Sabato, 23 Luglio 2016 00:00

NO AL TELEFONINO, E I CACCIATORI SI RIBELLANO

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Accade in Emilia Romagna: appena approvato dalla Giunta Regionale il calendario venatorio 2016/2017 diventa subito motivo di protesta da parte di ANLC, a causa di una norma contenuta che vieta l’utilizzo di telefonini e smartphone durante le battute. Lo riporta il Corriere di Romagna.

Il divieto imposto appare ai cacciatori lesivo dei loro diritti e al rispetto della vita privata e famigliare, anche perché tale divieto arriverebbe ha escludere l’uso del telefono anche per motivi riservati. E' stata indetta una petizione per ottenere una modifica al calendario indirizzata al presidente della Regione Stefano Bonaccini, ai garanti delle comunicazioni e della protezione dei dati personali.

Si contesta il seguente punto: "E’ vietato l’impiego di strumenti di comunicazione radio o telefonica nell’esercizio dell’azione di caccia, salvo quanto previsto dal comma 3 dell’art. 22 del R.R. n. 1/2008 (utilizzo della radio per la caccia in braccata al cinghiale ndr) e nei casi in cui risulti di primaria importanza tutelare la salute personale". Sarebbe possibile usare il telefonino in casi d'emergenza, ma non per motivazioni personali, famigliari, professionali, sembra anche che la norma autorizzi gli addetti al controllo a verificare il telefono e i suoi contenuti.

"L’uso di strumenti, registratori, trappole o artifizi vari era comunque già vietato – afferma Bruno Gurioli, presidente di ANLC –, indipendentemente da dove installati. Questa nuova preclusione si pone in netto contrasto con la salvaguardia delle libertà individuali di comunicazione, viola il diritto alla privacy e alla riservatezza dei dati personali, risulta lesivo della Convenzione europea diritti dell’uomo, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e perfino della Costituzione che tutela la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Una limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge. Si tratta dell’ennesimo tentativo di contrastare i cacciatori, introducendo limitazioni scoraggianti uno sport praticato in tutta Europa, che porta benefici all’agricoltura, all’ambiente, al turismo, all’economia, alla vigilanza del territorio". 

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