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Luca Gironi

Luca Gironi

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Confagricoltura Grosseto: «Contro gli ungulati no caccia selvaggia, ma piani di abbattimento»

GROSSETO – “Oltre ai noti e crescenti danni all’agricoltura, peraltro spesso sempre più specializzata e quindi pregiata, l’esuberante crescita di ungulati e altre specie che ormai sono arrivati a passeggiare per le vie centrali di paesi e città, ha posto e pone in pericolo la sicurezza di tutti, rappresentando un gravissimo rischio per le persone. Per questa ragione è necessaria una revisione della legge 157/92 che fornisca gli strumenti per ridurre queste problematiche.” A sostenerlo è Confagricoltura Grosseto per voce del suo presidente Attilio Tocchi.

I danni causati dagli animali selvatici solo nell’ultimo anno sono stati stimati complessivamente in oltre 100 milioni di Euro. Nella sola Toscana, guardando ai dati nudi e crudi, si evidenzia che in termini di indennizzi per danni da fauna selvatica sono stati erogati in 10 anni 21,4 milioni di euro, di cui 3,18 milioni di euro solo nel 2016 (6 anni fa erano 1,6 milioni di euro). La provincia più liquidata è stata Siena con 5,4 milioni di euro, seguita da Firenze 4,4 e al terzo posto Grosseto con 3,5 milioni di euro. I soli danni da ungulati, sono stati indennizzati negli ultimi 6 anni con 13,4 milioni di euro (9,8 milioni solo per quelli provocati dai cinghiali) pari all’88,8% del totale.

“Quello che voglio evidenziare – continua il presidente di Confagricoltura Grosseto – è che non si tratta dunque solo di una questione di insostenibili risarcimenti danni e indennizzi per le depauperate casse pubbliche, ma di un vero e proprio flagello, di cui gli agricoltori per primi pagano il conto”. Tocchi sottolinea poi come lo stesso Corpo Forestale dello Stato, nel 2015 aveva lanciato un allarme lamentando la carenza di una effettiva cognizione e presa d’atto della reale dimensione del fenomeno e dei rischi del suo esponenziale espandersi.

“Duole constatare – puntualizza – come solo per chi continua a ignorare la realtà le cose restino uguali, mentre invece esiste la impellente necessità di adottare strumenti normativi che consentano alle Regioni, in caso di necessità, di far fronte efficacemente a situazioni d’emergenza anche ricorrendo, ma solo se necessario ad integrare le esigue risorse della pubblica amministrazione, all’ausilio di cacciatori adeguatamente formati. Ragione per cui come Confagricoltura sosteniamo le proposte di modifica degli articoli 12 e 19 della legge 157/92 per fornire risposta ad una situazione che sta assumendo connotati emergenziali”.

“Si badi bene – conclude Tocchi – questo non vuol dire, come qualcuno va dicendo, favorire la “caccia selvaggia”, ossia autorizzare abbattimenti senza limiti tali da privare l’attività venatoria di ogni regolamentazione. Casomai si tratta di interventi di controllo e di attuazione di piani di abbattimento che devono essere invece inquadrati come interventi straordinari di pubblica sicurezza, finalizzati ad evitare danni certi a persone e cose. Non accettiamo la distorsione della realtà e neppure confondere le esigenze di interesse collettivo con ingiustificabili preconcetti.”

https://www.ilgiunco.net/2018/01/01/confagricoltura-contro-gli-ungulati-no-caccia-selvaggia-ma-piani-di-abbattimento/

 

Arci Caccia Padova: Il 7 Gennaio va in scena la Prova cinofila su lepre

 

Il 7 Gennaio arriva la prima iniziativa sportiva per il 2018 della Federazione ARCI Caccia di Padov, organizzata in collaborazione con la SIPS nelle zone di ripopolamento e cattura degli ATC Piovese e parte del Conselvano. La prova di lavoro su lepre per cani da Seguita (per singoli-coppie-mute), ormai tappa fissa per gli appassionati da più di un decennio, che sarà conclusa con la premiazione e un lauto pranzo. Per info e prenotazioni si possono contattare gli organizzatori: Ivano cel. 3407859642, Adolfo cel. 3492659420, Raffaele cel. 3483576110.

