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Romano Pesenti

Romano Pesenti

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Col . Felice Delfino

Il Col.Felice Delfino ha scritto,senza ombra di dubbio, il libro più rieditato e letto dai cacciatori italiani sull’Addestramento del cane fa ferma. Nato nel cuneese nel 1875, della sua vita, non esistendo scritti di sue biografie, poco si sa e si conosce; sappiamo che ha frequentato l’Accademia militare di Modena; diventato poi Capitano,viene decorato al Valor Militare nella guerra mondiale del 15-18 e che, cacciatore e cinofilo appassionatissimo, nei vari trasferimenti nei posti di comando assegnati al suo grado, oltre alle incombenze militari, trovò molto tempo  per cacciare sui monti -sua caccia preferita - e spazio per allevare ed addestrare con successo i suoi cani da ferma e molti cani di amici cacciatori, cani che  a detta di questi ultimi, erano irrecuperabili alla caccia.
Appassionatissimo di cinofilia, collaborò con alcune riviste del settore(in primis, con Il Cacciatore Italiano) per articoli sui cani e nel 1910, sollecitato da molti amici estimatori delle sue capacità di addestratore,  scrisse un libro sul suo procedimento di addestramento del cane da ferma, che venne pubblicato nel 1911 sotto lo pseudonimo di KAFF, preceduto da una breve descrizione delle razze da ferma dell’amico Dott.Augusto Garino(AUGURIO), esperto cinofilo.
 
  • AugurioKaff –CANI DA FERMA. ADDESTRAMENTO – 1911, Carlo Pasta Editore,Torino, in 16 di pagine 140,illustrato da V. Torrielli.

  • Il libro ottenne subito un ottimo  successo e l’Autore nella prefazione scrive,quasi chiedendo scusa ai lettori: “Appena ultimati gli studi scolastici..e militari, la caccia e l’addestramento dei cani non mi lasciavano tempo per la lettura dei libri e giornali…L’addestramento dei cani è un argomento intimamente connesso con la caccia; ed allora anch’io potevo scrivere le mie idee senza eleganza di linguaggio,attingendo i termini del gergo un po’ da tutte le regioni. Comprendo che se avessi maggior familiarità col bello scrivere, esprimerei meglio il mio pensiero, ma io ho bazzicato poco nelle letture  dei grandi maestri di lettere”.
 
Ma quali saranno, vi chiederete, queste  nuove idee e suggerimenti del Delfino sul metodo di addestramento del cane da ferma che tanto successo diedero al Libro?
 
Facciamo un po’ di storia. Nei precedenti tre secoli le metodologie convenute dagli addestratori del tempo sono rimaste, più o meno e con poco varianti, le stesse: l’ubbidienza alla CHIAMATA, al DIETRO, al VIA, al TERRA( oggi poco o non più in uso) alla partenza del selvatico e allo sparo, la FERMA DI CONSENSO, Il RIPORTO al comando, il COLLEGAMENTO col cacciatore  e ad altre poche cose di minor importanza.
La particolarità del metodo di allora consisteva, con pochissime eccezioni, di educare il cane con sistemi coercitivi e, spesso, con l’uso di una frusta o peggio, ..coi pallini in casi di cocciutaggine del cane in certi esercizi, quale la rincorsa ripetuta del selvatico o lo scarso collegamento coll’addestratore.
No, il Delfino aborre e respinge categoricamente questi metodi  ed il procedimento per ottenere correttezza ed obbedienza e procedere nell’ addestramento alle varie fasi di istruzione,dopo aver ben studiato il carattere del cane, basa totalmente il suo metodo sulla PAZIENZA e …sull’AMICIZIA  nei confronti del cane, anche con i soggetti più refrattari  e con temperamento difficile, e compendia il suo metodo con questa massima,che riporta alla fine del libro: La frusta potrà bensì domare il cane,  ma non potrà mai spiegargli ciò che da lui si vuole.
Rileva e consiglia un’ altra  considerazione molto importante: Non correggere mai il cane nell’impeto della collera e neppure correggere con troppa severità.
 
Nel proseguimento del suo allevare cani ed addestrarli, trova il tempo per leggere anche testi di allevatori/addestratori inglesi e francesi, quali l’Arkwrigt, Bellacroix  e  P.Caillard, nei quali libri si legge sì come deve comportarsi il cane da ferma nell’azione corretta, ma non si trova una guida ben definita per raggiungere quelle correttezze, né si trova cenno delle più comuni resistenze che presentano cani con temperamento difficili.
A dire il vero, concetti più concreti e più profondi li trova in Arkvrigt nel suo libro sul pointer, ma non trova ancora nel capitolo “Addestramento” una guida sufficientemente dettagliata per un istruttore novizio quale può essere un semplice cacciatore .
Continuando così l’attività di giornalista, scrivendo articoli sempre più convincenti ed interessanti sull’addestramento dei cani da caccia  ed affiancando agli scritti l’ allevamento e  la conduzione di cani da caccia in prove e nelle sue cacce alpine, il Delfino completa il suo percorso di scrittore del tema, pubblicando quello che poi si rivelerà il trattato più letto e rieditato in Italia sull’addestramento dei cani da ferma.
Esaurito  ormai da molti anni il primo libro sopra riportato, su nuove sollecitazione di molti estimatori,  amici e cacciatori lettori dei suoi articoli, nel 1931 pubblica a Genova un nuovo libro con il titolo:
 
