Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Luca Gironi

Luca Gironi

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MARCHE: APPROVATO IL CALENDARIO VENATORIO 2018/2019 ED IL CALENDARIO DI SELEZIONE DEI CERVIDI

PIERONI: “UN ANNO IMPORTANTE PER IL MONDO VENATORIO ED AGRICOLO”

Il calendario venatorio inizierà il 1 settembre prossimo e si concluderà il 10 febbraio 2019. Lo ha deciso la giunta regionale nel corso dell’ultima seduta, approvando il calendario venatorio 2018/2019. L’atto, adottato su proposta dell’assessore alla Caccia, Moreno Pieroni, è stato ora inviato all’esame della competente Commissione consiliare per la definitiva approvazione.

“Con questi ultimi atti – spiega l’assessore Pieroni - si completa un percorso virtuoso, iniziato già da aprile con il prelievo selettivo del cinghiale ed il primo piano di controllo della specie, attraverso tutte le possibili iniziative rivolte ad una migliore gestione della fauna e contemporaneamente della salvaguardia delle colture agricole.”

La proposta della Giunta prevede anche un periodo di preapertura per alcune specie, consentendo il prelievo della tortora, colombaccio, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza, alzavola, germano reale e marzaiola. Prevista anche la caccia alla selvaggina stanziale da settembre a dicembre . Poi in febbraio, il prelievo della cornacchia grigia, della gazza, della ghiandaia e del colombaccio.

Anche per quest’anno le aperture per la caccia al cinghiale sono calendarizzate su base provinciale. E’ stato autorizzato inoltre il prelievo dei Cervidi da metà agosto mentre già da aprile scorso è stato autorizzato il prelievo in forma selettiva al cinghiale per dare una risposta ancora più concreta ed incisiva in relazione al contenimento dei danni alle colture agricole.

Il calendario approvato dalla giunta, come sempre, stabilisce che la fauna stanziale e migratoria abbattuta sia annotata sul tesserino venatorio subito dopo l’abbattimento e che i cacciatori debbano riconsegnare all’ATC di riferimento il tesserino di caccia entro marzo 2019.

Per quanto riguarda il prelievo in deroga è stato previsto per lo storno, il piccione e la tortora dal collare nei giorni di apertura anticipata della caccia previsti dal calendario venatorio 2018/2019 .

 

 

ARCI CACCIA MARCHE, TOSCANA E UMBRIA SI SCHIERANO A SFAVORE DELLA COSTITUZIONE DEL PARCO DEL “CATRIA – NERONE – ALPE DELLA LUNA.



I comitati federativi Arci Caccia delle tre Regioni coinvolte dal “Parco Nazionale del Catria – Nerone – Alpe della Luna”, si coalizzano contro la sua costituzione, aderiscono al “Comitato no Parco” e invitano gli agricoltori, cacciatori e cittadini delle zone interessate a tranquillizzarsi in quanto la proposta avanzata da una manciata di passeggiatori della domenica è pura utopia e miraggio di una falsa realtà. La Politica di ogni colore lo ha già capito e per questo nulla si farà.

Le ragioni della posizione di Arci Caccia rappresentata dai tre Presidenti regionali Gabriele Sperandio, Sirio Bussolotti ed Emanuele Bennati, non sono solamente legate a ragioni venatorie, ma sono il risultato di un’analisi oggettiva delle problematiche gestionali che coinvolgono gli attuali Parchi presenti nelle Regioni del centro Italia.

I promotori del Parco, abili a raccontare solamente i residuali aspetti positivi di un’area protetta di grande estensione, non si soffermano, vuoi per carenza di competenze nella gestione della fauna e dell’ambiente, vuoi per comodo, sui non pochi aspetti negativi. È sufficiente analizzare cosa stia accadendo nel Parco delle Foreste Casentinesi: come sta avvenendo per il fantomatico “Parco Nazionale del Catria – Nerone – Alpe della Luna”, si decise di chiudere una vastissima area a protezione di non si sa che cosa. Assoluta assenza di specie faunistiche e vegetali di particolare interesse, alte densità di aree boschive artificiali, spesso costituite da specie arboree alloctone, importante presenza di aziende agricole, alcune basate sull’allevamento, altre sulle attività silvicole.
Il lupo e gli ungulati (soprattutto cervi, daini e cinghiali) già largamente problematici in gran parte del territorio nazionale, aumenteranno esponenzialmente e, come sta accedendo in diversi Parchi -quello delle Foreste Casentinesi né è un perfetto esempio-, andranno ad assorbire gran parte delle risorse umane ed economiche destinate alla gestione dell’area protetta, risorse inizialmente “vendute” dai promotori del Parco come ricchezza che si dovrebbe riversare nelle comunità locali, ma che andrà solamente a pochi a discapito dei tanti, soprattutto agricoltori e allevatori custodi da sempre della meraviglia delle nostro Appennino.