BECCACCIA: IL PUNTO DI VISTA DI FIDC



Federcaccia e Ufficio Avifauna Migratoria in collaborazione con Amici di Scolopax studiano la beccaccia con approccio scientifico, perché conoscere è la base essenziale e irrinunciabile per gestire le specie cacciabili e mantenere le tradizioni venatorie italiane nel rispetto della sostenibilità e della conservazione.

Siamo contrari all’emotività applicata alla ricerca e al “mito” quando si parla di scelte di gestione, che si devono basare solo su fatti oggettivi.

Negli ultimi giorni sono stati resi pubblici sui media di vario genere interventi riguardanti la situazione delle popolazioni di beccaccia in quest’annata venatoria e valutazioni sulla definizione della specie nei testi di riferimento della Commissione Europea.

Alcuni di questi interventi propongono provvedimenti di riduzione dei prelievi sulla specie.

Su questi punti si esprimono le seguenti considerazioni:

-Le definizioni ufficiali UE delle specie di uccelli possono essere non condivise, ma bisogna portare dati e studi a supporto. Le diminuzioni dei prelievi registrate in Francia, esposte senza il numero di cacciatori e lo sforzo di caccia non sono informative. In Francia è diminuito il numero di cacciatori, quindi se non si fornisce questo dato non si possono trarre conclusioni.

-Le stagioni riproduttive della beccaccia, così come quelle di tutte le specie, sono variabili da un anno all’altro, così come gli andamenti climatici. Questi fattori fanno modificare le presenze su vari territori e di conseguenza il prelievo e la struttura della popolazione oggetto di questo. Ciò non significa che la caccia diventi un fattore negativo a livello di popolazione complessiva.

-I provvedimenti di gestione vengono presi a livello internazionale dall’Unione Europea su tutte le specie migratrici, dopo attente valutazioni e serie pluriennali di dati provenienti da organismi di studio. Questo perché è noto a tutti gli studiosi che le specie selvatiche hanno tassi di mortalità, natalità e sopravvivenza variabili negli anni e non basta un anno di presunta riduzione del successo riproduttivo per considerare una specie come “a rischio”.

-In Italia la beccaccia è soggetta in tutte le regioni a limiti di prelievo giornalieri e stagionali piuttosto stretti, mantenuti anche dopo che il Piano di gestione non è stato rinnovato e dopo che la specie è stata riconsiderata come “Least concern”. Inoltre, la beccaccia è soggetta in tutte le regioni al “protocollo di emergenza freddo”. Diverse regioni chiudono la specie il 20 gennaio, poche il 31 e alcune già il 31 dicembre. L’abbattimento deve essere annotato immediatamente sul tesserino e in varie regioni la caccia comincia un’ora dopo le altre forme ed è ovviamente vietata la caccia d’appostamento alla specie.

-Ne consegue che la specie beccaccia è soggetta a regole di gestione venatoria ben più articolate e strette rispetto a tutte le altre specie migratrici, pur trovandosi in una condizione demografica più favorevole di molte altre.

-Il prelievo venatorio non è stato mai considerato una causa principale nel declino della beccaccia nel precedente Piano di gestione ed è evidente a tutti coloro che seguono le sorti degli uccelli selvatici europei quante specie non soggette ad attività venatoria sono in diminuzione.

Per questi motivi FIDC-Ufficio Avifauna Migratoria e Amici di Scolopax non condividono gli allarmismi e le proposte limitative in circolazione, ma invitano tutti i cacciatori a seguire le regole dettate dalle normative e quelle etiche di un prelievo frutto di confronto leale col selvatico.

 

Federazione Italiana della Caccia-Ufficio Avifauna Migratoria

Amici di Scolopax

(www.ladeadellacaccia.it)

Orso marsicano: LE OVVIETA' COSTATE MILIONI DI EURO!

 

Il Parco Nazionale d'Abruzzo nei giorni scorsi ha ritenuto di divulgare un proprio comunicato illustrante la situazione dell'Orso marsicano; peccato che non dica nulla di nuovo, per non dire di non ovvio. Ovvero, che, al solito, ancora una volta ci comunicano i dati sulla natalità dell'ultimo anno (anche se sono già almeno tre anni che leggiamo le stesse notizie degli 11 cuccioli di orso nati nell'anno!). E meno male che questa volta non ci hanno propinato la somma dei nati negli ultimi anni, senza mai dirci quanti di quegli orsetti sono poi sopravvissuti. Solo quest'anno, finalmente, si è avuto il coraggio di stabilire la solita acqua calda che noi da anni andiamo dicendo, ovvero che dei nati a primavera almeno il 50% non raggiunge l'età adulta, e a volte neppure la primavera successiva (ed in questo, diciamo noi, non bisogna nasconderci il fatto che lo zampino forse ce lo mettono anche i lupi)!
12 cuccioli nati quest'anno da 6 femmine non sono una nota molto positiva, ma neppure molto negativa. Certo è che solo 6 femmine partorienti non è una cosa che ci possa far stare allegri.
Ma ciò che maggiormente colpisce del comunicato non sono tanto i dati diffusi, quanto il tentativo di accaparrarsi meriti che sono solo della Natura: "Il dato è figlio del monitoraggio intensivo svolto dal personale del Parco, che, a partire da aprile 2017, ha lavorato con diverse tecniche e con altre Istituzioni e volontari per acquisire informazioni sulla produttività della popolazione di orso bruno marsicano", ci hanno detto.
Ma quanto ci è costato questo monitoraggio, queste tecniche e queste collaborazioni? Questo non ce lo dicono. Perché sarebbe stato interessante confrontarlo con lo stanziamento per il sostegno alimentare dell'animale.
Agli orsi dei monitoraggi non frega nulla!!! Hanno semplicemente fame! E prova ne è la loro presenza ancora in circolazione attorno ai paesi nonostante l'inverno ormai avanzato e anche l'ultima nevicata.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere in altre occasioni, oggi l'orso marsicano non ha bisogno di monitoraggi, ma di cibo, di quiete, di essere lasciato stare in pace nella sua terra sempre più povera di quel cibo non naturale (di questo la terra è ricca) che da generazioni e generazioni l'orso marsicano era abituato a cercare nelle aree coltivate marginali ai boschi e sui pascoli e che ora invece va cercando nei pollai, nelle conigliere e nei paesi!
La "produttività alimentare" del Parco (intendendosi quella naturale) non è né legata né merito della gestione del Parco! Ed è a costo zero!
Non è questa "produttività alimentare" che ha favorito la nascita e la crescita delle sei femmine adulte in grado di partorire, ma la loro mera esistenza, esistenza che ci sarebbe stata comunque: o si vuole far credere che il cibo trovato nei pollai e nei paesi non abbia inciso sul loro stato fisico? Né si può legare la vita dell'orso alle annate di "pasciona" della faggeta, che notoriamente sono molto saltuarie, e che comunque servono a poco se poi gli orsi si spostano quasi tutti fuori dai confini del Parco in cerca della "pasciona" che gli forniscono i pollai, le conigliere ed i paesi! E' questa la "pasciona" di cui hanno bisogno gli orsi, non di monitoraggi! Per il loro conteggio, in fondo, basterebbero dei semplici e meno costosi censimenti come già si faceva all'epoca di Erminio Sipari (che certamente non disponeva dei milioni di euro di stanziamenti pubblici ed europei!).


Franco Zunino
Segretario Generale AIW
già primo studioso sul campo dell'Orso marsicano

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