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Luca Gironi

Luca Gironi

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PIANO LUPO: IL MINISTRO GALLETTI IN AULA ALLA CAMERA

Risposta all’Interpellanza urgente n. 2-1657 presentata dall’On. Bernini ed altri – (Piano del Lupo).

In via preliminare si segnala che la bozza di Piano cui si fa riferimento non è quella in discussione in Sede di Conferenza Stato – Regioni.

Peraltro, la bozza di Piano oggi in discussione supera gran parte delle criticità sollevate, proprio in ragione del costruttivo confronto tecnico fra Amministrazioni centrali e regionali che ha portato alla chiusura tecnica del procedimento.

Rispetto alla possibilità di rendere pubblico il Piano prima della sua approvazione da parte della Conferenza si segnala che di prassi, fino alla chiusura del procedimento, tali atti sono riservati e accessibili solo alle Amministrazioni concertanti.

Riguardo i dati nazionali richiesti, si evidenzia che il lupo in Italia è una fra la specie più studiate e meglio conosciute, con una popolazione minima stimata di 1070 individui per la popolazione appenninica e di 100 individui per la popolazione alpina.

La forte ripresa del lupo negli ultimi decenni ha portato a riconoscere la specie in uno stato di conservazione soddisfacente rispetto ai parametri della Direttiva “Habitat” e a migliorare la sua classificazione da minacciata a vulnerabile nella classificazione della lista rossa IUCN, rappresentando gli esiti di un successo per il nostro Paese.

Per assicurare una maggiore e più coerente gestione e conservazione del lupo, a partire dal 2016 è stato avviato un lavoro per la redazione di un nuovo Piano di azione per il lupo.

L’ultimo Piano redatto da ISPRA, infatti, risaliva al 2002, dunque, sono stati consultati e raccolte le proposte di oltre 70 esperti, per la redazione del nuovo Piano, che è stato costantemente condiviso con ISPRA e coordinato dal Prof. Luigi Boitani, uno dei massimi esperti di lupo di fama internazionale, appartenente all’Unione zoologica italiana.

Il Piano in questione è stato posto in consultazione ai maggiori portatori di interessi ed è il risultato di un lungo percorso di dibattito e condivisione, nonché di diverse riunioni tecniche in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel corso delle quali sono state accolte la maggior parte delle proposte e degli emendamenti formulate dalle Regioni stesse.

I principi fondanti del ‘Piano’ sono la conservazione e tutela della specie ma anche la risoluzione sostenibile dei conflitti con le attività antropiche.

Il ‘Piano’ prevede 22 azioni di conservazione: misure per la prevenzione dei danni da predazione, nucleo antibracconaggio composto dai Carabinieri forestali e dalle polizie locali, l’addestramento di cani al rilievo di bocconi avvelenati, le vaccinazioni dei cani randagi per ridurre l’ibridazione con i lupi e le predazioni altrimenti spesso attribuite ai lupi, oltre ad una più stretta regolamentazione dello strumento delle deroghe al divieto generale di rimozione già previsto dalla legislazione vigente.

Tali deroghe, infatti, sono autorizzabili solo a seguito di precise condizioni e in piena conformità con la normativa comunitaria e nazionale.

Esse non rappresentano assolutamente l’apertura della caccia al lupo o un mezzo di controllo della specie, trattandosi, peraltro, di attività vietate per legge.

Il Piano, a fronte di una serie di strumenti, che sono quelli delineati nelle 22 azioni, non preclude in via assoluta la possibilità del ricorso ad una deroga, che in particolari situazioni critiche potrebbe rappresentare l’unico strumento risolutivo, a condizione che siano stati soddisfatti tutti i prerequisiti previsti.

Tali prerequisiti consistono nella richiesta di deroga avanzata dall’Amministrazione regionale, che quindi ha il pieno controllo sull’attivazione del processo; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti lo stato favorevole della popolazione del lupo e la non incidenza della deroga sulla conservazione della popolazione stessa; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti la messa in opera delle più idonee misure di prevenzione e di controllo del randagismo canino; la documentazione prodotta dalla Regione che attesti l’assenza di altre soluzioni valide; la documentazione prodotta dalla Regione sull’attuazione delle misure di competenza previste dal Piano.

Sulla base di quanto detto, ISPRA è chiamata ad una valutazione caso per caso e deve accertare la sussistenza di tali requisiti e la piena rispondenza delle condizioni fissate dalla normativa vigente per questo tipo di deroga.

