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Luca Gironi

Luca Gironi

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AIW: ADDIO MARSICANO! Tre orsi d’Abruzzo annegati in una vasca

Se ci voleva una prova, eccola. Inutile lanciare proclami di successo per la nascita dei cuccioli d’orso, quando è notorio per la scienza che almeno la metà muore prima di raggiungere la maturità. Era stato bello sapere che almeno due orse quest’anno avevano straordinariamente partorito tre cuccioli. Ora apprendiamo che una mamma orsa e i suoi due piccoli nei giorni scorsi sono miseramente annegati in una vasca di cemento (una fine atroce, di cui lasciamo a lettori immaginare la lunga agonia nel disperato tentativo di salvarsi, graffiando inutilmente lisce pareti a cui non hanno potuto aggrapparsi!). Ma la cosa grave è pensare ai milioni di euro spesi in inutili ricerche, trappole di cattura, DNA, radio-collari, triangolazioni satellitari, campagna antiveleno con tanto di inutili cani addestrati a trovarlo, PATOM, Area Contigua, pollai anti-orso (costati migliaia di euro!), pattuglie di pronto intervento per “orsi confidenti”, convegni e conferenze e carta stampata per dire che tuto è ok, addirittura mele biologiche per quelli in cattività; mentre nessuno ha pensato di stanziare poche migliaia di euro per fare in modo che da quella vasca si potesse uscire!
E questo DOPO che nel solo poco lontano 2010, nella stessa vasca, allo stesso tragico modo, erano già morti una femmina d’orso e il suo cucciolo! Bastava immergervi uno o due scalini fatti con gabbioni colmi di sassi e trasportali lassù con un volo di elicottero. Nessuno lo ha fatto! Si sono limitati a richiedere al proprietario una recinzione che col tempo era caduta e che gli orsi assetati avrebbero comunque potuto abbattere o superare facilmente. Eppure, ecco cosa ebbe a dire alla stampa l’allora Direttore del Parco, Vittorio Ducoli: «non vi è dubbio che quella vasca, non protetta, rappresenti un pericolo non solo per gli animali, ma anche per gli escursionisti. L’area di ritrovamento, anche se lontana dai confini del Parco, è di estrema importanza quanto a frequentazione di orsi, per cui ancora una volta si dimostra che il futuro dell’orso bruno marsicano è legato a quanto tutte le istituzioni sapranno fare per tutelare questa splendida specie. Anche al di fuori delle aree protette.» Era il 12 giugno 2010. E cosa hanno fatto le autorità del Parco d’Abruzzo che, appunto, non è una, ma, L’ISTITUZIONE PRINCIPALE, per operare in difesa di quest’animale? Nulla per quanto noto, salvo studi e ricerche.
Ora ci aspettiamo la solita sarabanda di comunicazioni, con rimpallo delle responsabilità. Ci diranno le solite trite ipotesi che gli orsi rischiano di essere uccisi durante la caccia nelle zone esterne del Parco, quando MAI è stato storicamente dimostrato che durante la regolare attività di caccia ci sia stato UN SOLO ORSO ucciso dai cacciatori! Però nessuno ha fatto nulla per rendere sicura quella vasca, lassù nei “pascoli sotto il cielo” della Serra Lunga, ad appena mille e cinquecento metri dai confini del Parco Nazionale. Quando successe il primo fatto, in tanti dissero o scrissero che quella vasca sarebbe stata messa in sicurezza: ecco il risultato, dopo 8 anni! Ora diranno che la colpa è l’esistenza di quella vasca, non di chi doveva metterla in sicurezza DOPO IL PRIMO FATTO; ma quella vasca è da quasi cento anni che esiste lassù, giustamente per abbeverare pecore e cavalli. No, i colpevoli non sono i pastori, i proprietari dei terreni, né tanto meno la vasca o ancora meno gli orsi che avevano sete: sono quelle autorità che dovevano intervenire e non lo hanno fatto! A soli 1.500 metri dai confini dell’area protetta!
Così finiamo questo 2018 con le stesse autorità che dovranno depennare dai loro elenchi di orsi vivi - con tanto di nominativi e sigle abbinate agli orsi -, almeno 5 orsi di cui è nota la morte! E’ questo il tanto decantato successo di cui solo pochi mesi or sono si è letto sulla stampa? Sì, forse siamo proprio alla fine della storia, all’Addio Orso marsicano! Prima di cominciare a pensare (qualcuno lo ha fatto, anche in alto loco del mondo scientifico!) di importare altri orsi dai Balcani, forse è il caso di pensare che sono le autorità ed i tecnici che andrebbero sostituiti.

