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Luca Gironi

Luca Gironi

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In Toscana torna il tesserino elettronico

Durante la stagione 2017-2018 si è svolta la fase di sperimentazione riguardante la nuova App (applicazione per smartphone) TosCaccia, il tesserino venatorio digitale che si affianca a quello cartaceo. La Toscana è stata la prima Regione a mettere a disposizione del mondo venatorio tale possibilità.giornate

Compatibile con i sistemi Android e iOS, la app svolge quindi la funzione di registro dei prelievi, di annotazione della giornata e della forma di caccia, ma, rispetto alla versione cartacea, quella digitale è in grado di migliorare l'esperienza di caccia tramite una serie di funzioni ausiliari, come ad esempio il calendario venatorio che, giorno per giorno, avvisa l'utente delle specie cacciabili, oppure i contatori sul carnet, impostati per ogni specie su base annua e giornaliera. Grazie anche ad una serie di avvisi sull'interfaccia, la app è quindi in grado non solo di facilitare le operazioni di annotazione dei capi, sia quelli in prelievo che quelli depositati, ma diventa una sorta di tutor che guida il cacciatore e riduce drasticamente gli errori. fagiano

La fase di progettazione ha richiesto più di un anno, quindi è seguita la sperimentazione sul campo, cui hanno aderito un migliaio di cacciatori. Ai cacciatori che utilizzano la app viene richiesta la registrazione. La procedura è semplificata dalla presenza di un QR code sulla prima pagina del libretto venatorio cartaceo, che il cacciatore per adesso è tenuto a ritirare: è sufficiente aprire la app, inquadrare il QR code seguendo le istruzioni sul display, e la app sarà in grado di riconoscere il cacciatore grazie alla corrispondenza nel database fra il codice cacciatore stampato sul libretto e il QR code corrispondente. Per tutti i cacciatori che riceveranno il proprio tesserino già compilato la registrazione è una questione di pochissimi secondi, ma anche coloro che ricevono il tesserino in bianco possono usare la app. Nel loro caso, il sistema non sarà in grado di recuperare automaticamente i dati del cacciatore, ma lo guiderà in una registrazione manuale, che richiederà l'intervento di un operatore. In ogni caso, una volta effettuata la registrazione, la app può essere chiusa e riaperta, senza che sia necessario introdurre di nuovo i dati o nessun tipo di password. Unica eccezione, nel caso si effettui il logout dalla pagina profilo, un'operazione da effettuare solo nel caso si ceda in prestito il proprio dispositivo a terze persone, in modo che non possano per errore alterare i contenuti del registro prelievi.

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Per garantire la massima usabilità, è previsto che un utente possa registrarsi con più dispositivi: potrebbe infatti voler cambiare il proprio smartphone a metà stagione, oppure avere le proprie statistiche disponibili sia sul telefono che sul tablet. In questo caso, c'è una sola restrizione: l'utente può registrarsi con tutti i dispositivi che desidera, purché, una volta avviata una giornata di caccia con un determinato dispositivo, la completi con il medesimo.
L'avvio della giornata di caccia è la procedura più importante: consente infatti al sistema di sincronizzarsi con il dispositivo, controllare i contatori e informare il cacciatore sulle disposizioni del calendario per la giornata prescelta. Per questo motivo, l'avvio della giornata è l'unica funzione, insieme alla registrazione iniziale, a richiedere la presenza di una rete dati: il dispositivo deve essere collegato ad internet. Per il resto del tempo, la app funziona off line, quindi anche in totale assenza di segnale. Non c'è quindi da preoccuparsi se la zona di caccia non è coperta dalla rete: tutte le annotazioni sui prelievi vengono salvate sul telefono, che si sincronizzerà con il database centrale quando possibile.
È inoltre esclusa la possibilità di una geolocalizzazione in tempo reale del cacciatore da parte degli organi di controllo tramite la app.
Grande attenzione è stata dedicata anche all'usabilità dell'interfaccia sul campo. Le linee guida esigevano di ottimizzare la leggibilità delle informazioni anche alla luce diretta del sole, che rende gli schermi digitali difficili da consultare. Il design si è quindi concentrato sulle azioni che il cacciatore è chiamato a svolgere per registrare il suo prelievo: il risultato è una lista delle specie facilitata, con tasti grandi corredati da immagini, e un dialogo di inserimento focalizzato sulla singola specie a tutto schermo, per il massimo della leggibilità.
Grazie alla sperimentazione della passata stagione, è stato possibile apportare dei miglioramenti, monitorando l'attività dei cacciatori e raccogliendo da questi le impressioni e i suggerimenti che hanno voluto fornire tramite il servizio di supporto. È stata per esempio risolta la discrepanza fra tesserino digitale e cartaceo presente lo scorso anno: in entrambi i casi per questa stagione dovrà essere marcata la tipologia di caccia “vagante”, se effettuata quel giorno. In generale, l'accoglienza è stata buona: a parte una fase iniziale, in cui è stato necessario l'intervento dello staff di supporto soprattutto per le registrazioni tramite tesserino in bianco, la stagione è stata svolta dai cacciatori aderenti senza più ricorrere al tesserino cartaceo. I dati che i cacciatori hanno registrato sono stati a disposizione della Regione Toscana in tempo reale, il che ha consentito di verificare l'enorme salto di qualità tra l'analogico e il digitale. Si deve infatti considerare che, con il tesserino cartaceo, la stagione venatoria si svolge alla cieca: la Regione Toscana, infatti, non riceve nessun dato e non è in grado di monitorare l'andamento dei prelievi, fino a quando i tesserini non vengono ritirati e letti dai sistemi ottici, che restituiscono un dato massivo, grezzo e soggetto ad un margine di errore molto alto.
La creazione di un database affidabile, verificabile e puntuale è il primo passo per un intavolare un confronto corretto fra il mondo venatorio e gli altri soggetti che si occupano della gestione venatoria (ISPRA, Ministeri, Associazioni agricole e ambientaliste). Solo con dati e numeri facilmente riscontrabili, come quelli forniti in tempo reale dalla app, è possibile dimostrare il vero impatto del prelievo venatorio sulle popolazioni animali oggetto di caccia e la tempistica con cui esso avviene.
Per la stagione entrante, soddisfatti dei riscontri avuti dalla fase di sperimentazione, la Regione Toscana mira ad ampliare il bacino di utenza di TosCaccia, tenendo conto di tutte le resistenze che incontra un nuovo sistema, per quanto migliorativo rispetto a quello vecchio. Nell'ottica di facilitare il passaggio, ci si sta concentrando sul miglioramento del servizio di supporto e sulla revisione del manuale utente che, ricordiamo, è disponibile sia online, sul sito supporto.toscaccia.it, sia dentro la app, accessibile in ogni momento, anche off line. La Regione, inoltre, consiglia a tutti i cacciatori di iscriversi alla newsletter della app TosCaccia, sempre tramite il sito supporto.toscaccia.it, in modo da ricevere periodicamente gli avvisi sugli aggiornamenti della app, che importantissimo fare con regolarità per garantire il corretto funzionamento del registro dei prelievi e per avere il calendario venatorio sempre aggiornato.

A cura di Massimo Taddei, Vito Mazzarone, Luca Mattioli, Federico Merli, Marco Ferretti e Paola Vagnoli

Sardegna: il TAR da ragione agli ecologisti

Arriva la pronuncia del TAR della Sardegna che si è pronunciato sul ricorso presentato su pernice e lepre sarda dalle associazioni animaliste. Purtroppo brutte notizie per i cacciatori, il tribunale, infatti, ha dato torto alla regione e pertanto, a meno di una pronuncia favorevole del Consiglio di Stato, quest'anno gli appassionati avranno una brutta sortpresa il giorno dell'apertura.

http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/09/13/news/tar-sardegna-niente-caccia-alla-lepre-e-alla-pernice-1.17245109

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ARCI Caccia: contro il Bracconaggio, senza sé e senza ma

All'indomani della'abbattimento del Giovane Capovaccaio, riceviamo questa nota dell'Arci Caccia sull'Argomentio:

"L’ARCI Caccia ha nella sua attività storica, nel DNA, la lotta al bracconaggio e non per l’immagine ma, per convinzione.

Abbiamo assunto iniziative, siamo stati presenti operativamente, unici, nel silenzio di altri (quando non siamo stati contrastati) nella campagna contro la caccia al “Falco pecchiaiolo” che veniva organizzata con coperture omertose e criminali sullo Stretto di Messina.

La “guardia” non si abbassa ma sarebbe un grave errore culturale “fare di tutta l’erba un fascio” con una criminalizzazione di “categoria”, che è prassi e cultura del fondamentalismo discriminatorio e “corrosivo” della civile convivenza che sarebbe d’aiuto solo ai bracconieri che, di certo, non trovano coperture dalla presenza dei cacciatori nelle campagne. Questi amanti dell’”Ars Venandi” e che devono, certamente, passare sempre di più dalla capacità di marginalizzazione dei “delinquenti del bracconaggio” alla denuncia dei misfatti sulla fauna selvatica."

Sempre si può fare di più e meglio. Aumentiamo la presenza della vigilanza e il collegamento con i cacciatori di questo servizio.

Fino alla “monotonia” rilanciamo la richiesta di un coordinamento della vigilanza venatoria, comprendente sia dipendenti degli Enti gestori della fauna, sia volontari della caccia, della pesca, ambientalisti, guardie campestri e dei parchi, guardie provinciali. Una grande squadra, insieme, per il patrimonio florofaunistico a difesa della biodiversità senza bandiere e colori a vigilare il territorio con l’indirizzo e la guida dei Carabinieri/Forestali che hanno assunto ulteriori competenze: il ruolo di “scorta” della natura.

ATC, CA, Enti Parco, Aziende Faunistiche: una rete questa di enormi risorse dell’agrosilvopastorale italiano per debellare il bracconaggio. Se vogliono si può. Si inizi subito

A PADULA (SA) UN CONVEGNO SULL´ USO DI UNITA´ CINOFILE SPECIALIZZATE PER IL RECUPERO DEGLI UNGULATI FERITI

Presso la storica struttura della Certosa di Padula, in provincia di Salerno, si è tenuto lo scorso 5 settembre un interessante convegno sull'uso di unità cinofile specializzate per il recupero degli ungulati feriti.

Il convegno, promosso dall'Enci e dalla Regione Campania in collaborazione con l'Università degli Studi Federico II di Napoli e con la Federazione Italiana della Caccia, ha visto la partecipazione di numerosi appassionati vogliosi di arricchire le proprie conoscenze in materia di ungulati, ed in particolare del cinghiale, specie particolarmente diffusa in Regione. Ha moderato ed illustrato gli interventi Felice Argenio, esperto del settore, responsabile della pro-segugio nonché collaboratore presso la Regione Campania del Consigliere delegato alla Caccia.

Dopo i saluti istituzionali, doverosi ed imprescindibili, del Sindaco di Padula, Paolo Imparato e di Franco Alfieri, consigliere del presidente della G.R. della Campania, i quali hanno espresso la loro vicinanza al mondo venatorio ed il loro impegno istituzionale per la soluzione dei problemi che riguardano il Cinghiale e l'attività venatoria nel suo complesso, hanno portato il loro saluto ai convegnisti Guglielmo Storti, presidente dell'ATC di Salerno e Tommaso Pellegrino, presidente del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

Particolarmente interessante l'intervento del presidente del parco, che ha dichiarato, fra l'altro, non solo di aver risolto la problematica dell'attraversamento del territorio del Parco da parte dei cacciatori, nonché la sua completa disponibilità a favorire il prelievo selettivo nell'area protetta, ovviamente nel rispetto della normativa vigente che regola il settore.

E' intervenuto, poi, il presidente di Federcaccia Campania, Andrea Ferrara, il quale nel rivolgere un saluto ai relatori ed a tutti gli intervenuti, ha sottolineato come per mettere in campo una corretta politica di gestione sia indispensabile conoscere il territorio e la fauna che vi abita, attraverso un attento e continuo monitoraggio delle presenze faunistiche cui commisurare i prelievi.

Per le relazioni programmate sono intervenuti Maria Ceccarelli, presidente Enci Campania, Serena Donnini, responsabile Enci e Vincenzo Veneziano dell'Università di Napoli. La Ceccarelli si è intrattenuta nell'illustrare le specie canine di interesse venatorio e nel sottolineare il ruolo fondamentale delle strutture cinofile periferiche per la diffusione della cinofilia specializzata.

Particolarmente interessanti e per certi versi speculari gli interventi e le dimostrazioni di Serena Donnini e Vincenzo Veneziano. La Donnini ha illustrato le modalità e le procedure per un corretto addestramento di unità cinofile specializzate nel recupero degli ungulati feriti, oggi particolarmente utili e necessari a dare supporto ad una corretta politica di gestione del territorio e della fauna, laddove il Prof. Veneziano ha spiegato come tale recupero sia oggi indispensabile non solo dal punto di vista etico, ma anche e soprattutto sotto l'aspetto sanitario per evitare il rischio di diffusione di malattie alle unita cinofile e non solo.

Le conclusioni del convegno sono state affidate ad Antonio D'Angelo, vice presidente nazionale della Federcaccia, vista anche l'assenza di Dino Muto, presidente nazionale dell'Enci, che ha inviato le proprie scuse per non essere potuto intervenire all'incontro. Il presidente D'Angelo ha voluto rivolgere un grazie personale a tutti i partecipanti, ai relatori, alle istituzioni presenti, ai cacciatori intervenuti, assumendo l'impegno, unitamente all'Ente per la Cinofilia Italiana, di lavorare nel settore della cinofilia affinché i soggetti che si portano in campo, siano sempre più specializzati nei settori per i quali sono stati addestrati, siano essi cani da prova, da caccia, da traccia, da recupero o altro, perché oggi c'è sempre più bisogno di ausiliari specialisti.

 

FIDC SICILIA: SDEGNO E CONDANNA PER L´ UCCISIONE DEL GIOVANE CAPOVACCAIO

  • Pubblicato in Notizie

Appresa la notizia del rinvenimento nei pressi di Mazzara del Vallo, in provincia di Trapani, della spoglia di una femmina di Capovaccaio lanciata a Matera pochi giorni addietro, la scrivente Federazione prende le distanze da questo atto di cruda barbarie ed esprime durissima condanna al deplorevole gesto commesso da un bracconiere con un fucile tra le mani.

Questo inqualificabile gesto suscita il più profondo sdegno e la più ferma condanna nella nostra Federazione e di chiunque, ed è la stragrande maggioranza, pratica l'attività venatoria in modo onesto e nel rispetto delle leggi e, nel contempo, vanifica tutti gli sforzi fatti continuamente per riqualificare l'immagine della caccia nella società.

Auspico che il responsabile venga individuato e posto di fronte alle proprie responsabilità e garantisco agli inquirenti la massima collaborazione da parte nostra e dei nostri iscritti.

Anche se questo non sarà sufficiente a porre rimedio a un gesto esecrabile, sconsiderato e inutile, costituirebbe in ogni caso una risposta dovuta alla società civile e ancor prima alla grande maggioranza dei cacciatori rispettosi e consapevoli, che in queste ore stanno come me esprimendo la loro indignazione.

Tuttavia e proprio per questo non posso accettare, pur comprendendo l'amarezza che le ha generate, né come cittadino né come cacciatore che la nostra Regione venga definita, come testualmente, si legge "una sorta di gigantesco "buco nero" nel quale vengono inghiottiti ogni anno innumerevoli uccelli a causa di un bracconaggio intenso e diffuso".

L'impegno della Federazione che rappresento è da sempre alto, concreto e convinto per educare e sensibilizzare tutti i cacciatori al rispetto di fauna, territorio e ambiente e ad una pratica consapevole, sostenibile e rispettosa delle leggi. La risposta del mondo venatorio è sempre andata in questo senso. Non è tollerabile che i gesti sconsiderati di pochi individui che non esito a definire delinquenti, gettino fango su una intera categoria di cittadini senza macchia.

 

Racalmuto, 12 Settembre 2018 - Il Presidente Giuseppe La Russa

 

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