Giovedì, 02 Febbraio 2017 00:00

ANLC: Adesso è ufficiale, la legge obiettivo della Regione Toscana è fallita.

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Apprendiamo dai dati annunciati dal Dirigente dell'Ufficio caccia regionale che gli abbattimenti, a seguito delle nuove norme previste dalla legge obiettivo della Regione Toscana, ammonterebbero a meno di 20 mila capi in tutto il territorio: un vero e proprio fallimento certificato.
Gli uffici regionali hanno partorito una legge che ha distrutto gli equilibri più che ventennali che regolavano il sistema caccia in Toscana, rovinando il rapporto con il mondo agricolo e di pari passo creando conflitti profondi tra cacciatori, per non dimenticare il nuovo ruolo assegnato alle squadre del cinghiale, cioè soggetti da spremere come limoni con tasse e nuovi balzelli togliendogli il ruolo che prima avevano nella gestione degli ungulati.
I danni alle coltivazioni sono aumentati esponenzialmente, in qualche provincia sono addirittura cresciuti di 10 volte rispetto agli anni passati, a fronte di una media di abbattimenti, grazie alla legge obiettivo, di poco più di 5 mila capi a provincia, sempre secondo i dati annunciati (e mai forniti in maniera ufficiale e quindi non verificabili) sulla stampa.
Si preferisce buttare là qualche dato purché sia, per dare fumo negli occhi a chi di caccia non si intende (forse qualche consigliere regionale sprovveduto), invece di rispondere alle richieste delle associazioni venatorie ed agricole di avere i dati degli abbattimenti per poterli poi verificare sul campo.
Un disastro annunciato si è realizzato; ormai appare oggettivo a tutti quello che da mesi andiamo dicendo, siamo diretti da veri e proprio dilettanti allo sbaraglio!
La legge obiettivo si prefiggeva di eliminare in tre anni alcune centinaia di migliaia di capi, 250 mila all'anno ci pare di ricordare negli annunci, e prevedeva una verifica dell'applicazione della legge proprio ad inizio di questo anno, vogliamo sapere se il Consiglio regionale intende mantenere fede agli impegni presi votando la legge obiettivo e quindi chiedere questa verifica fallimentare.
Il tutto condito da un regolamento che è in fase di definizione che penalizza gli Atc come associazioni di cacciatori, e che vede come proposta proprio degli Atc esistenti di togliere il potere di controllo ai cacciatori, eliminando la possibilità di assistere alle riunioni dei Comitati decretandole come "segrete", così che nessuno possa verificare l'operato dei vertici.
Non ci sembra una buona idea passare da riunioni pubbliche a riunioni a porte chiuse, visti i gravi fatti accaduti nel passato che hanno dato il via a processi ed indagini ancora oggi in corso per mala gestione dei soldi dei cacciatori. Questi fondi, ricordiamo a tutti, sono pubblici e quindi, come avviene per altri consessi come i consigli comunali, provinciali o regionali, le sedute dovrebbero essere aperte al pubblico che non può certo intervenire ma che può ascoltare o prendere visione successivamente dei verbali e delle trascrizioni. Ancora più grave questa situazione se pensiamo che i comitati di gestione saranno tutti monocolore con le associazioni minoritarie escluse dagli Atc e quindi private anche della minima possibilità di controllo prima che siano prese del decisioni.
Sempre in tema di Atc sono state violate le più elementari norme del codice civile facendo deliberare la giunta regionale in modo tale che le associazioni ambientaliste, che devono indicare i nominativi per la nomina da parte della Regione negli Atc, siano scelte senza tenere conto della consistenza associativa, addirittura con un sorteggio se non ci sarà accordo tra le associazioni di protezione ambientale, che ricordiamo sono previste dalla legge 157 e che essendo riconosciute presso il Ministero dell'Ambiente avendo tutte il diritto a partecipare al processo di nomina, invece si assiste ai soliti provvedimenti ad hoc, non vogliamo pensare per qualche "amico".
Lo stesso sistema sembra essere usato nella bozza di regolamento che ci è stata inviata dagli uffici regionali per dare mano libera ai concessionari delle aziende faunistico ed agrituristico venatorie, permettendogli di fare il proprio comodo nelle loro aziende, che diventeranno padrone dei capi abbattuti in controllo al loro interno. Questo è fuori da ogni logica di gestione del territorio e dalle regole che invece sono chiamati a rispettare i cacciatori, che anche in questo caso sono chiamati a pagare sempre di più per avere sempre di meno, addirittura dovrebbe essere l'Atc a fornire le fascette per i capi abbattuti alle aziende; quindi a spese dei cacciatori? Anche in questo caso la domanda nasce spontanea, si deve favorire qualcuno?
Si continua quindi a demolire un sistema caccia che, seppure ci ha visti molte volte critici, era un modello a livello nazionale. Le nostre richieste di modifica avanzate negli anni erano votate a migliorare un impianto solido e che funzionava, ci troviamo di fronte alle macerie di quell'edificio al solo scopo di danneggiare le associazioni venatorie, i cacciatori, gli agricoltori ed oggi anche il mondo ambientalista, al solo scopo di favorire qualche soggetto che non ha nulla a che vedere con le associazioni di categoria.
Invitiamo ancora una volta l'assessore Remaschi ad imporre un cambio di rotta, perché ci pare ostaggio di burocrati senza competenza che ci hanno sommerso di regole spesso inutili e tasse da pagare, riuscendo ad ottenere risultati risibili dal punto di vista gestionale e devastando il rapporto tra istituzioni e cacciatori.

Sisto Dati

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