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Romano Pesenti - Risultati da #10
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Romano Pesenti

Romano Pesenti

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Luigi Ugolini

Nasce a Firenze nel 1891, discendente da antica nobile famiglia aretina, si laurea in Giurisprudenze e per una decina di anni esercita la professione di avvocato.

Ormai trentenne, la sua versalità e fecondità di scrittore lo porterà ad abbandonare le aule dei tribunali per dedicarsi completamente alle lettere e al giornalismo, collaborando con articoli e novelle coi più prestigiosi giornali  e riviste  del tempo, quali: Il Messaggero, La Gazzetta del Popolo, La Nazione, Il Lavoro, la Lettura, Diana, Il Cacciatore Italiano e La Nuova Antologia. Quest’ultima è un periodico trimestrale di scienze, arti e lettere, che è da considerarsi, fra le riviste culturali, la  più prestigiosa del ‘900.

A questa collaboravano i più famosi scrittori: Carducci, Pascoli, Manzoni, Tommaseo, Deledda, Verga, Pirandello, ecc.ecc.

L’Ugolini, scrittore, poeta e giornalista ormai affermato, incomincia il suo lavoro scrivendo oltre agli articoli per i giornali,  romanzi venatori, romanzi sulla vita di personaggi storici celebri (Dante, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Petrarca ecc.), libri di novelle di caccia, opere di didattica per i ragazzi, manuali venatori tecnici e scientifici, arrivando a pubblicare nella sua vita più di centocinquanta opere.

Da alcuni suoi scritti verranno poi tratti dei film cinematografici di argomento di caccia: Il Nido di falasco (1932) e Musoduro (1934), ed altre due pellicole di altro tema.

E’ anche prolifico pittore e alcune sue opere le troviamo illustrate tra le pagine di alcuni suoi libri dedicati alla Maremma ed alle sue cacce; scorci di bei paesaggi,ritratti di personaggi tipici del luogo, riprodotti con tinte pastello, abbozzati ma dipinti con grande arte.

Molte di queste opere pittoriche  sulla Maremma, dove viene esaltata la bellezza di questa terra e le immagini dei personaggi caratteristici che la popolano, sono realizzate presso il Castello del Marchese Eugenio Niccolini, con cui cacciò molto in quelle terre e di cui fu grande amico.

Uomo colto ed eclettico, compose bellissime poesie (Ex Corde); alcune  furono riportate sui giornali con cui collaborava, altre sull’importante rivista culturale “La Nuova Antologia”, allora diretta da Giovanni Papini.

Il suo interesse è anche esteso all’Ornitologia, collaborando con articoli sulla classificazione degli uccelli e delle loro cacce con la rivista “Diana” dei Vallecchi di Firenze, pubblicando poi,in collaborazione con altri autori, alcuni libri su quella scienza..

Non ha mancato di realizzare alcune opere teatrali ed una brillante operetta dal titolo “ Settantasette lodole e un marito”, musicata dal Maestro Cuscinà ed interpretata dal bravissimo attore Ettore Petrolini, operetta poi riportata su un libro con lo stesso titolo.

Appassionato di cucina, ci lascerà anche libri, in eleganti volumi con custodia, di ricette di selvaggina e ricette sui pesci e sul modo di cucinarli .

Antifascista, nel 1940  viene arrestato per alcuni suoi articoli contrari all’alleanza con Hitler e all’entrata in guerra con i tedeschi.

Verrà condannato dal tribunale fascista a due anni di reclusione, nei quali scriverà alcuni libri, tra i quali “Regina Coeli”, cronistoria degli avvenimenti personali vissuti in quei giorni in galera.

Dopo aver temuto la fucilazione, gli verrà comunicato, come  lui stesso ci dice sul libro, l’ordine di scarcerazione, ad opera dello stesso Mussolini, “che  probabilmente comprese la veracità di quella protesta”.

Riceve, per le sue opere, vari riconoscimenti per meriti letterari, e qui ricordiamo: il ”Premio Nazionale Città di Biella” (1935), il “Premio dell’Accademia d’Italia dei Lincei” (1936), “Premio Castello” (1962), il “Premio Selezione Bancarella Sport” nel 1983.

L’opera letteraria di Luigi Ugolini è stata tradotta in moltissime lingue, tra le quali: il tedesco, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno, il giapponese, l’ungherese e di altri paesi dell’Est europeo.

Il  Ministero dell’Istruzione  Austriaco gli conferirà un’alta Onorificenza per il merito di aver contribuito con le sue opere all’educazione e  all ’istruzione scolastica di molti ragazzi.

Il 26 giugno del 1980 si spegne a Firenze, nella propria casa, dove poi verrà posta una lapide commemorativa con scritto:  “ Qui per molti anni lo scrittore poeta Luigi Ugolini dette voce alla bellezza e umanità della sua terra e della sua gente

Elenchiamo le sue Opere Venatorie più importanti,facendo presente che Ugolini utilizzò per alcuni suoi libri anche gli pseudonimi di: D’Albenga, Michelacci, Guinigi.

Nel 1929 – STORIE DI CACCIA IN PALUDE E IN COLLINA- Edito da L’Eroica di Milano in 16 di 191 pagine. Raccolta di 18 bozzetti e di ricordi di caccia.

In 2° Ediz. Nel 1935,riveduta e ampliata, di 230 pagine.

Nel 1930 – TERRA SENZ’OMBRA – L’Eroica,in 16 di 173 pagine. Romanzo ambientato nel Volterrano con episodi di cacce in quel territorio.

In 2° Ediz. Nel 1935.

Nel  1931 -  QUANDO MI INCONTRAI CON DIO- Eroica, Milano, in 8 di 268 pagine. Raccolta di 28 novelle  e racconti di cacce.

Nel  1931 – STORIE DI VITA SELVAGGIA – Come sopra, In 2° Ediz. Riporta lo stesso testo di "Quando mi incontrai...",  con titolo diverso per scelta editoriale. In 3° Ediz. Nel 2010 (con mio invio del primo libro a Olimpia per questa terza ristampa)

Nel 1932 – 77 LODOLE E UN MARITO – Casa Editr.Nemi di Firenze in 8 di 119 pagine. Commedia in tre atti d’argomento venatorio, scritta con la collaborazione di Giulio Bucciolini. Scritta in origine in vernacolo fiorentino e poi rappresentata anche in dialetto veneziano e romano con l’attore Petrolini. Riedita nel 1940 a Firenze da Casa Editr. Musicale Saporetti e Cappelli.

Nel 1932 – IL NIDO DI FALASCO – Edit. Vallecchi, Firenze,in 16 di 239 pagine. Romanzo di caccia da cui poi fu tratto un film con lo stesso titolo. In 2° Ediz. nel 1935, in 3° Ediz. da Olimpia nel 1943, in 4° Ediz.nel 2009. Da questo libro verrà poi realizzato un film

Nel 1934 – L’ISOLA DEGLI UCCELLI – Ed. Venatoria, Roma, in 8 di 217 pagine. Romanzo venatorio. Riedito nel 1956 con il titolo – ALI DEL NORD – Minerva Italica, Bergamo in 4 di 201 pagine.

Nel 1934 – LEGGENDE DELLA MAREMMA -  L’Eroica, Milano in 8, di pag.198. Racconti vari di qella terra con alcune note di caccia.

Nel 1935 – IL LIBRO DEL CACCIATORE – Manuali di Diana,Firenze, in 16 di 383 pagine con illustrazioni. Manuale di caccia, ornitologia, balistica, sulla legislazione. Riedito nel 1941 in 2° Ediz. ampliata ed aggiornate con il titolo – CACCIA, CANI, FUCILI – Edit.Olimpia in 16 di 395 pagine, con bibliografia aggiornata al 1941.

Nel 1936 – MUSODURO – Vallecchi Ed., in 16 di 265 pag. Storia di un bracconiere vissuto realmente, di cui non nomina il nome...Libro scritto con lo pseudonimo di Giulio D’Albenga. Ristampato in 2° Ediz. nel 1943 e in 3° Ediz. nel 2008.  Da questo libro verrà tratto un film.

 

Nel 1938 – TERRA SOMMERSA – F.lli Treves Edit.Milano, in 8 di 285 pagine.Tratta di bonifica

con episodi di caccia.

Nel 1938 – DIZIONARIO DIALETTALE ITALIANO DEGLI UCCELLI D’ITALIA – Ed.Diana. Firenze, Con 12.160 voci dialettali e corrispondenti italiane. Libro scritto con la collaborazione di Francesco Caterini.

Nel 1940 – IL PADULE–Uccelli-Cacce-Appostamenti-Armi-Cani -Consigli pratici.- ,Edt.Olimpia, in 8 di pag.302 con 26 tav. Sempre con lo pseudonimo di Giulio D’Albenga

Nel 1940 – FUCILI E CARTUCCE – Ed.Olimpia,Firenze, in 16 di 226 pag. Note di balistica pratica ad uso dei cacciatori. Scritto con lo pseudonimo di Luigi Michelacci.

Nel 1940 – Con lo pseudonimo di GUINIGI, l’Autore pubblicherà una serie di Manuali “Diana”Piccola Biblioteca di Caccia - con l’Ed.Olimpia. in 16, con i seguenti titoli:

ITINERARI VENATORI-Il TEMPO CHE FARA’-Il TIRO A CACCIA E IN PEDANA-COLLOQUI CON IL GIOVANE CACCIATORE-IL CAMPEGGIO APPLICATO ALLA CACCIA- COME SI CUOCE LA SELVAGGINA- Libri di una settantina di pagine cadauno.

Nel 1941 – IL GRANDE VIAGGIO – Vallecchi Edit.,Firenze in 8 gr, di 68 pagine.Tratta la migrazione degli uccelli.

Nel ( 1941 ?) - UN UOMO SOLO NEL BOSCO –S.E.I.,Torino,in 4 picc.di 226 pag. Romanzo di un boscaiolo cacciatore. Illustraz. del pittore Natoli. Riedito nel 1948 in 2° Ediz. e in 3° Ediz. nel 2008.

Nel 1942 – LA LUPA – S.E.I. Editr.Torino, in 8 di 264 pagine. 35 Novelle di caccia e pesca, con illustraz. Di Natoli. Riedita in 2 ° Ediz. nel 1944.

Nel (1942 ?) – UN RAGAZZO E MILLE BESTIE…- S.E.I. Torino in 4 picc. di 282 pag. Storia di un goivane campagnolo alle prime armi di caccia con gli animali. Riedito nel 1948.

Nel 1944 – PICCOLE STORIE DI CACCIA GROSSA – Casa Editr. Messina Principato, Milano- In 16 di 205 pagine . Racconti di caccia grossa.

Nel 1944 – RAGAZZI DI MAREMMA – S.E.I.,Torino,  in 8 di 290 pagine, con illustrz. di Sgrilli. Novelle di caccia e di animali. Ristampata in 2° ediz. nel 1952.

Nel 1945 – GUERRINO DI CASTELMAUS  -Ed. Noseda, Como in 4, di 278 pagine. Storia di un cane da cinghiale. Illustrato da Porcheddu, con alcune immagini a colori. Opera venatoria di pregio letterario.

Nel 1946 – Il Romanzo della Terra – Paravia, Torino, in 16, di 206 pagine. Narra di un podere sfortunato con episodi di caccia.

Nel 1953 – VOCI DEL MARE E DELLA TERRA – S.E.I. Torino, in 8 gr.di 279 pag. con illustraz. di Filippelli, Natali, Lemmi. 18 novelle di caccia e pesca.

Nel 1954 – IL REGNO DI DIANA – S.E.I. Torino, in 4 di 285 pag., con molte tavole di celebri pittori. E’ la storia della caccia attraverso i secoli.

Nel 1958 – VALLE DEI RE – Soc. Editr. Internaz. Di Torino,in 8 gr.  di 119 pag. Con illustraz.  Storia di una famiglia di rondini.

Nel 1961 – GLI “ SKUA “ D’ISOLA BIANCA – Soc.Ed.Intern.,Torino, in 8 gr.di 219 pag. con 8 tav. a colori. Romanzo ornitologico.

Nel 1961 – IL DIZIONARIO DEL CACCIATORE ITALIANO –Bietti Ed., Milano, in 4 di 333 pag. con 16 tav. a colori. Circa 3000 voci del linguaggio venatorio, proverbi ecc. su: Caccia, Ornitologia, Balistica, Cinologia, Letteratura, Mitologia e Storia.

Nel 1961 – LA CACCIA E LA CUCINA - Edit. Luciano Ferriani, Milano, in 8 di pag.380. In due volumi rilegati e in rigida custodia. Ricette su selvaggina e pesci. Riedita in 2° Ediz. da Bietti nel 1963.

Nel 1965 – SAPER CACCIARE – Ed.Bietti, Milano in16 di pag.550. Manuale per i cacciatori con consigli per cacciare la selvaggina, per l’acquisto delle armi ecc. ecc.

Nel 1971 – LA CACCIA IN PALUDE – Sansoni Edit. In 8 di 262 pagine. Descrive la palude, gli uccelli presenti in quell’ambiente e il modo di cacciarli.  Alla fine propone ricette e legislazione.

Nel 1982 – RACCONTI DI CACCIA, DI PESCA, DI VITA – Edit.Olimpia in 8 rilegato di 320 pag. Libro pubblicato dopo la sua morte con una raccolta di 48 racconti, alcuni  inediti.

 

MANOSCRITTI INEDITI

Nel 1940 - Il Calcio dello schioppo - Commedia in tre atti, musicata dal Maestro Montanari.   Venne trasmessa più volte dalla RAI.

Nel 1942- Caccia al cinghiale - in un atto e musicata sempre da Montanari. Anche questa più volte trasmessa dalla Rai.

Romano Pesenti

Giorgio Gramignani

Prima di scrivere di Lui, m’inchino al nome di Tanto Uomo.

Nasce ad Ancona il 19 luglio del 1907 e, per non smentire il grande Barisoni, nasce con i “globuli rossi” del cacciatore.

Da  piccolo, da quando cioè comincia a capire  alcune cose della vita che lo circondano, si appassiona tanto agli uccellini,  che vede in giardino e sugli alberi della città che, a 7 anni, due amici di famiglia, per renderlo felice, gli regaleranno una magnifica opera, il libro “Gli Uccelli” di Luigi Figuier, un classico di Ornitologia, edito dai F.lli Treves di Milano nel 1881 e magnificamente illustrato con bellissime incisioni.

Nei primi anni di scuola, per il suo viscerale amore per la natura in ogni suo aspetto,  colleziona farfalle, che caccia personalmente e, durante gli anni del ginnasio,   regalerà questa sua raccolta di lepidotteri  al Liceo classico  Rinaldini di Ancona, contribuendo poi, con la donazione di un ricco e sistemico erbario di fiori selvatici da lui catalogati , alla nascita del Museo di Storia Naturale di quella scuola.

Nel 1919 nelle scuole medie, grazie a un prete cacciatore, suo professore di latino, in sua compagnia in un capanno sul monte Cònero, con un fuciletto del prete spara al primo fringuello, appollaiato su un ramo di una quercia e, quella, fu la sua iniziazione alla caccia.

 Dopo il diploma liceale si laureerà in Medicina nella specialità odontoiatrica.

 La caccia, riconosciuta come  prima e fondamentale legge della natura, farà sì che  Gramignani diventi da subito un appassionatissimo cacciatore.

Eleggerà come suoi maestri cinegetici tre importanti personaggi del suo tempo e, attraverso i loro consigli, insegnamenti, dettami di moralità e filosofia  di vita, modulerà la sua formazione di uomo amante dell’ars venandi.

Il primo di questi Maestri, che influenzarono il suo divenire cinofilo e di uomo “venante”, fu Vittorio Ortali (Victor), scrittore di vasta cultura e allevatore di cani di vaglia che, con la sua diuturna frequentazione, lo renderà un  appassionatissimo cacciatore etico- cinofilo.

Ortali, ormai avanti con gli anni e gravemente ammalato, prima della sua morte, gli lascerà  come testamento, una lunga lettera, che rappresenta il “testimone” della sua ideale concezione della caccia, che dovrà essere etica, poetica, morale, votata alla bellezza e mai con il concetto  ed  il fine del “carniere” a tutti i costi.

Un invito, oltre all’ammirazione del bello della natura in cui si dà corpo all’arte della caccia, a un'altra importante  raccomandazione, quella  della ricerca del cane di pura razza, che meglio esprime nel suo lavoro le qualità del suo ausilio. Insomma, il lascito scritto è un lungo e prezioso messaggio per nobilitare al massimo la nostra passione.

Il secondo, è il grande Avv. Camillo Valentini, che nei suoi articoli cinegetici si firmava con lo pseudonimo di ”Picchio Verde”.

Grandissimo scrittore - notevole per profondità di concetti il suo libro ”Psicologia della caccia”- , di fervida intelligenza e di grande cultura umanistica, invita il giovane cacciatore Gramignani ad essere sempre umile, semplice, come lo sono tutti coloro che vivono le loro attività, ludiche o di lavoro, nella natura, per “ ...essere anche noi cacciatori i veri sacerdoti degni di celebrare nel Tempio di Efeso il rito  sacro di Artemide. Gente aperta di cuore, conoscitrice profonda della vita, anche se analfabeta, e delle recondite verità essenziali, come sa esserne iperscrutatice ogni creatura che vive dappresso alla natura”.

Il Gramignani nel suo bel libro “Tra cime boschi e paludi”  ci dice che fu questo suo secondo maestro  che, dopo il prezioso testamento di Ortali, arricchì il suo  pensiero ed il suo cuore sul modo di intendere ed attuare la caccia.

Valentini soleva ripetergli  che ” Noi cacciatori siamo un’umanità relitta che vive ancora nella sfera ancestrale dei ritmi e dei cicli biologici della natura e le nostre reazioni, in questo meraviglioso “Teatrum naturae”, sono le stesse reazioni istintuali che ebbero i primi uomini quando, tra le albe e i tramonti, osservavano il volo querulo delle gru ed i branchi di cervi in pastura sul prato verde della valle.

 Il Valentini scriverà per l’amico/allievo  una bellissima  “Presentazione” introduttiva alla seconda edizione del libro scritto da Gramignani -Tra cime boschi e paludi.

Del suo terzo Maestro ne accenneremo più avanti quando parleremo di un Gramignani ormai  lui stesso scrittore, allevatore e dirigente affermato di Associazioni Sportive e Venatorie, e che  darà, in quegli anni, corpo ad una serie interminabile di iniziative nel campo venatorio ed ambientale, in cui sarà un attore di primissimo livello

.

Nella sua vita, per dare sfogo alla sua esuberanza fisica, da sportivo  sarà un ottimo atleta non solo come cacciatore, ma anche nel campo dello sci, dove come universitario partecipa e si classifica nel Campionato Italiano, nel canottaggio e nel tiro a volo.

Nel 1941, seconda  guerra mondiale in corso, verrà chiamato alle armi e, in qualità di Sottotenente Medico, prenderà servizio di prima nomina all’Ospedale Militare di Ancona dove, con un collega di maggior grado anche lui cacciatore, continuerà, più che altro, ad essere seguace di Diana nei dintorni della città natale. Terminato il periodo di quel servizio, verrà congedato, ma nel 1943 verrà richiamato e  inviato in Jugoslavia, occupata anche da nostre truppe, in vari Ospedali Militari dei nostri distaccamenti .

In un lungo capitolo del suo primo libro “Tra cime boschi e paludi”, che titolerà “La mia strana guerra”, il tenente medico Giorgio Gramignani racconterà al lettore questa sua “strana guerra” perché, in realtà, la sua guerra ...è stata veramente molto “strana”.

Arrivato in terra nemica slava, oltre alle poche incombenze ospedaliere, più che alle azioni militari, si occuperà molto di caccia alle coturnici, che sente di mattina e di sera cantare sulle pendici dei monti che circondano i distaccamenti ospedalieri in cui viene inviato.

Dopo vari spostamenti in diverse località di servizio, presa stanza in una sede definitiva e presa visione del luogo, cerca subito un compagno di caccia e lo trova in quel luogo in un giovanottone esperto cacciatore  slavo di nome Juro - che possiede, a suo dire,  un cagnetto da caccia -, e, da subito, farà con loro quotidiane spedizioni armate  contro… le pernici canterine, nei più bei posti di quelle montagne . Ogni giorno, terminato il servizio di medico, con il prestito di una doppietta avuta da un collega ufficiale del distaccamento, peregrinerà a caccia con l’amico Juro ed il suo cane Drago- ed  in alcune giornate anche da  solitario, sulle varie pendici dei monti Velebit.

Ma la stranezza  non è certamente tutta qui. Grazie ad un amico  anconetano, pilota di una linea di idrovolanti, che fa servizio sulla rotta militare per la Jugoslavia , si farà portare la sua setter irlandese Ala nell’idroscalo slavo di Cattaro.

Da lì in poi, quasi sempre accompagnato dall’ormai amicissimo Juro, il suo sarà un crescendo di spedizioni venatorie a coturnici, starne e a beccacce, in località sempre più  lontane dal suo luogo di stanza, e sempre in terra nemica: in Croazia, Serbia  e in Montenegro, fino ai confini dell’Albania; luoghi in cui mai avrà, ... fortunosamente... problemi di sorta anche nei confronti dei nemici ustascia, partigiani slavi, che presidiano, con rifugi e postazioni  armate le strade,   quei monti e le località vicine.

Inviato in una missione più a Nord, a Càttaro  e sbrigate le incombenze di medico nel distaccamento, dopo un lungo periodo di lontananza, torna a Njegusi, dove aveva stabilmente stanza, per riprendere le abituali spedizioni venatorie alle coturnici locali, di cui sentiva nostalgia. Immediatamente si informa presso il distaccamento per avere notizie dell’amico Juro, che non trova a casa.  Alle sue richieste ai colleghi, risponde un freddo silenzio. Il Capellano, con imbarazzo gli comunica che, purtroppo, Juro era stato sorpreso con tre muli carichi di armi per i partigiani sui monti, e che Juro era partigiano ustascia lui stesso, per cui le conseguenze  poteva, quindi, immaginarle da solo. Fucilato, si crede, dai tedeschi.

Il Gramignani, ci dice nel libro, pianse per una notte intera l’amico carissimo e poi fece di tutto, annientato dal dolore, per ritornare in licenza in Italia, cosa che  avvenne realmente con l’avvallo di un Colonnello medico.

L’amicizia e la comune passione per la caccia, associata alla sua umanità e disponibilità come medico per la cura anche verso i locali slavi, fecero sì che due nemici divenissero intimi amici, e questa cosa valse a creargli intorno una specie di salvacondotto, donandogli una immunità contro i pericoli della guerra seppure in una nazione nemica, in tutte le sue pericolose peregrinazioni venatorie, anche solitarie, su quei territori pieni di covi di partigiani nemici.

Ritornato in Jugoslavia, solo molto più avanti nei tempi, in un convoglio militare, formato da sei autoambulanze ed un autoblindo di cui, per l’ assenza dell’ ufficiale del reparto, il Gramignani sarà costretto al comando. Durante il trasferimento, per un’imboscata da parte di partigiani slavi, una mina posta sulla strada procurerà il  rovesciamento del mezzo blindato . Gramignani si ferirà, per fortuna non gravemente al costato, ma altri soldati moriranno mitragliati nell’agguato. Giunti poi i rinforzi, contrattaccando con mitragliatrici e bombe a mano, riusciranno  a disperdere e ad allontanare i partigiani, rientrando veloci al distaccamento.

Dopo degenza e cure di 40 giorni, verrà mandato in licenza in Italia.

Terminata la guerra, e ormai affermato ad Ancona come medico odontoiatra, alterna alla carriera professionale, in modo assai determinato e partecipativo, la sua presenza nell’ambiente cino-venatorio, collaborando con le più importanti riviste del settore, partecipando alla vita attiva delle Associazioni Venatorie, soprattutto nella Federazione Italiana della Caccia, di cui diventerà Presidente per 18 anni della Sezione Provinciale di Ancona e resterà Consigliere Nazionale per più di 25 anni .

Nel 1950,appassionatissimo,come già si sa, di caccia alle coturnici, creerà per il loro incremento la “Catena delle 12 zone di protezione” lungo l’Appennino marchigiano, che  permetterà nei dodici anni di gestione, finanziati dalla FIDC, la cattura di oltre 1300 coturnici, a  scopo di ripopolamento in altre zone.

In quegli anni, per la positività del suo attivismo nel mondo venatorio nazionale e per gli ottimi risultati conseguiti nelle varie branche ad essa legate, verrà nominato:  membro del C.I.C. (Consiglio Internazionale della Caccia), Presidente Regionale dell’E.N.C.I., nonché Giudice di prove venatorie e. non ultima cosa per importanza, Presidente della Società Cinofila Marchigiana.

A questo proposito va ricordato che fu proprio lui ad iniziare, con la prova del Petrano, organizzata negli anni ’30, la stagione delle prove “Classiche di Montagna”.

Nel ricordo dei consigli e con l’imprintig radicato dei suoi vecchi Maestri, fu talmente attento alle questioni ambientali che, con la carica di Presidente Regionale di “Italia Nostra”, per quei tempi la più importante e benemerita Associazione in difesa dei valori culturali e naturali nel campo della protezione dell’ambiente,   si adoperò col massimo impegno per fare approvare la Legge Regionale per la Protezione delle Essenze Arboree pregiate. Propose  ed ottenne nel 1970, con il divieto di caccia- malgrado fosse una sua zona prediletta per la caccia alle beccacce -  l’Istituzione del Parco Naturale del Cònero, contro l’abusivismo imperante e per salvaguardare questo meraviglioso biotopo dall’assalto del cemento lungo le sue coste.

Cacciatore cinofilo a tutto tondo e con un’esperienza ormai di alto spessore nel mondo dei cani, non poteva fermarsi al solo utilizzo per la caccia dei suoi ausiliari sempre di buona razza e ben addestrati, e così ,con l’affisso affiliato all’ENCI, fonda l’Allevamento “Del Conero”, allevando la razza pointer che lui predilige.

Più che per scopi commerciali, i di cui proventi non ha certo bisogno, il Gramignani si prefigge, con l’allevamento di questa  razza di cani da caccia, di raggiungere il meglio della qualità, e ci dice: Non accontentandomi mai della mediocrità, ho tentato di realizzare in un allevamento classico “Kalòs kai agazòs” di ellenica memoria, che tradotto letteralmente significa  “il bello e buono” e ciò al fine di poter disporre di un ceppo di pointer che, assieme ad una elevata tipicità e distinzione di doti morfologiche ben fissate, unisse una costante ed elevata concentrazione di doti venatorie e psichiche ottimali.

Ad avvalorare questa spesso difficile tesi, molti dei suoi pointers che hanno calcato i ring di tutta Italia, hanno ottenuto ottimi risultati in prove di bellezza, diventando anche in molti Campioni di Lavoro.

Tanto è l’amore per i cani che, durante una cacciata sul monte Catria con il suo pointer  Brio che,  in statuaria ferma a testa alta su uno sperone di roccia su una brigata di coturnici, spinse il Gramignani, in emotiva attesa del frullo sonoro, a dire ad alta voce : E’ il monumento al cane !”

 La realizzazione dell’opera fu poi affidata al giudice cinofilo, scultore e  cacciatore Ernesto Coppaloni 

Il monumento in bronzo, collocato su un basamento di roccia viva nel Passetto di Ancona, rappresenta un pointer ed un setter nella classica posizione di ferma.

Sulla base fu apposta una dedica scritta dallo stesso Gramignani : “ Ai nostri amici – d’ ogni tempo e d’ogni paese - dagli umili ai campioni - che con perfetto amore - a noi tutti donarono - chiedendo solo affetto “

Nel 1952,sarà il primo a rispondere a Ettore Garavini, grande scrittore e grande beccacciaio il quale, sulle pagine di Diana, lancia un appello a tutti i cacciatori per la formazione in Italia di un Club dedicato alla Beccaccia. Con lui e con la disponibilità di altri importanti scrittori e cacciatori verrà fondato il Club della Beccaccia e, trent’anni dopo, ne diverrà Presidente.

E il terzo Maestro?

Non lo conobbe personalmente, ma s’innamorò di un suo detto e dalla sua filosofia della caccia.

Fu Pierre Malbec, un distintissimo cacciatore francese, la cui nobiltà di pensiero la apprende quando, ancor prima della fondazione del Club della Beccaccia in Italia, il Gramignani divenne socio del Club National des Beccassiers di Francia.

Questo personaggio, certamente un dirigente di quel Club, ebbe, come ci dice il Gramignani, il merito di aver saputo puntualizzare il suo modo di intendere ed attuare la caccia, sintetizzando in una breve e lapidaria espressione : ”Chasser le plus possible, tout en touant le moins possibile.“ e cioè: “ Cacciare il più possibile,uccidendo il meno possibile”.

In questa felicissima frase io ho trovato il coronamento della mia maturazione concettuale sulla caccia, che era già stata orientata dalla nobiltà degli insegnamenti di Ortali, di Valentini e di Ortega, che ora si completava con l’apporto di Pierre Malbec, assumendo il valore e le dimensioni di una idea pilota, capace di modulare in chiave moderna una concezione della caccia accettabile anche da quella parte di umanità che essendosi allontanata dalla biosfera della natura, stenta ora a comprendere questa nostra umanissima umanità rimasta aderente alla civiltà della natura...ecc.

La frase non è una contraddizione, come può sembrare.

Le componenti della caccia sono tantissime,...il camminare tanto nella natura, il goderne albe e tramonti, sole e pioggia, il lavoro del nostro cane, la sua abilità nel trovare l’animale ,la ferma, che è sintesi e sublimazione di una concezione armonica ed equilibrata della caccia vissuta ed espressione di una cultura che viene da lontano, cultura che la moderna tecnologia e la lontananza dalla natura, oggi viene dai più contrastata.

Il Gramignani, grandissimo Uomo nella professione come nelle altre sue attività, che gratificarono e resero più ricche di contenuti le branche della nostra passione di amanti dell’Ars Venandi, muore ad Ancona il 20 Aprile 2001 nel più vivo cordoglio dei  suoi cari, di chi lo ha frequentato  e di tutti i cacciatori che l’hanno letto, apprezzato  e conosciuto.

Nel 2002, per onorare la  memoria del Grande Cinofilo e Grande Beccacciaio, su iniziativa del Club della Beccaccia e con il patrocinio dell'E,N.C.I,.con il certificato  CACIT, viene promosso un Campionato per cani da ferma, con programmazione annuale e con un serie di prove di caccia alla Beccaccia, intitolato Trofeo Giorgio Gramignani ; trofeo che si sviluppa  in  varie prove a punti in diverse località..

Cacciatore e bibliofilo e già in possesso di quel meraviglioso libro “Tra cime boschi e paludi”, edito nel ‘72, per avere la seconda edizione del 1983, che  su una rivista seppi  più ricca di racconti e di sue considerazioni, in quell'anno gli telefonai per l’acquisto. Nel corso del colloquio telefonico, volle sapere chi fossi, dove e cosa cacciassi e con che cane, ed altre notizie. Quando gli riferii che ero proprietario ed amante dei cani inglesi e che ero un cacciatore di coturnici sulle Alpi piemontesi e bergamasche:  ”Ah bravo, bene...le  saxatilis”, disse e mi declinò le poche differenze morfologiche da quelle appenniniche  e poi volle  il mio indirizzo.

 Mi inviò i due volumi  con dedica..in omaggio. 

 Le sue Opere.

Nel 1972- tra cime boschi e paludi – Edito da Tipografia La Rapida di Fermo(AN), in 8 di 495 pagine illustrate da tantissime fotografie in b.n. di suoi cani, di ricchi carnieri e personaggi suoi amici. Libro dedicato a sua moglie e a tutte le spose dei cacciatori, a tutti gli amici e ai nostri cani.

A mio avviso, UNO FRA I PIU’ BEI LIBRI DI RACCONTI VENATORI, con racconti a partire dai suoi inizi fino alle sue più belle cacciate in giro per l’Italia e per  l’Europa, comprendendo le sue straordinarie cacce in Jugoslavia  nel periodo dell’ultima guerra (..strana per lui..e stranissima per noi)  del 40-45. Racconti di cacce alle varie specie di selvaggina da piuma coi suoi cani da ferma, soprattutto pointers.

 Nel 1983-Seconda Edizione, edita da SAGRAF, Sabatini Grafiche di Ancona, in 8, in Due Volumi di complessive 504, con aggiunta di altri racconti e di fotografie anche a colori.

Nel ( 1990) ma s,d.- Moralità e filosofia della caccia – Edito da Grafiche Jesine di Jesi (AN), in 8.

 Nel titolo c’è il contenuto del libro, dove  spiega come lui giustifica la caccia e come si deve moralmente concepire ed attuare. Si rifà alla sue idee ed ai concetti  filosofici  del filosofo –scrittore spagnolo Josè Ortega Y Gasset, che l’Autore lesse e sviluppò in questo bel saggio, che ebbe consensi e riconoscimenti anche in ambienti tendenzialmente poco benevoli nei confronti della caccia.

 Nel 1995- Coturnici e starne – Editore Ghedina & Tassotti, Bassano del Grappa, in 8 di  pag.123, in 22 capitoli sulla storia, vita, morfologia e caccia delle specie nel titolo. Edito in 2°Edizione nel 2001 dallo stesso Editore.

 

Eugenio Niccolini

Il nobile personaggio, di cui dirò alcune cose della sua vita, è l’Autore di uno dei più bei ed importanti libri di narrativa della Letteratura Venatoria Italiana. Libro che tutti hanno definito capolavoro.

Il Sen. Eugenio Niccolini, Marchese di Camugliano e Ponsacco, nacque a Firenze nel 1853.

Di nobile e ricca famiglia. eredita vastissime proprietà nei dintorni di Pisa nonché prestigiosi e antichi palazzi a Firenze. Di notevole importanza è il Palazzo Niccolini, costruito nella prima metà del ‘500 nel quartiere di Santa Maria Novella ed acquistato nel 1863 dal padre, Sen.Lorenzo  Niccolini.

Vive gran parte della sua gioventù nella splendida tenuta di Camugliano, ex Palazzo Medici. acquistata nel 1637 dal suo avo Sen. Filippo Niccolini

Giovane di spiccata intelligenza e di pronto apprendimento, completerà il corso dei suoi studi laureandosi in legge.

Sin da giovane tanto attirò la simpatia fra le diverse fasce sociali, che da subito venne considerato “principe dei gentiluomini e dei cacciatori toscani.”

Cominciò a cacciare  al “paretaio” e alle” reti aperte” di suo padre Lorenzo, poi, senza l’autorizzazione paterna, ma con la connivenza di una loro vecchia guardia, tirò con un fuciletto agli uccelletti nel cortile della tenuta, per passare, più grandicello, nella palude di Bientina,nei pressi di Camugliano a sparare ai beccaccini al salto e alle anitre all’aspetto.

Ci dice in uno scritto che molte furono le padelle, ma che poi, con un fucile a bacchetta, imparò presto la tecnica del tiro a volo e che lì nella palude apprese le abitudini della selvaggina palustre. Poi, fabbricati i primi fucili a retrocarica a spillo, gli fu, a suo dire, facilitata la "sparatoria".

Nel  1873, il 18 dicembre a Terracina, accompagnato dal suo fido guardia Gosto,  fece  un carniere record di 164 beccaccini…

Fu più volte ospite a caccia di Re Vittorio Emanuele II, di Re Umberto I e di  Vittorio Emanuele III a S.Rossore, a Castelporziano ed anche sui monti in Valsavaranche a stambecchi e camosci e, su altre montagne in Stiria, ospite dell'Arciduca Ferdinando di Lorena,  a battute a galli  di monte con coturnici e marmotte.

Bellissimo l’episodio in una battuta al cinghiale a S.Rossore in cui, Niccolini presente, un capocaccia, valente tiratore incaricato a finir gli animali feriti, uccise un cinghiale a cui sparò dopo il tiro di S.M.  Umberto I.

Al che il Niccolini, per riparare allo sgarbo del guardia e per nascondere la “padella” del Re, disse: ”Bel tiro che ha fatto Vostra Maestà !”  Al che il Re  rispose: “Mi prendi forse per “una ciùla?"

Uomo non comune per la facilità dialettica, bontà d’animo e per la disponibilità verso i più bisognosi, ottenne sempre testimonianze di grande rispetto e simpatia,  non solo da parte dei notabili toscani, ma anche dal popolo e dai  contadini, compresi quelli che lavoravano nelle sue proprietà. In seguito agli apprezzamenti dei toscani ed alla valenza per quelle sue doti,  fu nominato consigliere comunale, e poi sindaco della  città di Prato.

Nel 1913 venne eletto Senatore del Regno d’Italia.

Politico amato ed apprezzato, gli furono riconosciuti grandi  meriti per quello che riguarda le proposte e le modifiche legislative a favore del mondo agricolo regionale e nazionale che, grazie alle sue alte competenze  in questo ramo economico, dovute alle positive ed innovative esperienze e ai risultati ottenuti  dall’oculata e proficua amministrazione dei suoi terreni - da cui traeva la maggior parte delle sue rendite- l’agricoltura ebbe notevole giovamento e progresso.

Fu tanto esperto anche nelle cose di caccia che  il Duce, durante il periodo fascista, negli anni trenta lo volle alla presidenza della Commissione per la nuova Legge Venatoria, che seppe arricchire di contenuti per la sua competenza di esperto  cacciatore e di ambientalista.

Appassionatissimo e valente cacciatore, alla caccia dedicava, e soprattutto nella sua Maremma, tutto il tempo che gli impegni politici lo lasciavano libero.

In quell’epoca, di miseria e nobiltà, per la sua spiccata dote di saper vivere sia con signorilità sia con semplicità... all’ occorrenza, seppe astutamente convivere e sopravvivere, senza però mai sottomettersi, ai pericolosi banditi che allora frequentavano i boschi della Maremma, come Domenico Tiburzi, condannato per omicidio in una rissa,

il Luciano Fioravanti, per omicidi e rapine e il Biagini Domenico, con nove mandati di cattura, colpevole di soli sette... omicidi. In quel tempo,  temutissimi dai proprietari terrieri e dai nobili, a cui imponevano taglieggiamenti, furti e, qualche volta, violenze  anche con scontri a fuoco mortali.

Il Niccolini in un capitolo del libro  narra a un amico un episodio in cui,  incontrando spesso  il bandito Tiburzi mentre lui cacciava in  boschi maremmani,  lo descrive come ottimo tiratore e gran cacciatore di beccacce, aspetti che lui stesso aveva personalmente constatato, avendo con il Tiburzi qualche volta cacciato in quelle selve. Racconta anche  di un fucile particolare promesso per un servizio in regalo al Tiburzi,.. ma non volendo io qui anticipare  la fine della promessa, lascio al lettore la facoltà di scoprirlo leggendo il libro..

Amò tanto la caccia e la Maremma;  territorio  vario ed incontaminato, ricco di boschi, foreste e paludi, di macchia mediterranea, con pianure e montagna, con  fauna di varie specie.

Nella sua vita cambiò di frequente luoghi e residenze, fino a prender dimora nel Forte delle Rocchette,  nel Golfo di Castiglione della Pescaia, luogo suggestivo formato da un promontorio che si insinua per un centinaio di metri nel Mar Tirreno.

In questa località, dove il Niccolini si dedicò per molti anni alla caccia, diventerà amico e  compagno di battute dei  migliori e più noti personaggi della letteratura, dell’arte e della nobiltà dell’epoca: Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio, Renato Fucini, Fernando Paolieri, Eugenio Cecconi, Cecco Gioli, Mario Puccioni, Luigi Ugolini e tanti altri.

Alla fondazione nel 1906 della rivista Diana da parte dell’Editore Vallecchi, con Arturo Renault direttore, il Niccolini scriverà per il giornale diversi articoli cinegetici e ne diverrà, per molti anni, collaboratore fisso, con numerosi e competenti scritti di tecnica venatoria e anche di critica e di denuncia verso gli allora primi atti di prosciugamento e di bonifica di alcuni territori della Maremma.

Per quegli articoli, sempre  ricchi di acute osservazioni e competenti suggerimenti venatori, ebbe da subito molto seguito ed ammirazione da parte dei lettori, ma ciò che lo rese veramente famoso presso un vasto pubblico, in tutta Italia, fu la pubblicazione nel 1915 del suo bellissimo libro

"Giornate di caccia “.

Eugenio Niccolini, marchese di Camugliano, senatore, cacciatore di maremma e letterato fra i più raffinati, ha raccolto nel libro molte delle sue esperienze venatorie, sempre veritiere, in un modo nostalgico rivolto ad ambienti che già a quei tempi stavano mutando o scomparendo, senza rinunciare al lirismo e all’accuratezza naturalistica nelle descrizioni della selvaggina e dei boschi di quel territorio. Da vero esteta, è testimone e attore della vera caccia, con una assidua frequentazione  e competente pratica venatoria.

Non disdegnando una attenta critica al volere, da parte dell’uomo, modificare la natura in virtù del progresso.

Morì a Firenze nel 1939,

Nota.

Chi volesse approfondire la conoscenza di questo Illustre Personaggio, dovrebbe leggere il bel libro di Mario Puccioni - Cacce e Cacciatori di TOSCANA – Edito da Olimpia nel 1944, in 8 piccolo di 205 pagine, dove il Puccioni, amico di Niccolini, descrive nei vari capitoli  i personaggi cacciatori toscani più importanti  dell’epoca (Il Sen. Collacchioni, il musicista Giacomo Puccini, i banditi Tiburzi e il Fioravanti, il pittore Eugenio Cecconi, il Conte Sen. Giovanni P. Fabbroni, l’addestratore di civette  On. Ferdinando Martini, l’Avv. Giovacchino Mazzini, il Marchese Piero degli Antinori, il Pricipe Corsini ecc, ecc). Il libro riporta anche altre gustose storielle di carucce, di cani e altro.

Un capitolo di oltre dieci pagine è dedicato ad una intervista fatta nel 1933 alle Rocchette da M. Puccioni all’amico Sen. Niccolini  il quale, in questo capitolo racconta, in modo anche divertente, la sua vita di cacciatore.

Il suo meraviglioso libro.

Nel 1915- GIORNATE DI CACCIA – Edito da Istituto Micrografico Italiano, Firenze- in 4 di 121 pagine, con 35 racconti di caccia, illustrati da 64 foto dell’epoca e con 10 quadri, di cui 5 di Eugenio Cecconi, uno di F.Gioli e altri 4 da foto.

Il testo è preceduto da una lettera di lode  scritta da Gabriele D’Annunzio.

L’Opera del Niccolini, elogiata anche da G. Carducci, va considerata come una delle massime espressioni della narrativa venatoria italiana. In essa sono descritti e ritratti cacciatori, ambienti e cacciate di stile. (Ceresoli)

Questo libro racconta un mondo e un ambiente che non c’è più….ed è stato scritto quando l’Autore era in degenza e in forzata inattività, colpito da una scarica di pallini alle gambe da un fucile impostato a scatto da un bracconiere di Alberese nella Maremma.

Nel 1926- Seconda Edizione – Edita da F.lli Alinari,Soc.An.I.D.E.A.- in 4.di 158 pagine

Nel 1943- Terza Edizione- Edita da Olimpia, Firenze, in 4 di 198 pagine

Nel 1950- Quarta Edizione - Olimpia, come sopra.

Nel 1959- Quinta edizione - Olimpia, come sopra, ma in tela rilegata.

Di questo libro poi verranno stampate altre diverse edizioni anche di altri Editori.

Nel 1993- ALTRE GIORNATE DI CACCIA - Edizione realizzata  da Giunti Gruppo Editoriale –Firenze, con la sponsorizzazione della Cassa di Risparmio di Firenze. In 8, rilegato con sovracopertina ill. con foto di Niccolini( con una lunga barba bianca) in partenza per la caccia.

Questo libro dato alla stampa dal pronipote Lorenzo Niccolini, contiene 31 Racconti inediti di Eugenio Niccolini, con altrettante belle fotografie dell’epoca.

 

P.S. Il libro - Giornate di Caccia - non può assolutamente mancare nella biblioteca di un cacciatore, come non può...non essere letto

Romano Pesenti

Eugenio Barisoni - parte seconda

BARISONI - parte seconda

Dopo l'analisi dei  primi due volumi di caccia scritti dall'Autore:Cacciatori si nasce- e -Bella vita vagabonda,

nel 1933 Barisoni si cimenta con  libri sulla pesca, scrivendo: LA LENZA - di 194 pag. illustrate con disegni di Gino Baldo, in formato 4, edito dalla Soc.Editr.Cremona Nuova.

Il libro poi verrà rieditato nel 1945 in seconda edizione dalla Sperling & Kupfer e nel 1952, visto il successo avuto fra i pescatori dell'epoca, - sempre per la stessa casa editrice- verrà rieditato con la terza edizione.

Precedentemente nel 1932, sempre sull'argomento Pesca, sui "Quaderni della Gazzetta del Popolo" nella serie" Vita  all'aria aperta" scrive articoli con il titolo- LA PESCA SPORTIVA- articoli che poi riporterà nel 1935 su un libro con Antonio Vallardi Editore di Milano, che riediterà nel 1950 e nel 1959.

Ritornando al tema Narrativa di caccia, nel 1934 con l'Editore Valentino Bompiani di Milano pubblica il terzo libro di argomento venatorio - UOMINI SEMPLICI - in formato 8 di 307 pagine.Sono una raccolta di una ventina di bozzetti ed episodi di caccia in cui racconta le vicende di personaggi che ruotavano intorno al mondo della caccia e di cacciatori da lui conosciuti o storie di cani e di sue cacciate.Il libro verrà poi premiato dalla Regia Accademia d'Italia.

 

Nel 1939 inizia la collaborazione con l'altrettanto importante Editore VALLECCHI di Firenze e pubblica il libro - I CAMMINANTI - in formato 8 con 308 pagine, ricche di originali racconti di caccia vissuti dall'Autore. Ormai Barisoni è un autore di successo, e non solo fra i cacciatori, e le sue Opere vengono commentate, publicizzate e recensite su molti quotidiani italiani.

Nel 1943, seconda guerra mondiale ancora in corso, ormai raggiunta una certa notorietà e fama come scrittore venatorio, il Barisoni si cimenta con scritti di altri argomenti e per la S.T.E.L.I. (Società Tipogr.Editrice Libraria Italiana) di Milano, pubblica - POI TORNO' IL SOLE - libro in cui, per quanto la caccia e la pesca è ben presente, parla di personaggi conosciuti a caccia, di vari argomenti, di vita vissuta lungo il percorso della sua vita...di agrricoltori, mondine, suonatori, artisti randagi, commercianti girovaghi, scrittori un pò così,riflessioni su situazioni particolari... e alla fine, con il capitolo "Poi tornò il sole" filosofeggia sulla speranza, con un sussulto di ottimismo per l'umanità...col calore del sole.

Il libro è molto raro e ricercato,proprio per l'originalità dell'argomento. 

Nel 1944 pubblica il secondo libro con Vallecchi  con l'Editoriale Olimpia di Firenze - CACCIATORA DI FUSTAGNO-  in 8  di 322 pagine,con moltissimi racconti venatori.Sono 28 bozzetti dove si parla di tutte le sue più belle cacciate ai beccaccini in risaie e marcite in Piemonte e Lombardia...a beccacce nei boschi lungo il Ticino e in montagna, a quaglie sulle isole,ad anitre lungo i fiumi e nelle tese novaresi.,cacce sulle Alpi ...ecc.ecc.

Esauriti,forse, i suoi ricordi di caccia,nel 1947 pubblica con l'Editoriale Olimpia- GLI ANIMALI DEL PARADISO - E' una raccolta in 8 di 300 pagine di 19 biografie di altrettanti animali  Alpini che abitano nella grande Riserva Nazionale del Parco del Gran Paradiso.

Il bellissimo libro, dopo la morte dell'Autore nel 1951, verrà rieditato in una seconda edizione ampliata nel 1959 dall'Olimpia, illustrato dal pittore Dino Perco,con un nuovo titolo - UOMINI E BESTIE NELLA TORMENTA - in 8 con 437 pagine.

Di questo Autore,come già preannunciato nella presentazione,è rimasta inedita ed incompleta l'opera :- Dalla doppietta alla penna.Confessioni di uno scrittore -  Peccato !

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Eugenio Barisoni - parte prima

Proseguendo nel discorso sulla Letteratura Venatoria, dopo aver introdotto l'argomento  con la nostra Bibliografia Venatoria - che ritengo molto importante per conoscere e per addentrarci in questo mondo culturale -, e dopo aver presentato lo scrittore Arturo Renault, ritenuto il fondatore della Letteratura Venatoria Italiana, parlerò di uno degli Autori del 900 più importanti, conosciuti  e letti dai cacciatori italiani: Eugenio BARISONI.

Nasce a Novara nel 1886, ed è tanto appassionato di caccia,nelle sue forme più varie, che dedica la maggior parte della sua vita alla caccia e alla pesca e diventa, per vivere, giornalista di professione, scrivendo molti articoli, richiestissimi dalle riviste venatorie di allora, e scrittore di molti e bellissimi libri sulla caccia.

Barisoni muore a S.Remo nel 1951, e resterà incompiuta l'ultima sua opera da poco iniziata: -Dalla doppietta alla penna: confessioni di uno scrittore- rimasta, purtroppo, inedita.

Il suo primo libro:- CACCIATORI SI NASCE-edito da Bompiani nel 1932,- per qui rimarcarne l'importanza e la diffusione che ebbe fra i cacciatori di allora-, vinse il premio della Reale Accademia di Torino e,nella terza edizione del 1933, si aggiudicò il secondo premio dell'importante ancor oggi concorso "Bagutta", premio dedicato alla Letteratura Italiana.

 Fu,a dir il vero,anche un autore un pò discusso da alcuni scrittori dell'epoca,soprattutto dal  Ceroni Giacometti,noto scrittore e fondatore di riviste di caccia,perchè ,per alcuni suoi racconti ,fu accusato di aver preso spunti da scritti  francesi. Ciò non gli tolse, comunque,  il merito che il suo libro raggiungesse, fino ad oggi, la decima edizione, grazie alla importante, per noi cacciatori, l'Editoriale Olimpia, oggi purtroppo fallita; alcune, tra l'altro, illustrate dal grande pittore Roberto Lemmi.

Molti dei suoi racconti sono autobiografici: ricordi di cacciate vere, altri sono trasposizioni di racconti di amici cacciatori di professione, che, a quei tempi, esistevano per davvero.

Nel 1934 pubblica,sempre per l'Editore Bompiani- BELLA VITA VAGABONDA- libro  che viene ancora premiato dall'Accademia Reale. Sono bellissimi racconti di storie di caccia e di pesca, storie di cani, di contadini, di donne e di boschi e di burle fra i cacciatori.

Il  maggior merito del Barisoni è, nella sua lettura, di trasferirci fuori dal tempo e dalle preoccupazioni quotidiane, facendoci immergere nell''atmosfera del bosco cacciando beccacce, o nelle risaie a una delle sue cacce preferite, i beccaccini; il tutto con schietta semplicità e tanta bravura narrativa.

Di questi due libri, nell'anno 1942, seconda guerra mondiale in corso, la Bompiani edita due volumetti tascabili, in formato 24, coi titoli -Cacciatori si nasce(4°ediz.) e - VITA VAGABONDA- (2°Ediz)., libretti che con la loro lettura terranno compagnia anche ad alcuni dei  nostri cacciatori- soldati impegnati in  guerra.

Alla prossima, per  gli altri libri di Barisoni...

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