Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Luca Gironi

Luca Gironi

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Righeschi Country: Il vestiario per la stagione calda

L’azienda fiorentina Righeschi Country, ci propone le sue soluzioni per la prima parte della stagione. In queste prime frasi, l’esigenza di mantenersi freschi è sicuramente preponderante, abbiamo chiesto a Franco Righeschi, patron dell’azienda, quali dei suoi capi indosserà per questa apertura. Nei primi giorni chi, come me, caccia con il cane, sia da ferma che da seguita, ha come esigenza fondamentale quella di difendersi dal caldo, rimanendo allo stesso tempo protetto da rovi ed arbusti spinosi. Per ottenere questo risultato, non c’è niente di meglio del cotone canvas, un materiale antico ma sempre attuale, che permette la traspirazione e con semplici raddoppi di tessuto oliato nei punti giusti, ci fornisce una corazza leggera e impenetrabile da usare nelle nostre uscite di caccia.

PANTALONE DRIVER MAX

DSC 1982


Pantalone confezionato in cotone canvas LEGGERMENTE elasticizzato, con rinforzi antispina in tutta la parte anteriore della gamba (parti più esposte alle abrasioni con i rovi durante la caccia nel bosco). Le ginocchia e il cavallo sono ulteriormente rinforzati per una maggiore protezione. Capo di notevole confort, realizzato in 100% cotone, per evitare fastidiose condense prodotte dalla sudorazione provocata da tessuti sintetici non traspiranti. TAGLIE XS S M L XL XXL.
Prezzo € 65.00

TRISACCA IN COTONE CANVAS

DSC 1514
Trisacca in cotone CANVAS CERATO antistrappo, questo capo è confezionato in tela rigida di canvas cerato, resistente a qualsiasi abrasione, con tutti gli accorgimenti possibili per essere indossato in tutte le varianti di caccia, dotato di due ampie tasche interne con chiusura in velcro(molto affidabile), dove si possono collocare i vari documenti e accessori che ormai tutti ci portiamo appresso durante le giornate di caccia, nei tasconi esterni sono inserite le celle portacartucce, 5 per parte, realizzate con banda elastica in modo da poter essere utilizzato con vari calibri di munizioni (12/16/20/ecc..), questo capo nato per l'utilizzo venatorio è molto apprezzato dai cercatori di tartufi e da chiunque desideri un capo versatile, resistente, comodo e molto pratico.
Prezzo € 60.00


CASACCA CON ANTISPINA

DSC 0226 1
Casacca in tessuto canvas verde con rinforzi antispina in canvas oliato nelle maniche e nella schiena, capo leggero e molto pratico adatto nella caccia con il cane da ferma, e in tutte le occasioni in cui serve protezione dai rovi (recupero con cane da traccia, ricerca di tartufi ecc...). Produzione e tessuti strettamente Made in Italy.
Prezzo € 45.00

 


CAPPELLO LEGGERO BECCACCIA

DSC 0623


Cappello sfoderato in puro cotone canvas traspirante, accessorio indispensabile per la caccia nel bosco, protegge la testa dai graffi delle spine, e dai raggi del sole, utile sia per il tiro che per la protezione degli occhi, confezionato in modo che non aderisca alla testa per favorire la circolazione dell'aria all’interno; praticamente non si sente in testa.
Prezzo € 15.00

Per info:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel: 333 2788741 - 335 6822327

 

ANUU: UN PASSO ANOMALO

Vi è poco da dire in una settimana che sarà ricordata anche per la brutta giornata della nostra massima Istituzione regionale e dove nemmeno le date tradizionali per il passo dei tordi sono state favorevoli, quasi che neppure i … santi, ricordati in quelle date tradizionali dalle memorie dei nostri vecchi, sono stati propizi per le aspettative dei molti capannisti che prediligono questa forma di caccia. Vi è solamente da segnalare una marcata presenza, più che negli scorsi anni, del Fringuello nei giorni del 4 e del 6 ottobre, mentre il Pettirosso è stato presente nella normalità – come pure la Capinera – in un periodo in cui le temperature nelle ore più calde della giornata si sono registrate oltre i livelli normali. Per ora ci sostiene solo la speranza in giorni migliori, ma il mese di ottobre è fatto solo di 31 giorni. Per il resto nulla da segnalare.