Solo a seguito del parere di ISPRA il Ministero può autorizzare la rimozione di singoli individui, in un contesto che deve mantenere un carattere di eccezionalità.

Pertanto, i passaggi sopra rappresentati evidenziano che si tratta di un procedimento amministrativo molto elaborato, che è sottoposto ad un parere dell’ISPRA e che non costituisce un automatico riconoscimento della deroga.

Si segnala, inoltre, che in sede di riunione tecnica della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 24 gennaio il testo è stato approvato in sede tecnica: è noto infatti che si ponga come punto di compromesso ed equilibrio fra le diverse istanze, ed ha raccolto la piena approvazione da parte di gran parte delle Regioni, in quanto, la sola Regione Lazio – in quella sede – ha espresso perplessità, in particolare sulla parte relativa all’applicazione delle deroghe.

Le azioni di prevenzione rappresentano il nucleo centrale del Piano, nella cui redazione è stato dato particolare risalto a tale aspetto, al fine di aumentarne l’efficacia e l’utilizzo. Tali azioni, inoltre, costituiscono un elemento di fondo irrinunciabile per avanzare l’eventuale richiesta di rimozione di un lupo.

Alla luce delle informazioni esposte, il Ministero dell’ambiente continuerà a operare senza ridurre in alcun modo lo stato di attenzione sul tema.

Il Piano per il Lupo tutela la specie, la difende dai rischi, bilancia il rapporto spesso difficile con le attività umane. E’ per questo uno strumento assolutamente irrinunciabile, di elevato valore scientifico.

Mi piacerebbe che su un tema tanto serio per la difesa della nostra biodiversità il dibattito venisse animato proprio da una base scientifica e di buonsenso, non viziato da approcci demagogici senza ragion d’essere.

(www.ladeadellacaccia.it)

Liguria: Raggiunto l'80% del piano di abattimento dei cinghiali

  • Pubblicato in Notizie

L'emergenza cinghiali in Liguria non accenna a diminuire, ma qualcosa comunque è stato fatto. Infatti, leggendo l'articolo apparso su La Stampa apprendiamo che quest'anno "sono stati abbattuti su tutto il territorio ligure il 79,41% dei capi consentiti (19.741 su 24.860). La percentuale maggiore ad Imperia 92,82% (4.177 su 4.500), seguita da Genova 89,69% (7.624 su 8.500); La Spezia 69,05% (2.641 su 3.800) e quindi Savona 65,74 % (5.299 su 8.060) che, ultima come percentuale, è comunque al secondo posto per numero di capi abbattuti."

http://www.lastampa.it/2017/02/18/edizioni/savona/caccia-in-provincia-di-savona-uccisi-mila-cinghiali-degli-mila-preventivati-TqRfSDrbfKE8ko6bGF7uLN/pagina.html

 

FIDC PIEMONTE: NON CI RESTA…CHE RIDERE!

Continua il maldestro tentativo della politica d’affossare caccia e cacciatori piemontesi.
Non paghi d’aver costretta Regione Piemonte a schiantarsi contro il muro della legalità, facendole perdere quattro ricorsi su quattro al TAR (ed altri due ormai…in dirittura d’arrivo!), da un po’ di tempo assessore e consiglieri se ne inventano una nuova ogni giorno pur di penalizzarci. Quest’ultima poi è davvero clamorosa, una vera e propria furbata certo degna d’un pessimo modo di far politica, ma stavolta capace pure di coprire di ridicolo l’intero, ed incolpevole, Consiglio Regionale.
Veniamo dunque ai fatti, ed al loro principale protagonista che, come vedremo, è una nostra vecchia conoscenza.
In questi giorni sono in fase di rinnovo i comitati di gestione di A.T.C. (Ambiti Territoriali di Caccia) e C.A. (Comprensori Alpini) piemontesi che, nell’occasione, hanno subita una profonda riforma da parte dell’attuale amministrazione, con la decisione di accorparli ed inserire nuovi criteri per le nomine dei loro membri.
Le nuove assurde regole sembrano costruite appositamente per penalizzare il mondo venatorio, ed in particolar modo Federcaccia Piemonte, vista ormai dall’assessore, e probabilmente anche da qualche suo incauto ed impreparato suggeritore, come il principale nemico dell’amministrazione di Corso Stati Uniti.
In ogni caso sulla vicenda Federcaccia ha già presentato ricorso, che lo stesso TAR ha ritenuto meritevole d’approfondimento fissandone la discussione per il prossimo 11 luglio, tempo relativamente breve vista la consueta lungaggine di tali procedimenti.
Grande sorpresa ha però destato leggere tra i nomi dei membri designati anche quello di un consigliere regionale, candidato come esponente degli enti locali una delle quattro categorie che provvedono alle nomine (le altre sono ovviamente le associazioni venatorie, quelle agricole ed ambientaliste). Non è finita qui, perché pare pure che quest’ultimo abbia l’ambizione di diventarne il presidente, tanto da essersi impegnato a tessere improbabili alleanze per rastrellare i voti necessari all’elezione.
E così i cacciatori dell’accorpando CATO2 e CATO3 (Alta e Bassa Val Susa + Val Sangone) potrebbero trovarsi l’ineffabile Alfredo Monaco, consigliere di Scelta Civica (a proposito: ma…esiste ancora?) nel loro comitato di gestione a disquisire di quote di partecipazione, lanci di selvaggina, calendari venatori, censimenti, piani d’abbattimento, danni agricoli, controllo dei nocivi, bilanci, insomma tutto il gran numero di attività che pesano su chi gestisce ambiti e comparti.
Sulla legittimità della sua nomina pesano fortissimi dubbi, tanto che Federcaccia ha già incaricato il suo legale di opporsi, chiedendone l’annullamento non essendo la regione ente locale e mancando quindi il titolo necessario a designarlo; ma ciò che fa letteralmente…accapponar la pelle, è il gravissimo conflitto d’interessi che incombe sulla sconcertante e tristissima vicenda.
Alfredo Monaco è consigliere regionale e dunque, se confermata la sua nomina lui si troverebbe nell’insostenibile ruolo contemporaneo di controllato e controllore, essendo l’attività di A.T.C. e C.A. subordinata alle verifiche della regione; ma in più giova rammentare le iniziative, sempre tutte decisamente avverse al mondo venatorio, di quest’esuberante politico, capace, beato lui che ci riesce, di saltare con estrema disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra in pochi anni.
Dopo qualche iniziale incertezza sulla posizione da mantenere sulla caccia, e il flop della pubblicazione del suo “Il Sovrapposto”, lettera informativa ai cacciatori, quasi dovesse contrapporsi a “La Doppietta”, l’analoga iniziativa d’un collega d’altra parte politica, Alfredo Monaco ha inanellato una sconcertante serie di azioni contro caccia e cacciatori piemontesi. Ricordiamole tutte.
Giugno 2016: interrogazione urgente ed indifferibile per accertare se alla grande e pacifica manifestazione del 10 giugno i cacciatori viaggiarono con mezzi propri o su altri pagati da A.T.C. e C.A. (il consigliere ignora come A.T.C. e C.A. con i soldi dei cacciatori, che sono la gran parte di quelli in cassa, possano fare quello che vogliono, compresi i ricorsi contro la regione!).
Luglio 2016: Alfredo Monaco è uno dei firmatari del “vendicativo” emendamento per la chiusura della caccia a gallo forcello e coturnice, poi ritirato dalla maggioranza (e lui adesso…vorrebbe gestire proprio un comprensorio alpino?).
Febbraio 2017: forse la più bella di tutte, una perla che meriterebbe essere conosciuta da tutti, quando Alfredo Monaco nella sua consueta newsletter s’è fatto bello per la sua attività nel settore caccia, rivendicando alla maggioranza, e dunque anche a sé, i meriti per la chiusura della caccia a tredici specie di volatili (http://alfredomonaco.blogspot.it/…/caccia-tredici-specie-di… ), oltre a presentarsi come relatore di una proposta legge sulla caccia (pdl n.182). Sarà davvero così?
Insomma, non si può proprio dire che Alfredo Monaco e la caccia siano compatibili l’un con l’altro, ma nemmeno indifferenti, oltre a far nascere dubbi sull’insopprimibile suo desiderio d’aiutare i cacciatori ad esercitare la loro legittima (e legale!) passione.
Speriamo ora che altri non seguano la sua strada, anche perché in quel caso potremmo rischiare di vedere l’assessore Ferrero candidato all’interno dell’ A.T.C. astigiano, o il presidente Chiamparino in uno dei comprensori alpini della provincia di Torino.
Sarebbe davvero troppo per noi, e certo anche un’altra terribile botta per l’idea che abbiamo della democrazia.
Verrebbe davvero da piangere, non fosse che stavolta…è molto meglio ridere!
Torino, 17 febbraio 2017

HIT SHOW, UNA FIERA DELLA CACCIA PER L’AMBIENTE? CONVINTAMENTE SÌ!

Spente le luci sulla tre giorni della Fiera di Vicenza, si riprende fiato e si può cominciare a riflettere su quello che ha rappresentato questo appuntamento dedicato alle armi sportive, all’abbigliamento country, alla cinofilia, all’“ottica” per guardare la natura e a tanto Made in Italy che ci qualifica per produzioni molto apprezzate in tutto il mondo e che tanto lavoro danno a donne e uomini di questo nostro Bel Paese, con le sue grandi industrie, ma anche con gli artigiani e i tanti artisti che trasformano il legno, il corno, l’acciaio facendone dei veri e propri gioielli.
Nei padiglioni della fiera che hanno ospitato Hit Show risuonavano le note del nostro inno nazionale e scorrevano un po’ ovunque le immagini di atlete e atleti che hanno portato onori e prestigio all’Italia.
Ma tanto anche lo spazio e le occasioni dedicate a esprimere attenzione e impegno alla tutela dell’ambiente e al nostro territorio. Diversi, infatti, i punti dedicati alla raccolta delle firme per la petizione “People4Soil” cui anche i cacciatori hanno dato la loro adesione.
Nell’accogliente stand di FIdC, ARCI Caccia e ANUUMigratoristi, laddove i maestri della Falconeria presentavano questa cultura antica che guarda al futuro, recentemente riconosciuta dall’Unesco, si raccoglievano le firme per sostenere la richiesta di una legislazione europea per fermare l’improprio consumo del suolo. I “banchetti per l’ambiente” non erano solo lì, ma anche presso lo Stand della Fondazione UNA Onlus, della Beretta, della Benelli, della Baschieri & Pellagri e della Fiocchi, che approfittiamo per ringraziare per la disponibilità.
Sono state raccolte migliaia di firme e distribuiti manifesti, volantini e buste “green” tutti insieme, perché la campagna di raccolta firme che vede le nostre associazioni insieme ad altre centinaia di sigle a livello nazionale ed europeo abbia successo nell’obbiettivo che la cementificazione senza regole non sottragga suolo vitale alle future generazioni.
Vicenza è stata la tappa di partenza per il nostro mondo, il primo passo di un cammino che ci troverà impegnati nei prossimi mesi in tutte le più importanti manifestazioni fieristiche del settore per sensibilizzare e raccogliere le adesioni del grande popolo dei cacciatori.
Perché senza ambiente non c’è natura e senza una natura sana e tutelata non ci può essere caccia.

Roma, 17 Febbraio 2017 – Federcaccia - Arci Caccia - ANUUMigratoristi

Il Prossimo 7 Marzo a Bruxelles si parla di Direttive Naturalistiche

Finalmente a Bruxelles si parlerà di Direttive Naturalistiche. Introduce l'Onorevole Renata Briano, da sempre vicina al nostro mondo, ecco il programma:

7th March 2017, 17.30-19.30
European Parliament, Brussels
ROOM JAN-2Q2
Interpretation EN DE FR IT

CONFERENCE
THE FUTURE OF THE NATURE DIRECTIVES:
WHERE ARE WE GOING?

PROVISIONAL AGENDA
Welcome by Karl-Heinz FLORENZ MEP
Introduction by Renata BRIANO MEP, Chair of the meeting
PANEL
Nicola NOTARO
Head of Unit of "Nature protection", European Commission, DG Environment
“The Fitness Check of the Nature Directives: Perspectives from the European Commission”

Volker BÖHNING
Vice-President of “Deutscher Jagdverband”, German Hunters’ Federation
“Challenges in managing the conflicts caused by protected species:
the cormorant, the beaver and the wolf”

Erica VON ESSEN
Research Scientist, Swedish University of Agricultural Sciences
“Illegal killing of large carnivores as a crime of dissent"

Gian Luca DALL’OLIO
President of “Federazione Italiana della Caccia”, Italian Hunting Federation
“Improving the implementation of environmental policies
by adopting better scientific data gathering processes at EU level”

Jacques TROUVILLIEZ
Executive Secretary, UNEP/AEWA
“The European Goose Management Platform”

DISCUSSION
CONCLUSIONS
CLOSING REMARKS

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura