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Luca Gironi

Luca Gironi

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RITIRO DEGLI EMENDAMENTI ALLA 157/92: ANCHE IL CNCN PRENDE POSIZIONE

 

La gestione della fauna selvatica continua ad essere oggetto di conflitti dannosi alimentati da pregiudizi ideologici di stampo animalista. L’ultimo esempio di tale strategia cieca e controproducente, a cui abbiamo assistito con rammarico in queste ore, riguarda il ritiro di due emendamenti, peraltro già ritenuti ammissibili, alla legge di bilancio attualmente in discussione in Parlamento.

Tali emendamenti miravano alla modifica degli articoli 12 e 19 della legge 157/92 al fine di trovare delle soluzioni concertate ai conflitti esistenti in merito alla gestione della fauna selvatica e del territorio nonché a contenere gli ingenti danni all’agricoltura (economici, igienici e di sicurezza), più volte denunciati dal mondo agricolo e che recentemente sono stati quantificati con un importo superiore ai 100 milioni di euro annui.

A nostro avviso, il metodo che si voleva fare passare era quello corretto. Esso, infatti, consiste in una gestione territoriale ad opera degli enti preposti, nella quale i cacciatori rappresentano una risorsa che gratuitamente può essere chiamata a svolgere un ruolo significativo per ridurre i conflitti sociali e trasformarli in soluzioni concrete ai problemi che affliggono molti territori italiani, in particolare per il contenimento dei danni all’agricoltura. Tra questi è doveroso citare l’incessante crescita degli ungulati e di altre specie selvatiche che sempre più frequentemente abbandonano i boschi per avvicinarsi, alla continua ricerca di cibo, a strade e città, causando problemi sempre maggiori in termini di sicurezza.

È inoltre significativo sottolineare come gli emendamenti ritirati proponessero una soluzione già applicata in altri stati europei e in alcune zone del nostro territorio (es. Province Autonome di Trento e Bolzano), dove i cacciatori sono considerati un esempio di eccellenza nella gestione della biodiversità, al costante e gratuito servizio delle istituzioni.

Quello a cui abbiamo assistito rappresenta, purtroppo, uno svilimento di importanti proposte di modifica sulla gestione faunistica, fatta in modo razionale e scientifico ed in linea con le migliori esperienze europee, a tutto vantaggio, invece, di un approccio ideologico, in questo momento asservito anche a logiche elettorali. Tutto questo livore non fa che continuare ad alimentare quel conflitto sociale che la proposta di modifica voleva contribuire a superare.

Ci auguriamo, quindi, che la deriva animalista non porti l’Italia a privarsi di corrette norme sulla gestione faunistica, oramai non più procrastinabili.

PRETENDERE UNA LEGGE SULLA GESTIONE FAUNISTICA BASATA SUI FATTI E DEGNA DI UN PAESE EUROPEO NON È CACCIA SELVAGGIA

Con le elezioni 2018 in Italia tornano a parlare i Verdi. La cosa che più tristemente ci rammarica è che i partiti diano ascolto a voci che i cittadini hanno più volte bocciato in passato, relegandoli in percentuali dello “0,..” perché mai hanno creduto a partiti monotematici, basati solo sull’ideologia, la creazione di problematiche inesistenti e la falsificazione della realtà. Anche in questa occasione, spingendo per il ritiro di un emendamento di riforma alla legge sulla caccia 157/92, di fronte a una esigenza di pubblica sicurezza e del mondo agricolo in difficoltà per un sempre più evidente squilibrio faunistico e di fronte alla necessità di un aggiornamento della normativa per meglio contrastare il fenomeno del proliferare di specie dannose, i Verdi gioiscono dell’incapacità del Governo di affrontare il problema.

Speriamo che gli italiani di nuovo non si facciano coinvolgere da partiti e personaggi il cui unico vero interesse non è l’ambiente, ma salvare la propria specie.

Definire la modifica degli articoli 12 e 19 della 157/92 un emendamento finalizzato ad autorizzare abbattimenti senza limiti, addirittura “caccia selvaggia”, tale da privare l’attività venatoria di ogni regolamentazione significa voler distorcere la realtà e confondere esigenze di interesse pubblico generale con preconcetti di dubbia onestà intellettuale solo per aspirare a demagogici consensi politici.

L’esuberante crescita di ungulati e altre specie che ormai sono arrivati a passeggiare per le vie centrali di paesi e città, a partire dalla Capitale, ha posto e pone in pericolo la sicurezza di tutti, rappresentando un gravissimo rischio per persone – ultimo esempio, tragico, la morte di un bambino di 4 anni in provincia di Arezzo a causa di un capriolo – e cose, provocando danni che, solo nell’ultimo anno, sono stati stimati in oltre 100 milioni di Euro. Non si tratta dunque solo di una questione di (insostenibili) risarcimenti danni e indennizzi per le (depauperate) casse pubbliche, ma di un vero e proprio flagello, di cui gli agricoltori per primi pagano il conto.

Lo stesso Corpo Forestale dello Stato, oggi confluito nell’Arma dei Carabinieri – Nucleo Ambientale già nel 2015 aveva lanciato un allarme lamentando la carenza di una effettiva cognizione e presa d’atto della reale dimensione del fenomeno e dei rischi del suo esponenziale espandersi.

Solo i Verdi, dunque, e quei partiti che per calcolo elettorale ne appoggiano le idee, cui si vanno a sommare coloro ai quali, per i più diversi interessi, sta bene che le cose restino uguali, vogliono pervicacemente ignorare la realtà – che così come è non può andare bene ed è fonte di tensioni sociali nel Paese – e la necessità di un intervento statale per concedere alle Regioni la possibilità di far fronte efficacemente a questa emergenza anche con facoltà (e non obbligo) di ricorrere all’ausilio di cacciatori previamente formati chiamati a integrare le davvero esigue e sicuramente insufficienti risorse umane ed economiche di cui oggi dispone la P.A.

Interventi di controllo e di attuazione di piani di abbattimento che con l’esercizio venatorio nulla hanno a che spartire rappresentando, infatti, forme straordinarie di interventi di pubblica sicurezza al solo scopo di preservare persone e cose e di evitare danni di cui è praticamente impossibile per i privati ottenere un effettivo risarcimento.

Dunque emendamento di assoluto buon senso finalizzato non già a consentire una “caccia selvaggia” priva di qualsiasi regolamentazione, ma risposta a una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che sta assumendo i connotati di una vera situazione emergenziale ignorata solo da chi pregiudizialmente si rifiuta di cogliere le esigenze della collettività e in particolare quelle dell’intero mondo agricolo.

In altri Stati europei il contenimento faunistico è uno strumento utilizzato normalmente per la prevenzione degli incidenti stradali e dei danni all’agricoltura e non causa ideologiche contrapposizioni sociali. Pretendere nell’interesse generale una legge sulla gestione faunistica basata sui fatti e degna di un Paese europeo, dunque, non è “caccia selvaggia”.

Roma, 21 Dicembre 2017 – ANLC, ANUUMigratoristi, ARCI Caccia, Enalcaccia, EPS, Federcaccia, Italcaccia

 

Documenti allegati: Testo dell’emendamento ammesso e successivamente ritirato

Arci Caccia Umbria: Dove sono le Beccacce?



Siamo alla fine del mese di dicembre, la migrazione vera e propria della beccaccia è ormai conclusa ed è possibile iniziare a tracciare le linee del bilancio conclusivo della stagione.

Parlando con i cacciatori da ogni parte dell’Umbria quest’anno la regina, in molte zone dell’Umbria e della Penisola si è fatta desiderare come non mai, nel parlare con i cacciatori ognuno ha la sua teoria e le sue motivazione si ritrovano anche in antichi detti popolari, la situazione climatica dei mesi di ottobre e della prima parte di novembre ha fatto sicuramente la sua parte, la siccità che è perdurata per molto tempo non ha permesso allo scolopacide di trovare terreni “buoni” per la sosta e lo svernamento.

Però ci sono anche altre motivazioni che hanno un fondamento scientifico, notizie che ci arrivano dai cacciatori d’oltre alpe, ma anche da ricercatori dei paesi dell’Est, che ci informano sulle difficoltà riproduttive che ha avuto la beccaccia nei luoghi di nidificazione.

Infatti stando alle informazioni divulgate, dai monitoratori della specie della Russia occidentale, quest’anno ha fatto registrare la percentuale più bassa degli ultimi dieci anni dal punto di vista riproduttivo, in quanto la situazione climatica al momento della schiusa delle covate non è stata favorevole tale condizione sta trovando conferma anche nei dati raccolti in Francia e Regno Unito.

Preoccupa in particolare il fatto che la proporzione dei giovani dell’anno inanellati nella Russia centrale nel mese di settembre/ottobre 2017, quindi a ridosso della migrazione autunnale, sembra essere la più bassa degli anni 2000, compresi gli anni caratterizzati da forte siccità (2002/2003 e 2010/2011).

Ci sembra quanto mai importante informare i cacciatori di quanto sta accadendo alla specie, anche se cicli di alti e bassi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma è importante sensibilizzare i cacciatori su queste tematiche, in quanto ne va del futuro della specie. preservare i contingenti riproduttivi è quanto mai importante dal punto di vista della conservazione della specie e darebbe anche un segnale importante che i cacciatori sono una componente importante della gestione della fauna.

L’Arci Caccia Umbria invita i cacciatori ad una drastica diminuzione dei prelievi, in particolare se si dovessero ripetere le condizioni climatiche dello scorso gennaio ed in più sarebbe quanto mai auspicabile che in caso di ondate di freddo anomalo la Regione si impegni ad applicare correttamente il protocollo gelo, ovvero sospendere la caccia nei periodi di freddo particolarmente intensi e con temperature per giorni al disotto dello zero, condizioni queste che rendono ancora più vulnerabile la specie.

Continua l'emergenza cinghiali sulle Madonie

Occorre modificare la legge per consentire ai cacciatori di intervenie nei parchi, anche in periodi di caccia chiusa. Questa la dichiarazione, rilasciata dall'Assesore Regionale Totò Cordaro, fa seguito all'aumento incontrollato dei suidi, che ormai hanno invaso i centri abitati, con grande pericolo per la popolazione.

http://www.palermotoday.it/cronaca/emergenza-cinghiali-madonie-modifica-legge-abbattimento.html

 

Di Pietro: In Molise al via il prelievo selettivo degli ungulati

Discussa e approvata oggi in Consiglio Regionale la modifica della legge 19/93 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Le importanti modifiche degli articoli 27 bis e 29 hanno introdotto nella legge regionale l’attuazione del prelievo selettivo degli ungulati ai sensi dell’art. 11 quaterdecies, comma 5 della legge 248/2005.
Grazie a questo passaggio fondamentale resosi necessario dal punto di vista normativo, finalmente potranno essere attivati i corsi di formazione per il selecacciatore e successivamente, una volta concluso il periodo della caccia in braccata, si cercherà di contenere la specie dei cinghiali con la caccia di selezione basata sullo studio commissionato dalla regione e approvato dall’Ispra.

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