Arci Caccia Umbria: Cinghiali e polemiche

La vicenda cinghiali tiene costantemente banco nel mondo venatorio umbro, anche quest’anno con l’inizio della stagione venatoria riemergono i soliti problemi in particolare la questione delle quote di iscrizione delle squadre.

Premesso che fin da subito abbiamo contestato questo regolamento, a partire dall’assegnazione dei settori, dalla caccia in singolo, passando per il pagamento dei danni da parte delle squadre, Arci Caccia lo ha ribadito fin dalla sua approvazione che tra l’altro è stata legittimata in assemblea pubblica da circa 1500 cacciatori, questo inciso è per chi avesse la memoria corta.

Le criticità erano ben evidenti fin da subito, tanto che già il primo anno la regione è dovuta correre ai ripari facendo slittare di un anno l’applicazione in alcune parti.

Adesso che siamo arrivati al nocciolo della questione si è scatenato l’ennesimo putiferio questa volta contro gli ATC, di fatto sconfessando anche l’operato di alcuni rappresentanti delle Associazioni Venatorie, in particolare coloro che oggi accusano l’Arci Caccia di essere la protettrice degli ATC e di essere contro i cacciatori.

Siamo entrati in un vicolo cieco, perché difronte alle sentenze del TAR prima e del Consiglio di Stato poi, c’è poco da fare, gli ATC e i rappresentati delle Associazioni, ne hanno preso atto e hanno applicato i regolamenti emanati dalla Regione.

Cosa che però non dice nessuno che dal Dicembre 2015 la Regione ha destinato alla gestione della caccia e del territorio a caccia programmata solo il 67% fronte del 100% degli introiti derivanti dalla Tassa di concessione regionale, fondi per altro finalizzati dalla legge 157/92 e destinati alla gestione di fauna e ambiente, compresi i danni da fauna selvatica.

Io no ci sto a questo gioco di bassissimo livello, ognuno si prenda le sue responsabilità senza scaricare le colpe sugli ATC, ne tantomeno su Arci Caccia.

In molti mentono sapendo di mentire, trovando soluzioni alternative o scorciatoie ai problemi, che negli anni in cui hanno ricoperto incarichi di amministratori provinciali e consiglieri regionali hanno contribuito a creare.

Occorre una revisione completala del regolamento 34, sono anni ormai che portiamo avanti questa battaglia ribadendo il concetto che il regolamento deve solo indicare modalità e tempi e luoghi di caccia, per la gestione serve ben altro, serve un piano di azione concreto che utilizzi cacciatori come fine e non solo come mezzo di consenso, abbiamo scritto la bozza regolamento concordata tra quattro Associazioni Venatorie e condivisa anche con il comitato delle squadre di caccia al cinghiale, la bozza inviata in Regione lo scorso anno non ha ancora avuto un momento di discussione, tanto che i rumors dicono che giace li in quanto di marcata impronta Arci caccia.

Anche il mondo agricolo non è esente da colpe, abbiamo lavorato un intero anno con alcune Associazioni agricole, ad un documento sulla gestione dei conflitti faunistici, solo che al momento delle firme si sono defilati.

Si vada verso la filiera delle carni, si pensi ad un modello dal quale ne possano derivare risorse e benefici per tutti, all’interno di un percorso di trasparenza e legalità, anche perché già il regolamento n.5 del 2010, prevede che i capi abbattuti durante gli interventi di contenimento, quindi quelli al di fuori del periodo venatorio, dovevano essere ceduti a titolo oneroso per costituire il fondo per il risarcimento dei danni, se questo fosse stato fatto quante risorse avremmo in cassa oggi? Anche qui ci sono delle responsabilità che oggi pesano.

Rivolgendomi ai cacciatori di cinghiale non commettiamo più gli stessi errori degli anni passati, sediamoci ad un tavolo facendo tutti un passo indietro, mettendo da parte personalismi ed egoismi, un confronto franco e sereno per giungere a soluzioni valide, che rispondano alle esigenze del mondo agricolo e del mondo venatorio,

 

Presidente Regionale Arci Caccia Umbria

Bennati Emanuele

 

EPS SANNIO La complessa genesi del regolamento di caccia al cinghiale!!!!!!!

Nel Sannio beneventano, sono state assegnate le Aree Vocate di Caccia, alle squadre autorizzate per la caccia al cinghiale.
Con Decreto Dirigenziale n. 383 del 3 ottobre 2018 visionabile mell’apposita sezione del portale www.campaniacaccia.it , si è provveduto all’approvazione delle modifiche ed integrazioni del:


DISCIPLINARE PER LA GESTIONE E L' ESERCIZIO VENATORIO AL CINGHIALE
NELLA PROVINCIA DI BENEVENTO 2018-2019" di cui ai precedenti Decreti Dirigenziali n.107 del 16 agosto 2018 e 113 del 31 agosto 2018 che già modificavano i Decreti dirigenziali n. 109 del 22 agosto 2018, n. 102 del 18 luglio 2018, n.99 del 11 luglio 2018 e n. 84 del 22 giugno 2018.-
Dopo questa interminata miriade di decreti dirigenziali, sembra esser giunti finalmente al traguardo.
La caccia al cinghiale è consentita nel periodo indicato dal calendario venatorio, approvato con Delibera della Giunta Regionale n. 380 del 19 giugno 2018 e si svolgerà dal 1 ottobre 2018 al 31 dicembre 2018, esclusivamente in battute autorizzate, nelle AVCC Aree Vocate Caccia al
Cinghiale, che sono in numero di 32 così come individuate dal D.D. 383/2018. Fermo restando il numero massimo di giornate, che per la stagione venatoria 2018-2019 sono pari a 30, l’effettiva fruizione delle giornate di caccia alla specie cinghiale (Sus scrofa) viene così modulata in forma collettiva:
OTTOBRE Giovedì-sabato-domenica 4-6-7-11-13-14-18-20-21-25-27 e 28 

NOVEMBRE Giovedì-domenica 1-4-8-11-15-18-22-25 e 29

DICEMBRE Giovedi-domenica 2-6-9-13-16-20-23-27 e 30


TOTALE GIORNATE 30
Per quanto alla Caccia al cinghiale occasionale:
E’ consentito l’esercizio venatorio della caccia al cinghiale nei periodi e nelle giornate in cui è previsto l’abbattimento in forma collettiva, esclusivamente al di fuori delle zone destinate alla caccia in battuta.
Nei territori appositamente individuati, assoggettati alla gestione faunistico – venatoria del cinghiale, è vietato, pertanto, esercitare la caccia a tale specie in forme e modalità diverse da quella in battuta.
In caso di abbattimento occasionale di cinghiali, il cacciatore è tenuto al rispetto delle norme sanitarie previste dal Decreto G.R n. 147 del 28.12.2012 interfacciandosi con il Servizio veterinario competente per territorio e/o alla Sezione Provinciale dell’Istituto Zooprofilattico per la consegna dei campioni secondo le modalità previste dal Piano di Monitoraggio sanitario utilizzando l’apposito modulo allegato allo stesso.
L’orario di inizio della battuta di caccia al cinghiale, per tutte le AVCC della provincia di Benevento, è fissato alle ore 10:00 

