda e speciosa presa di distanza della Federcaccia Piemonte dalla grande manifestazione di civile protesta organizzata da un ampio schieramento associativo in difesa di tutta la caccia e di tutti i cacciatori.

Non stupisce, quindi, che Federcaccia si dissoci da questa iniziativa pressoché unitaria del mondo venatorio ma stupiscono il tono e i contenuti del comunicato stampa nel quale, con grande disprezzo per la realtà, si afferma testualmente che: «Contrariamente a diverse associazioni che sino ad ora non hanno fatto nulla, Federcaccia Piemonte ha impegnato in questo obbiettivo tempo e risorse economiche non indifferenti. E ha ottenuto risultati tangibili, anche se continuamente contrastati dall’attuale governo regionale».

Per quanto ci riguarda, noi della Libera Caccia non accettiamo lezioni da nessuno e rispediamo al mittente questa infondata e ridicola precisazione, ricordando alla FIdC piemontese che le iniziative legali assunte negli ultimi anni dalla nostra associazione non hanno eguali, né per il tempismo, né per il livello tecnico-legale dei ricorsi, né per l’impegno finanziario profuso.

La grande manifestazione di Torino non impedirà certo di continuare a perseguire altre modalità di confronto con l’amministrazione regionale ma dimostrerà chiaramente che i cacciatori non hanno alcuna intenzione di continuare a subire passivamente i ripetuti tentativi di cancellare i loro sacrosanti diritti riducendo la loro passione ad un ridicolo e costosissimo simulacro dell’attività venatoria.

Ci auguriamo di tutto cuore che gli amici cacciatori che ancora si riconoscono nella incomprensibile politica venatoria della Federcaccia, si rendano conto di questo tradimento e di quanto assurda sia la motivazione di questa defezione. Per aiutarli ad aprire gli occhi riportiamo le ultime righe di un comunicato che, in alcuni passaggi, oltre ad essere offensivo, rasenta davvero il ridicolo: «Ritenendo complessa e complicata la possibilità di essere ascoltati da una Amministrazione sorda, Federcaccia Piemonte conferma che è e sarà sempre in prima linea nella difesa e nella promozione dell’attività venatoria»

Già, sempre in prima linea, tranne che l’8 giugno. Chissà perché.

Roma, 25 maggio 2018

L’Ufficio Stampa

Basilicata: Coldiretti e parchi insieme sul cinghiale

“E’ necessario attuare un piano per ridurre sensibilmente il numero dei cinghiali all’interno delle aree protette”. E’ l’appello rilanciato da Coldiretti Basilicata che, dopo aver incontrato gli Ambiti Territoriali di Caccia delle due province lucane, ha chiamato a raccolta ad Accettura, all’interno della sede del Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, i responsabili delle aree protette nazionali e regionali presenti sul territorio per affrontare il problema.

“Per ridurre sensibilmente il numero di ungulati   presenti sul territorio – ha chiarito Aldo Mattia, direttore della Coldiretti lucana – bisogna agire attraverso i metodi della cattura e dell’abbattimento che dovranno essere attuati entrambi e contemporaneamente. Questa è la richiesta che Coldiretti con forza rivolge alla Regione Basilicata e ai parchi”. Per la confederazione agricola lucana “l’obiettivo è quello di fare dei parchi un posto in cui possa ritornare l’uomo – ha chiarito Piergiorgio Quarto, presidente di Coldiretti Basilicata –  per allevare quelle razze autoctone della Basilicata, come il suino nero, o coltivare varietà di grani antiche che sono il simbolo dell’agricoltura della nostra regione”. Il cinghiale, è stato ribadito nel corso dell’incontro, è una specie che ha grandi capacità di accrescimento numerico ed in habitat favorevoli, soprattutto in ambiente mediterraneo, quindi in gran parte dell’Italia, questa prerogativa è molto accentuata.

La semplificazione degli ecosistemi e la scarsa presenza di predatori ne favorisce la produttività e l’espansione. È chiaro che, con questo quadro, i danni all’agricoltura, con il conseguente conflitto sociale e gli oneri a carico delle amministrazioni per gli indennizzi, non possono che avere un peso molto importante. Un ulteriore elemento di attenzione soprattutto nelle Aree Protette, ed in genere sottovalutato, è il danno alla biodiversità, sia per ciò che riguarda la flora, sia la fauna. Una delle motivazioni più urgenti e consistenti rispetto alle quali le aree protette devono intraprendere attività di gestione del cinghiale è rappresentato proprio dagli impatti sulla biodiversità che le aree stesse sono chiamate a salvaguardare.

Tra gli interventi più attesi nel corso dell’iniziativa di Accettura c’è stato quello del presidente di Federparchi , Giampiero Sammuri. “Il cinghiale crea seri problemi alla biodiversità, si tratta infatti di una specie invasiva che mette in difficoltà non solo gli agricoltori, di qui l’iniziativa della Coldiretti, ma è fonte di pericolo anche per la conservazione della flora e della fauna selvatica.  Del resto le metodiche per contenere una specie come il cinghiale ci sono e sono estremamente semplici – ha precisato Sammuri – purtroppo non vengono applicate in tutte le aree protette, cosa che permetterebbe una diminuzione sensibile della densità delle popolazioni. Il problema non è tecnico ma politico-sociale”. Le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale all’ambiente, Francesco Pietrantuono, che ha riconosciuto come la presenza del cinghiale “sia diventata una emergenza che crea danni sai a chi opera che a chi vive”.

“Ci sta da mettere in campo ogni azione utile. E’ di qualche mese fa un intervento massiccio della Regione rispetto alla regolamentazione della caccia. Stiamo mettendo in campo una misura che penso vedrà la luce a breve e che sarà anche molto corposa economicamente per sostenere l’unico strumento anche dal punto di vista ambiente che abbiamo a disposizione e che è rappresentato dall’utilizzo dei recinti cattura che ben funzionano nelle aree parco – ha concluso Pietrantuono –  e che potrebbero creare anche una filiera di questa specie e di conseguenza occupazione”.

www.ladeadellacaccia.it

 

 

LOMBARDIA, NUTRIE A QUOTA DUE MILIONI: EMERGENZA DA RISOLVERE

Sono almeno due milioni gli esemplari di nutrie presenti in Lombardia. Lo afferma la Coldiretti regionale in base alle stime più recenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, commentando la dichiarazione dell’assessore lombardo al Welfare che ha annunciato entro fine mese un nuovo piano regionale per il contenimento e l’eradicazione della specie.

Se dieci anni fa questi roditori potevano essere considerati un elemento esotico delle nostre campagne – spiega Coldiretti Lombardia – adesso la loro proliferazione le porta ad arrivare anche nelle periferie delle città, sulle piste ciclabili e sulle strade, oltre a ridurre a colabrodo le sponde dei canali e a devastare i campi.

“Si tratta di una vera emergenza – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – alla quale bisogna rispondere con risorse e strumenti adeguati. Questi animali, infatti, oltre a provocare danni alle colture nelle aziende agricole, sono un pericolo per la sicurezza delle persone: spingendosi sempre più verso le zone abitate e trafficate provocano incidenti e portano con sé il rischio di diffondere alcuni parassiti potenzialmente pericolosi anche per gli uomini”.

La nutria insieme ai cinghiali e alle altre specie selvatiche – conclude la Coldiretti regionale – è responsabile ogni anno di centinaia di migliaia di euro di danni. Si stima che negli ultimi tredici anni i danni causati dalla fauna selvatica in Lombardia abbiano superato i 17 milioni di euro.

(www.ladeadellacaccia.it)

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