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Luca Gironi

Luca Gironi

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FEDERCACCIA. CONTROLLO FAUNISTICO: “CACCIA E CACCIATORI AL SERVIZIO DEL PAESE”

Il prolungarsi della situazione di incertezza nell’impiego di cacciatori formati nelle operazioni di controllo faunistico accentua il problema già grave dello squilibrio di molte specie – ungulati in particolare, ma non solo – e delle conseguenze su ambiente, coltivazioni e sicurezza dei cittadini. Federcaccia si rivolge al legislatore nazionale al fianco di Regioni e amministratori locali.

Cavalcando la ben nota sentenza della Corte Costituzionale n. 139/2017 alcune associazioni ambientaliste/protezionistiche stanno preparandosi ad attaccare tutte quelle leggi regionali che consentono alle Regioni di avvalersi di cacciatori formati in operazioni di contenimento e di attuazione di piani di abbattimento.

Sono di questi giorni un’ordinanza del TAR Abruzzo di remissione alla Corte Costituzionale della legge regionale sulla caccia abruzzese su ricorso dell’ENPA e della LAV nonché la denuncia di circa sessanta cacciatori umbri identificati dalle guardie giurate del WWF durante l’espletamento di interventi di contenimento organizzati dalla Regione Umbria.

Così come sono di questi giorni le bellicose dichiarazioni di esponenti del mondo ambientalista, votato al più esasperato protezionismo, di voler assumere analoghe iniziative in tutte quelle Regioni che hanno approvato norme analoghe ritenendo, in ossequio al principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 Cost., a fronte della esiguità di risorse proprie, di potersi avvalere di soggetti privati – e dunque anche e soprattutto di cacciatori appositamente selezionati all’esito di corsi di formazione specifica – per porre effettivamente in atto il controllo di specie di fauna che rappresentano una vera e propria minaccia per chi vive e lavora in determinati ambiti territoriali.

Sono quegli stessi esponenti che hanno cantato vittoria per il ritiro da parte del Governo di due emendamenti – rispettivamente all’art. 12 e all’art. 19 – della L. 157/1992 in occasione dell’approvazione della Legge di Bilancio, che avrebbero posto rimedio al problema, omettendo peraltro di riferire che questo è avvenuto solo perché si trattava di emendamenti che poco avevano a che fare con norme di carattere finanziario.

Sono sempre gli stessi esponenti che, ancora, tacciono la recente entrata in vigore del D.lgs. 230/2017 che, nel dettare disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione di specie esotiche invasive (di cui l’Europa, lo ricordiamo, chiede l’eradicazione), consente alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano di ricorrere alla collaborazione anche “di soggetti privati”.

Sono sempre gli stessi esponenti che pervicacemente vogliono ignorare che le Regioni stanno cercando disperatamente di porre rimedio alla abnorme invasione perfino di centri cittadini da parte degli ungulati che, abbandonando i boschi, si sono impadroniti prima delle campagne e ora addirittura delle città, così da rappresentare un gravissimo pericolo per tutti i cittadini e da provocare danni che, solo nell’ultimo anno, sono stati stimati in oltre 100 milioni di Euro.

Le Regioni più avvedute si sono dunque fatte carico di emanare leggi volte al controllo e al contenimento, indifferibile e urgente, di tale fenomeno e per rispondere a un evidente interesse pubblico, consce della mancanza di personale in grado di intervenire, hanno previsto di potersi avvalere di cacciatori, preventivamente abilitati dalla frequenza di appositi corsi e superamento del relativo esame, come espressamente consentito ora solo alle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, con una disparità di previsione e di trattamento, rispetto alle Regioni, palesemente incongrua.

Quello che si vuole considerare “esercizio venatorio”, cioè gli interventi di controllo e di attuazione dei piani di abbattimento da parte di cacciatori abilitati, sono invece forme straordinarie di interventi di pubblica sicurezza disposti dalle Regioni, svolti gratuitamente, sotto forma di volontariato, con tutto ciò che consegue anche in termini di impegno economico e rischio personale, svolti al servizio della Pubblica Amministrazione e dei cittadini, privi di qualsiasi aspetto ludico e ricreativo.

Se dunque le associazioni ambientaliste/protezionistiche intendono attaccare le leggi regionali approfittando della “trincea” scavata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 139/2017, Federcaccia vuol far sapere di essere pronta ad affiancare le Regioni – e con esse i cacciatori impegnati in questi servizi – nella loro difesa, dispiegando tutte le proprie forze e tutte le proprie risorse.

Perché prima di dubitare della legittimità costituzionale della leggi regionali c’è da dubitare non poco della legittimità costituzionale degli artt. 12 e 19 L. 157/1992, sottoponendo finalmente in via incidentale alla Corte la relativa questione, per i profili di incongruità e irragionevolezza di cui sopra.

Federcaccia vuole così dimostrare con i fatti di essere, una volta in più, pronta a scendere in campo accanto alle Regioni, affiancandole nelle loro richieste, già espresse a suo tempo dalla Conferenza Stato Regioni, e rilanciando al legislatore nazionale la necessità di una urgente risposta a questa situazione per una equilibrata e razionale gestione dell’ambiente, del territorio, della biodiversità, ma prima ancora per la tutela di valori primari quali la salute e l’incolumità pubbliche, la tutela del lavoro, dell’imprenditoria e delle attività agro-silvo-pastorali.

Lo fa nella piena consapevolezza che preservare l’ambiente e l’equilibrio faunistico sono elementi imprescindibili a qualsiasi forma di fruizione sostenibile del territorio, da quella del semplice cittadino che cerca ristoro immergendosi nella natura a chi di quel territorio vive, fino a chi pratica e ricerca una attività venatoria più soddisfacente.

Finalità queste nel cui perseguimento – come è stato nelle precedenti vicende giudiziarie dei calendari venatori tanto “dolorose” per le associazioni ambientaliste/protezionistiche – il mondo venatorio trova la sua legittima collocazione quale primario protagonista.

Il mondo venatorio ha infatti dimostrato di avere raggiunto la consapevolezza che il sostenibile esercizio della caccia non può essere disgiunto dall’affiancare la Pubblica Amministrazione nella pianificazione della gestione territoriale, nella difesa della biodiversità, nella programmazione delle attività di ricerca scientifica, nella raccolta dei dati, nella collaborazione alla formazione di atti normativi, nella organizzazione di corsi di preparazione e di formazione.

Risorse concrete, queste, spese all’unico scopo di preservare l’Ambiente (bene assoluto senza il quale l’esercizio venatorio, la cultura e le tradizioni legate alla caccia sarebbero privi di linfa vitale) che sono gratuitamente messe a disposizione della Pubblica Amministrazione.

Roma, 27 febbraio 2018 – Federazione Italiana della Caccia

SUI E CONTRO I PARCHI IN LIGURIA


Criticare: un sacrilegio, o saggezza conservazionista?

 

In Italia sparare sui Parchi è ritenuto quasi come “sparare sulla Croce Rossa”. Eppure queste istituzioni sono talmente state fagocitate dalla politica che per salvarne la finalità primaria è il caso di farlo – perché non è quella che ogni giorno si fa credere alla nostra opinione pubblica, a volte anche con interventi di ambientalisti o pseudo tali, che così si etichettano solo perché si interessano alla salute pubblica, agli inquinamenti di aria ed acqua o alla salvezza del Pianeta (Global warming) –, ma quella che portò all’istituzione del primo Parco Nazionale del mondo (Yellowstone) e poi a tutti quelli che seguirono almeno fino agli anni ’70 del secolo scorso (perché poi c’è stato lo sfascio ideologico di queste istituzioni, specie nel nostro Paese ed in alcuni altri europei); ovvero, Parchi per CONSERVARE.
E allora ecco che ha fatto bene la Regione Liguria a ritardare fin quasi a rigettare, la proposta dell’amministrazione comunale di Urbe (Savona) – peraltro, si dice, in opposizione alla maggioranza dei suoi cittadini – di ampliare ancora quel già enorme Parco del Monte Beigua, che andrebbe invece drasticamente ridotto in estensione se veramente gli si volessero migliorare le finalità di conservazione del solo patrimonio ambientale che veramente merita uno stato di conservazione.
Sta facendo bene sempre chi in Regione Liguria sta proponendo l’abrogazione di quel Parco inutile che è il Montemarcello Magra e Vara, che se tutela alcuni modesti angoli di Natura che una tutela merita, estende poi vincoli inutili e/o eccessivi su una enormità di territorio che se una salvaguardia paesaggistica merita, non merita quella di PARCO!
Sta però facendo male la stessa Regione e la limitrofa Piemonte, là dove vorrebbero (artefice il Ministro dell’Ambiente) far riconoscere Patrimonio dell’Umanità (PATRIMONIO DELL’UMANITÀ!) una regione a cavallo tra Liguria e Piemonte che è uguale a tante altre, ma che un tale riconoscimento non merita affatto. Perché un tale riconoscimento, al di là di quanto ne dicono i politici che lo sostengono e lo hanno proposto per mere finalità di stanziamenti pubblici ed europei (leggasi futuri appalti!) È UN VINCOLO! Un riconoscimento non meritato, perché, altrimenti, dovremmo riconoscere che TUTTA L’ITALIA andrebbe dichiarata Patrimonio dell’Umanità!
Saggia l’America e l’Australia ed altre nazioni extraeuropee, che vasti e splenditi territori veramente possiedono, ma che ben pochi assoggettano a tale riconoscimento proprio per rispetto al significato di questo riconoscimento ed ai vincoli che poi vanno fatti rispettare con serietà e non certo “all’italiana”, e senza pensare ad organismi pubblici di gestione, cadreghe e cadreghini ed appalti, vero primario interesse dei politici!
Per concludere, meno Parchi, Parchi più piccoli ma, … Parchi più seri! E che la politica si interessi solo di istituirli, non già di volerli poi gestire o condizionarne la gestione! Se è un dovere civico istituirli, non è un dovere civico volerli anche gestire!

Murialdo, 25 Febbraio 2018 Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

127 I CACCIATORI FORMATI CON IL PROGETTI SELVATICI E BUONI DI FONDAZIONE UNA COL PATROCINIO DI FIDC BERGAMO

Si è concluso il 3° corso ‘persona formata’ con l’ultima lezione pratica presso il ristorante ‘Selva di Gelso’ di Clusone, dove lo chef Ivano Gelsomino ha intrattenuto i corsisti con uno ‘show cooking’ completamente dedicato alla valorizzazione delle carni di selvaggina mostrando le varie fasi relative alla preparazione di tartare e carpaccio di daino e cervo.“Le carni di grossa selvaggina – afferma lo chef – hanno caratteristiche nutrizionali uniche e, se correttamente gestite nelle varie fasi, si possono valorizzare anche con preparazioni a base di crudite’”.

“Alle 5 lezioni del corso hanno partecipato 46 iscritti proveniente principalmente dal Comprensorio Alpino Valle Seriana – afferma Piergiorgio Gamba, Presidente Commissione ungulati Valle Seriana-. Siamo molto soddisfatti della partecipazione aggiunge il Presidente Francesco Bassannelli- le lezioni teoriche e pratiche sono state un ottimo momento di formazione su un tema molto attuale ed anche il nostro Comprensorio si sta adeguando con una cella frigorifera per garantire un’idonea conservazione e frollatura ai capi prelevati”.

“Quello di Clusone è stato il terzo a conclusone del corso previsto tra le azioni di formazione del progetto ‘Selvatici e buoni’ – ricorda Luca Pellicioli di Fondazione Una Onlus – che ha permesso complessivamente di formare in provincia di Bergamo, da ottobre ad oggi, ben 127 cacciatori tra cui anche alcune guardie della Polizia Provinciale che hanno acquisito la qualifica di persone formate sulla base della delibera X/2612 del 2014 di Regione Lombardia”.

Il corso ha previsto anche la realizzazione di un manuale con immagini e slide delle lezioni che è stato fornito a tutti i partecipanti insieme alla consegna dell’attestato di partecipazione dato al termine della serata direttamente dalle mani di Lorenzo Bertacchi, Presidente Federcaccia Bergamo tra i partner dell’evento, che ha sottolineato come la formazione del cacciatore rappresenta il primo anello per lo sviluppo della filiera delle carni di selvaggina.

Nell’ambito del progetto, supportato da Fondazione UNA ed altri partner, nei prossimi mesi proseguiranno altre iniziative con specifiche azioni rivolto ai macellai ed ai ristoratori in modo da stimolare la piena conoscenza e valorizzazione del prodotto.

Grazie alla collaborazione dei cacciatori, sempre tra le azioni del progetto, negli ultimi mesi sono stati raccolti campioni di materiale biologico che andranno ad integrare quanto già svolto nell’ambito del monitoraggio sanitario degli ungulati, con particolare riferimento alle caratteristiche igienico sanitarie delle carni, con analisi condotte dall’Università di Milano.

Alla serata conclusiva ha partecipato anche altri partner del progetto tra cui Giacomo Dubiensky Presidente del Comprensorio Alpino Valle Borlezza, Pier Duci del Comprensorio Alpino Valle di Scalve e Danilo Frosio del Circolo UNCZA Prealpi Orobiche.

LA CACCIA PARLA AGLI ITALIANI

  • Pubblicato in Notizie

Continua l’impegno del mondo venatorio per trasmettere una immagine corretta dell’attività venatoria e di cosa rappresenta concretamente per l’Italia e la società, oltre agli aspetti più noti, e spesso travisati, di pratica ludico ricreativa.

Per comunicare alcuni punti di grande importanza misconosciuti o del tutto ignorati da chi non è praticante o vicino al mondo dei cacciatori, la Cabina di regia unitaria del mondo venatorio – Caccia, Ambiente, Ruralità (costituita da ANLC, ANUUMigratoristi, ARCI Caccia, ENALCACCIA, EPS, FEDERCACCIA, ITALCACCIA) e del CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, ha pubblicato ieri, domenica 25 febbraio, uno spazio pubblicitario, sui seguenti quotidiani:

Corriere dell’Umbria
Gazzetta del Sud
Gazzetta del Mezzogiorno
Il Mattino
Giornale di Brescia
Il Gazzettino
Corriere Adriatico
Brescia Oggi
La Nazione
Il Resto del Carlino
Il Giorno
Repubblica edizione centro Italia
Metro Roma


Sono poche informazioni, VERE e INCONFUTABILI, per dare a chi non è cacciatore qualche elemento in più per giudicare la caccia e chi la pratica. Lo scopo non è convincere a prendere la licenza di caccia, ma invitare chi non la conosce a riflettere e a rispettare una attività che solo in questo Paese è vittima di campagne che arrivano all’odio vero e proprio nei confronti dei cacciatori.

(www.ladeadellacaccia.it)

ELEZIONI POLITICHE 2018: IGNAZIO MESSINA SOTTOSCRIVE IL PROGRAMMA DELLA CABINA DI REGIA DEL MONDO VENATORIO

Il candidato del centrosinistra sostiene i contenuti del documento programmatico presentato dalla cabina di regia del mondo venatorio, portando il suo contributo nella difesa e valorizzazione del ruolo sociale ed economico della caccia.

Procedendo in modo serrato con gli incontri con i rappresentanti di partiti, movimenti e coalizioni che si presentano alle prossime consultazioni elettorali del 4 marzo, la Cabina di regia unitaria del mondo venatorio – Caccia, Ambiente, Ruralità (costituita da ANLC, ANUUMigratoristi, ARCI Caccia, Enalcaccia, EPS, FIdC, Italcaccia) e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, si sono incontrati con Ignazio Messina, candidato dalla coalizione di centrosinistra (sostenuta tra gli altri da PD e Civica Popolare) al collegio uninominale di Brescia per il Senato

I rappresentanti delle associazioni venatorie presenti all’incontro hanno affrontato le questioni più urgenti legate ad una corretta gestione del territorio, dell’ambiente e della fauna in Italia, che si troverà ad affrontare il prossimo Parlamento e il Governo che ne scaturirà.

Accolta con piena consapevolezza e condivisione da parte del candidato, la richiesta di attenzione espressa dalla Cabina di regia per il ruolo dell’attività venatoria e dei cacciatori, riconosciuti come forza sociale indispensabile alla campagna, portatrice dei valori espressi dalla ruralità e volano economico creatore di posti di lavoro e di ricchezza per il Paese.

Al termine dell’incontro, Ignazio Messina ha sottoscritto i punti programmatici presentati dal mondo venatorio, dimostrando di apprezzarne l’impegno a riaffermare con forza il ruolo della caccia in armonia con l’ambiente, la difesa del mondo e delle tradizioni rurali, le sinergie col mondo agricolo, con riferimento alle sue ricadute sul piano economico e occupazionale. In particolare ha espresso la sua attenzione verso il settore produttivo armiero sportivo-venatorio italiano che, oltre a rappresentare una fonte importante di economia e occupazione, è una eccellenza del “Made in Italy”, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Si è inoltre impegnato a contribuire alla creazione di un gruppo di parlamentari che possano avere una interlocuzione continuativa nel tempo su queste tematiche.

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