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Recentemente in Piemonte sono stati ripristinati i limiti all'ammissione di cacciatori "fuori regione" che erano stati rimossi dalla precedente giunta regionale, quando venne anche abrogata la l.r. 70/96.
Il limite nuovamente imposto, il 5% derogabile sino al 10% per motivate ragioni, sembra del tutto insufficiente a garantire il controllo delle popolazioni di ungulati, cinghiale in primo luogo, specialmente in alcuni ambiti di caccia come quelli dell'alessandrino, dove si registra l'aumento dei danni agricoli.
Negli ultimi anni alcuni ATC ammettevano sino al 40% di cacciatori "foranei" sul totale, ed ora si teme anche per i conti economici che potrebbero risentire del "taglio" di centinaia di liguri, lombardi, veneti ed emiliani, creando pesanti ricadute anche sull'indotto garantito dalla loro presenza.
D'altro canto vi sono le proteste di caccia stanziale, migratoria o selvaggina di montagna, e che lamenta la massiccia presenza di doppiette sul territorio.
A.N.L.C. dice sì all'aumento delle quote per cinghiale e ungulati come il capriolo, pur loro sul banco degli imputati per i danni arrecati alle coltivazioni, ma chiede il mantenimento di limiti severi per quelle forme di caccia dove, viceversa, prevale la necessità di controllare i  prelievi, o garantire in primo luogo il soddisfacimento dei cacciatori piemontesi.
Leggi il comunicato allegato...
 
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