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IL GOVERNO IMPUGNA LA LEGGE SULLA CACCIA DEL PIEMONTE

IL GOVERNO IMPUGNA LA LEGGE SULLA CACCIA DEL PIEMONTE
Legge impugnata…ma quanta fatica!
Con questo messaggio ieri sera venivo avvisato dal Sen. Francesco Bruzzone che il Governo aveva provveduto ad impugnare la legge regionale piemontese sull’attività venatoria, la lr. n.5 del 12 giugno 2018 e che qualcuno nella regione subalpina ha già battezzato come “legge Ferrero”, il politico astigiano del PD che dal 2014 è Assessore ad Agricoltura, Caccia e Pesca di Regione Piemonte.
Sin da quando mesi fa fu approvato in III Commissione il ddl 182 alcune associazioni venatorie si erano messe al lavoro per analizzare il testo, e presentare proprie osservazioni o modifiche, ma l’assessore li aveva bellamente ignorati, tirando diritto per la sua strada e nulla accogliendo, portando al voto finale un documento pieno zeppo di articoli penalizzanti e discriminanti per i cacciatori piemontesi, molti in odore…d’incostituzionalità
Inutile ricordarli ora, tanti sono, ma proprio per queste ragioni migliaia di cacciatori erano scesi in piazza l’8 giugno, nella grande manifestazione torinese battezzata “La Caccia s’è desta”, capace di divenire nazionale e che aveva allineato praticamente tutte le associazioni venatorie riconosciute e non, con le sole eccezioni di Federcaccia Piemonte e Italcaccia, che invece avevano assunto posizioni differenti.  
Quel giorno a Torino insieme al mondo venatorio avevano sfilato anche numerosi politici, regionali, nazionali ed europei, e alla fine una folta delegazione composta da rappresentati delle associazioni venatorie e della politica era stata ricevuta in Piazza Castello, sede della Regione, dal presidente Sergio Chiamparino.
Molti di questi erano della Lega, e subito avevano assunto l’impegno a sostenere le ragioni del mondo venatorio per il rispetto della legalità, promettendo che avrebbero valutato se far impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la legge dal Governo, così com’è nelle prerogative offerte dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
Era iniziato un lungo e serrato contatto con rappresentanti del mondo politico, ed alcune associazioni avevano persino messo a disposizione relazioni dei loro studi legali agli uffici ministeriali, per fornire utili osservazioni ed indicazioni sulla legge regionale piemontese.
Il  tempo stringeva, perché il ricorso deve essere sempre presentato entro 60 gg dalla pubblicazione della legge sul bollettino ufficiale, e quei termini sarebbero scaduti il prossimo 19 agosto.
La scorsa settimana però tutto è sembrato crollare, e questo perché il Consiglio dei Ministri aveva stralciato dall’ordine del giorno il provvedimento, dato che non erano giunte tutte le relazioni attese, e quindi c’era il rischio che la legge passasse così com’era.
Seguivano frenetiche telefonate tra rappresentanti del mondo venatorio e delle istituzioni, tanto che attraverso la mediazione dell’On. Riccardo Molinari e del Sen. Francesco Bruzzone, leghisti, si è arrivati ad interessare direttamente il Ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, e quella degli Affari Regionali, Erika Stefani, anche loro della Lega.
Alcuni giorni di intenso e frenetico lavoro e così ieri il Consiglio dei Ministri ha potuto esaminare le osservazioni presentate dal Ministero dell’Agricoltura, che possiede le deleghe all’attività venatoria.
Due tra tutte le motivazioni giuridiche che hanno pesato sulla decisione di rimettere la questione di fronte alla Consulta: il divieto di cacciare alcune specie consentite dalla legge nazionale (per questo Regione Piemonte è già di fronte al giudizio della Corte, e il 4 dicembre vi sarà udienza pubblica), e la possibilità di impedire ai cacciatori l’accesso ai fondi privati con la semplice apposizione di cartelli e una preventiva autorizzazione, in palese violazione con l’art. 842 del Codice Civile.
 
Abbiamo voluto sentire il Sen. Francesco Bruzzone, per chiedere un suo breve parere.
 
Bruzzone
                     
Francesco Bruzzone
 
 
Allora Senatore, ha pesato su questa vicenda la manifestazione dell’8 giugno a Torino?
Indubbiamente sì, per due motivi almeno: il primo è fare capire al mondo della politica che quando fai arrabbiare la gente questa poi scende in piazza, e in questo caso la Regione Piemonte ha esagerato in modo vergognoso. 
Secondo, si è creato un caso nazionale, e quindi il problema che era piemontese è diventato caro al mondo venatorio nazionale, che si è attivato ad evitare che avvenisse una porcheria del genere.”
 
Il mondo venatorio in questa fase ha collaborato con la politica per sostenere le ragioni dei cacciatori?
Il mondo venatorio nel momento della manifestazione ha collaborato, poi nelle varie e diverse sfaccettature interne che ci sono è fuori di dubbio che fosse impossibile per lui sostenere una cosa del genere.”
 
Cosa ci dobbiamo aspettare adesso?
I punti principali sono stati due: il primo quello dei terreni, il secondo quello delle specie cacciabili.
Le osservazioni del Ministero degli Affari Regionali sono state trasmesse dal Ministero dell’Agricoltura. Sono state importanti le relazioni degli avvocati, ma specialmente è stato determinante l’impegno garantista, e non politico, offerto dai ministeri competenti. Ora sarà la Corte Costituzionale che ci dirà se era legittimo oppure no, ma nel frattempo la legge è impugnata. Tu sai che però sino ad allora la legge è valida.”
 
I cacciatori piemontesi ora sperano che si faccia giustizia, e i loro diritti possano essere garantiti e rispettati, ma intanto...LA CACCIA S’E’ DESTA!
 
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