Dall’Appennino, 7 luglio 2018

Gabriele Sperandio – Presidente Arci Caccia Marche
Sirio Bussolotti – Presidente Arci Caccia Toscana
Emanuele Bennati – Presidente Arci Caccia Umbria

Arci Caccia: dal Ministero dell’Ambiente tante chiacchiere per poi chiedere la chiusura della caccia alla tortora

E’ pervenuta, presso i nostri uffici, la notizia di una circolare del Ministero dell’Ambiente che getta molte ombre sul futuro della caccia alla tortora. Questa specie, che nidifica nel nostro paese, verserebbe in stato di difficoltà nell’Europa Occidentale, Francia, Spagna e Portogallo, per questo sarà oggetto di un Piano di Conservazione a livello Europeo. Fin qui niente da dire, apprezziamo anzi l’ammissione del Ministero, che dichiara stabili le popolazioni “italiane” e riconosce che il prelievo su questa specie, nel nostro paese avviene soprattutto sui giovani, quindi in linea con le indicazioni della comunità scientifica. A dirlo è lo stesso ministero, come si legge testualmente nella circolare: “Dalla verifica risulta che in Italia la specie è stabile da un punto di vista demografico (dati Progetto Mito2000 – monitoraggio italiano per il Farmland Bird Index) e che l’attività venatoria incide prevalentemente su individui nati in questo Paese (Marx et al. 2016), l’Italia è interessata solo marginalmente dalla rotta migratoria occidentale dove in base al piano d’azione europeo si osserva il più marcato calo, demografico della specie. Inoltre, la fenologia della tortora indica che la specie non sverna in Italia e la migrazione post-riproduttiva si esaurisce sostanzialmente entro la terza decade di settembre, ne consegue che il prelievo venatorio si concentra nella prima metà di settembre”. Un quadro complessivamente rassicurante che, in considerazione del fatto che questa forma di caccia si svolge per pochissimi giorni all’anno, e che sono già in atto misure di contingentamento del carniere faceva ben sperare. Sennonché, poche righe più sotto, dopo un testo improntato su toni decisamente diversi, leggiamo: “Alla luce di quanto sopra esposto, in attesa di una rapida adozione del piano di gestione nazionale, si richiamano Codeste Regioni ad una rigorosa attuazione delle più idonee misure di gestione per quanto riguarda in particolare l’attività venatoria sulla Tortora selvatica (Streptopelia turtur), evitando di autorizzare la preapertura della caccia della specie“. Un comportamento ai limiti della schizofrenia, che adducendo la mancanza di un piano d’azione nazionale, dopo aver riconosciuto l’assenza di problemi nella nostra penisola, trova la soluzione più semplice ed immediata, quella a discapito dei cacciatori. Se il Piano deve essere fatto ci si attivi per farlo, se intanto, per rispondere alle richieste dell’Europa, devono essere presi ulteriori provvedimenti, siamo pronti a discuterne. Ma francamente, lo stralcio della tortora dalle specie cacciabili in preapertura, etra l’altro solo per ragioni burocratiche, non possiamo accettarlo.

Liguria: per l'Assessore Mai grazie agli ambientalisti è mancato l'apporto di 8000 cacciatori

“Il mio assessorato ha ben chiaro il problema che rappresenta la presenza invasiva di cinghiali e ungulati in generale sul territorio ligure. Come ho già avuto modo di dire, ricordo che abbiamo varato, nel 2016, la normativa sulla difesa del fondo, che consente già agli agricoltori professionisti, titolari di azienda agricola e possessori di porto d’armi da caccia, la possibilità di abbattere gli ungulati nei loro appezzamenti, dopo averne dato comunicazione e dopo la verifica del corpo di vigilanza regionale. Inoltre abbiamo approvato una nuova norma, dopo l’impugnativa da parte del vecchio governo, per poterci avvalere dei cacciatori, previa corso di formazione apposito, per affiancare la vigilanza regionale. I corsi di formazione sono partiti e a breve avremo cacciatori abilitati a svolgere questo compito. Certamente i tempi della burocrazia e l’impugnativa della nostra precedente legge regionale hanno impedito che si potesse intervenire con la puntualità sperata per stroncare il problema, nell’interesse dei nostri agricoltori, della difesa del suolo e della pubblica incolumità. Prima dell’impugnativa del governo, oltre agli 80 agenti di polizia provinciale, avevamo circa ottomila cacciatori che davano un supporto fondamentale nelle battute di controllo. Dopo il provvedimento del governo, che ha dichiarato anticostituzionale la nostra norma, siamo rimasti con soli 23 agenti a livello regionale, decisamente insufficienti a gestire la situazione, nonostante il grande impegno e disponibilità. Infine, accolgo la proposta di un tavolo di crisi per affrontare con determinazione un problema che si trascina da ormai troppo tempo in Liguria, ma mi aspetto un lavoro di squadra da parte di tutte le parti coinvolte e proposte fattive”.

Stefano Mai

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura