Mercoledì, 07 Giugno 2017 00:00

Arci Caccia Veneto a Congresso

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Sabato 10 Giugno a Mareno di Piave, in provincia di Treviso, prenderà il via l’XI Congresso Regionale dell’Arci Caccia. All’assemblea che si svolgerà presso il Centro Culturale, in Piazza Municipio dalle ore 9.00, sono invitati a partecipare tutti i cacciatori, iscritti e non. Vista l’importanza dell’evento, hanno già garantito la loro presenza molti dei principali esponenti politici veneti come l’Assessore Regionale alla Caccia Giuseppe PAN, i Consiglieri Regionali Pigozzo (PD), Berlato (FDI), Possamai (Lega) e il Senatore Dalla Tor Mario (Alfano). Ricca anche la rappresentanza delle associazioni agricole, con la presenza di Manuel Beninca (Coldiretti) e Claudio D’Ascanio (CIA) e dell’associazionismo, con delegazioni di ARCI, UISP e delle Associazioni Venatorie.

Molti i temi da trattare, dalle novità emerse nell’ultimo Congresso Nazionale di Fiuggi, al rapporto con le altre associazioni, teso a rafforzare le prospettive unitarie come già a livello nazionale si sta facendo con la FeNaVeRi. Molto importante anche il passaggio sul ruolo del cacciatore nel terzo millennio, che sottolinea la necessità di una maggiore formazione e di un confronto, anche costruttivo, con il mondo agricolo e ambientalista. Ma oltre alle interessanti questioni di politica venatoria, spazio sarà dato anche a tematiche più strettamente pratiche e gestionali. Il Documento, che sarà proposto all’assemblea congressuale, infatti, cerca di affrontare il nodo del futuro delle province, le problematiche incontrate dalla selvaggina nobile stanziale e tematiche di grande interesse locale come la mobilità venatoria e il futuro del Delta del Po. Per l’area del Delta, infatti, Arci Caccia chiede con forza una legislazione ad hoc, simile a quella in vigore in zona Alpi, al fine di tutelare le forme di caccia tradizionali che vi si praticano. La mobilità venatoria, molto richiesta dai cacciatori della Regione, lo scorso anno ha subito diversi incidenti di natura legislativa, con leggi approvate e subito impugnate. Arci Caccia avanza una proposta che, com’è nel suo DNA, cerca di fornire un servizio ai cacciatori senza andare ad una deregulation che costringa nuovamente il governo ad intervenire. Questa materia, cara soprattutto ai migratoristi, pone il la per l’approfondimento di altre due tematiche molto sentite, come la mancata applicazione delle deroghe e le difficoltà di reperimento dei richiami vivi dopo la chiusura dei roccoli. Quindi una gran varietà di temi che daranno molto da fare e da pensare a chi interverrà a questa bella giornata di caccia e democrazia, in cui verrà riaffermato con forza quello che in questi anni è stato il lite motive dell’associazione: Non c’è caccia, senza Arci Caccia.

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