Lunedì, 29 Maggio 2017 00:00

BASILICATA: ROBORTELLA, SUI CINGHIALI SERVE “UNA PDL PER RISOLVERE L’EMERGENZA”

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La crescita esponenziale della popolazione dei cinghiali in Basilicata, arrivata ben oltre la soglia di eco-sostenibilità tollerabile, è una delle emergenze in campo ambientale e agricolo di maggior peso per l’economia lucana. Nonostante l’impegno meritorio già messo in atto da questa amministrazione regionale negli ultimi anni, alla luce di quanto previsto dalla normativa nazionale, il problema non è stato risolto. Ho presentato, per queste ragioni, una proposta di legge che mira a disciplinare, nell’arco di un triennio, alcune misure straordinarie per intervenire in maniera incisiva nelle attività di contrasto alla diffusione crescente della presenza dei cinghiali”.

E’ quanto ha dichiarato il consigliere regionale del Partito democratico, Vincenzo Robortella, in merito alla pdl dal titolo “Misure straordinarie per contrastare l’emergenza cinghiali in Basilicata”, sottoscritta anche dai consiglieri Carmine Miranda Castelgrande (Pd) e Aurelio Pace (Gm).

“Su questo problema – dice Robortella – non possiamo gettare la spugna e accontentarci della situazione attuale perché l’aumento senza controllo di questa specie può solo portare a ulteriori danni alle coltivazioni, con gravi rischi per l’incolumità di automobilisti e pedoni. Molti comuni hanno iniziato a deliberare misure straordinarie in merito all’abbattimento controllato e chiedere tavoli tecnici con la prefettura per discutere di questa emergenza. Si sono inoltre costituite associazioni, come la Vitas di Senise, che promuovono accordi con le amministrazioni locali per individuare soluzioni a questo problema. E’ ormai cronaca quotidiana l’avvistamento di singoli esemplari o di gruppi non solo nelle campagne ma anche all’interno degli stessi centri abitati lucani. Si tratta di un problema comune a molte regioni d’Italia e ogni amministrazione regionale sta cercando di individuare gli strumenti migliori per venire incontro alle esigenze dei cittadini e degli agricoltori e allevatori. A questa situazione si può porre un freno solo prevedendo alcune misure eccezionali di carattere normativo per far rientrare il problema”.

“Con la proposta di legge – prosegue il consigliere – si distingue tra aree vocate e non vocate, dove intervenire o meno utilizzando lo strumento del selecontrollo, e fissando l’obiettivo finale in 2,5 esemplari per 100 ettari al termine della stagione venatoria. All’interno di quanto previsto dalla legge nazionale sulla caccia, la 157/92, il periodo di caccia è esteso dal 1° ottobre al 31° gennaio, all’interno della previsione di un piano di intervento straordinario regionale. Oltre agli strumenti classici, si disciplina l’utilizzo di trappole selettive, sterilizzazione, esche attrattive e tecniche ecologiche che siano eco-compatibili e non creino danno agli ecosistemi su cui si interviene. Si prevede uno stretto raccordo tra Regione Basilicata e Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per definire le misure da porre in essere e l’elaborazione di un piano che tenga presente la situazione ambientale specifica della Basilicata”.

“La proposta di legge – conclude il consigliere – prevede un report annuale con i dati legati ai danni da fauna selvatica, il numero di incidenti causati dalla presenza dei cinghiali e l’andamento della consistenza della popolazione di questo ungulato. Si disciplina, inoltre, una collaborazione più stretta tra la Regione Basilicata e gli Atc locali, anche con l’obiettivo di far partire il processo della valorizzazione della carne dei capi abbattuti, trasformando un’emergenza in una possibile risorsa. Sempre in considerazione della collaborazione tra enti statali e regionali, è prevista la possibilità di definire accordi tra ente Regione e aree protette, nazionali e regionali, per fornire gli strumenti ritenuti necessari al controllo sostenibile della popolazione dei cinghiali su tutto il territorio regionale”. (www.ladeadellacaccia.it)

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