  • ADDESTRAMENTO DEL CANE DA FERMA – Edito dallo Stab. Graf. Federico Reale, in 8, che è il rifacimento, ampliato  della sola seconda parte del libro pubblicato nel 1911 con la collaborazione di Augurio ( Augusto Garino).
  • E' il libro che lo lancerà definitivamente nel mondo della Cinofilia importante.
  • Nel 1938 lo stesso libro, ormai esaurito, verrà rieditato in 2° Ediz. dall’Istituto Grafico Bertello di Borgo S. Dalmazzo,in 8 con 177 pagina e 39 illustraz.
  • Nel 1943,nuova e 3° Ediz., sempre con Ist.Graf. Bertello,in 4 di 263 pagine con l’aggiunta di 15 capitoli in appendice, dove spiega passo a passo, in modo più completo, la sua metodologia di addestramento
  • Nel 1953,in 4° Ediz(quinta per l’Autore).,sempre con Bertello, riveduta e corretta ed ampliata di una Seconda Parte in Appendice,stampata in 1000 copie numerate, in 4 con 398 pagine e 47 illustrazioni.
  • Nel 1961, visto il successo e l’asaurimento delle copie stampate nelle edizioni precedenti dalla Bertello di Genova, l’Autore viene contattato e sottoscrive un più importante contratto con  l’EDITORIALE OLIMPIA dell’Editore Vallecchi di Firenze,che nel campo venatorio pubblica ormai i libri dei più importanti scrittori sul tema della caccia, e nel contempo cede tutti  i diritti di pubblicazione del libro –Addestramento  del Cane da Ferma .Nello stesso anno, l’Ed.Olimpia pubblica in 6° Ediz.  il libro in versione ancora più ampia e completa,in formato 8, con 503 pagine e con moltissime illustrazioni esplicative  nel testo.
  • Nel 1964 l’Edit. Olimpia riediterà una nuova Edizione, la 7°. In 4 di 504 pagine,completando,arricchendo e suddividendo il volume in 3 parti:1°- la Funzione del cane da ferma, 2°- il procedimento d’istruzione usato dall’Autore, 3°- la guida pratica per l’addestramento.
  • Aggiunge in Appendice circa 200 pagine di episodi di caccia,che rendono il volume molto più completo e interessante alla lettura per i racconti delle sue cacciate con i suoi addestratissimi cani da ferma.
  • Questo volume poi sarà rieditato con lo stesso testo dalla Editoriale Olimpia(fallita nel 2011) nel corso degli anni fino alla  15 ° EDIZIONE e, a mio avviso, nella  più bella versione del libro ,in 4 grande di 550 pagine,ben rilegata e con una bella sovra copertina a colori, riproducente  un pointer in ferma, nell’ 11° edizione del 1991.
  • Nel 1948 – LA CACCIA ALLA STARNA PRATICATA CON METODO- il Delfino pubblica questo volumetto  in 16 di 51 pagine,edito da “ Il Cacciatore Italiano,edizione Cinegetica di Milano,in cui offre al lettore,con ricchezza di particolari nelle varie situazioni di terreni e di caccia, i suoi migliori consigli per cacciare coi cani da ferma le allora abbondanti starne.
  • Nel maggio del 1968 il Delfino muore a 94 anni a Cuneo, e ai suoi funerali partecipa la miglior rappresentanza della cinofilia italiana ed estera, riconoscente per l’importante e preziosa Opera che il Delfino ha dato  e scritto per la Cinofilia.
Posso  affermare, da vecchio cacciatore alpino codaiolo, che il cacciatore cinofilo che non ha letto il libro del Delfino sull'addestramento del cane da ferma...non è un Cinofilo ?
 
Lo dico !                             Romano Pesenti
 
 

Cav. Gianni Puttini

Nasce a Cerea nel 1876 e dal nonno, grande cacciatore col fucile a bacchetta, impara da giovanissimo l’arte della caccia. Seguendo i suoi illuminati consigli ed insegnamenti cinegetici, diventa già a 16 anni un ottimo cacciatore ed addestratore del suo primo cane, un incrocio di bracco spinone.

Col desiderio di imparare e migliorare la sua cultura cinofila e venatoria, legge molto e lettore assiduo della rivista “Lo Sport Illustrato”, dove si parla anche di caccia e di cinofilia, rimane colpito e avvinto dalle relazioni dei giudici di allora sui successi  ottenuti nelle prove  dai cani istruiti dai migliori  addestratori dell’epoca:Trebbi, Donesana, Sacchetti ecc.

Sulla rivista,  scopre la recensione del libro “Il Cane” del cinofilo Vecchio e, leggendolo poi  più volte come lui stesso affermerà poi nel suo  libro, diventa un vero cultore e appassionato dei cani da ferma, soprattutto dei cani  di pura razza, come consigliava il Vecchio.

Conosce in una cacciata l’Ing. Ernesto Pendini di Venezia, titolare dell’allevamento  dei bracchi italiani con l’affisso di” Leonilda” che, venuto a conoscenza dei favolosi carnieri che coi suoi cani ottiene il giovane Puttini, lo volle conoscere e vedere i suoi cani al lavoro sul campo di caccia. Constatate le capacità del giovane cacciatore, il Pendini gli affida in addestramento una sua cucciolona nata da una recente cucciolata di bracchi : la Dama di Leonilda e gli regala nel contempo un libro: il ” Vademecum dell’addestratore” del grande cinofilo e braccofilo Delor, che leggerà e rileggerà, come afferma, fino ad impararlo quasi a memoria.

 Per farla breve, dopo un periodo di intensa istruzione in mano al Puttini, la Dama parteciperà e vincerà a Milano la più  importante prova del tempo per i giovani cani, il Derby, e non solo: parteciperà e vincerà anche la prova “classica” fra i continentali italiani adulti, battendo i più forti campioni del tempo, Po XIII° e Tel di Sandrigo, addestrati  da quei famosi professionisti che leggeva sullo Sport Illustrato: il Trebbi e il Donesana.

Giudice di quella gara fu il grande Ing. Comm. Ulisse Bosisio, giudice di indubbia fama e capacità, che riconobbe da subito le alte qualità e doti della bracchetta, nonchè la perfetta preparazione, ubbidienza  e collegamento col giovane conduttore. 

La vittoria gli procura una tal reputazione e ammirazione, che  molti ricchi cinofili ed alcuni noti allevatori   gli affidano da subito i loro cani per l’addestramento. Da quell’evento, inizia la sua intensa vita professionale di addestratore .

Uno dei suoi primi e più  importanti clienti fu il Gr. Uff. Comm. Ciro Matteucci di Pisa, vero signore e competentissimo cinofilo, proprietario di grandi setter inglesi ed irlandesi, la  di cui frequentazione e competenza gli sarà d’aiuto,  per i suoi preziosi suggerimenti nel campo dell’educare i cani.

Nel libro ringrazierà con” infinita riconoscenza”  il Matteucci, che fu uno dei suoi primi più importanti clienti che diedero lustro e fama alla sua nuova professione.

Così come il cacciatore scrittore Barisoni scrisse che “cacciatore si nasce”, il Puttini scrive e dimostra  che anche “istruttore cinofilo”..si nasce.

La sua  carriera di addestratore diventerà in breve tempo così importante  che dal mondo cinofilo gli verrà da tutti dato il meritato appellativo di “Mago”.

Verrà in seguito insignito del titolo di “Cavaliere” per alti meriti cinofili dai reali di Casa Savoia, dei quali  cani fu addestratore e conduttore nelle  loro cacce nei loro possedimenti  a la Mandria di Torino e in altre famose località.

 

Visse nell’epoca più importante per lo sviluppo, e ne fu fra i fondatori, della Cinofilia Italiana, sempre in contatto coi più prestigiosi Giudici, quali: Giulio Colombo, il dr. Solaro, l’Avv.Cavalli e Valentini, il dr.Rautiis, grande allevatore di  famosi pointers, il Conte Roncalli e tanti altri; ma il Puttini non temeva il loro giudizio, poiché presentava soggetti sempre al meglio della loro preparazione.

C’era molta selvaggina all’epoca ed era abbastanza facile allenare i cani ed organizzare prove importanti in molti terreni, diventati poi famosi, come Bolgheri, Castellina in Chianti, Campoformido, Borgo d’Ale ecc., per l’abbondanza di starne, ma il Puttini seppe imporsi nel campo soprattutto  per le sue innate doti e capacità di capire ed istruire i cani, sia per le prove sia per la caccia.

Non disdegnava, e lo dice, l’uso delle quaglie catturate per iniziare i giovani cani all’istruzione e, col suo metodo “dolce” di addestramento, riusciva a formare i cani nel miglior modo, perché da acuto psicologo,con rapida intuizione, penetrava l’indole dei soggetti e li plasmava secondo il loro carattere.

Non avrebbe mai adoperato, a mio avviso, i mezzi elettrici in uso oggigiorno ma, come confessa nel libro, al ribelle ostinato ed ostico agli insegnamenti, una leggera frustata ( di sale o pallini) nel posteriore...gli fa capire che cane e fucile” vanno sempre in compagnia”.

Il collegamento è per lui basilare e il cane da caccia intelligente, prima o poi, comprenderà che per far carniere occorre sì il suo naso, ma anche il fucile del suo padrone.

Il requisito più importante per un istruttore è  quello di “amare il cane”, capirne il carattere  e di conseguenza variare l’istruzione secondo l’indole del soggetto, dell’intelligenza e del temperamento, perché non esiste un metodo unico di addestramento.

Ed infatti la sua crescente esperienza di istruttore professionista gli darà ragione, laureando un numero illimitato di campioni  alle gare e bravissimi soggetti a caccia.

Nella sua scuola di dressaggio, nulla è trascurato, nessuna difficoltà è ritenuta ostacolo, a tutto c’è rimedio: occorre lavorare con costanza e con pazienza, senza indurre il cane in uno stato di fatica e di mala sopportazione dell’esercizio. Deve agli inizi  ritenerlo un gioco, piacevole  e non stancante. Con la sua lunga pipetta in bocca, il Mago, occhi verdi e penetranti, alterna instancabile i turni dei cani, fino al completamento del programma giornaliero di addestramento.

 

Il grande Giudice, allevatore, cinofilo e critico Giulio Colombo, nella sua prefazione al libro di Puttini, dice:  “Io non condivido in tutto le opinioni dell’Autore, ma questi è di tale indiscussa capacità - (e dico io, lo dimostrano i risultati che ha raggiunto) - da farmi dubitare se non sia per caso io stesso nel torto là dove io dissento.”

 

Puttini era un personaggio serio, che incuteva rispetto e soggezione a prima vista, ma di squisita gentilezza e di piacevole conversazione.

Sapeva incantare chi lo ascoltava, e le sue argomentazioni erano così precise, argute e profonde, da convincere sempre chi gli faceva domande sui cani.
In maturità, Giudice lui stesso in importanti competizioni, saprà con cognizione valutare l’azione del cane, se in tipo per la prova,coerente alla razza e,  con giudizi pertinenti sulla qualità e sulle doti del  cane,consiglierà al proprietario  se farlo proseguire nelle competizioni  o ritirarlo definitivamente. Con uguale saggio giudizio si rivolgerà al cliente per il cane che ha in addestramento, perché sa che se il valore del cane non sarà proporzionato alla spesa, non  vale la pena spendere soldi.

La sua onestà di giudizio è sempre apprezzata e il merito gli fu sempre da tutti riconosciuto .

Alla fine degli anni '50,giovane studente, ma già appassionato di cinofilia competitiva, accompagnai un amico più anziano che coi suoi due setters Ticinensis di Ridella, partecipava a una prova classica a starne in Friuli nei pressi di Udine.

In quell'occasione, vidi e conobbi...di striscio... il famoso Puttini, che già Giudice affermato,ma molto anziano, presenziava in qualità solo di osservatore di un cane setter condotto dal suo aiutante  Fanton.Fui subito conquistato dalla sua forte personalità e per la riverenza che tutti i presenti cinofili gli riservavano.

Pipa in bocca ed elegante con bianca camicia e  cravatta, al margine del campo, osservava con attenzione i turni, ed alla fine della prova, con molti cani in classifica, con i giudici vicini e sollecitato da loro stessi, fece una relazione molto tecnica, veramente di alta cinofilia indicando, a suo parere, chi meritava il primo premio, cosa che, ça va sens dire, azzeccò fra gli applausi dei concorrenti e presenti alla prova.

 .Negli anni a venire,ebbi l'occasione di acquistare un suo cucciolone setter,Sting di Cerea (detto Jumbo per la sua felina potenza), figlio del grande Campione Pino di Cerea ; cane che poi mi darà molte soddisfazioni,vincendo alcune prove di caccia pratica su selvaggina naturale e che poi ,nelle mie cacce alpine,si rivelerà un grandissimo cane.

Fu anche maestro del mestiere  e i suoi aiutanti  Ziviani, Guandalini, Visentini e,soprattutto, Gigi Fanton, col suo esempio e con i suoi preziosi insegnamenti, si affermeranno tutti come addestratori professionisti.

Chi lo potrà poi ricordare  con più affetto e riconoscenza sarà il suo prediletto allievo, il dresseur di setters inglesi e altre razze, con l’affisso di “Cerea”, Gigi Fanton; uomo di burbere maniere e  aspetto, ma discepolo di forte memoria e vitalità, che dal Mago e Maestro ha recepito ogni risvolto e capacità del mestiere.

Stessa strada seguirà, per continuarne le qualità il fratello Ernesto  e sulle idee dello zio, poi il nipote Gastone Puttini, a Gaggiano in località Bettolina, anche lui valente ed ancora allevatore e dresseur  professionista, che tanti cani  ha portato al successo e al titolo di Campioni in prove nazionali e internazionali .

 

Puttini muore a Cerea nel mese di giugno del 1962 a ottantasei anni.

 

Che dire di più ?

Oggi il grande Puttini, detto il Mago, fra i tanti Principi dell’addestramento dei cani da caccia, dopo i suoi maestri, il Vecchio, il Delor e l’altrettanto grande  Delfino e, naturalmente, fra i tanti altri che più avanti andremo qui a valorizzare, lo possiamo definire come senz’altro il più famoso “Istruttore di cani da caccia”, cioè il Re.

 

La sua importante Opera.

 

Nel 1948 - QUARANT’ANNI DI ADDESTRAMENTO –(s.d.), edita  da Ind. Graf. Ediz. Pizzorni, Cremona. In 16 di 185 pagine con 19 illustr. e 15 tav. Tratta della sua vita e del suo metodo di addestramento, suddiviso in  VIII capitoli contenenti passo passo le fasi dell’ istruzione da lui suggerite ai cacciatori che vogliono addestrare il proprio cane da caccia con il suo metodo,partendo dalla fase di cucciolo fino al compimento dell’istruzione. Una Bibbia.

 

Nel 1957- Seconda edizione. Edita da Tipografia Bertolaso di Verona.in 8 di 198 pagine, arricchita di molte foto di cani campioni dell’epoca.

 

Nel 1991-in terza edizione - Edita da Vallecchi di Firenze, in 8 oblungo,rilegata in bella edizione in tela verde con cofanetto, di 140 pagine del solo testo originale.

 

Nel 2001- in quarta edizione-Editoriale Olimpia, in 8, 136 pagine, stesso testo della precedente.

 

Cartolina  Postale con l’affisso del canile di Cerea del Cav. Gianni Puttini da lui scritta a un cliente nel 1941.

Cav. Ferdinando Delor

Dando seguito ai grandi della Cinofilia Italiana del passato, colui che possiamo nominare Capostipite di questa branca dell'attività venatoria è, senza ombra di dubbio, FERDINANDO DELOR (Max) dei Marchesi di Ferrabouc,  nato in Francia ad Agen nel 1838.

Venne in Italia giovanissimo  e visse nel milanese. Completati gli studi umanistici, da cacciatore appassionatissimo di starne, di beccaccini delle marcite e risaie della bassa milanese e cani, dove eccelleva nell'addestramento, diventò presto giornalista affermato, scrivendo di caccia sulla rivista "La Caccia"(1876-1885), mensile nei primi anni, poi settimanale, giornale di punta sull'argomento.

Di nobile schiatta e nei comportamenti di vita, mai utilizzò e permise di anteporre al suo nome il titolo di Marchese  che gli spettava, usando negli articoli scritti, come spesso allora si usava, lo pseudonimo di "Max".

Successivamente, dopo aver dimostrato la sua bravura nello scrivere di cinegetica, passò al più importante settimanale "Lo Sport Illustrato "(1882) di Milano in qualità di direttore e con l'incarico, per le pagine dedicate alla caccia, di scrivere e procurare articoli dei migliori autori del campo.

Nel 1886, proprietario l'amico Angelo Vecchio, fondò a Milano la rivista "Caccia e Tiri", che diresse per alcuni anni e che diventò poi il giornale di riferimento del Kennel Club. Delor, vero gentleman, si interessa anche di cavalli e così nel 1887, pubblica a Milano la rivista "Caccia e Corse", organo ufficiale del Kennel Club Italiano e della Società Lombarda delle Corse di Cavalli.Passerà diversi anni dopo alla direzione del più seguito e importante giornale venatorio italiano "La Rivista Cinegetica"(nata nel1897 a Milano), rivista che successivamente a Caccia e Tiri,diventerà lei stessa organo ufficiale del Kennel Club italiano, e che poi nel 1913 si fonderà con "Il Cacciatore Italiano", giornale che, dopo vari passaggi di proprietà, è ancor oggi in vita come organo ufficiale della attuale Federcaccia.

.In quegli anni e agli inizi del primo ventennio del 900, la Cinofilia venatoria in Italia,grazie alle attenzioni di alcuni Allevatori italiani e agli scritti di giornalisti affermati, Delor in primis, si consolidò attraverso le importazioni di cani delle migliori correnti di sangue inglese di setters e pointers, che diedero  vita alle competizioni sportive (le prove) fra i migliori soggetti importati e con i cani  poi nati da questi in Italia.  

Forte impulso all'organizzazzione di queste prove cinofile fu certamente assecondato e promosso dalla fondazione del Kennel Club (1885 circa), per l'attività del Delor che la istituì con diversi esperti e nobili appassionati di quel tempo.  Precedentemente,nell'anno 1882, sempre su sua iniziativa e con la collaborazione  del Conte Borromeo, del principe Emilio Belgioioso d'Este e di altri cinofili, venne fondata la " Società per il miglioramento delle razze canine in Italia ".

