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Guerra di cifre sui lupi torinesi

Guerra di cifre sui lupi torinesi
Guerra di cifre sui lupi torinesi dopo gli ultimi attacchi a bestiame domestico, ma di certo un dato viene confermato: dall’ultimo monitoraggio dello scorso inverno anche secondo gli esperti del progetto «Life Wolf Alps», il numero di lupi sulle Alpi piemontesi è in lieve crescita; riferendosi alla provincia torinese secondo Francesca Maruccoresponsabile scientifica del progetto europeo LifeWolfAlps, ci sarebbero una cinquantina di animali, distributi in sette branchi e due nuove coppie, secondo mondo agricolo e cacciatori molti di più, basti pensare che rispetto agli 80/90 lupi indicati ad inizio anno come totale piemontese, ne sono stati recuperati morti, principalmente investiti da auto, ben una dozzina, ed alcuni di questi a ridosso di centri urbani. 
Ma quali sono le posizioni dei soggetti portatori d'interesse?
Ecco le principali dichiarazioni rilasciate a La Stampa sull'edizione oggi in edicola.
 
L'esperta
"Non attacca mai l’uomo” sostiene Francesca Marucco, continuando "Il trend di crescita del lupo è molto lento e non sconvolge di certo gli equilibri della fauna. I censimenti vengono effettuati da guardaparco, forestali, tecnici della Città Metropolitana e dei Comparti alpini, dai ricercatori, insomma, si cerca di essere il più preciso possibile. E poi smettiamola con dire che il lupo attacca l’uomo, perché non c’è un solo episodio documentato. Il progetto LifeWolfAlps non è affatto un business ma, ogni anno, dobbiamo presentare alla Ue dei progetti importanti che vengono valutati e, poi, finanziati".
 
La politica:
"Quest’estate, durante le mie escursioni in montagna, ho chiesto a decine di pastori se erano stati vittima di attacchi, se avevano avuto problemi con i branchi e non ho percepito una criticità così forte, perché, secondo me, dove sono stati adottati i sistemi di guardiania, soprattutto con l’impiego dei pastori maremmani, i raid dei lupi sono stati arginati. Certo il rischio aumenta moltissimo con gli allevamenti bradi, sparsi su territori vastissimi e poco controllati."
A parlare è Alberto Valmaggia, assessore a Montagna ed Ambiente di Regione Piemonte che continua:"Dobbiamo imparare a convivere con i lupi e, per me, un po’ ci stiamo riuscendo. Gli abbattimenti selettivi ? Ne abbiamo discusso in Regione. Bisogna valutare bene".
 
Gli allevatori:
"Per noi una cosa è chiara, ogni anno ci sono sempre più pastori e allevatori che hanno paura di trasferire le greggi in quota perché temono gli attacchi dei branchi di lupi e non è così facile difendersi. Poi devono attendere i risarcimenti che non sempre arrivano, insomma è un bel guaio", dichiara il direttore di Coldiretti Torino Michele Mellano.
Nel Torinese, fa notare, prosperano 2500 allevamenti di ovo caprini e 3600 di bovini. Molti di questi salgono in quota per l’estate. "E mantengono vivi i pascoli, le tradizioni, l’economia – conclude Mellano – con uno sforzo notevole e con il terrore di perdere i capi per le azioni predatorie del lupo, non è giusto». «Al di là dei numeri – termina - è arrivata l’ora di trovare un equilibrio anche se, credo, sia davvero difficile".
 
Il mondo venatorio:
Censimenti più seri, invoca Federcaccia Piemonte, per bocca del suo vicepresidente regionale Alessandro Bassignana
"Secondo noi i lupi nel Torinese sono molti di più di quelli che risultano dai censimenti di Life Wolf Alps. Ma, il vero problema, è che non temono più l’uomo. Un esempio ? In Veneto tre escursionisti sono rimasti ostaggio di un branco e lo hanno raccontato. Se poi si vuole nascondere la realtà è un altro paio di maniche". Per Federcaccia bisogna pensare alla gestione, "Il prossimo anno il Francia ne verranno abbattuti 36 su 282 censiti, in Spagna almeno 200 entro il 2020, per non parlare di Svezia o Norvegia. Proponiamo un monitoraggio serio, perché la questione lupo è ora che venga gestita dalle istituzioni e non dai tecnici di Life Wolf Alps e dai guardaparco, con tutto il rispetto".
 
 
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