Murialdo, 16 Novembre 2018 Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

TOSCANA: ARCI CACCIA PISA SCRIVE ALLA REGIONE PER PROTESTARE CONTRO LE NUOVE AREE VOCATE AL CINGHIALE

Con la presente la Federazione provinciale ARCICACCIA di Pisa, come sancito anche nei nostri documenti congressuali, ritiene "il cinghiale" una risorsa. La gestione di questa specie certamente è problematica e necessita di un'azione continua,razionale e corretta. Il ruolo delle squadre "organizzate" è determinante e deve essere ben definito, con premiabilità e penalità.
La normativa regionale stabilisce aree "vocate", zone dove questa specie può convivere con il territorio e aree così dette "bianche" nelle quali la presenza del cinghiale diciamo dovrebbe essere quasi zero.
Gli indirizzi regionali hanno come obiettivo la conservazione della specie, dell'ambiente, dell'agricoltura e delle sue produzioni, della sicurezza stradale e della salvaguardia delle altre specie di selvaggina minore e tradizionale dei nostri territori.
Il Consiglio Regionale della Toscana con delibera n. 77 del 1 agosto 2018 ha approvato le nuove aree vocate per la specie cinghiale,
dopo una prima valutazione della cartografia esprimiamo la nostra perplessità circa la metodologia di individuazione usata. Analizzando le cartine delle aree vocate riguardanti il territorio della Provincia di Pisa si evidenziano diverse criticità:
- comuni di Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte, le nuove aree della zona delle "Cerbaie" sono comprese in un territorio fortemente antropizzato ed attraversato da strade di grande traffico;
- Comune di Montecatini Val di Cecina,nelle nuove aree vocate sono inserite le golene e gli argini del fiume Cecina, che attraversa la omonima pianura dove vengono praticate colture agricole specializzate e di pregio;
- Comune di Peccioli, zona dove le aree vocate sono state inserite sul suo territorio per la prima volta e comprendono piccole aree frastagliate comprensive di argini e golene di torrenti, pioppete e piccoli calanchi cespugliati, ricadenti in ampi territori agricoli coltivati a cereali, foraggio di pregio e vigneti. Territorio ampiamente vocato, tra l'altro, per la piccola selvaggina stanziale.
La vocatura di queste aree evidenzia chiaramente una forzatura politica del Consiglio REGIONALE toscano, vocare il territorio per la presenza del cinghiale, magari per far contenta una piccola corporazione di cacciatori, non è una gestione razionale ma cinghializzazione del territorio.
Pertanto la federazione provinciale ARCICACCIA di Pisa, chiede cortesemente un incontro con l'Assessore Remaschi e gli uffici preposti per avere chiarimenti e delucidazioni e proporre eventuali correzioni nell'elaborazione del nuovo Piano Faunistico della Regione TOSCANA. Ringraziamo anticipatamente e nell'attesa cordialmente salutiamo.

Pontedera lì 13/11/2018 Arcicaccia Federazione Prov.le Pisa

VENETO: IL PRESIDENTE ZAIA PROROGA STOP FINO A GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE NELLE AREE DEL BELLUNESE PIÙ COLPITE DAL MALTEMPO

(AVN) Venezia, 16 novembre 2018
In data odierna il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha prorogato sino a giovedì 29 novembre la sospensione della caccia nei comuni bellunesi di Canale d’Agordo, Colle di Santa Lucia, Gosaldo, Livinallongo del Col di Lana, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, Taibon Agordino e Voltago Agordino, Auronzo di Cadore, Perarolo di Cadore, Lorenzago di Cadore, San Pietro di Cadore, Vigo di Cadore e Pieve di Cadore. La decisione è motivata dalla prosecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ripristino di infrastrutture, viabilità e insediamenti e dalle movimentazione di uomini e di mezzi per le operazioni di ripulitura di boschi, a seguito del grave maltempo che ha interessato l’intera provincia dolomitica nelle scorse settimane.

Lo stop temporaneo alla pratica venatoria nelle aree boschive interessate da schianti totali o parziali e nelle aree interessate da frane, ove siano presenti cantieri e macchine operatrici, e nelle aree operative di ripristino, è prolungato sino a giovedì 29 novembre, con una fascia di rispetto e sicurezza di 500 metri da tali aree.

Alla Provincia di Belluno è riconosciuta la facoltà di proporre eventuali ulteriori restrizioni alla pratica venatoria, da recepire con un successivo decreto del presidente della Giunta regionale.

Il presidente della Regione dà, inoltre, facoltà ai Sindaci di disporre, con propria ordinanza, ulteriori divieti temporanei all’esercizio della caccia - anche in ampliamento alle aree individuate con il decreto odierno - dove sia necessario garantire adeguata sicurezza agli operatori impegnati nelle operazioni di abbattimento tronchi, rimozione, ripristino della viabilità e dei collegamenti comunali.

 

Su SKY TG 24 era in programma un confronto tra cacciatori e l'Onorevole Brambilla, che però non ci sarà

Domani, venerdì 16 novembre, la trasmissione Hashtag24 che va in onda su SkyTg24 alle ore 21, tratterà il tema della caccia. Ospiti saranno l’On. Brambilla, il presidente ANLC Paolo Sparvoli e Nicola Perrotti in qualità di Presidente di Fondazione UNA Onlus. I temi che verranno affrontati saranno sicurezza, bracconaggio, approfondimenti sul mondo venatorio, gestione delle specie in sovrabbondanza e danni.

Ideato e condotto dal vicedirettore di Sky TG24 Riccardo Bocca, “Hashtag24” racconta l’attualità con uno stile nuovo e ritmato, ospiti in studio e in collegamento, e soprattutto la partecipazione attiva degli spettatori coinvolti in prima persona attraverso i principali social network.

Saranno riportati in trasmissione alcuni dei commenti o domande ricevute attraverso questi e quindi sarà importante interagire in modo da far pervenire commenti positivi sulla caccia e il suo ruolo sulla gestione del territorio e della fauna.

SERGIO SORRENTINO PRESIDENTE NAZIONALE DI ARCICACCIA SCRIVE A FEDERICA PANICUCCI

Gentile dott.ssa Panicucci,

il giorno 8 novembre abbiamo avuto la possibilità di seguire a Mattino 5 la sua intervista all’on. Brambilla.

Non entriamo nel merito di quanto ascoltato per il sentito rispetto della libertà di espressione delle opinioni, diritto di ogni cittadino anche non parlamentare che, a nostro avviso, non dovrebbe prescindere dal rispetto delle persone e dalla consapevolezza che idee diverse siano sottoposte a censura o, peggio, vadano represse. Sono valori e principi universalmente applicati, salvo nei “regimi”.

Riteniamo però sia compito dell’informazione, quello di assicurare il confronto delle idee, ancorchè contrapposte. Per questo siamo ad invitarLa, non ad avere uno spazio di replica, ma a costruire la possibilità di una sede di dibattito ove, il contraddittorio, il confronto possono svilupparsi a parità di condizioni anche con la presenza di “poveri mortali” che, indipendentemente dall’età, pensano che la caccia riconosciuta e regolamentata dalla legge abbia qualche ragione per esistere come è nel resto del mondo.

Confidando che la libertà di espressione sia un patrimonio consolidato e difeso costituzionalmente e culturalmente e che sia un dovere difenderlo, auspichiamo che la nostra sollecitazione sia raccolta per volontà di chi, anche professionalmente, è interprete autorevole di una informazione corretta e plurale.

Il dovere di riconoscere la “tribuna” anche a chi, qualora lo fosse, rappresenta una minoranza è semplice democrazia.

Distinti saluti

Sergio Sorrentino

Presidente Nazionale ARCI Caccia

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