Questa istituzione si prefiggeva di organizzare Esposizioni canine di bellezza nei ring e altre manifestazioni di carattere cinofilo, al fine di diffondere la purezza genealogica dei cani e, con la successiva nascita del Kennel Club, sempre per opera  del solito Delor, di pubblicare finalmente un "Libro delle Origni", su cui venivano elencati i cani inscritti, con la elencazione delle genealogie e i titoli conquistati sul ring o sui terreni delle prove dei cani genitori e degli avi.

Al Delor stesso si deve l'organizzazione e la realizzazione della prima e famosa Esposizione Canina del 1881. 

Tutte queste Istituzioni, che precorsero la nascita dell'attuale organo dell' E.N.C.I (Ente Nazionale Cinofilo Italiano), che nel 1940 riceverà il riconoscimento ufficiale dal Ministero dell'Agricoltura, nacquero con l'obiettivo di migliorare le razze pure e, per le razze da caccia, di diffonderle fra i cacciatori, che a quei tempi utilizzavano per lo più incroci fra varie razze da caccia, nonchè cani bastardi addestrati allo scovo di selvaggina locale.

In quegli anni non si parlava ancora dii Standard di Razza, ma erano giudici competenti, quali il Delor, che verificavano la qualità  della struttura fisica conformi alla razza e le caratteristiche estetiche e di comportamenti di caccia  dei cani delle razze giudicate, compilando documenti per il Kennel Club.

In realtà, Delor, non fu solo un generico giornalista venatorio di chiara fama, ma fu anche un valente estimatore  delle razze canine italiane, tanto che si adoperò con veemenza per combattere quegli italiani che lui definiva malati di chauvinismo,  perchè consideravano le cose del nostro(e ormai suo) paese con uno stato di inferiorità  rispetto a quelli di  altre nazioni,contrario e critico contro quelli che esaltavano tutto quello che era straniero.

Cacciatore e cinofilo di alta scuola, pur riconoscendo i grandi pregi delle razze da caccia inglesi, seppe mettere in mostra e valorizzare le nostre, soprattutto il bracco italiano, razza resa ormai fiacca e quasi messa da parte per l'entusiasmo fra i cacciatori per quelle nuove razze importate e, prendendosi a cuore il recupero, ne illustrò sui giornali il passato, insegnando e praticando norme severe di selezione ed applicandole nel suo stesso canile di allevamento, determinandone i tipi, correggendone con giusti accoppiamenti i difetti, fissandone le ottime doti che in essi ancora, malgrado tutto, riconosceva e sopravvivevano.

Giudice imparziale, fu anche in questo campo di esempio e di scuola ad allievi giudici, agli allevatori e, ai concorrenti e a tutti quelli che si avvicinavano alla cinofilia competitiva.

Negli ultimi anni della sua vita, benchè gravemente malato e da più di un anno impossibilitato a lasciare il letto,la sua attività intellettuale non si era assolutamente fermata, anzi, con con interesse ed entusiasmo seguì sempre le vicende della Cinofilia in Italia e discusse con la competenza acquisita da tempo e riconosciuta, con chi lo visitava e lo aiutava a scrivere le difficili ed appassionanti questioni tecniche che le si riferivano.

Continuò a dettare articoli, lucidi, dettagliati ma privi di retorica e sempre illuminanti per quel mondo a cui tanto aveva dato per farlo crescere. Una grande Figura,un Maestro.

Morì a Vigevano il 20 gennaio del 1913.  

Al  funerale partecipò una folla di cinofili ammiratori, allievi, allevatori ed alte rappresentanze di tutto il mondo cinofilo, anche internazionale.

Delor, pertanto,  con il Vecchio, che per primo pubblicò con la Hoepli il voluminoso libro sui cani, fu uno dei più importanti giornalisti-scrittori-allevatori e cinofili italiani di quegli anni e, oltre ai tantissimi articoli pubblicati sulle riviste sopra citate a alle varie attività di sosteimento, scrisse tre libri molto importanti per la Cinofilia Italiana, di cui, senza alcun dubbio, pubblicò il primo  più  completo e figurato Manuale di Addestramento del cane da caccia.

Le sue Opere:

-Nel 1886- MANUALE DEL CACCIATORE ITALIANO - Edito dai Fratelli Dumolard a Milano, In 8 di 302 pagine con 18 tavole tratte da disegni del pittore A.Quadrone. I cani da ferma italiani ed esteri di F.D.(Max). Le malattie dei cani esposte in ordine alfabetico... con una copiosa raccolta di ricette da un veterinario pratico. Il libro ha tanto successo che meritò di essere citato a modello non solo da amatori, ma da uno scienziato del valore di Michele Lessona.

-Nel 1890 pubblica -I CANI DA FERMA -Edito da Giornale d'Agricoltura del regno d'Italia Bologna-Piacenza.  Libro assai raro e sfuggito alle bibliografie.

-Nel 1897 - VADE MECUM DELL'AMMAESTRATORE- Pubblicato dal Circolo Triestino di Cacciatori per i soci, in 8 oblungo, di 64 pagine,illustrato da Angelo Vecchio. E' il primo classico libro sull'ammaestramento del cane da caccia, dovuto alla collaborazione dei due più competenti cinofili e cacciatori del tempo: Angelo Vecchio e Ferdinando Delor.

Manca alle bibliografie precedenti al Ceresoli. Verrà rieditato in seconda edizione corretta ed ampliata  nel 1896 da Tip.Lit.Agraria di Milano, in 8 di 116 pagine sempre illustrate dal Vecchio. Edizione piuttosto rara.

Il Ceresoli sbaglia la data di pubblicazione, scrivendo erroneamente 1898.

Rieditata nel 1906 in terza ediz.sempre dalla stessa Lit.Agraria con aggiunta sull'addestramento del Cocker spaniel e nel 1914  in quarta ediz.con disegni del P.Pietra. 

-Nel 1902 Editore Tip.Agraria - IL ROMANZO DI UN CANE - in 8 di 230 pagine ediz. esauritasi in breve tempo,forse (s.d.) nel 1913 viene stampata una nuova edizione.

Il Ceresoli commenta il libro dichiarando che è uno dei migliori romanzi di cinofilia e di caccia della letteratura venatoria italiana.

CHAPEAU al Cav. Ferdinando Delor, pilastro della Cinofilia Italiana !  

Angelo Vecchio - Cinofilia

La Letteratura Italiana sulla Cinofilia inizia ad avere  importanza in Italia verso la fine del 1880 e, soprattutto, per merito di grandi cinofili-addestratori di quei tempi. Uno dei primi che diede spunto alla Letteratura Cinofila fu ANGELO VECCHIO (VIEUX), con un corposo Manuale di oltre 500 pagine  della Casa Editrice Ulrico HOEPLI di Milano,che gli pubblica nel 1897 -IL CANE -libro ricco di 129 incisioni  e di 51 tavole a piena pagina, che rappresentano le più importanti razze canine,comprendenti naturalmente tutte le razze da Caccia : qust'ultime illustrate con suoi bellissimi  disegni,

Nella Prefazione del libro, l'Autore così si rivolge al lettore; -:" Animato dal vivo desiderio di essere d'incentivo, e possibilmente utile, all'allevamento canino in Italia, mi permetto raccomandare al Cinofilo italiano questo manuale,nel quale ho descritte le principali razze canine del mondo (con un  particolare accento - aggiungo io -..alle razze da caccia).

Pubblicando per il primo in Italia un trattato completo per tali razze, non ho affatto la pretesa di gareggiare coi numerosi trattati esteri sullo stesso argomento: ho dovuto essere molto succinto,giacchè lo spazio concessomi era assai limitato, e molto spesso ho ricorso alla matita per aiutar la penna."

Il Manuale ebbe da subito uno strepitoso successo,e l'editore fu costretto,per le continue richieste dei cinofili,rieditare il Manuale in quattro edizioni( 1897-1904-1912-1920). Questa postata è la Prima edizione. Rarissima

Dopo l'enorme successo ottenuto con la prima opera,il Vecchio pubblica nel 1899 un secondo libro di Cinofilia Venatoria - IL CANE IN AZIONE o Le Prove sul Terreno - Edito dalla Casa Editrice Baldini & Castoldi di Milano- Sono 230 pagine di una importanza capitale per la CInofilia,perchè in esse descrive con precisione e abbondanza di riferimenti l'INIZIO della vera cinofilia sportiva sulle prove sul terreno; i FIELDS TRIALS,raccontando la prima gara fra cani da caccia avvenuta in Inghilterra nel 1820. E' la primissima gara fra due cani ; un setter inglese (ROTH) e un pointer (BARTON), cani di proprietà di due Lord inglesi ,ognuno dei quali decantava a tutti la superiorità del proprio cane nella caccia alle grouses. Alla fine delle discussioni,, in una principesca tenuta di caccia di uno dei due proprietari .si organizzò la gara e,a giudicarla, furono convocati i migliori allevatori di setters e pointers inglesi. Vinse, dopo ore di caccia alle grouses,con giudizio unanime dei giudici,il pointer Barton. A seguito di questo evento, in Inghilterra nacque l'idea e la sucessiva realizzazione delle Prove di Caccia sul Terreno: i FieldsTrials.

Prima si organizzavano solo gare di Bellezza sul ring. 

In Italia, le prime Prove sul terreno, con l'appoggio del Kennel Club,primo Organo di Cinofilia italiana,avvennero agli inizi degli anni 1890 ( a Genova1992) .

In questo interessantissimo libro poi vengono elencati e descritti,coi nomi dei titolari,tutti i migliori Canili degli Allevatori delle varie razze da caccia,comprendendo naturalmente il più importante Canile di quell'epoca, il Canile IRIA di Voghera,dell'Ing.Guido Morosetti per setters e pointers, importati direttamente dall'Inghilterra, canile in cui selezionò le migliori correnti di sangue e,specializzandosi, con questi vinse moltissime gare, anche internazionali, battendo gli stessi concorrenti dell'Inghilterra, patria originaria di queste razze.

Si può dire che questo libro è uno dei più importanti libri che un cinofilo può e deve avere.

 

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Piero Pieroni

Tra gli scrittori di letteratura venatoria, con Annibale Bocchiola, Adelio Ponce de Leon e Mario Rigoni Stern, Pieroni si può considerare uno degli ultimi grandi scrittori di questi  nostri anni  2000.

 Nasce a Firenze nel 1929 e, terminati gli studi classici, si laurea in questa città a pieni voti in Antropologia  Culturale.

Seguirà, già da giovinetto, il padre a caccia di starne e beccacce nella valle del Niccone nel Cortonese e sugli altipiani del Casentino  e, dotato di una carabina ad aria compressa...farà stragi di ranocchi e lucertole.

In famiglia, oltre alla caccia, il papà e gli zii sono appassionatissimi di cultura americana del Far West e così,  “imprintato” dal loro interesse  all’argomento, il giovane Piero si appassiona morbosamente, come lui stesso  dice, alla lettura di fumetti di cow boy e di indiani, leggendo  anche i molti libri avventurosi del West americano di Cooper, Stevenson e Jack london in lingua inglese, materia che già studia con profitto a scuola.

Finita la guerra e ormai laureato, la giovanile passione per la cultura del Far West,si trasforma e diviene  la sua nuova professione, dedicandosi a studi su quelle popolazioni e sulla storia delle tribù indiane d’America.

Dopo letture e profonde ricerche, diventerà il più ferrato ed esperto conoscitore di quella cultura, tanto da consentirgli di scrivere sull’argomento libri che avranno un notevole successo.

Nel 1956, infatti, pubblicherà il libro “Pellerossa. Storia e leggende”, che otterrà uno straordinario successo di critica e di vendite.

Seguiranno moltissimi altri libri, quali, tra i più importanti: - Il Tesoro del West, L’Epopea del Far West, I grandi Capi Indiani, Mandrie e Cow-boys, La Storia del West,  La vera storia di Cavallo Pazzo... e tantissimi altri testi inerenti a quella cultura.

 Il Pieroni che però  interessa a noi cacciatori è soprattutto quello che tanto ha dato alla Letteratura venatoria italiana.

Parliamone.

 Sulle orme paterne, da cacciatore appassionatissimo di beccacce - la cui caccia e studio daranno vita ad alcuni suoi bei libri-, e di altra selvaggina con il cane da ferma, caccerà in Italia e all’estero  in Jugoslavia, Romania, Ungheria ecc. e negli anni collaborerà, con articoli di grande interesse venatorio, con le riviste più note:  Diana , Il Cacciatore Italiano, Sentieri di Caccia ecc.

A Milano, dove si  trasferirà a vivere per alcuni anni con la famiglia, fonderà e ne diventerà direttore, la bella rivista “Caccia e Pesca”, avvalendosi ,come collaboratori, delle più famose firme di giornalisti e scrittori degli anni ‘60 .
Come ho già riferito in  biografie di altri importanti autori della nostra letteratura venatoria, soprattutto a Milano, ma in verità anche in altre città, nel dopo guerra qui si concentra l’”intellighenzia” della cultura cinegetica ed il fiorire di innumerevoli attività  venatorie.

Il nostro Pieroni ne è, per  meriti riconosciuti, partecipe ed attore di primaria importanza.

Inizierà la sua carriera di giornalista e di emerito scrittore, pubblicando un consistente numero di libri venatori  che, anche su questo tema, gli procureranno nuova fama e successo.

Negli anni 70, grazie al suo libro “Il Grande Cielo dei cacciatori di castori”, una famosa Azienda americana, produttrice di pellicce di tali roditori, lo invita in America e, come ci dice con ironia lui stesso, non tanto per onorare  la sua valenza di scrittore, ma per utilizzarlo come testimone di… pubblicità  per le loro pellicce in una importante Fiera nel Canada..

 ...”Quel che ne ricavai fu una meravigliosa sbronza di silenzi. di immensità e di colori nelle loro foreste, sui monti ,fra  laghi e chalets isolati, e la conoscenza degli indiani del Nord, quelli di Jack London, uguali ai loro padri, anche se mandano i loro ragazzi al ginnasio e non adorano più i “Totem”… Quelli delle riserve, invece, dei turisti e dei balli folcloristici ... non ho voluto visitarli.”

Nel 1967 ha diretto  per la Sansoni Editore due importanti lavori letterari: l’Enciclopedia della Caccia, in due volumi e l’Enciclopedia della Pesca, in tre.

Piero Pieroni è uno scrittore eclettico, in grado di scrivere e trattare argomenti  antropologici, faunistici e venatori, tanto da essere considerato uno degli scrittori più colti e  preparati del nostro mondo. Col suo stile efficace e moderno ha nobilitato e un po’ rivoluzionato la letteratura venatoria italiana.

Di lui il Sen.Giovanni Pellegrino, scrittore venatorio,  in un articolo su Diana ha scritto: “ Dotato di una scrittura riflessiva..una narrazione di memoria..si sente Faulkner nei personaggi e nelle atmosfere.”

Il critico letterario Geno Pampaloni, nel commento a un libro di Pieroni, di lui così scrive :“ Accanto alla felicità c’è nei suoi scritti la malinconia. Accanto all’avventura goduta, c’è il mito sofferto. Nell’istante stesso in cui, fucile a tracolla, come Cacciatore, egli è Protagonista, si ritrova invece ad essere, come Scrittore, il prigioniero di un’altra avventura la cui unica disperata sortita è nella parola".

La lingua che usa è limpida e musicale, vicina all’accento popolare senza essere vernacola, concreta e realistica, senza maniera e la capacità descrittiva è solida e spontaneamente viva.

Per questo suo modo di interpretare l’avventura, di tratteggiare  i personaggi che la animano e per il suo modo di scrivere  un po’ provocatorio, arguto e spontaneo nel descrivere momenti di caccia e di vita all’aria aperta, spesso la critica italiana lo ha paragonato, con il dovuto rispetto, al grande scrittore americano Ernest  Hemingway.

Pieroni sa  trasmettere ai lettori forti emozioni e sa suscitare  riflessioni profonde nell’anima venatoria dei cacciatori un po’ egocentrica, che spesso mina il giusto rapporto tra uomo, caccia, ambiente  e natura. 

Nei suoi scritti è attento a tutto ciò che concerne la ruralità e le tradizioni del variegato mondo venatorio, legato alle nostre attività in terreni pubblici o privati. Incita i cacciatori all’osservanza  delle leggi e alle regole per esercitare una caccia etica ed equilibrata, nel rispetto dell’agricoltura e della selvaggina, che sono un patrimonio di tutti e che vanno protette  e conservate  per le future generazioni.

Nella sua lunga carriera di scrittore e di attività venatorie culturali, tanti sono stati i riconoscimenti, i premi e le attestazioni di benemerenza ottenute dal Prof.Piero Pieroni.

Alcuni anni fa a Jesolo, nel 2006, durante una manifestazione culturale venatoria, in un prestigioso salone del Comune della città, gli è stata conferita, in  merito della sua carriera di scrittore, una medaglia d’oro da parte del Museo Ornitologico. Sul palco a premiarlo e a consegnargli il Diploma di merito fu l’amico novantenne Avv.Adelio Ponce de Leon che, da me accompagnato alla manifestazione, presenziava alla premiazione.

In quell’occasione, a cena, seduto a fianco di Adelio Ponce de Leon,Pieroni, da gran parlatore  toscano,  ci parlò delle sue cacce alla beccaccia - sua preda preferita - e dei suoi cani spinoni, soprattutto della sua Sandy, lodata come grande fermatrice ed instancabile cacciatrice.

Ci confessò anche la sua grande passione per le armi antiche, che da tanto tempo collezionava: moschetti napoleonici e garibaldini,  fucili americani a ripetizione dell’epoca del Far West, Sharp e Winchester delle battaglie indiane  e pistole a spillo.

Parlando di libri, mancando alla mia collezione un suo libro sulla beccaccia edito da Edagricole di Bologna ...me lo inviò poi gratuitamente  con una sua dedica.

Pieroni, un Grande, che in tanti anni di attività letteraria  ha pubblicato bellissimi libri di narrativa e tecnica venatoria e di antropologia americana, per Editori come Vallecchi, Mondadori, Olimpia, Giunti, Sansoni, Edagricole e Manni di Lecce, collaborando in Rai anche con programmi di carattere letterario. 

Pieroni muore prematuramente nel 2007.

Il giornalista scrittore Giacomo Cretti, che gli fu molto amico, dopo la sua improvvisa scomparsa, per onorare la sua memoria, sulla rivista “Sentieri di Caccia”  scrisse un  toccante articolo,  molto commovente, sulla vita e sulle opere di Pieroni .

Romano Pesenti

Le suo opere venatorie.

Nel 1966- La beccaccia – Edit.Olimpia di Firenze, in 8 piccolo di 373 pag. illustrate da disegni dei pittori Lemmi, Zangrilli e Thornburn,  con tante fotografie e schizzi di beccaccia. Si tratta di una delle più complete monografie sulla vita ,abitudini e metodi di caccia alla beccaccia. Riporta anche: tantissime considerazioni, pareri e commenti sulla beccaccia dei più grandi autori italiani e francesi, i più bei racconti scritti sulla maliarda e una ricca bibliografia dei libri sulla beccaccia.

Nel 1976,con Edagricole di Bologna, ripubblicherà in II° Edizione questo bel libro.

Nel 1967 – ENCICLOPEDIA DELLA CACCIA – Edita da Sadea Sansoni di Firenze, in due volumi in 4 rilegati di circa 1000 pagine illustrate. Riporta ...tutto lo scibile venatorio. Suddivisa in  capitoli: La selvaggina, i cani, le armi, le leggi, i sistemi speciali di caccia.

Nel 1967 – Racconti di caccia –( a cura di P. Pieroni) Ed.Sadea Sansoni, in 8 rilegato, di 290 pag, illustrate da Leo Mattioli. Contiene 31 racconti di caccia dei migliori scrittori di tutto il mondo: Tolstoi, Turgheniev,  Cecov, Guy de Maupassant, Renard, Seton, Faulkner, Scott, Ruark, Grey, Hemingway e altri, con gli Italiani Fucini, Paolieri, Barisoni, Cassola, Calvino, Tombari, Pieroni, Pellegrino, Rigoni Stern ecc. E’ un libro molto comune, perché stampato in una alta tiratura e veniva dato in omaggio a chi acquistava l’Enciclopedia della Caccia. Libro che non può assolutamente mancare nella biblioteca di un cacciatore.

Nel 1968 – LA CACCIA –( a cura di P.Pieroni) Sansoni Edit.,in 16 di 283 pag. illustrate da schizzi, disegni e foto a colori. E’ una piccola Enciclopedia della caccia; primo di una serie edite da Sansoni di –Enciclopedie Pratiche illustrate- suddiviso in tanti capitoli.

Nel 1972 – La beccaccia nel whisky – Edizioni Agricole di Bologna, in 8 piccolo, di 255 pagine. Sotto titolo- Diario di un cacciatore quasi professionista- Sono 15 splendidi racconti delle sue cacce. Si può considerare il miglior libro di narrativa venatoria scritto dal Pieroni. Questa edizione andò subito in esaurimento.

Nel 2002, sotto la spinta di lettori della rivista Diana, con cui da tempo collaborava, l’Editoriale Olimpia ripubblicherà in II° Ediz. questo bel libro, con una prestigiosa veste tipografica,rilegata e con la copertina illustrata da Lemmi.

 

Nel 1976 – A CACCIA COL CANE- Vallecchi Editore, in 8 piccolo di 185 pagine. In questa guida riassume e descrive in modo cordiale e colloquiale la sua lunga avventura di caccia in tutti paesi d’Europa, fornendo al cacciatore  innumerevoli consigli e nozioni sui cani e sulla selvaggina cacciata.

Nel 1978 – IL CACCIATORE DALLE COLLINE –Editoriale Olimpia, in 8 piccolo di 160 pagine. Sono 20 piacevolissimi racconti di cacce del Pieroni. Libro che prende spunto dalle sue giovanili letture sui libri in lingua inglese di avventure scritte da R.L. Stevenson, in cui in un capitolo di quel libro scrive “ E’ tornato il marinaio dal mare, il cacciatore dalle colline..”

Nel 2009 -Ripubblicato in II° Ediz., sempre da Olimpia .

Nel 1988 –Selvaggina e caccia. Tutte le specie cacciabili-Edit.Olimpia , in 8 di pag.191 illustrate.

Nel 2002 –TUTTO SUI CANI DA CACCIA –Edit. Olimpia, in 8 di 144 pagine illustrate. Razze, morfologia, dressaggio e impiego venatorio dei cani.

Nel 2005 – Il vecchio e i fagiani – Manni Editore di Lecce,in 8 di 180 pagine. Sono 27 bei racconti di caccia. E’ l’ultimo libro scritto dal Pieroni, prima della sua improvvisa scomparsa.

Oltre  alle tante già citate opere di storia americana, scrisse molti altri libri  di argomenti storici e sociali, ma è qui utile anche ricordare che nel 1974 pubblicò anche il libro- A CACCIA DI BALENE –

Libri in collaborazione:

Nel 1978 – I selvatici da vicino –Edit. Olimpia, con le opere de pittore  Roberto Lemmi – Libro già postato e commentato su “Cacciando.com” nell’articolo su Narrativa “Libri d’Arte” nella biografia di Roberto Lemmi.

Nel 1985 – Tutta caccia – Ed. Olimpia in 16 di pag.128 in collaborazione con Giuliano Incerpi.


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