Nelle ore antecedenti l’inizio della battuta, da parte delle squadre e /o dei suoi componenti, non  potranno essere impedite o limitate altre forme di caccia, a pena della sospensione dell’autorizzane all’intera squadra.
Ogni squadra, per poter esercitare la singola battuta di caccia in una determinata giornata prevista dal calendario venatorio, dovrà essere composta da almeno 15 cacciatori. Il capo caccia è tenuto, prima dell’avvio della braccata, ad indicare sull’apposito registro giornaliero i nominativi dei componenti la squadra presenti e quelli degli eventuali ospiti: ogni squadra può infatti ospitare, per ogni battuta, massimo 4 cacciatori in possesso dei requisiti richiesti.
Il registro giornaliero, deve essere trasmesso, da parte del capocaccia o di chi ne fa le veci entro l’orario di inizio della battuta e per ogni giornata di caccia, al competente STP di Benevento (all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., responsabile della U.O. Caccia e da questi inoltrato agli organi di controllo), nonché esibito dal caposquadra agli organi di controllo, pena la sospensione della concessione. (questa disposizione abbastanza farraginosa e poco logistica per il capocaccia, ci lascia qualche dubbio, ed a parere Nostro potrebbe essere emendata o modificata)
Solo il cacciatore che risulta iscritto nel registro giornaliero, non potrà effettuare altro tipo di caccia, per coloro che pur essendo componenti la squadra, ma che non risultano nel registro giornaliero, tale disposizione non si applica.
Si precisa che in riferimento alle disposizioni contenute nel calendario venatorio 2018/2019, nel paragrafo carniere fauna stanziale, i cinque capi della specie cinghiale per giornata sono riferiti al singolo cacciatore e non alla squadra, fermo restando eventuali disposizioni emanate dai STP Uffici territoriali competenti.

Eps Sannio 8 ottobre 2018

ARCI Caccia Lombardia: “Non siamo delusi… perché non ci siamo mai lasciati illudere…!!”

Purtroppo ce lo aspettavamo, un conto è la propaganda elettorale e di tesseramento ed un altro è la dura realtà. Per questo la nostra associazione non si è unita al coro di grida festanti che hanno seguito l’annuncio dei progetti di legge. Sia le deroghe che la cattura dei richiami sono tematiche serie e molto sentite nella nostra Regione e non possono essere trattate con leggerezza. La materia è complessa e va affrontata con competenza e serietà. Apprezziamo lo sforzo di chi ci ha provato, animato sicuramente da buone intenzioni, ma purtroppo l’epilogo era quasi scontato. Bisogna lavorare per aiutare la scienza a fare il proprio dovere, accumulando dati che possano essere contrapposti anche ai canali ufficiali perché, senza evidenze scientifiche della sostenibilità di una deroga, la bocciatura dell’Europa è quasi inevitabile. In questo caso, addirittura, il dramma si è consumato nella maggioranza che governa in Regione. Infatti, questa iniziativa legislativa di alcuni consiglieri regionali della Lega e dei FdI serviva soltanto a saldare un debito elettorale nei confronti di ANUU e ACL; la proposta ha scavalcato il percorso dell’ assessore Rolfi, intento a tessere un rapporto meno conflittuale con ISPRA e teso a ricercare alleanze con altre regioni all’interno della Conferenza Stato Regioni. ARCI-Caccia regionale ha sostenuto il parere che il meccanismo delle “deroghe”, utilizzato per qualche anno negli scorsi decenni e poi tranciato dall’ UE e sanzionato, non fosse più una strada percorribile.
E che l’unica possibilità fosse quella di applicare il dettato del c.2 dell’ art. 1 della 157. Quindi verificare la reale consistenza delle popolazioni di uccelli per i quali si chiede il prelievo. In mancanza di dati ISPRA ricorrere a quelli di istituti di ricerca internazionali. Collegata alla ricerca di dati sulla consistenza di alcune specie di migratori c’è la questione dei roccoli. Posizionati ovviamente lungo le rotte migratorie e che se trasformati in centri di ricerca ed inanellamento, non più strumenti di caccia, potrebbero fornire, anno dopo anno, quei dati che ISPRA non è in grado di fornire.

Arci Caccia Lombardia

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura