Martedì, 21 Marzo 2017 00:00

ARCI CACCIA: Tempo di verità. La FIdC toscana e l’incubo dei “transfughi”…!

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Non c’è molto da commentare sulla manipolazione maldestra della riunione tenutasi il 17 marzo. Il Comunicato Stampa della FIdC non ha bisogno di essere assecondato nella polemica. Non vogliamo distrarre tempo prezioso all’impegno dai tanti volontari che in Italia dirigono la nostra Associazione e si occupano della “caccia concreta”. Tantissimi sono i cacciatori di cinghiale iscritti all’ARCI Caccia e non abbiamo voglia di strumentalizzarli per le beghe della FIdC che ha l’incubo di riuscire a portare con sé transfughi e tessere.
Non ci vogliamo soffermare sul fallimento della politica settoriale FIdC in materia di cinghiali, con tanto di tessera dedicata a questi, ma da questi rifiutata in gran parte d’Italia. Per quanto ci riguarda, ci rimettiamo ai fatti, citando quanto messo a verbale nella riunione del 17 marzo riguardo gli interventi del Presidente Nazionale Sergio Sorrentino, soffermandoci nello specifico su quanto scritto per il cinghiale.
Si sottolinea, per una adeguata lettura, che l’intervento esprime senza equivoci preferenze per le zone fisse. Il verbale riporta quanto segue: ”dobbiamo evitare di dare l’immagine della non trasparenza e quindi le sedute debbono essere pubbliche, no alla diretta streaming. Art. 1 comma 4: troppo generico il riferimento al personale dipendente, servono i tecnici faunistici assunti dall'ATC per evitare le consulenze esterne, sulle quale il mondo venatorio può perdere la faccia. Su Art. 40 si dichiara d’accordo con Contemori: dalla terza domenica di settembre le aree addestramento cani al di fuori di AFV e AAC debbono tornare cacciabili. Sulla rotazione delle squadre, laddove non c’è un accordo tacito delle squadre, ci vuole l'accordo dei ¾ e non la maggioranza. E’ meglio avere zone fisse per garantire una gestione responsabilizzata del territorio. Nel caso di rotazione, propone una assegnazione annuale e triennale alle squadre.”
Per completezza riportiamo anche quanto ha replicato a Cocchi: “non si devono fare allevamenti intestati ai cacciatori. Le associazioni venatorie, essendo senza fini di lucro, non possono avere partecipazioni in società a scopo di lucro, come specificato in una circolare ministeriale. La regione deve vigilare”.
A rappresentare l’ARCI Caccia, per l’importanza che diamo alle Istituzioni, oltre al Presidente, c’era un Consigliere Nazionale, Sirio Bussolotti.
Qui finiscono le ridicole dichiarazioni della FIdC.
La cosa seria, di contro, è che le manipolazioni della realtà sono un danno all’immagine e al ruolo dei cinghialai e dei cacciatori tutti. A noi pare che siano altre le preoccupazioni in FIdC che si vogliono sottacere. Il rappresentante legale della CCT, sig. Romagnoli ci scrive che non si può ancora avere il testo del nuovo statuto. Ma dal Notaio cosa hanno portato? Si vuole sviare l’attenzione e non dare risposte a questo? Conoscere per decidere sembra non appartenere alle tradizioni della FIdC.
Un qualsiasi cittadino italiano ha il diritto di sapere – prima, e non dopo aver scelto – a cosa lo fanno aderire altri attraverso le tessere.
Il Responsabile legale della CCT, Romagnoli, informerà dell’attività e della gestione della CCT per i cacciatori? Aspettiamo.
Noi sempre convinti e, dovunque in Italia, coerenti assertori dell’unità tra le Associazioni Venatorie, diciamo che ci saranno un bel po’ di cose da rivedere se vogliamo che la CCT abbia credibilità tra i cacciatori e tra i cinghialai toscani. Intanto, anteporre gli interessi dei cacciatori a quelli di enti, società e quant’altro.
Tutelare il nome dell’ARCI Caccia e della Federazione di 2° grado CCT dal decadimento, è cosa che faremo ovunque nelle sedi, anche legali, se necessario.

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